Speranze ormai ridotte al lumicino per il ritrovamento in vita delle 18 persone che ancora mancano all’appello dopo la valanga di fango abbattutasi sulla cittadina di Atami, nel Giappone centro meridionale, a distanza di poco più di una settimana, mentre è salito a 10 ieri il bilancio dei morti. Sono quasi 600 le persone ospitate negli hotel della cittadina a cui è stato chiesto di evacuare le proprie abitazioni in anticipazione del rischio di ulteriori cedimenti del terreno.
Le autorità hanno infatti posto la cittadina al livello massimo di allerta, il quinto, mentre continuano a imperversare le piogge torrenziali su gran parte del territorio. La prefettura di Shizuoka ha avvertito che l’area a monte del fiume Aizomegawa, il punto di origine della frana, è situata a 400 metri sul livello del mare. Da quel luogo una valanga costituita da terreno, rocce e vari detriti trasformatisi in fango, sono rotolati a valle con un’inclinazione di 11 gradi, seppellendo dozzine di case, lungo un percorso di oltre un chilometro, fino a raggiungere la baia di Sagami. La città di Atami, a 90 km a sud di Tokyo, è abitata da circa 34mila residenti, ed è un luogo di villeggiatura molto frequentato nei fine settimana per via delle sue sorgenti termali.
La nazionale italiana di calcio vincitrice dell’europeo è rientrata da Wembley poco dopo le 6 del mattino all’aeroporto di Fiumicino attesi da circa 200 tifosi. Decine di operatori aeroportuali si sono radunati sotto il velivolo e hanno applaudito lungamente la nazionale.
Successivamente gli Azzurri sono stati trasferiti all’hotel Parco dei Principi dove Giorgio Chiellini, è sceso dal pullman con una corona dorata in testa e la coppa in mano.
Nella giornata di oggi la Nazionale è attesa dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Quirinale e dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, a Palazzo Chigi.
Mattarella, torniamo vincitori
“Torniamo vincitori”. Sergio Mattarella sale sul volo di Stato che lo riporta a Roma dopo la finale degli Europei vinta dagli Azzurri e trova ad accoglierlo l’equipaggio che espone una bandiera tricolore.
“Ci ha portato fortuna”, hanno detto i comandanti dell’Aeronautica Militare. “Tutti quanti insieme abbiamo avuto fortuna, una vittoria bellissima”, ha risposto Mattarella.
Bonucci, la Coppa? Prende l’aereo e torna con noi…
Rendere felice un grande popolo è la cosa più bella che possa esistere, noi ce l’abbiamo fatta. Mi dispiace per gli inglesi, ma questa sera la coppa prende l’aereo e torna con noi”. Così Leonardo Bonucci, nella conferenza stampa dopo la vittoria con l’Inghilterra che ha permesso alla nazionale italiana di conquistare l’Europeo 53 anni dopo.
“L’abbraccio e le lacrime con Vialli, 30 anni fa eravamo insieme qui e perdemmo – ha detto il ct Roberto Mancini – Poi siamo amici da una vita. Riportare la coppa in Italia dopo tanti anni è incredibile. Vialli ed io ci siamo emozionati… forse è perché siamo anziani…”.
La festa degli italiani
È festa grande da nord a sud per una coppa, quella degli Europei, che mancava dal 1968, quando l’Italia vinse contro la Jugoslavia. Migliaia di persone si sono riversate nelle piazze italiane dopo la vittoria ai calci di rigore contro l’Inghilterra nel tempio di Wembley.
A piazza del Popolo, cuore della Capitale, si esulta con fumogeni colorati, abbracci e grida. L’impresa della nazionale di Roberto Mancini ha tenuto i tifosi incollati agli schermi fino all’ultimo calcio di rigore e ora si vivrà a una notte di festeggiamenti.
Dal palco della ‘fan zone’ i dj che hanno animato i tempi morti della partita ora stanno “pompando” la piazza con musica tecno, mentre tantissime persone sventolano i tricolori, che adesso si è trasformata in una discoteca a cielo aperto. Situazione simile a Milano. È piena piazza del Duomo dove si sono riversati migliaia di milanesi per celebrare vittoria della Nazionale.
Nonostante le transenne, il monumento a Vittorio Emanuele II è stato preso d’assalto da centinaia di giovani che ci si sono arrampicati. Anche qui, come a Roma, il trionfo azzurro viene celebrato con fumogeni, fuochi d’artificio, sventolio di bandiere tricolori e cori. Nelle vie del centro il traffico è in tilt per i caroselli delle auto mentre le strade sono percorse da un fiume di persone che cerca di raggiungere la piazza.
Un film a tinta azzurra che si ripete a Torino: migliaia di persone si sono riversate in strada per festeggiare la vittoria. Anche qui fuochi d’artificio, caroselli e tricolori stanno riempiendo le vie del centro e le piazze della città.
Nei giorni scorsi, come in tutto il Paese, le autorità avevano raccomandato di celebrare l’eventuale successo rispettando le norme anti-Covid. Festa speculare anche a Bologna, sotto le due Torri, tra le vie del centro e sui viali di circonvallazione, dove la gioia sembra incontenibile.
