Il matrimonio nell’antica Roma era un rito insieme religioso e legale di grande importanza.
La società dell’antica Roma si basava fondamentalmente sulla famiglia, e l’unione di un uomo e di una donna, mirata alla procreazione, era considerato il nucleo fondamentale del funzionamento della società.
Il matrimonio univa una serie di significati civili, legali e religiosi, ed era caratterizzato da insieme di simboli che si perpetuavano nel corso del tempo.
I matrimoni però non avvenivano con la stessa libertà che conosciamo oggi.
Il matrimonio era uno strumento con cui le famiglie si legavano l’una con l’altra, con cui una donna accedeva al patrimonio e ai privilegi di una famiglia più abbiente, o con cui si rafforzavano degli accordi politici presi precedentemente. I matrimoni erano un vero e proprio contratto familiare, che molto spesso veniva deciso dai pater familias e dalle matrone, a tutto danno delle spose, che raramente avevano la piena libertà di scegliere il loro consorte.
I tre tipi di matrimonio romano
Il matrimonio romano aveva sostanzialmente tre possibili forme.
La prima era chiamata “Confarreatio“: era il matrimonio tipico delle famiglie patrizie e prende il suo nome dal rito di condividere fra gli sposi un pane realizzato con farina di farro.
Il Coemptio: si tratta di un matrimonio di origine plebea in cui il marito letteralmente “acquistava” la sposa dalla famiglia di lei, attraverso un procedimento molto simile all’acquisto di uno schiavo.
L'”Usus“, un matrimonio sempre di origine plebea, che veniva riconosciuto dopo un lungo periodo di convivenza, un metodo per rendere legale una situazione familiare che perdurava già da diversi anni
La cerimonia del matrimonio romano
La cerimonia del matrimonio iniziava con un rito tipicamente religioso. Nel mondo romano non erano solamente i sacerdoti a poter interrogare gli Dèi, ma anche il Pater familias: per questo motivo la prima cosa da fare era consultare i presagi degli Dei per capire se vi erano tutti i presupposti per il matrimonio ed essi erano consenzienti.
Se i presagi erano considerati buoni, poteva partire la cerimonia vera e propria.
Marito e moglie venivano portati nel centro della casa di lui, dove si riunivano almeno 10 testimoni, necessari per dare al matrimonio un valore legale. Poteva essere presente un sacerdote, ma questo non era fondamentale per rendere il matrimonio valido.
Normalmente una matrona, spesso la madre della sposa, prendeva i due coniugi per mano e secondo una formula dal significato insieme legale e religioso diceva una frase ben precisa:
“Laddove tu sei [nome dello sposo] la sarò anche io [nome della sposa.]
Da quel momento, quell’uomo e quella donna potevano essere considerati legittimamente uniti dal vincolo del matrimonio.
Dopodiché un sacerdote o il Pater familias si occupava di rendere gli onori a Giove, il più potente degli Dei romani, e arrivava il momento di consumare insieme una torta di farro. La torta di farro era l’alimento principale delle famiglie fondatrici di Roma, e mangiare questo tipo di alimento significava per i romani rinnovare costantemente la tradizione, il cosiddetto “Mos maiorum.”
Dopo una piccola festa, che si teneva sempre nella casa della sposa, iniziava una grande processione, per cui lo sposo accompagnava la sposa nella loro nuova casa o in alternativa nella casa del padre dello sposo.
Si trattava di una funzione pubblica e tutti i passanti, i parenti e gli amici potevano parteciparvi senza bisogno di invito. Molto spesso questo corteo era accompagnato da dei suonatori per allietare la festa ed esisteva anche allora una specie di “inno nuziale” che veniva intonato dai parenti e dagli amici.
Poteva capitare che lo sposo dovesse recitare una piccola scena. La madre della sposa teneva sua figlia, e lo sposo strattonava la ragazza, rubandola. Questa era probabilmente una riproposizione dell’antico episodio del ratto delle Sabine, con cui i Romani rapirono migliaia di ragazze per formare le nuove famiglie agli albori della storia di Roma.
La processione procedeva ulteriormente e la sposa era solita lasciar cadere per terra una moneta, che doveva essere raccolta simbolicamente dagli spiriti che seguivano assieme al corteo la strada.
Poi, la sposa consegnava altre due monete a suo marito: la prima moneta serviva simbolicamente come dote nei confronti del consorte mentre l’altra doveva onorare gli spiriti della sua casa, dove la donna si apprestava ad entrare .
Molto spesso lo sposo lanciava dei dolci alla folla ma soprattutto delle noci: i romani vedevano le noci molto simili alla forma del cervello umano e per questo motivo lo consideravano un alimento che favoriva l’intelligenza e che avrebbe ispirato il giusto “senno” alla coppia che si stava formando.
Una volta che la coppia era arrivata sulla soglia della casa dello sposo, il marito prendeva in braccio la moglie con vigore e la portava personalmente dentro casa.
Questo aveva di nuovo un significato fortemente simbolico: il marito dimostrava forza, sottolineava il suo ruolo di comando all’interno della nuova famiglia che si stava creando, dimostrava di essere in grado di proteggere la propria donna e inscenava simbolicamente un “salto” dalla vecchia alla nuova vita che si andava preparandosi.
Dopodiché, familiari ed amici entravano nella casa dello sposo e i festeggiamenti continuavano.
Molto spesso la donna accendeva per la prima volta il fuoco del focolare, promettendo al marito che sarebbe sempre stata Fedele e si sarebbe occupata del buon andamento della casa.
Molto spesso i banchetti duravano fino a tardi, anche fino a notte fonda. Dopodiché la coppia si ritirava per la notte nelle loro stanze.
A differenza di quanto potremmo pensare, il fatto che i coniugi dormissero insieme durante la notte era usanza piuttosto plebea, da famiglie poco agiate. Era invece normale per i patrizi dividere la stanza del marito dalla stanza della moglie, a dimostrazione della loro condizione economica.
Ci sono ancora tante cose da sistemare in Israele, una di queste è sicuramente la gestione delle coppie miste, tra israeliani o naturalizzati e palestinesi o giordani. Tante le storie che si intrecciano in questi anni. Come Wafa Issa che ha vissuto come una prigioniera nella sua stessa casa nella periferia di Gerusalemme Est. Il suo mondo è la sua cucina, i suoi sei figli e le stalle sul retro dove la famiglia tiene cavalli arabi.
È un sacrificio che Issa ha fatto per stare con suo marito nato a Gerusalemme Est, che è un residente permanente legale in Israele. In quanto palestinese nata nei territori occupati, non ha avuto il diritto di unirsi a lui nonostante il loro matrimonio. Anche se suo marito fosse un cittadino israeliano a pieno titolo, il diritto legale di vivere con la sua famiglia sarebbe comunque fuori portata.
I sostenitori di diritti umani affermano che il divieto imposto da oltre 18 anni in Israele al ricongiungimento familiare, noto come Legge sulla cittadinanza, trasforma un diritto fondamentale — vivere con il proprio coniuge e i propri figli — in un crimine e va contro la politica sull’immigrazione in altri paesi sviluppati. E’ discriminatorio, perché in gran parte non si applica agli ebrei israeliani, che raramente sposano palestinesi.
Issa e migliaia di altre coppie, tuttavia, ora vedono una rara opportunità. La scorsa settimana, i politici israeliani inaspettatamente non sono riusciti a rinnovare il divieto, stimolando una corsa da parte di gruppi di difesa e coppie palestinesi a presentare centinaia di permessi di soggiorno al ministero degli Interni israeliano. Ma la possibilità potrebbe presto bloccarsi di nuovo, perché la legge ha ancora un ampio sostegno tra molti legislatori.
Il divieto di ricongiungimento familiare è stato approvato nel 2003 come misura di sicurezza temporanea sulla scia della rivolta palestinese conosciuta come la seconda intifada. Da allora la legge è stata rinnovata ogni anno. I politici israeliani hanno recentemente riconosciuto che la misura continua a ottenere sostegno in parte per il desiderio di mantenere la maggioranza ebraica di Israele.
Tra le tante sfide che i palestinesi devono affrontare, il divieto ne pone una particolarmente intima perché ha lasciato così tante famiglie in un limbo emotivo. La vita è segnata da scelte dolorose. Alcune persone scelgono di vivere separate dalle loro famiglie, perdendo una vita di momenti o divorziando. Altri, come Issa, vivono senza documenti, a rischio costante di espulsione.
Israele consente alle coppie di richiedere la residenza temporanea e i funzionari riferiscono di aver concesso 12.700 tali permessi. I sostenitori stimano che il numero effettivo di famiglie colpite sia più del doppio.
La famiglia Issa, ad esempio, ha chiesto tre volte la residenza temporanea per Wafa, ma è stata respinta ogni volta. Una domanda depositata otto mesi fa è ancora pendente. E anche se avesse ricevuto un permesso temporaneo, non avrebbe comunque diritto alla patente di guida, alla previdenza sociale e a molti altri benefici del governo.