Da Piacenza a Rimini, in tutte le città della regione impazzano i festeggiamenti. Per la vittoria degli Azzurri è esplosa di gioia piazza De Ferrari, al centro di Genova. Persone in strada con bandiere, trombette, cori, fumogeni e petardi. Oltre 5 mila le persone in piazza, concentrate attorno alla fontana spenta e svuotata per l’occasione.
Dopo un inizio teso, con la presenza anche di Polizia e Carabinieri in tenuta antisommossa, alla fine ha prevalso la festa. Tifosi impazziti in centro a Palermo. Bandiere tricolore, trombette e facce colorate di verde, bianco e rosso in piazza Politeama. Nel cuore del centro del capoluogo siciliano si riversano in strada i palermitani, subito dopo l’ultimo rigore parato da Donnarumma che consegna l’Europeo agli Azzurri.
Parti della Siria settentrionale affronteranno rapidamente una crisi umanitaria massiccia se il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non riuscirà questa settimana a votare una risoluzione che consente alle Nazioni Unite di fornire aiuti attraverso il confine turco-siriano.
La risoluzione, che consente alle Nazioni Unite di coordinare le spedizioni di aiuti alla Siria attraverso un solo valico di frontiera, scadrà sabato. Milioni di siriani dipendenti dai soccorsi guidati dalle Nazioni Unite sarebbero immediatamente messi a rischio se decade.
La Russia ha promesso per quasi un anno di porre il veto a qualsiasi risoluzione che consenta di continuare gli aiuti transfrontalieri, considerando la sua distribuzione nelle aree detenute dagli oppositori del presidente Bashar al-Assad, alleato di Mosca, come una violazione della sovranità della Siria. L’amministrazione Biden è favorevole all’espansione degli aiuti transfrontalieri alla Siria e il dibattito sulla risoluzione è emerso come un test di alto profilo per stabilire se Stati Uniti e Russia, in un momento di crescenti tensioni, possano identificare questioni su cui creare un terreno comune.
Funzionari dell’amministrazione dal presidente Biden hanno descritto la questione degli aiuti come un esempio del tipo di cooperazione che desiderano dalla Russia mentre cercano un percorso verso accordi strategici a lungo termine su questioni di cyber e non proliferazione.
Sebbene Putin non abbia preso alcun impegno, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan ha dichiarato: “Crediamo che ci sia spazio per gli Stati Uniti e la Russia per lavorare insieme su un risultato positivo in modo che la risoluzione venga approvata, che l’attraversamento venga sostenuto e che altre misure per alleviare le sofferenze del popolo siriano sono adottati anche con gli Stati Uniti e la Russia che lavorano insieme”.
Martedì, al valico di Bab al-Hawa, i siriani che si preparano a tornare a casa dalla Turchia hanno descritto la schiacciante dipendenza dei parenti dagli aiuti umanitari. “Non c’è lavoro” nella provincia settentrionale di Idlib, in Siria, ha detto un uomo di 31 anni, riparandosi dal sole sotto un albero lungo un spartitraffico mentre un convoglio di veicoli delle Nazioni Unite passava veloce.
I suoi parenti a Idlib, sfollati da un’offensiva del governo siriano su larga scala, hanno ricevuto “tutto” dalle agenzie di aiuto, ha detto, inclusi contanti, cibo, detersivi e vestiti. “L’aiuto delle Nazioni Unite, dalla Turchia, è il motivo per cui le persone sono vive”, ha detto l’uomo, che ha parlato a condizione di anonimato per evitare di attirare l’attenzione delle autorità su entrambi i lati del confine.
“Sono una persona che fornisce assistenza a 26 persone”, ha detto l’uomo, che lavorava nell’edilizia in Turchia. “Non posso provvedere a questo numero di persone”.
Con circa 1.000 camion che trasportano aiuti al mese, l’operazione delle Nazioni Unite attraverso Bab al-Hawa “è una delle più grandi operazioni di aiuto in tutto il mondo”, ha affermato Cutts. Se la risoluzione scade sabato, “molte persone ne soffriranno. Si perderanno delle vite”.
Secondo Mahmoud Daher, capo della squadra di emergenza dell’Organizzazione mondiale della sanità con sede a Gaziantep, in Turchia, il sistema sanitario nel nord-ovest della Siria faceva affidamento sulle Nazioni Unite per circa il 40% dei suoi servizi. L’OMS, come altre agenzie delle Nazioni Unite, sta preposizionando le forniture nel nord-ovest della Siria, inclusi kit di emergenza per interventi chirurgici e forniture per focolai di coronavirus , scorte che potrebbero durare da quattro a sei mesi.
Ma non sarebbero sufficienti se le esigenze mediche nella provincia aumentassero, ha detto.
Oltre mille soldati dell’esercito afghano sono fuggiti nel vicino Tagikistan per mettersi in salvo dopo uno scontro armato con i talebani nel nord.