I palestinesi di Gerusalemme est, occupata da Israele nella guerra del 1967, sono spesso tra quelli colpiti dalla legge sulla cittadinanza a causa del loro legame geografico con la Cisgiordania. A differenza dei palestinesi nati in Israele, la maggior parte degli arabi di Gerusalemme est non sono cittadini ma residenti israeliani permanenti.
Mahmoud Akhrass, un palestinese di 46 anni nato nella città di Nablus in Cisgiordania, ha detto che quando ha sposato una donna di Gerusalemme Est nel 2005, non ha pensato a come la differenza nel loro status avrebbe influenzato la loro relazione. Ma ha ricordato che la sua futura suocera gli ha lanciato un avvertimento: non portare mia figlia in Cisgiordania, dove la sicurezza e la mobilità sono minori che a Gerusalemme.
Si stabilirono appena fuori dal muro di sicurezza che separa gran parte di Gerusalemme est da altri territori occupati. Presto la moglie di Akhrass rimase incinta e, in quanto residente permanente in Israele, cercò assistenza medica in Israele. Ma le autorità israeliane hanno negato la domanda di residenza temporanea di Akhrass perché aveva meno di 35 anni (gli uomini sotto i 35 anni e le donne sotto i 25 non sono ammissibili).
Quando è arrivato il momento per sua moglie di partorire, non poteva andare in un ospedale, che era solo a breve distanza, ha detto Akhrass.
Nel 2010 gli è stato finalmente concesso un permesso temporaneo. Ogni anno, quando va a rinnovarlo, teme che un piccolo errore nella sua domanda possa portarlo a ritirarlo.
Sebbene Wafa Issa sia riuscita a rimanere nascosta, alcune famiglie sono state divise dalla polizia israeliana, ha affermato Jessica Montell, direttore esecutivo di HaMoked, un gruppo che ha contestato il divieto presso la Corte Suprema israeliana. I vicini chiamano la polizia sui loro vicini; altre volte è un coniuge che vuole una soluzione conveniente dalla relazione.
Il divieto di ricongiungimento familiare, inizialmente giustificato come misura di sicurezza in risposta alla rivolta palestinese, è sopravvissuto a numerose sfide legali. Pochi sostenitori dei diritti umani si aspettavano che il nuovo governo israeliano, guidato da due sostenitori della legge, il primo ministro Naftali Bennett e il ministro degli Esteri Yair Lapid, non avrebbe rinnovato la legge quando si sarebbe trattato di un voto di routine.
Ma la questione si è trasformata in un primo test per verificare se la coalizione di governo, che comprende diversi partiti di tutto lo spettro politico, può ottenere il passaggio parlamentare per le leggi prioritarie. Il primo ministro recentemente destituito Benjamin Netanyahu, un sostenitore di lunga data della legge, ha cercato di sfidare il governo e ha incoraggiato i legislatori del suo partito di destra Likud ad opporvisi.
Ma il ministero che rilascia i permessi è gestito da Ayelet Shaked, una deputata di destra che ha affermato che continuerà a bloccare la residenza per la maggior parte dei palestinesi dai territori occupati e sta lavorando per portare la legge a un altro voto.
Accordo con l’Ue per l’avvio della nuova compagnia Ita nell’ambito del confronto sul dossier Alitalia. “Si è conclusa positivamente – ha annunciato il ministero dell’Economia – la discussione con la Commissione Europea sulla costituzione di Italia Trasporto Aereo (ITA).
La nuova società sarà pienamente operativa a partire dal prossimo 15 ottobre, data in cui è previsto il decollo dei primi voli”. L’intesa consente ora – spiega il Mef – di avviare le procedure relative all’aumento di capitale di ITA e crea le condizioni per la firma del Memorandum d’intesa per il passaggio di determinate attività da Alitalia a ITA. La nuova compagnia – ha spiegato il ministro delle Infrastrutture e delle Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini – sarà in grado di competere sui mercati italiani e internazionali e si integrerà con il sistema del trasporto ferroviario. La commissaria europea Vestager ha spiegato di aver avuto rassicurazioni sul rispetto dei diritti dei passeggeri, ma anche di rimanere “in stretto contatto con le autorità italiane per garantire che il lancio di Ita come attore di mercato nuovo e vitale sia in linea con le norme Ue sugli aiuti di Stato”. Il ministero dello Sviluppo posto l’accento sull’impegno a tutelare i cittadini che hanno acquistato i biglietti e i lavoratori della compagnia. I lavoratori Alitalia che “potrebbero essere assunti nella nuova compagnia sono 2800 nel 2021 e 5750 nel 2022”, ha spiegato in una nota il Mise.
All’avvio ITA opererà con una flotta di 52 aerei che crescerà nel 2022 fino a 78 aeromobili con l’inizio dell’inserimento di apparecchi di nuova generazione. A fine 2025 la flotta salirà a 105 aerei, 81 dei quali di nuova generazione (il 77% della flotta) per ridurre significativamente l’impatto ambientale e ottimizzare efficienza e qualità dell’offerta. Lo prevede il piano industriale della società, in cui si conta nel 2021 un numero di dipendenti per gestire l’Aviation pari a 2.750-2.950, che salirà a fine piano (2025) a 5.550-5.700 persone. Previsto un nuovo contratto di lavoro per maggiore competitività e flessibilità.
Il Piano Industriale è stato approvato oggi dal Cda di Ita prevede un fatturato che nel 2025 raggiungerà 3.329 milioni di euro, con un risultato economico (EBIT) di 209 milioni di euro e un pareggio operativo da realizzarsi entro il 3° trimestre del 2023. E’ quanto indica la società nel comunicato diffuso oggi al termine del consiglio di amministrazione.
Con il piano industriale annunciato da ITA “si prefigurerebbe lo spezzatino aziendale con nessuna certezza per le attività a terra di handling e di manutenzioni. La nuova compagnia partirebbe con una miniflotta con solamente 52 aerei senza prospettive sul lungo raggio. E’ inaccettabile che su 10.500 lavoratori vengano assunti solamente 2.750-2.950 il primo anno. Anche il brand messo a gara prefigurerebbe evidenti danni commerciali. E’ un piano debole anche in prospettiva ricavi fino al 2025. Sono errori gravissimi che rendono inaccettabile questa impostazione”. Lo affermano in una nota Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl TA.
Le vittime delle devastanti alluvioni che hanno colpito la Germania sono salite ad 81. Lo riferiscono fonti ufficiali. Il bilancio è salito ad almeno 81 dopo che le autorità della Renania-Palatinato, la regione più colpita, hanno annunciato che sono in quell’area i morti sono aumentati a 50.
“Il numero delle vittime è salito a 50”, contro le 28 del giorno prima, ha detto il portavoce del ministero dell’Interno della regione, Timo Haungs.
Intanto in Germania altre 1.300 persone risultano disperse nella circoscrizione di Bad Neuahr-Ahrweiler, nella Renania-Palatinato, colpita dall’alluvione. Lo ha confermato all’ANSA una portavoce dell’amministrazione locale, che ha però subito precisato: “la rete di telefonia mobile è in tilt, e dunque molte persone non riescono a raggiungere i propri parenti”. La portavoce ha anche affermato che ci sono altre vittime, ma che per ora non si forniscono altri bilanci.
Due giorni di pioggia ininterrotta e il bilancio in Germania è una catastrofe senza precedenti. Il rigonfiamento e l’esondazione di tanti corsi d’acqua di piccola e media dimensione, nei Laender occidentali del Nordreno-Vestfalia e dalla Renania-Palatinato, hanno liberato enormi masse d’acqua dalla forza distruttiva. I corpi senza vita degli annegati sono venuti fuori da posti diversi, le inondazioni hanno fatto vittime negli scantinati delle case, nelle strade, fra i soccorritori. Ma la forza dell’acqua e del fango ha anche trascinato giù decine e decine di case. C’è chi si è rifugiato sui tetti delle case o sugli alberi. Il maltempo non ha colpito solo la Germania: alluvioni sono avvenute anche in Lussemburgo e Olanda.
Sale ancora il bilancio delle vittime causate dalle inondazioni che hanno devastato ampie aree del Belgio. I morti sono saliti a 12 e 5 le persone ancora disperse. Oltre 20.000 persone sono senza corrente elettrica. La maggior numero di vittime è stato segnalato nella provincia di Liegi. Il centro della città è stato evacuato ieri sera nel timore dello straripamento della Mosa il cui livello pare ora essersi stabilizzato. Il Paese è sotto choc per un fenomeno che i media definiscono di proporzioni storiche.