Il Comitato per la sicurezza nazionale di Dushanbe ha fatto sapere che “1.037” soldati delle forze armate governative afghane hanno varcato il confine “per salvare le loro vite” dopo combattimenti notturni con i talebani, che hanno intensificato la loro offensiva nel nord e nel resto dell’Afghanistan contestualmente al ritiro delle truppe americane e straniere dopo 20 anni di guerra.
I talebani avrebbero preso il controllo di sei distretti della provincia afghana del Badekhshan, che confina con il Tagikistan, dove, dallo scorso maggio, quando i ribelli jihadisti hanno iniziato la loro offensiva, hanno varcato il confine già diverse decine di militari afghani.
Intanto, le forze governative afghane stanno pianificando una controffensiva nelle province settentrionali del Paese dopo aver perso terreno nei confronti dei talebani. Il consigliere per la sicurezza nazionale Hamdullah Mohib ha detto che le forze governative non si aspettavano l’offensiva talebana, assicurando che avrebbero “assolutamente e sicuramente” contrattaccato.
La marcia dei talebani attraverso il nord dell’Afghanistan ha acquisito slancio durante la notte con la cattura di diversi distretti dalle forze afghane in fuga. I talebani ora controllano circa un terzo di tutti i 421 distretti e centri distrettuali in Afghanistan.
Nuovo record di contagi Covid nel Regno Unito, alimentati dalla variante Delta (ex indiana): nelle ultime 24 ore, secondo i dati del governo, ne sono stati registrati 32.548, picco da metà gennaio, su circa un milione di tamponi.
Resta invece in proporzione per ora nettamente inferiore – grazie all’effetto delle vaccinazioni – il totale dei ricoveri negli ospedali (salito poco oltre quota 2.400), mentre i morti giornalieri calano addirittura leggermente: 33 contro 37 di ieri. I vaccini somministrati sfiorano intanto 80 milioni di dosi, con oltre il 64,6 per cento degli over 18 interamente immunizzati sull’isola e l’86,4 per cento coperti da una dose.
Il governo britannico è “fiducioso” di poter tenere a bada il rischio di un focolaio di contagi Covid alimentato dalla variante Delta nell’ambito delle semifinali degli Europei di calcio (che stasera vedono protagonista l’Inghilterra) e della finale di domenica, ma non può “garantire” il rischio zero.
Lo ha detto oggi a radio Lbc il ministro dell’e Attività Produttive, Kwasi Kwarteng, interpellato sui 60 mila spettatori ammessi per queste ultime partite di Euro2020 allo stadio di Wembley e sull’impatto di raduni e festeggiamenti per le strade di Londra.
L’Oms: almeno quattro milioni di morti per Covid
Almeno quattro milioni di persone sono morte per l’epidemia di Covid 19 in tutto mondo. Lo ha annunciato l’Organizzazione mondiale della Sanità. Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante una conferenza stampa per fare il punto sull’epidemia di Covid-19, è tornato a sottolineare l’importanza dei vaccini: – “Ho chiesto ai ministri dell’Economia che si riuniranno per il G20 un impegno affinché il 10% delle persone in tutti i Paesi venga vaccinato entro settembre e che tale cifra salga al 40% entro la fine del 2021. Questo ci metterebbe sulla strada per immunizzare il 70% delle persone in tutti i Paesi entro la metà del 2022”, ha spiegato.
Un’Haiti già in difficoltà si sta riprendendo dall’assassinio del presidente Jovenel Moïse seguito da uno scontro a fuoco in cui la polizia ha ucciso quattro dei sospettati di omicidio, ne ha arrestati altri due e liberato tre ufficiali tenuti in ostaggio.
I funzionari si sono impegnati a trovare tutti i responsabili dell’irruzione nella casa di Moïse prima dell’alba di mercoledì in cui è stato colpito a morte e sua moglie, Martine Moïse, gravemente ferita. È stata portata in aereo a Miami per le cure.
Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza di due settimane per aiutarlo a dare la caccia agli assassini.
Il primo ministro ad interim, Claude Joseph, ha dichiarato alla televisione: “Chiedo calma. È tutto sotto controllo. Questo atto barbaro non resterà impunito».
Léon Charles, il direttore della polizia nazionale di Haiti, descrivendo l’uccisione e l’arresto dei sospetti ha detto: “Li abbiamo bloccati lungo il percorso mentre lasciavano la scena del crimine… Da allora, abbiamo combattuto con loro. Verranno uccisi o catturati. L’inseguimento dei mercenari continua. Il loro destino è fissato. Cadranno nei combattimenti o verranno arrestati”.
Moïse, un ex uomo d’affari di 53 anni è entrato in carica nel 2017.
Secondo nuovi dettagli emersi nei rapporti locali, gli aggressori hanno legato il personale mentre uno dei tre figli di Moïse è sopravvissuto nascondendosi nella camera da letto di suo fratello.
Moïse è stato colpito almeno una dozzina di volte ed è morto sul colpo, secondo Carl Henry Destin, un funzionario giudiziario, che ha affermato che l’ufficio e la camera da letto del presidente sono stati saccheggiati ed è stato trovato disteso sulla schiena, coperto di sangue.
Il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha firmato il decreto attuativo che rende operativo il bonus rottamazione Tv, che sostiene i cittadini nell’acquisto di televisori compatibili con i nuovi standard tecnologici di trasmissione del digitale terrestre Dvbt-2/Hevc Main 10. La nuova tecnologia consentirà di migliorare la qualità del segnale e di dare spazio alle trasmissioni in alta definizione.
L’agevolazione consiste in uno sconto del 20% sul prezzo d’acquisto, fino a un massimo di 100 euro, che si può ottenere rottamando un televisore acquistato prima del 22 dicembre 2018. Il bonus rottamazione Tv ha, infatti, l’obiettivo di favorire la sostituzione di apparecchi televisivi che non saranno più idonei ai nuovi standard tecnologici, al fine di garantire la tutela ambientale e la promozione dell’economia circolare attraverso un loro corretto smaltimento.
A differenza del precedente incentivo, che resta comunque in vigore ed è pertanto cumulabile per coloro che sono in possesso di tutti i requisiti, il bonus rottamazione Tv si rivolge a tutti i cittadini in quanto non prevede limiti di ISEE. In particolare, verrà riconosciuto un bonus per l’acquisto di un televisore per ogni nucleo familiare fino al 31 dicembre 2022. Le risorse destinate alla misura sono complessivamente 250 milioni di euro.
Il provvedimento individua tre requisiti per beneficiare dell’incentivo: residenza in Italia, rottamazione di un televisore e il pagamento del canone di abbonamento al servizio di radiodiffusione. A tal riguardo è previsto che potranno accedere all’agevolazione anche i cittadini, di età pari o superiore a settantacinque anni, che sono esonerati dal pagamento del suddetto canone.
La rottamazione potrà essere effettuata in sede di acquisto del nuovo televisore, consegnando al rivenditore quello vecchio, che si occuperà poi dello smaltimento dell’apparecchio e di ottenere un credito fiscale pari allo sconto riconosciuto al cliente al momento dell’acquisto del nuovo apparecchio. Un’altra modalità per rottamare la vecchia tv è consegnarla direttamente in una isola ecologica autorizzata. In questo caso un modulo certificherà l’avvenuta consegna dell’apparecchio, con la relativa documentazione per richiedere lo sconto sul prezzo di acquisto.
In vista del passaggio agli standard di trasmissione del digitale terrestre di nuova generazione Dvbt-2/Hevc Main 10 i cittadini possono verificare la compatibilità dei televisori in proprio possesso e gli elenchi delle apparecchiature idonee seguendo le informazioni e le procedure indicate sul sito nuovatvdigitale.mise.gov.it.
Il decreto, controfirmato dal ministro dell’economia e delle finanze, è stato inviato alla Corte dei Conti per la registrazione.
L’Antitrust ha avviato un’istruttoria su alcune clausole dell’accordo fra Tim e Dazn per la distribuzione e il supporto tecnologico relativo ai contenuti dei Pacchetti 1 e 3 dei diritti per la visione delle partite del Campionato di calcio di Serie A nel triennio 2021-2024.In particolare, il procedimento è volto ad accertare se esista una possibile intesa restrittiva della concorrenza per le clausole che limitano commercialmente DAZN nell’offerta di servizi televisivi a pagamento, con l’effetto, fra l’altro, di ridurre la sua capacità di proporre sconti agli utenti finali e di ostacolare altri operatori di telecomunicazioni.
“Siamo fiduciosi che a seguito del contradditorio con l’Autorità verranno chiariti tutti gli aspetti oggetto del procedimento, certi che l’accordo con Dazn ha come obiettivo quello di sviluppare la concorrenza nel mercato della pay-tv, la visione dei contenuti in streaming e accelerare il processo di digitalizzazione del Paese a beneficio di tutti clienti e degli operatori di telecomunicazioni”, Lo evidenzia in una nota Tim circa l’istruttoria avviata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
La tetrarchia fu una forma di governo, istituita dall’imperatore romano Diocleziano nel 293 d.C., concepita nel tentativo di gestire l’immenso territorio dell’Impero romano dividendolo in porzioni, con una amministrazione quasi completamente autonoma, per far fronte alle urgenti riforme necessarie e ai pericoli militari del periodo tardo Imperiale.
Nonostante il sistema della tetrarchia venne studiato da Diocleziano nei minimi dettagli, il meccanismo, che diede comunque buoni frutti a livello amministrativo, si inceppò quasi immediatamente, facendo sprofondare Roma in una nuova guerra civile da cui emerse il nuovo Imperatore Costantino.
Tetrarchia, governo di quattro persone
Il termine tetrarchia significa “governo a guida di quattro persone“: in linea teorica non è un termine esclusivo dell’imperatore Diocleziano, ma identifica in linea più generale qualsiasi governo che viene diviso fra quattro reggenti.