Le immagini del paesaggio e delle cittadine tedesche colpite sono difficili da tradurre in parole. Strisce di terra completamente devastate. Edifici e negozi distrutti. Le auto in strada travolte dalla corrente sono il meno nello scenario di un disastro naturale di questa portata. Le centinaia di persone messe in sicurezza in barca a Kordel, paesino situato lungo un affluente della Mosella, rappresentano l’aspetto positivo di una giornata che ha visto almeno 18 morti nel centro di Bad Neunahr-Ahrweiler e 20 a Euskirchen, vicino Colonia.
Angela Merkel, impegnata a Washington nella sua ultima visita di Stato negli Usa per una bilaterale con Joe Biden, ha sospeso la missione per prendere la parola dalla capitale americana ed esprimere personalmente cordoglio per le vittime. “È una tragedia”, ha detto la cancelliera senza ridimensionare. “Sono ore in cui parlare di una forte pioggia e di alluvione descrive la situazione in modo insufficiente. È davvero una catastrofe”, ha insistito Merkel. “Sono sconvolta dalle notizie che mi arrivano da posti sommersi dall’acqua, dove persone in grande emergenza si salvano o vengono salvate. Sarà fatto ogni sforzo per ritrovare i dispersi”, ha aggiunto, promettendo fra l’altro gli aiuti necessari per la ricostruzione, in un contesto per ora dai danni incalcolabili. Alla Germania sono arrivati messaggi di solidarietà da altre nazioni e offerte di aiuto. Il Papa si è detto “profondamento colpito” e di “pregare” per “le persone che hanno perso la vita”. L’Italia, attraverso Palazzo Chigi e la Farnesina, ha assicurato tutto il sostegno necessario ai governi, non solo quello tedesco, che devono affrontare questa emergenza. Le alluvioni hanno scosso l’agenda politica interna tedesca. “Una catastrofe del genere non l’avevamo ancora mai vissuta”, ha commentato la presidente del Palatinato Malu Dreyer, “è davvero disastroso quello che sta succedendo”. Il presidente della Vestfalia, Armin Laschet, ha sospeso la campagna elettorale da candidato cancelliere della Cdu e si è recato sui posti più colpiti dall’emergenza, come Altena e Hagen, da dove ha chiesto che “le misure e le politiche per il clima siano più dinamiche, a livello nazionale, europeo e globale”.
Molti politici, come il vice cancelliere Olaf Scholz (Spd) e la candidata cancelliera dei Verdi Annalena Baerbock, hanno interrotto le vacanze. Mentre nelle strade dell’ovest della Germania migliaia di vigili del fuoco, poliziotti, militari dell’esercito, unità del Technische Hilfswerk, si sono mobilitati in aiuto delle popolazioni colpite. La Bundeswehr ha fatto ricorso ai carri armati e sono stati utilizzati decine di elicotteri per sorvolare le aree disastrate. Non mancano, anche a caldo, polemiche in più direzioni. Stavolta le tv pubbliche locali e regionali sono finite sotto accusa – lo riferisce la Bild – per non aver dato in tempo notizie e avvisi su quello che stava accadendo ieri sera. E nel dibattito sullo stravolgimento climatico e l’inazione dei governi la Sueddeustche Zetiung ha commentato che quello che sta accadendo è scioccante, sì, “ma non sorprende”.
Cuba ha annunciato che sta temporaneamente revocando le restrizioni sulla quantità di cibo e medicine che i viaggiatori possono portare nel Paese in un’apparente piccola concessione alle richieste dei manifestanti che sono scesi in strada lo scorso fine settimana.
Migliaia di persone si sono unite a per protestare a livello nazionale per la carenza di beni di prima necessità, i limiti alle libertà civili e la gestione da parte del governo di un’ondata di infezioni da COVID-19, nei disordini più significativi degli ultimi decenni nel paese a conduzione comunista.
Il governo ha accusato i disordini dei “controrivoluzionari” finanziati dagli Stati Uniti che sfruttano le difficoltà causate dal decennale embargo commerciale statunitense che Washington ha stretto nel mezzo della pandemia, spingendo l’economia cubana sull’orlo del baratro.
Diversi Paesi e le Nazioni Unite hanno invitato il governo a rispettare il diritto dei cittadini di esprimersi. Altri, come il Messico, hanno affermato che il modo migliore per aiutare il popolo cubano sarebbe che gli Stati Uniti allentassero le sanzioni.
A Cuba, un numero crescente di artisti di alto profilo, dalla band di salsa Los Van Van al pianista jazz Chucho Valdes, hanno criticato la gestione dei disordini da parte delle autorità, esortandoli ad ascoltare i manifestanti piuttosto che combatterli.
Le interruzioni intermittenti di Internet che secondo gli attivisti sono state progettate per contenere ulteriori disordini si sono leggermente attenuate, sebbene l’accesso ai social media e ai servizi di messaggistica sia rimasto limitato.
I funzionari hanno accusato una campagna sui social media con l’hashtag #SOSCuba che chiede aiuti umanitari per alimentare le proteste, dicendo che è stata lanciata da mercenari sostenuti dagli Stati Uniti che cercano di destabilizzare il paese guidato dai comunisti.
Hanno paragonato la spinta a uno sforzo sostenuto dagli Stati Uniti per inviare soccorsi in Venezuela nel 2019 che si è concluso con un violento stallo al confine colombiano.
Tuttavia, una delle richieste della campagna era che il governo rimuovesse le restrizioni doganali su cibo, medicine e prodotti per l’igiene che mancano nel paese durante la sua peggiore crisi economica dalla caduta dell’ex alleato dell’Unione Sovietica.
E il primo ministro Manuel Marrero ha detto mercoledì che il governo farà proprio questo da lunedì prossimo, revocando le restrizioni fino alla fine dell’anno.
“Era una richiesta fatta da molti viaggiatori ed era necessario prendere questa decisione”, ha detto in una tavola rotonda alla televisione di stato, insieme al presidente Miguel Diaz-Canel.
Non è stato immediatamente chiaro quanta differenza avrebbe fatto la decisione, dato che al momento ci sono pochissimi voli nella nazione insulare caraibica che sta attraversando la sua peggiore epidemia di coronavirus dall’inizio della pandemia.
Il critico del governo Yoani Sanchez, che gestisce il sito web di notizie 14ymedio, si è affrettato a twittare che tali concessioni non sarebbero state sufficienti per placare coloro che avevano protestato domenica.
“Non vogliamo briciole, vogliamo la libertà e la vogliamo subito”, ha scritto. “Le strade hanno parlato: non abbiamo paura”.
I cubani affermano di essere stati vittime delle interruzioni di Internet mobile e dall’accesso limitato ai social media e alle piattaforme di messaggistica.
“Sono passati un sacco di giorni che nessuno è stato in grado di connettersi”, ha detto Andrea Lopez, residente all’Avana. “Mio marito è in Messico e non ho potuto parlare con lui”.
Più di 200 persone sono state detenute durante o dopo le proteste, secondo il gruppo per i diritti degli esiliati Cubalex, e solo una manciata è stata rilasciata finora.
Diaz-Canel ha detto che c’erano tre tipi di manifestanti; controrivoluzionari, criminali e persone con legittime frustrazioni. La televisione di stato ha mostrato le immagini di una folla che saccheggiava un negozio e un’altra che attaccava un’auto della polizia vuota.
Funzionari del ministero dell’Interno hanno dichiarato in un programma televisivo in seguito che alcuni dei detenuti sarebbero stati perseguiti per reati come incitamento alla violenza, disprezzo, rapina e danni alla proprietà pubblica, che comportano lunghe pene detentive.
L’Unione europea vuole dimostrare al mondo quanto sia seria la lotta al cambiamento climatico. Ma può costringere altri paesi ad agire in modo altrettanto deciso?
La Commissione europea delineerà un pacchetto estremamente ambizioso di legislazione sul clima con l’obiettivo di raggiungere l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990. Le misure “Fit for 55” comprendono diverse aree vitali: l’eliminazione graduale dei veicoli con motore a combustione, una tassa minima sui carburanti inquinanti per l’aviazione e l’inclusione del trasporto marittimo nel sistema europeo di scambio di quote di emissioni .
Sebbene questi siano tutti radicali e importanti, una nuova tassa sulle importazioni dell’industria pesante che non soddisfa gli standard europei di protezione del clima più rigorosi è la più controversa. Nessuna sorpresa.
L’UE ha deciso che se vuole essere decisa e costringere le aziende a ridurre rapidamente le emissioni, allora deve proteggerle dai concorrenti che decidono di non seguire questa strada. Quindi sta creando un modo, soprannominato Carbon Border Adjustment Mechanism, per garantire che le aziende europee non siano messe in svantaggio competitivo.
Secondo il piano, gli importatori dovranno pagare un supplemento in base al contenuto di carbonio dei loro prodotti, che riflette i costi di scambio di emissioni che un produttore europeo dovrebbe sostenere se inquinasse la stessa quantità. Il meccanismo sarà introdotto gradualmente e applicato solo a una manciata di settori: ferro, acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti e importazioni di elettricità.