Già molto prima di Diocleziano era esistita infatti la tetrarchia della Giudea, istituita dopo la morte di Erode il Grande: anche Plinio il Vecchio, vissuto diversi secoli prima di Diocleziano, citava regolarmente il termine tetrarchia ogni qualvolta voleva fare riferimento al governo di quattro uomini.
Tuttavia l’esempio più importante e duraturo di tetrarchia è sicuramente quella organizzata dall’imperatore Diocleziano che si ritrovò uno stato romano lacerato dalle lotte interne, orfano di riforme estremamente urgenti e fiaccato dalla sostanziale impossibilità di governare un territorio tanto vasto.
Per questo motivo, Diocleziano iniziò a concepire una forma di governo più adatta alle esigenze di un territorio tanto immenso e sterminato: in una prima fase iniziò con una diarchia, un governo di due. Oltre a lui, in qualità di imperatore, venne infatti nominato il generale Massimiano, cresciuto insieme a Diocleziano prima come Cesare, in qualità di imperatore minore o co-imperatore, e poi nel 286 d.C. come Augusto, con lo stesso ruolo e potere di Diocleziano.
In questo modo l’Impero romano fu gestito per la prima volta in maniera istituzionale da due imperatori: Diocleziano si occupava delle questioni urgenti nelle regioni orientali, quelle che nel suo periodo apparivano più problematiche, mentre Massimiano si occupava allo stesso modo delle regioni occidentali.
Nel 293 d.C. la diarchia sembrava aver dato già dei buoni risultati, tanto che Diocleziano e Massimiano erano riusciti a dare una certa stabilità al potere imperiale e ad attuare una serie di riforme, non tutte coronate da successo, ma fondamentali per interrompere la crisi dell’impero romano.
Dal momento che i problemi civili e militari erano comunque ingenti e prevedendo il problema della successione, Diocleziano, con il consenso di Massimiano, aumentò la diarchia ad una tetrarchia, nominando per ognuno dei due Augusti, due cesari (vice e futuri successori) rispettivamente Galerio e Costanzo Primo.
I quattro tetrarchi non si stabilirono a Roma ma in altre città più vicine alle frontiere che permettevano di assicurare una difesa dei confini dell’impero in particolare nella zona della Persia e contro i barbari germanici presso il fiume Reno e il Danubio. Questi centri sono conosciuti come “capitali tetrarchiche”: Roma rimase perse così per sempre la sua centralità, rimanendo solamente una capitale “morale”.
Le nuove quattro capitali erano Nicomedia, scelta per tenere sotto controllo l’Oriente ed eventuali minacce da parte dei Persiani, Treviri, nelle Gallie, per controllare le zone comprese nell’attuale Germania; Sirmio, la capitale preferita da Diocleziano, nell’attuale Serbia, e Mediolanum, vicina alle Alpi.
Tetrarchia: la propaganda e i successi militari
In termini puramente giuridici non vi era una precisa divisione tra i quattro tetrarchi, ma di fatto ogni imperatore aveva la sua zona di influenza e ogni tetrarca interveniva spesso personalmente sui campi di battaglia, mantenendo il pieno potere militare mentre, a livello amministrativo, la maggior parte del burocrazia veniva delegata al proprio prefetto del Pretorio.
Un aspetto fondamentale della tetrarchia fu la propaganda politica: sebbene il potere del sistema tetrarchico fosse diviso fra quattro persone diverse, l’immagine pubblica di quattro imperatori era gestita con cura per dare l’apparenza di un impero unito. Un fattore particolarmente importante dopo le numerose guerre civili del III secolo che avevano sconvolto il popolo romano: i tetrarchi apparivano sempre identici nelle rappresentazioni eseguite sulle monete o sui ritratti ufficiali e sulle sculture.
Il ritratto più importante della tetrarchia è certamente quello quattro tetrarchi scoperto in una scultura bizantina nella quale i quattro governanti vengono riprodotti con identiche fattezze e lo stesso equipaggiamento militare.
Il principale successo della tetrarchia fu sicuramente di carattere militare: uno dei maggiori problemi degli imperatori durante la crisi del III secolo, era l’impossibilità di seguire contemporaneamente più fronti di guerra.
In teoria si potevano delegare alcune missioni ad altri generali, ma per un imperatore era rischioso concedere un grande potere militare ad un generale sottoposto, in quanto in quel periodo non era raro che un generale vittorioso si autoproclamasse come nuovo imperatore, sfidando l’autorità.
La tetrarchia rese istituzionale l’esistenza di quattro imperatori e comandanti militari, e questo assicurò una serie di importanti vittorie.
Dopo aver subito una sconfitta da parte dei Persiani nel 296 d.C., Galerio sconfisse Narsete nel 298 d.C. annullando una serie di battaglie perdute dai Romani nel corso del secolo precedente, catturando diversi membri della famiglia imperiale avversaria, requisendo una notevole quantità di bottino e ottenendo un trattato di pace molto favorevole ai romani che assicurò una tregua tra le due potenze per almeno una generazione.
Allo stesso modo, Costanzo fu in grado di sconfiggere l’usurpatore Aletto, che in Britannia minacciava il potere Imperiale: Massimiano potè invece dedicarsi alla pacificazione dei Galli, mentre Diocleziano represse efficacemente la rivolta di Domiziano in Egitto.
La successione: il punto debole della Tetrarchia
Il punto debole della tetrarchia fu la successione: Diocleziano era perfettamente consapevole che il meccanismo di successione era sempre stato uno dei problemi principali nella gestione del potere imperiale.
Per questo aveva pensato ad un sistema in cui i due Augusti, ad un certo punto della loro carriera, si sarebbero spontaneamente ritirati a vita privata. I rispettivi Cesari sotto di loro, sarebbero diventati i nuovi Augusti, e questi avrebbero subito nominato due nuovi Cesari, in un meccanismo che si sarebbe rinnovato continuamente.
Quando nel 305 d.C. Diocleziano e Massimiano abdicarono, Galerio e Costanzo furono elevati al rango di Augusto e nominarono i due nuovi Cesari: Massimino per Galerio e Valerio Severo per Costanzo, dando vita alla seconda tetrarchia.
Purtroppo il sistema andò rapidamente in crisi quando Costanzo morì nel 306 d.C. e Galerio promosse Severo ad Augusto mentre Costantino, il figlio di Costanzo, fu proclamato Augusto dalle truppe di suo padre. Massenzio, il figlio di Massimino, risentito dall’essere stato lasciato fuori dai nuovi accordi, sconfisse Severo e lo costrinse ad abdicare.
Massenzio e Massimino si dichiararono entrambi Augusti, portando nel 308 d.C. a quattro il numero dei pretendenti alla carica (Galerio, Costantino, Massimino e Massenzio) e alla presenza di un solo Cesare.
Lo stesso anno Galerio, insieme agli imperatori “in pensione” Diocleziano e Massimiano, indisse una “conferenza” imperiale a Carnuntum, sul fiume Danubio. Il consiglio convenne che Licinio sarebbe diventato Augusto in Occidente, con Costantino come suo Cesare. In Oriente, Galerio rimase Augusto e Massimino rimase il suo Cesare.
Massimiano doveva ritirarsi e Massenzio fu dichiarato usurpatore. Un accordo che si rivelò disastroso: Massenzio era diventato de facto sovrano d’Italia e d’Africa senza alcun grado imperiale, e né Costantino né Massimino, entrambi cesari, erano disposti a tollerare la promozione dell’augusto Licinio come loro superiore.
Dopo un tentativo fallito di placare sia Costantino che Massimino con l’insignificante titolo “filius augusti” (figlio dell’augusto), entrambi dovettero essere riconosciuti come Augusti nel 309 d.C.: la situazione non faceva ben sperare per il sistema tetrarchico.
Tra il 309 d.C. e il 313 d.C. la maggior parte dei pretendenti alla carica imperiale morirono o furono uccisi in varie guerre civili: Costantino costrinse Massimiano al suicidio nel 310 d.C. e Galerio morì naturalmente nel 311 d.C.. Massenzio fu sconfitto da Costantino nella battaglia di Ponte Milvio nel 312 d.C. e successivamente ucciso, mentre Massimino si suicidò a Tarso nel 313 d.C. dopo essere stato sconfitto in battaglia da Licinio.
Nel 313, quindi, rimanevano solo due imperatori: Costantino in Occidente e Licinio in Oriente. Il sistema tetrarchico era alla fine, anche se Costantino impiegò fino al 324 d.C. per sconfiggere definitivamente Licinio, riunendo le due metà dell’Impero Romano e dichiarandosi unico Augusto.
La dinastia dei Severi fu una dinastia imperiale romana che governò su Roma tra il 193 d.C. e il 235 d.C.. Venne fondata dall’imperatore Settimio Severo, salito al potere dopo un periodo convulso denominato “anno dei cinque imperatori” .
Al termine della sanguinosa guerra civile, in cui diversi contendenti puntavano al governo dello Stato Romano, Settimio Severo, assieme a sua moglie Giulia Domna, riuscì ad assurgere al ruolo imperiale. Dopo regni brevi e gli omicidi dei figli Caracalla e Geta, i parenti della donna ottennero il potere, facendo nominare il diciassettenne Eliogabalo al comando dell’impero, seguito poi da Alessandro Severo.
Si trattò di una dinastia fondata sul potere dell’esercito e interrotta da diversi tentativi di usurpazione del trono, come nel caso di Macrino, ma fu anche una dinastia guidata da alcune matriarche, tra cui la stessa Giulia Domna e le sue nipoti, Giulia Soemia e Giulia Mamea.
Settimio Severo
Lucio Settimio Severo nacque da una famiglia libico-punica di rango equestre nella città di Leptis Magna, nella provincia romana di Libia. Fu protagonista di una carriera militare abbastanza brillante sotto gli imperatori della dinastia Antonina e fondamentale per la vita di Settimio Severo fu il matrimonio con la nobildonna siriana Giulia Domna, dai quali ebbe i figli Caracalla e Geta.