È destinato a infastidire molte aziende. I partner commerciali lo vedranno inevitabilmente come una misura protezionistica che penalizza ingiustamente le loro esportazioni. Russia, Cina e Turchia sono tra quelle che hanno più da perdere. Minaccia di aggravare le tensioni commerciali, penalizzando potenzialmente ingiustamente i paesi più poveri.
All’interno dell’UE, le aziende nazionali chiedono il diritto di mantenere le esenzioni dall’inquinamento concesse loro dal sistema attuale, l’equivalente della politica climatica di avere la loro torta e mangiarla. Mentre l’industria siderurgica è generalmente favorevole alla mossa, i produttori di alluminio non vogliono farne parte. Nonostante tutte queste complicazioni, è necessaria una carbon border tax. Consentirà all’Europa di intraprendere un’azione climatica più decisa preservando al contempo condizioni di parità per le sue aziende. Non può permettersi di stare ferma se vuole diventare a zero emissioni di carbonio entro il 2050.
Naturalmente sarebbe meglio se il mondo concordasse un prezzo minimo comune per il carbonio e si muovesse di pari passo per ridurre le emissioni. Ma questo non sta accadendo. Sebbene schietti e unilaterali, i prelievi dell’UE potrebbero semplicemente incoraggiare un’azione più sincronizzata, proteggendo al contempo le società nazionali dalle “importazioni sporche”.
Il timore è che alla fine i costi inizino davvero a farsi sentire. Il prezzo dei permessi di emissione dell’UE è aumentato vertiginosamente e probabilmente aumenterà ulteriormente man mano che i governi stringeranno il cricchetto sugli inquinatori.
Il ritmo delle riduzioni deve aumentare. Rispetto al settore energetico, l’industria pesante ha compiuto progressi relativamente lenti . Sebbene ciò sia in parte dovuto alla mancanza di nuove tecnologie economiche per farlo, le industrie produttrici di energia hanno ricevuto da tempo quote di emissione gratuite che coprono la stragrande maggioranza delle loro emissioni, il che significa che c’è stato poco incentivo a migliorare.
Per garantire il rispetto delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, questi permessi gratuiti dovranno essere gradualmente eliminati. A breve termine, è probabile un periodo di transizione, in cui l’industria europea ne mantiene la maggior parte , mentre agli importatori viene ridotta una corrispondente quantità di flessibilità.
L’amministrazione delle nuove regole sarà senza dubbio complessa e potrebbero esserci opportunità per gli importatori di manipolare il sistema. Un produttore di metalli potrebbe destinare la sua proporzione relativamente piccola di produzione “pulita” al mercato europeo, ad esempio, facendo poco per ripulire il resto dei suoi impianti. L’UE dovrebbe stanziare fondi per limitare l’onere sui paesi più poveri.
L’Europa sta imboccando un cammino arduo, ma ne varrà la pena. Questo continente si è arricchito grazie a una rivoluzione industriale che sta riscaldando il pianeta; ha la responsabilità di agire per primo per mitigare il danno che è stato causato. Le aziende europee non dovrebbero soffrire eccessivamente per aver fatto la cosa giusta.
Non passa la proposta di un nuovo bonus per tutte le coppie che si sposano (senza alcun limite di Isee). In Commissione Bilancio alla Camera l’emendamento proposto tre giorni fa al Dl Sostegni bis è stato riformulato. Rimangono, però, i contributi a fondo perduto per le imprese del settore wedding.
Il Decreto, che doveva essere approvato a Montecitorio in settimana, è tornato in Commissione per problemi di copertura economica su alcuni fronti, come segnalato dalla Ragioneria dello Stato. Il via libera definitivo, però, deve necessariamente arrivare entro il 24 luglio in entrambi i rami del Parlamento. Con i sostegni alle imprese nel campo dell’organizzazione dei matrimoni il governo Draghi prova ad aiutare un settore letteralmente messo in ginocchio dalla pandemia da Covid-19.
Bonus matrimoni, la detrazione per gli sposi saltata all’ultimo Per chi si sposa l’emendamento originale al Dl Sostegni bis prevedeva una detrazione del 25% (cioè da sottrarre all’Irpef da pagare) sulle spese per la cerimonia, fino a un massimo di 25mila euro. La somma più alta, dunque, sarebbe stata pari a 6.250 euro. La misura doveva valere anche per il 2022 e il 2023.
I contributi a fondo perduto per le imprese e il congedo matrimoniale
Il nuovo emendamento prevede però contributi a fondo perduto per le imprese operanti nei settori del wedding, dell’intrattenimento, dell’organizzazione di feste e cerimonie e dell’Hotellerie-restaurant-catering (Horeca). In tutto per il 2021 sono previsti 60 milioni di euro, di cui 10 solo per le aziende Horeca e altri 10 per chi si occupa di intrattenimento e organizzazione di feste e cerimonie diverse dai matrimoni. Per quest’ultimi, quindi, lo stanziamento è di circa 40 milioni di euro.
I criteri e le modalità per richiedere il contributo saranno stabiliti entro 30 giorni dall’approvazione definitiva del Dl Sostegni bis. In ogni caso si dovrà tenere in considerazione il calo di fatturato nel 2020 causa Covid. Si calcolerà quindi la variazione tra gli incassi dell’annus horribilis della pandemia e quelli del 2019.
Nei secoli, il nome di Caligola è stato sinonimo di follia e infamia, sadismo e perversione. Si dice anche che il maresciallo Gilles de Rais, forse il sadico più famoso di tutti i tempi, abbia modellato il suo comportamento sulla base dei racconti su Caligola di Svetonio.
Negli ultimi anni, però Caligola è stato in grado di essere riabilitato grazie al lavoro degli studiosi moderni. La nostra conoscenza della vita di Caligola dipende in gran parte da Svetonio, la cui opera “De vita Caesarum” venne pubblicata solo circa ottant’anni dopo la morte di Caligola nel 41 d.C.
Sfortunatamente quella parte degli Annali di Tacito che raccontava del regno di Caligola è andata perduta. Altre fonti antiche sulla quali si può fare affidamento sono Dione Cassio, la cui Storia di Roma venne scritta all’inizio del III secolo e in misura minore Giuseppe Flavio, il cui Anht itates Judaicac fu pubblicato nel 93 d.C. e Filone l’Ebreo, il cui opuscolo “Legatio ad Gaium” e “In Flaccum” possono essere considerati come scritti contemporanei. Sembra probabile che tutte queste antiche fonti siano in una certa misura prevenute e i fatti riportati in maniera esagerata.
Il Gaio Caligola di Svetonio in “De vita Caesarum” è protagonista di storie scabrose e talvolta divertenti ma alle quali non si può attribuire molta attendibilità. Tuttavia, i contorni della storia della vita di Caligola non sono da considerare incerti e un utile riassunto è dato da Balsdon nell’Oxford Classical Dictionary.
Caligola nacque ad Antium il 31 agosto del 12 d.C. figlio di Germanico Giulio Cesare e di Agrippina. Da bambino, dai due ai quattro anni ha vissuto con i suoi genitori in compagnia dell’esercito presente sulla frontiera del Reno, e si racconta che proprio qui ottenne il nome di “Caligola” dai soldati per via degli stivali militari in miniatura che indossava. Nel 18-19 d.C. si spostò con i genitori in Oriente e quando il padre Germanico morì ad Antiochia nel 19 d.C. in circostanze piuttosto circostanze misteriose, il futuro imperatore e la madre tornarono a Roma.
Dopo l’arresto e l’esilio di Agrippina a Pandateria da parte di Tiberio, visse con Livilla e Antonia, sua nonna, fino al 32 d.C., quando Tiberio lo mandò a chiamare e lo invitò ad unirsi alla casa di Caprea.
Caligola fu nominato pontefice nel 31d.C. e divenne questore due anni dopo, ma oltre questo non ricopriva altri incarichi ufficiali. Tuttavia, dopo la morte di suo fratello Druso nel 33 d.C. fu dichiarato coerede di Tiberio insieme a Tiberio Gemello, suo nipote.
Alla morte dell’imperatore Tiberio, Caligola fu fortemente sostenuto da Macro, prefetto dei Pretoriani, e venne ben presto nominato imperatore.
Non ci volle molto prima che Caligola iniziasse a dare segni della propria follia: parlò infatti irrispettosamente di Tiberio e rese onore alle ombre dei suoi genitori e fratelli morti ma guidò Roma, almeno inizialmente, in modo mirabile, forse grazie all’influenza di Antonia.
Quando ella morì nel 39 d.C., l’ottobre dello stesso anno Caligola si ammalò gravemente e Filone l’Ebreo sostenne che fu proprio in quell’occasione che la mente dell’imperatore iniziò a cedere definitivamente.
Una volta guarito fece condannare a morte sia Macro che Tiberio Gemello: litigò con il Senato romano, rendendo completamente autocratico il suo potere e cercò di cambiare la memoria pubblica del defunto Tiberio, attribuendo al Senato molte delle colpe proprie del defunto imperatore.
Nel l’inverno del 39-40 d.C. andò in Gallia e nel Reno, probabilmente per invadere la Germania o la Gran Bretagna. È di questo periodo il racconto che vuole Caligola ordinare alle sue truppe di raccogliere conchiglie in riva al mare.
Alla fine, seppur non con esiti grandiosi, operazioni militari furono intraprese: in quel periodo Cornelio Lentulo Gaetulico tentò di congiurare contro l’imperatore, senza successo.
Dopo il suo ritorno a Roma Caligola, per paura di essere assassinato, incominciò a governare l’Impero con estrema crudeltà e accettò onorificenze spesso molto vicine alla deificazione. Con il suo comportamento fu fautore di importanti disordini tra gli ebrei arrivando a proporre l’erezione della sua immagine all’interno del Tempio di Gerusalemme. Caligola venne assassinato nel suo palazzo il 24 gennaio del 41 d.C., insieme alla quarta moglie Cesonia e alla sua progenie: gli successe lo zio Tiberio Claudio Nerone Germanico.
Sulla correttezza della ricostruzione della sua vita si hanno pochi dubbi. Svetonio ha raccontato che Caligola, già a diciannove anni non era in grado di controllare la sua intrinseca crudeltà e cattiveria. Viene ricordato come un entusiasta testimone di esecuzioni e torture ed è noto che oltre ad essere particolarmente goloso e lussurioso, si dilettasse nel canto e nella danza.
Se la moderna valutazione della vita di Tiberio a Capri di Maran è generalmente accettata appare comunque difficile fare lo stesso con la descrizione del giovane Caligola a Capri fatta da Svetonio.
Tra le accuse mosse da Svetonio nei confronti di Caligola vi è anche quella riguardante la vita di incesto con le sue sorelle, in particolare Drusilla con la quale avrebbe celebrato una qualche forma di unione, che avrebbe condotto dopo la morte di Tiberio. Appare certo che il grande dolore che provò per la morte di quest’ultima portò tra le altre cose alla sua consacrazione.
Molti studiosi moderni smentiscono questa storia di incesto. Svetonio sostiene anche che Caligola intrattenesse diverse relazioni omosessuali, tra le quali spiccarono quella con Mnester, il suo attore preferito che abbracciò anche in pubblico e quelle con Marcus Lepido e Valerio Catullo. Si racconta inoltre che abbia importunato e violentato molte donne di alto rango, selezionandole presso cene e occasioni mondane organizzate a Palazzo.
Si racconta che per far fronte alla mancanza di denaro aprì una casa di piacere proprio all’interno del Palazzo dove tutte le matrone e i giovani che vi abitavano erano messi a disposizione per prestazioni sessuali. Svetonio sostiene anche che Caligola mettesse in mostra, senza vestiti, anche la bellissima moglie Cesonia davanti ai suoi amici e che abbia influenzato la moda del tempo talvolta indossando anche abiti femminili, compreso l’abito di Venere, che abbia invitato la Luna nel suo letto, parlato con Giove Capitolino e che decise di erigere un tempio alla sua Divinità.
Tra le atrocità elencate da Svetonio ci sono l’aver foraggiato bestie feroci con criminali nel momento in cui sostenere le fiere si era fatto troppo costoso arrivando addirittura a rinchiudere e fare a pezzi i nobili arrestati. Altre crudeltà includevano l’affliggere una morte lunga e dolorosa raggiunta attraverso percosse con catene o l’apposizione di piccoli tagli sul corpo: si racconta che abbia tagliato la lingua a un uomo per farlo tacere prima gettarlo in pasto agli animali feroci.
Caligola si crogiolava nella tortura e nelle esecuzioni sommarie mentre era a tavola e si gloriava apertamente del suo potere di poter far decapitare qualcuno con un semplice cenno del capo. Abbatté statue di uomini famosi e privò le più antiche famiglie di Roma dei loro titoli: uno dei più grandi esempi in tal senso fu la rimozione del cognome “Magno” da Gneo Pompeo. Denigrò pubblicamente le opere di Omero, Virgilio e Livio ed arrivò a rasare le teste di uomini che mostravano una capigliatura migliore della sua. “Non esisteva nessuno di così bassa condizione o così miserabile fortuna che non lo invidiasse per tutti i vantaggi che possedeva”.
Svetonio descrisse l’aspetto personale di Caligola come quello di un uomo alto e pallido dotato di un corpo grande e gambe sottili: lui era calvo ma il suo corpo particolarmente irsuti. Non era sano nel corpo tanto quanto non lo era nella mente. Era affetto da quello che a Roma veniva chiamato “mal di caduta”: talvolta in giovane età era incapace di camminare o alzarsi dal letto. Non era capace di esprimere il proprio pensiero.
Caligola era anche tormentato dall’insonnia: non dormiva mai più di tre ore a notte. La sua debolezza venne condita caratterialmente da una estrema sicurezza ma anche da una eccesiva timidezza: aveva paura del fumo del cratere dell’Etna, dei fulmini e dei tuoni.
Nella sua “Storia di Roma” Dione Cassio evidenzia in maniera particolare la follia di Caligola, il suo sadismo e le tendenze incestuose. Giuseppe Flavio, pur presentando Caligola sotto una luce meno mostruosa sottolinea come la sua mente sia stata traviata dal potere.
Tra i commentatori moderni Girolamo (1923) attacca le testimonianze di Svetonio e Dione Cassio ritenendole inattendibili perché non coincidenti.
Egli sostiene anche che le testimonianze di Filone l’Ebreo e Giuseppe Flavio siano sospette perché influenzate dalla proposta di Caligola di erigere una sua statua all’interno del Tempio di Gerusalemme. Girolamo suggerisce che al contrario la condotta di Caligola fu esemplare, almeno per un anno e che sebbene l’imperatore possa aver sofferto di epilessia, è da rifiutare l’ipotesi della sua pazzia perché la mania è clinicamente rara negli epilettici. Sebbene questo assunto sia giusto si potrebbe sottolineare che non di rado gli epilettici sono soggetti a stati di esaltazione ed eccitazione molto simili alla mania. Lo studioso ritiene possibile che la responsabilità del comportamento di Caligola sia da addurre parzialmente all’abuso di alcol.
Charlesworth (1933, 1934) mette in dubbio anche l’affidabilità di Svetonio e Dione Cassio sottolineando una possibile incoerenza tra le testimonianze e le prove giunte fino a noi, facendo maggiore affidamento su Giuseppe Flavio. Charlesworth sostiene che le atrocità di Caligola si siano forse verificate solo durante l’ultimo anno del suo regno e che le stesse potrebbero essere state generate dalla paura e dal sospetto.
Ciò che appare storicamente certo, tuttavia, è che nell’anno 40 d.C. Roma conobbe un regno di terrore, una tirannia che obbligava gli uomini ad adulare “ed essere servili “e che vide crescere in maniera esponenziale l’importanza della figura dell’informatore. Secondo Charlesworth, la vita di Caligola alla fine fu caratterizzata da un folle autoesaltazione e dall’invidia per coloro che erano migliori di lui in ogni ambito.
Balsdon (I934) ha fornito un’analisi dettagliata e intelligente della vita di Caligola, ma in una certa misura anch’egli potrebbe essere considerato un apologeta. Egli infatti sostiene che negli ultimi anni della sua vita fosse paranoico, ma in nessun modo il depravato dissoluto descritto da Tacito e Svetonio. I suoi compagni capresi furono Greci e Caldei intelligenti e istruiti a tal punto che i famigerati “Spintriani” sembrano svanire alla luce degli studi moderni.
Balsdon minimizza abilmente molte delle accuse mosse contro Caligola e riconosce nella sua grave malattia “un esaurimento nervoso”. Lo studioso sottolinea come non vi fosse alcun sentimento ostile popolare contro l’Imperatore fino al gennaio del 41 d.C. circa, momento in cui vennero riscosse importanti tasse. Suggerisce inoltre che la fede di Caligola nella propria divinità, le sue apparizioni vestite da Venere o Giove, la prostrazione dei suoi sudditi, il baciare i suoi piedi erano normali pratiche della monarchia ellenistica.
Se questo è vero tale ragionamento potrebbe portare come esempio anche l’inclusione dell’incesto che si è verificato nella famiglia tolemaica in Egitto. Per quanto riguarda il suo interesse per gli spettacoli sanguinosi, Balsdon sottolinea che gli stessi gusti erano condivisi dall’intero popolo Romano.