In un periodo in cui gli imperatori venivano continuamente proclamati sui campi di battaglia direttamente dai Legionari, nel 193 d.C. i soldati di stanza nella regione del Norico nominarono Settimio Severo come nuovo imperatore: Severo, dopo aver affrontato il rivale Clodio Albino nella battaglia di Lugdunum, rimase solo al comando.
I primi incarichi di Severo furono prettamente di ordine militare: combattè una guerra di notevole successo contro i Parti ad Oriente, ma si impegnò anche in diverse campagne per domare le incursioni barbariche nella Britannia romana, oltre a ricostruire il Vallo di Adriano, un enorme muro che rappresentava il confine tra la provincia romana e le tribù del Nord, che era stato più volte attaccato e la cui struttura era stata compromessa da ripetute incursioni.
I rapporti di Settimio Severo con il Senato di Roma furono piuttosto scarsi, ma fu in grado di farsi benvolere dal popolo e dai soldati, anche grazie ad una serie di continui donativi. A partire dal 197 d.C., Settimio Severo si accorse che il suo prefetto del Pretorio, Gaio Fulvio Claudiano, stava conquistando un’influenza sempre maggiore e che probabilmente tramava contro di lui: scoperto in tempo, venne giustiziato nel 205 d.C.
Settimio Severo fu anche protagonista di una pesante persecuzione contro i cristiani ed ebrei in quanto questi gruppi religiosi, rifiutandosi di sacrificare agli Dei protettori dell’imperatore, venivano considerati come un pericolo per il culto ufficiale. Severo morì durante una campagna in Britannia e, come da suoi desideri, gli succedettero i figli Caracalla e Geta, che aveva elevato al rango di imperatori negli ultimi anni antecedenti la sua morte.
Caracalla
Caracalla, il figlio maggiore di Settimio Severo, nacque con il nome di Lucio Settimio Bassiano nelle Gallie. Il nome Caracalla gli venne affibbiato in riferimento alla tunica gallica con il cappuccio che era abituato ad indossare abitualmente, anche mentre dormiva. Pochi anni prima della morte del padre, Caracalla fu proclamato Augusto assieme al fratello minore Geta: i rapporti tra i due fratelli si rivelarono immediatamente pessimi, rendendo impossibile trovare un accordo su quasi ogni atto della gestione imperiale e la madre Giulia Domna fu costretta più volte a mediare tra di loro.
Fonti antiche tramandano addirittura che il palazzo imperiale venne diviso in due aree separate e i due fratelli si incontravano solamente in presenza della madre e di un nutrito gruppo di guardie del corpo. Con un colpo di scena, Caracalla uccise Geta in un momento in cui la sua guardia personale era distratta: una volta ottenuto il comando assoluto, Caracalla si fece subito notare per le generose tangenti che concedeva ai Legionari ma anche per una crudeltà senza precedenti.
Caracalla organizzò numerosi omicidi di nemici e rivali, alcuni reali, altri solamente sospettati. Non solo: dimostrò anche di non saper gestire l’Impero in maniera adeguata, ignorando riforme necessarie e delegando sempre di più le decisioni più importanti alla madre.
Caracalla viene ricordato però anche per alcune campagne dal discreto successo contro gli Alemanni e soprattutto per la costruzione delle omonime Terme: il monumento più duraturo di questa categoria. Emise anche un editto con cui concedeva la cittadinanza a quasi tutti gli abitanti dell’impero: si trattò di una manovra che fece discutere gli storici del suo tempo e anche quelli di oggi.
Per alcuni si tratta di un gesto universale di riconoscimento del potere di Roma, per altri fu una misura pensata per aumentare il numero dei contribuenti da tassare, che tolse alla cittadinanza romana il significato che aveva, soprattutto sul piano del diritto.
Caracalla fu assassinato durante una campagna contro i Parti da un membro della Guardia pretoriana, senza avere avuto il tempo di attuare ulteriori riforme.
Macrino
Marco Opilio Macrino nacque nel 164 d.C. a Cesarea in Mauretania (oggi Cercel in Algeria) nonostante provenisse da un ambiente umile e non imparentato dinasticamente con i Severi, fu nominato prefetto della Guardia Pretoriana sotto Caracalla per i suoi meriti militari e per il suo acume come generale.
Macrino fu coinvolto in una cospirazione per uccidere l’imperatore: l’8 aprile del 217 d.C. Caracalla fu assassinato mentre viaggiava verso Carre. Tre giorni dopo, Macrino fu dichiarato Augusto e, anche se non ci sono delle prove che sia stato proprio Macrino ad uccidere o a far uccidere Caracalla, la maggioranza delle fonti antiche nutre dei forti sospetti in merito.
La prima decisione più significativa di Macrino fu quella di concordare una pace con l’impero dei Parti, anche se le condizioni di resa furono piuttosto umilianti per i romani: una delle ragioni che mise subito in crisi il governo di Macrino fu però quello di non aumentare la paga alle truppe orientali, che avevano combattuto già sotto Caracalla.