E non solo: lo studioso evidenzia come la dissoluzione di Caligola fosse espressa solo con i propri possedimenti e non con i soldi dello Stato. Balsdon lo descrive come una persona colta e un critico letterario dalle idee originali: la sua vita personale era solamente, per lo storico, la manifestazione esagerata della sua stravaganza e del suo edonismo.
I suoi quattro matrimoni occorsi in veloce successione non vengono considerati insoliti e non viene ritenuta dallo studioso credibile l’ipotesi dell’incesto, anche se ammette che piuttosto che vittima di alcolismo, Caligola potesse essere affetto da epilessia.
Sebbene Filone l’ebreo credesse che la malattia di Caligola nel 37 d.C. avesse già alterato il suo carattere in modo radicale, Balsdon fa notare che altre fonti non sono chiare su questo punto. Giuseppe Flavio ha datato il suo cambiamento intorno al 38 o 39 d.C. mentre Balsdon sostiene che non vi sia mai stato un cambiamento netto e che Caligola potrebbe non essere mai stato davvero pazzo, collegando la sua crudeltà alla paura nata dopo aver scoperto la congiura che lo riguardava nel 40 d.C.
Alla morte di Caligola il popolo non apparve né esultante né triste per l’accaduto: motivazione per la quale lo studioso sostiene che i racconti di Svetonio e Dione Cassio era probabilmente conditi dall’odio politico. Baldson non nasconde il suo dispiacere per la perdita del racconto di Tacito in merito al regno di Caligola sottolineando che lo scrittore lo avrebbe descritto come violento e irruento piuttosto che pazzo.
Come già accennato, una recente monografia su Tiberio di Maranon si spinge molto indietro per migliorare la reputazione dell’imperatore, interpretando le azioni di Tiberio come motivate dal risentimento e possibilmente influenzate dall’alcol. Tuttavia Maranon non considera Tiberio era pazzo sebbene possibilmente affetto da una personalità schizoide e che di conseguenza le storie scandalose riguardanti il suo soggiorno a Capri siano mere invenzioni e che Caligola in quelle occasioni si sia comportato normalmente.
o studioso crede però che Caligola fosse pazzo, affetto da epilessia fin dall’infanzia e che si sia reso protagonista di attacchi e deliri di crudeltà oltre che di aberrazioni sessuali. È storicamente noto che l’epilessia tendeva a presentarsi di sovente nella famiglia Giulia.
Giulia, nonna di Caligola, sembrava soffrisse di epilessia come Agrippina Seconda. Di Gaio Cesare, figlio maggiore di Agrippa e Giulia, si diceva che fosse mentalmente ottuso e malinconico mentre si hanno prove di come Agrippa Postumo, terzogenito dello stesso matrimonio, fosse brutale, violento e depravato.
È interessante notare come Maranón suggerisca che l’Imperatore Claudio, zio e successore di Caligola, potrebbe aver avuto l’encefalite durante l’infanzia. Non vi è traccia storica di ciò e sembra essere improbabile sia davvero accaduto, tenendo in considerazione l’eccellenza di Claudio come amministratore.
È comunque riconosciuto che Claudio fosse caratterizzato da una costituzione debole e da qualche forma di paralisi, forse congenita.
Ireland (1893) sostiene che la sanità mentale debba essere considerata il risultato di una educazione corretta ricevuta e che coloro ai quali non è stato insegnato a controllare le proprie passioni e sottomettere i loro appetiti alle limitazioni prescritte dalla società, non hanno mai potuto sviluppare la propria sanità mentale.
Gli effetti del potere assoluto, come quello di cui godeva Caligola, conduce l’uomo dapprima a una particolare indulgenza nei confronti dei piaceri sessuali per poi sfociare ad uno sconvolgimento finale dei propri costumi passando per la lussuria smodata e la dissolutezza, al disprezzo per la vita umana e al piacere per la sofferenza.
Ireland fa notare anche che l’imperatore Nerone, dotato di una personalità più equilibrata, non presentò segni di squilibrio se non dopo aver goduto di diversi anni di potere assoluto. Mentre appare non corretto il concetto di sanità mentale e di follia espresso da Ireland, non vi sono dubbi che gli effetti corruttivi del potere assoluto si siano visti occorrere ripetutamente nel corso della storia.
Non tutti gli imperatori romani si dimostrarono pazzi o dissoluti. Kiefer (I934) nella sua monografia relativa al comportamento sessuale nella Roma antica descrisse Caligola come un degenerato congenito corrotto dal potere assoluto, caratterizzato da viltà, pazzia e crudeltà, citando Muller e Von Delius per indicare Caligola come un caso di demenza precoce, che mostrò il suo primo attacco di demenza pochi mesi dopo la sua elezione.
Riassumendo, Svetonio ritrae Caligola come un sadico perverso che si professava divino; Giuseppe Flavio lo considerava una persona rovinata dal potere assoluto, mentre Filone lo considerava affetto da una grave malattia mentale già nel 37 d.C.
Tra gli studiosi recenti, Josephus considera Caligola un epilettico alcolizzato mentre Charlesworth considera il suo comportamento paranoico come generato dalla paura e dal sospetto, al pari di Balsdon che però insiste su uno stato di esaurimento nervoso esacerbato dallo stress. Quest’ultimo, in contraddizione con Josephus, pensa che il crudele imperatore non fosse alcolizzato ma vivesse in base ai dettami della monarchia ellenistica.
Maranon considera invece Caligola come un pazzo epilettico dalla pessima storia familiare mentre Ireland lo vede come un uomo corrotto dal potere e non correttamente istruito alla sua gestione. Anche Kiefer, pur sottolineando l’esistenza di una potenziale degenerazione ereditaria cita diversi autori che considerano come Caligola possa rappresentare un caso di demenza precoce.
Balsdon lo considera una personalità paranoica mentre Maranon lo considera uno schizoide, un alcolizzato motivato da un risentimento di lunga data che potrebbe aver avuto origine dal divorzio dei suoi genitori affinché Livia potesse sposare Ottaviano, il quale in seguito divenne Augusto.
E’ palese che vi sia una notevole divergenza di opinioni tra gli studiosi in merito al grado e alla natura delle anomalie di Caligola.
Appare evidente che sia necessario consideralo squilibrato per alcuni anni della sua via ed è ragionevole presumere che la popolarità e la lealtà del popolo alla sua elezione debbano essere considerate come prova della sua normalità in quel momento.
La testimonianza di Filone l’Ebreo, suo contemporaneo che sostiene come fosse influenzato dalla sua malattia è altamente significativa e non può essere ignorata. Sarebbe improprio, tuttavia, non prendere in considerazione il fattore epilessia nella famiglia Giulia.
Tra le cause da considerare come scatenanti della pazzia di Caligola si possono annoverare la meningite batterica, neoplasie cerebrali che possono interessare le regioni frontali, una malattia cerebro-vascolare, demenza precoce, epilessia o cambiamento postencefalitico.
Sembra improbabile che la malattia che afflisse Caligola nel 37 d.C. possa essere stata una meningite batterica. La meningite grave può lasciare sì difetti mentali residui, ma senza alcun trattamento si sarebbe molto probabilmente rivelata fatale. Né appare altrettanto probabile una neoplasia cerebrale, dato che è possibile ricostruire sia avvenuto un apparente recupero. L’età di Caligola esclude la possibilità di una malattia degenerativa cerebro-vascolare tanto quella di una paralisi celebrale causata da sifilide, malattia sconosciuta in Europa fino all’età precolombiana.
Caligola non presentava poi una sintomatologia correlabile alla demenza precoce ma è noto che negli
epilettici si possano manifestare cambiamenti di umore caratterizzati da scontrosità e l’irritabilità prima di un attacco e che le psicosi epilettiche possono essere indipendenti dagli attacchi.
Quando esse si verificano è possibile riscontrare allucinazioni, grande paura e talvolta estasi religiosa. Gli epilettici generalmente possono essere irritabili, sospettosi, egoisti. Walshe (1943) ha affermato che il 20% degli epilettici rischia lo squilibrio mentale. E sebbene un epilettico raramente diventa schizoide, non di rado può mostrare un disturbo di tipo paranoico.
Mentre la possibilità dell’epilessia non può essere scartata sotto alcuni aspetti quindi, per quel che riguarda la pazzia di Caligola, un quadro postencefalitico sembra l’ipotesi più probabile. Una certa importanza in tal senso deve essere data alla dichiarazione di Svetonio relativamente al fatto che Caligola soffrisse di una grave insonnia e di sogni vividi.
L’insonnia può, naturalmente, essere il risultato di ansia, dolore, conflitto mentale o alcolismo ma in queste condizioni è raramente intrattabile. L’insonnia inveterata, tuttavia, può seguire un attacco di encefalite acuta ma non è una caratteristica tipica dell’epilessia. Altre disabilità post-encefalitiche includono alterazioni del carattere e del comportamento: anche un’encefalite al primo stadio apparentemente lieve può essere seguita da disturbo progressivo profondo di tipo motorio o mentale.
Von Economo (1931) ha sottolineato che stati epilettici e l’epilessia stessa possono insorgere dopo l’encefalite letargica, come possono, specialmente nei giovani, manifestarsi degenerazione morale e ipomania. Questi cambiamenti possono verificarsi anche negli adulti e si pensa che siano dovuti alla rimozione dei freni inibitori.
Tra gli altri cambiamenti mentali descritti da Von Economo vi sono gli stati paranoici allucinatori, con coscienza intatta e senza confusione e le manie di persecuzione. È noto che l’encefalomielite può complicare molte malattie virali come influenza, morbillo, rosolia, varicella, parotite, vaiolo e psittacosi, così come altre condizioni come pertosse, scarlattina, tifo e febbre ricorrente.
In quest’ultimo caso vi è presumibilmente l’attivazione di un virus latente anche se la vera encefalite epidemica è, tuttavia, un’entità patologica distinta nota proprio come encefalite letargica. Sebbene sia stato Von Economo il primo a riconoscere la malattia come a sé stante e a darle un nome, era sicuramente presente da secoli in Europa con molti focolai spesso attivati in diversi stati.
L’encefalite letargica si verifica con più frequenza nei mesi più freddi dell’anno e colpisce più frequentemente gli uomini e la sua incidenza non è correlata alle condizioni sociali. Sembra certo che Caligola, negli ultimi anni del suo regno, mostrò un indubbio squilibrio mentale caratterizzato da autodeificazione, sadismo, perversione, grande stravaganza, invidia patologica, forse un certo grado di cambiamento paranoico, insonnia intrattabile e sogni vividi.
Appare probabile che al momento della sua ascesa la personalità di Caligola fosse normale e si sa per certo che soffrì una grave malattia all’età di venticinque anni.
Filone l’Ebreo credeva che quel momento in poi la sua mente ne uscì devastata: fattore ritenuto del tutto possibile e non improbabile. Se si accetta questa testimonianza si può quindi speculare sulla natura di questa malattia e suggerire che potrebbe essere stato proprio l’encefalite ad aver colpito l’imperatore, nota per produrre cambiamenti mentali non in contrasto con quelli che sono stati descritti in Caligola. L’encefalite epidemica è storicamente presente a Roma e potrebbe essere occorsa già ai tempi di Ippocrate.
Gneo Domizio Corbulone è stato un importante generale romano del primo periodo imperiale sotto gli imperatori Caligola, Claudio e Nerone: un personaggio spietato crudele e dal carattere straordinariamente duro. Ottenne grandi vittorie contro le tribù germaniche dei Cauci e dei Frisi ma fu protagonista anche di ulteriori successi militari in Oriente contro l’impero dei parti riuscendo a riconquistare l’Armenia.
La sua vita ebbe termine quando l’imperatore Nerone lo sospettò di essere parte di un complotto contro di lui e lo costrinse al suicidio.
La manutenzione delle strade
Gneo Domizio Corbulone era il fratellastro di Milonia Cesonia, l’ultima moglie dell’imperatore Caligola: fin dall’inizio della sua giovane età dimostrò grandi doti da militare e da generale e venne particolarmente apprezzato dai soldati e dallo Stato maggiore dell’esercito romano.
Lla prima occasione di ottenere un incarico importante per Corbulone si verificò grazie alla necessità di eseguire la manutenzione delle strade imperiali: in quel periodo i privati che avevano ottenuto gli appalti stavano trascurando i propri compiti e I magistrati che avrebbero dovuto indagare sulle inefficienze del sistema venivano sistematicamente corrotti. Era quindi necessario l’intervento di un Commissario straordinario che potesse riattivare la manutenzione delle strade per garantire il passaggio di uomini e merci nel territorio continentale dell’impero: Corbulone si fece avanti e si aprì in Senato una discussione accesa, come ci racconta Tacito nei suoi annales, libro 15 capitolo 24.
Corbulone aveva dalla sua parte l’età, la famiglia imperiale e la maggior parte dei senatori più anziani ma ad avere dei sospetti e dei dubbi sulla sua nomina vi erano due importanti aristocratici come Lucio Arrunzio e Mamerio Scauro: quest’ultimo era il miglior relatore del suo tempo in Senato. Si consumò una vera e propria battaglia verbale e la situazione si sbloccò quando Scauro modificò la sua opinione ed iniziò ad appoggiare Corbulone.
Ottenuto l’incarico Corbulone agì immediatamente con grande durezza: durante le attività dimostrò particolare violenza e crudeltà eseguendo multe, punizioni e sequestri spesso privi di chiare motivazioni legali. Per questo motivo già sotto l’imperatore Claudio Corbulone fini sotto processo a seguito delle numerose lamentele da parte degli abitanti: al termine del procedimento l’uomo venne riconosciuto colpevole di sequestri illegali e venne condannato a una serie di risarcimenti nei confronti di diversi proprietari terrieri.
Corbulone contro Cauci e Frisi
La carriera di Corbulone tuttavia proseguì soprattutto grazie ad alcuni problemi che si stavano verificando sul fronte settentrionale e in particolare nel mondo germanico: la tribù dei Cauci comandata dal Generale Ganasco, un disertore dell’esercito romano, aveva cominciato a razziare i territori della Germania inferiore e attraverso alcune imbarcazioni leggere stava flagellando le coste della Gallia settentrionale che appariva, come diceva letteralmente Tacito “ricca e indifesa”.
Corbulone ottenne l’incarico di seguire questa missione militare e al suo arrivo sul campo di battaglia trovò un esercito fortemente impreparato dove i veterani, sempre secondo Tacito, “avevano dimenticato come scavare un fossato, come costruire una palizzata e vivevano nella già dimentichi dei loro doveri“. Corbulone intervenne in maniera straordinariamente dura, aumentando i turni e elargendo pesanti punizioni. Esigente di una disciplina ferrea sostituì una parte di soldati con nuove leve più obbedienti e preparate: secondo alcune dicerie mise anche a morte due soldati per la sola colpa di portare un pugnale anziché la spada.
Anche se si tratta di voci non credute nemmeno dalle fonti antiche si tratta di un buon esempio della durezza che Corbulone operò nei confronti dei suoi soldati. Il comportamento di Corbulone sortì gli effetti previsti e i Legionari ritornarono rapidamente agli ordini. Marciando all’interno della Gallia raggiunse il fiume Reno e utilizzò questo corso d’acqua per far viaggiare le sue triremi, costruendo per l’occasione anche un canale artificiale noto come Fossa Corbulonis: in questo modo penetrò rapidamente nel territorio nemico e si scontrò in una battaglia con gli uomini di Ganasco.
Per Corbulone la vittoria fu immediata: Ganasco fu costretto alla fuga e pagando una serie di disertori fu in grado di farlo uccidere. Di lì a poco anche la tribù dei Frisi venne a contatto con l’esercito romano: dopo piccoli scontri iniziali i Frisi si resero conto della pericolosità di Corbulone e consegnarono immediatamente degli ostaggi, ovvero i figli delle più nobili famiglie aristocratiche germaniche come segno di sottomissione a Roma che vennero fatti stabilire in un territorio deciso da Corbulone dove iniziare a rispettare le leggi romane e a pagare tributi regolari.
La campagna di Corbulone stava procedendo con grandissimi successi, ma la sua posizione per il nuovo imperatore Claudio stava diventando pericolosa: una personalità così forte al comando di tanti uomini poteva rapidamente trasformarsi in un pretendente al trono. Per questo motivo l’imperatore Claudio ordinò il ritiro delle truppe e quando la lettera che intimava di interrompere la campagna militare raggiunse Corbulone sul campo di battaglia il militare iniziò a pensare a diversi scenari.
Tuttavia, dopo alcune riflessioni, scelse di rimanere fedele all’imperatore e si limitò ad esclamare la frase “Beati i comandanti romani di una volta“, intendendo dire che i generali nel passato avevano la possibilità di operare le loro conquiste senza essere interrotti dal loro Imperatore.
Per non demoralizzare eccessivamente l’esercito Corbulone ordinò la costruzione di un nuovo canale nella zona tra il fiume Mosa e il Reno: tornato a Roma è dimostratosi obbediente a Claudio, gli venne tributato il trionfo meritato e raggiungendo la ribalta delle cronache, iniziò ad essere considerato uno dei generali più promettenti del suo periodo.
Le guerre contro i Parti di Tiridate
Una nuova fase della vita di corbulone si aprì in occasione delle guerre romano-partiche: i Parti avevano sempre rappresentato in Oriente un pericolo per i romani, in particolare il loro re Vologese IV aveva avviato una politica estera piuttosto aggressiva e stava minacciando il territorio della Armenia, che era sempre stato uno stato cuscinetto tra i romani e i parti.