Dopo alcuni mesi di ribellioni da parte di buona parte dell’esercito in Siria, Macrino venne a sapere che le donne della famiglia dei Severi stavano organizzando la sua deposizione e la nomina del loro figlio Eliogabalo. Macrino spostò le sue truppe di fedelissimi vicino alla città di Antiochia per affrontare gli avversari: nonostante una buona prestazione da parte della sua Guardia Pretoriana, i suoi soldati furono sconfitti e l’imperatore non riuscì a fuggire in Calcedonia.
La sua autorità era andata completamente perduta: fu tradito e giustiziato dopo un regno di soli quattordici mesi. Anche suo figlio Diadumeniano, che Macrino mirava a far diventare suo reggente e poi successore, venne individuato e giustiziato.
Eliogabalo
Eliogabalo nacque con il nome di Avito Bassiano nel 204 d.C.: il suo nome Eliogabalo o Elagabalo faceva riferimento al Dio del sole siriano e alla Dea Gabal di cui era diventato fedele e sacerdote già dalla più tenera età. La nonna di Eliogabalo, Giulia Mesa, sorella e cognata di Giulia Domna, aveva organizzato nei minimi dettagli la successione verso il ragazzo, persuadendo in particolar modo i soldati della III Legione gallica, anche attraverso l’utilizzo di una enorme ricchezza accumulata della sua famiglia.
Eliogabalo, per intercessione della nonna e della madre, venne vestito con la porpora imperiale e incoronato imperatore direttamente dai soldati: il suo regno tuttavia non portò alcuna riforma significativa. Il ragazzo, secondo le fonti antiche, era dedito ad ogni tipo di vizio e di distrazione: alcuni dicono che durante un banchetto avrebbe inondato il tavolo di petali di rosa e che abbia sposato il suo amante, il quale venne in seguito nominato “marito dell’imperatrice.”
Si dice ancora che Eliogabalo avrebbe sposato una vergine vestale, chiamata Aquilia Severa, che per precetto non poteva certamente consumare alcun rapporto matrimoniale.
Dione Cassio suggerisce che fosse transessuale e che avrebbe offerto ingenti somme ai migliori medici del suo tempo per cercare di ottenere la mutilazione e dei nuovi genitali femminili: vedendo che il comportamento oltraggioso e senza controllo di suo nipote significava una consistente perdita di potere, la nonna Giulia Mesa persuase Eliogabalo ad accettare il suo giovane cugino, Severo Alessandro, come Cesare e quindi futuro imperatore.
Alessandro era ben più popolare tra le truppe, le quali non sopportavano il comportamento dissennato dell’imperatore. Eliogabalo, geloso di questa popolarità, rimosse il cugino dal titolo di Cesare: un atto che fece infuriare la Guardia Pretoriana, che entrò in ammutinamento e uccise l’augusto, sua madre e i consiglieri più stretti.
Alessandro Severo
Alessandro Severo fu uno dei principali imperatori della omonima dinastia: nato con il nome di Marco Bassiano Alessiano, intorno al 208 d.C.. Venne immediatamente eguagliato all’impopolare Eliogabalo su sollecitazione della nonna Giulia Mesa il 6 marzo del 222 d.C..
A seguito di alcuni intrighi di palazzo, si sparse la voce per Roma che Alessandro era stato ucciso: con molta probabilità questa voce era stata messa in giro dall’invidioso Imperatore. Alessandro era in realtà vivo e i pretoriani decisero di mettere fine alla vita di Eliogabalo proclamando Alessandro Severo come nuovo Augusto.
Il giovanissimo Alessandro Severo governò sotto la stretta influenza della madre Giulia Avita Mamea : restituì una certa parte dei poteri al Senato Romano e guidò l’Impero con una moderazione che lo distinse nettamente da Eliogabalo.
Il principale problema nel periodo di Alessandro Severo fu la crescente forza dell’impero Sasanide, il quale rappresentava in quel momento la più grande sfida per Roma, ma anche la necessità di combattere contro le incursioni delle tribù germaniche nelle Gallie stava diventando un’urgenza.
Le sue campagne, costantemente seguito dalla madre, non ottennero particolari successi militari e i soldati, rendendosi conto di non avere un comandante militare di livello, lo uccisero sul campo di battaglia.
La morte di Alessandro Severo fu l’evento epocale che diede convenzionalmente inizio al travagliato periodo denominato “Crisi del terzo secolo” dove l’impero venne scosso da una successione forsennata di imperatori militari, generali ribelli e contro-imperatori, che regnarono per brevissimo tempo in un vero e proprio caos governativo, dominato sia dalla guerra civile che da una generale instabilità e da un grande disordine economico.
In questo periodo solamente Massimino il Trace, imperatore dal 235 d.C. al 238 d.C. cerco di operare, senza riuscirci, alcune riforme necessarie: sarà solo durante il regno di Diocleziano, cinquanta anni dopo, che Roma riuscirà a ritrovare una relativa stabilità e l’esecuzione di riforme urgenti.
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