Inizialmente i romani agirono tentando la via della diplomazia: Corbulone con due legioni venne affiancato da Ummidio, un altro generale con altrettante legioni. Vennero richiesti a Vologase alcuni ostaggi per dimostrare la volontà di non combattere contro Roma. Forse perché cercava di prendere tempo per organizzare meglio la guerra o forse perché afflitto dalla ribellione di suo figlio, Vologase accettò di consegnare gli ostaggi, che si recarono presso gli accampamenti di un medio.
Ma Corbulone, che si riteneva il capo della spedizione, inviò un suo centurione per intercettarli e portarli al suo accampamento: nacque così una polemica e per non far vedere che i soldati romani litigavano fra di loro di fronte agli ostaggi nemici, si decise di lasciar scegliere direttamente agli ostaggi presso chi preferivano andare.
Questi decisero di recarsi da Corbulone il cui nome era evidentemente più noto rispetto a Ummidio. Dopo questo primo particolare episodio Corbulone ebbe nuovamente necessità di ricondurre il proprio esercito sotto controllo: gli uomini erano pigri, non combattevano da mesi e le legioni romane versavano in uno stato di ozio molto pericoloso.
Ancora una volta Corbulone utilizzò tutta la sua spietatezza per riprendere il controllo dei Legionari: li fece accampare in luoghi sperduti dal clima pessimo e gli fece realizzare delle costruzioni a tempo di record esigendo da loro la massima obbedienza. Si narra addirittura di un legionario che dovendo infilare un palo nel terreno in una zona ghiacciata aveva le mani talmente congelate che queste si ruppero e gli caddero dalle braccia.
La “ricetta” di Corbulone funzionò nuovamente e i legionari romani furono ben presto pronti a riprendere la guerra contro i Parti. al comando partico è raggiunto nel frattempo il fratello Tiridate. Tiridate evitò lo scontro campale dando inizio a una attività simile alla guerriglia: Corbulone allora divise l’esercito in più parti e chiese ad alcuni alleati fra cui Antioco VI e Farasmane, di compiere delle incursioni nel territorio nemico.
Nel frattempo continuò a stringere alleanze con i principi e i signori locali per portare dalla sua parte quanti più uomini possibile. Tiridate cercò a questo punto di ordire un tranello ai danni di Corbulone facendo finta di voler discutere della pace e convocò il generale romano in un luogo a lui favorevole. Normalmente quando due generali si incontravano venivano accompagnati da una nutrita guardia del corpo: Tiridate disse che Corbulone poteva essere accompagnato da tutti i Legionari che voleva a patto che questi fossero privi delle armature, a dimostrazione della loro non bellicosità.
Corbulone si rese conto però che i suoi uomini sarebbero stati esposti al tiro degli arcieri parti e che il suo opposto gli stava probabilmente tendendo un’imboscata: per questo motivo l’incontro non ebbe mai luog. Tiridate allora cercò di attaccare le linee di rifornimento dei romani, che in quella zona erano particolarmente lunghe e complesse, ma Corbulone aveva posizionato per tempo una serie di roccaforti a difesa a dei rifornimenti e gli attacchi dei Parti si rivelarono completamente inefficaci. Tutte le relazioni diplomatiche poste in atto si rivelarono completamente inutili e si giunse allo scontro aperto.
La conquista di Artaxata e Tigranocerta
La battaglia di Corbulone contro Tiridate scoppiò violenta: il romano decise di marciare immediatamente contro la città di Artaxata, una delle principali roccaforti dell’Armenia e Tiridate inviò più volte i propri uomini ad attaccare i Legionari Romani con la tecnica del “mordi e fuggi“, cercando di fargli perdere la posizione e e annientarli. Ma Corbulone, grazie alla sua disciplina ferrea, riuscì ad ottenere ordine e rigore da parte dei contingenti romani, i quali non abbandonarono le posizioni e l’ordine di marcia.
In questo modo i tentativi di Tiridate furono del tutto inutili e la città, di fronte ad un generale tanto caparbio e deciso, decise di aprire le porte: fattore che portò Corbulone a risparmiare la vita gli abitanti. Di lì a poco Corbulone attaccò anche Tigranocerta, la capitale dell’ Armenia.
Durante la sua avanzata contro Tigranocerta, Corbulone venne a sapere che alcuni Legionari stavano organizzando una cospirazione per ucciderlo, ordita probabilmente da agenti segreti inviati dai parti: fu in grado di individuare in tempo i responsabili e lì condannò a morte. La testa di uno dei congiurati venne lanciata all’interno delle mura di Tigranocerta e secondo le fonti cadde esattamente nel luogo dove si teneva il consiglio della città.
Anche questa aprì le porte a Corbulone sperando nel suo perdono e senza particolare sforzo i Legionari romani conquistarono la capitale armena. Tiridate non si diede però per vinto e mise sotto assedio la città con gran parte del suo esercito: Corbulone però, con una sortita improvvisa dei suoi Legionari, fu in grado di respingere gli avversari e di mantenere il controllo su Tigranocerta.
La campagna volgeva al termine quando sul campo di battaglia arrivo Lucio Ceseno Peto, un console inviato dall’imperatore Claudio per il proseguio della guerra partica: Peto desiderava infliggere nuove sconfitte ai Parti, ma il suo intervento fu una un disastro. Non conoscendo il territorio i Legionari Romani vennero più volte accerchiati e sconfitti: addirittura subirono l’umiliazione essere rapinati dagli uomini di Tiridate.
A Corbulone venne riassegnato quindiil comando delle operazioni con un contingente militare di grandi dimensioni: 7 legioni più gli ausiliari per un totale di 50000 uomini che iniziarono a marcialre nuovamente contro il nemico. Tiridate venne subito ai patti rendendosi conto che era necessario trovare una mediazione con Roma: i due si incontrarono nella città di Radeglia. Giunsero a degli accordi che prevedevano che Tiridate diventasse il nuovo re dell’ Armenia ma come sovrano scelto e incoronato dall’imperatore Nerone che nel frattempo era salito al trono.
Iin questo modo l’Armenia diventava un protettorato romano a tutti gli effetti: Tiridate accettò di recarsi a Roma per l’incoronazione e di fare formale e pubblico atto di sottomissione a Nerone. La guerra era stata sostanzialmente vinta dai Romani e l’Armenia era ritornata sotto la diretta influenza dell’imperatore.
I sospetti di Nerone e la morte di Corbulone
La fine per corbulone arrivò inaspettata e fu dovuta sostanzialmente ad un malinteso: l’imperatore Nerone era ormai inviso da diverso tempo allo Stato maggiore dell’esercito romano. Il suo governo dissennato, le sue paranoie personali e gli atti di crudeltà che ogni tanto compiva avevano causato diversi malumori che sfociarono nella congiura di Viniciano.
La congiura fu scoperta in tempo da Nerone e iniziarono una serie di condanne ed esecuzioni sommarie: vennero giustiziati tutti coloro che appartenevano al complotto ma anche persone solo lontanamente sospettate e che a volte non c’entravano nulla. La posizione di Corbulone iniziò a farsi pericolosa per il semplice motivo che Viniciano, il capo della congiura, era suo genero e Nerone sospettò inevitabilmente anche di Corbulone nel famoso viaggio in Grecia che Nerone compì. Di lì a poco il generale romano venne convocato, i due si incontrarono e il generale comprese le intenzioni dell’imperatore. L’uomo, intenzionato a finire con onore la propria vita senza lasciarsi catturare dagli emissari di Nerone, afferrò la spada e se la conficcò nel petto: secondo la tradizione avrebbe urlato la parola greca “Axios” che significa “sono degno”, probabilmente indicando che quella era la morte degna di un grande generale del suo livello.
L’intervento di Corbulone fu fondamentale per limitare le incursioni delle tribù germaniche e per riprendere un controllo importante sull’Armenia. Si trattò di una figura importante per il suo tempo: il principale generale assieme a Gneo Giulio Agricola in Britannia. La sua scomparsa per via dei sospetti di Nerone rappresentò un duro colpo per l’esercito romano che privò il trono imperiale di un personaggio straordinariamente spietato ma anche grandemente efficace.
Gli investitori d’oltremare hanno aumentato le loro partecipazioni in obbligazioni cinesi nel mese di giugno, segnando un’impennata negli acquisti per 31 mesi consecutivi. Lo rivelano i dati ufficiali rilasciati dalla China Central Depository & Clearing Co, Ltd.
Secondo i numeri pubblicati, alla fine di giugno l’importo totale delle obbligazioni in yuan possedute dalle istituzioni d’oltremare ha raggiunto circa 3.300 miliardi di yuan (circa 510,73 miliardi di dollari), con un aumento di 36,57 miliardi di yuan rispetto al mese precedente. Nella prima metà dell’anno, gli investitori esteri hanno aumentato le loro partecipazioni di obbligazioni denominate in yuan di oltre 450 miliardi di yuan, in crescita del 40,67% su base annua.
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