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Oplontis, sulle tavole romane più cereali che pesce

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A Oplontis, nell'antica area vesuviana, le indagini sui resti delle vittime dell'eruzione del Vesuvio offrono un quadro inedito sulle abitudini alimentari e sulle condizioni di vita della popolazione del I secolo. Il nuovo studio multidisciplinare si è concentrato sull'ambiente 10 della cosiddetta "Villa B", un luogo situato di fronte al porto dove un gruppo di fuggiaschi cercò disperatamente riparo durante la catastrofe del 79 d.C., trovandovi invece la morte.

Una recente revisione critica di questo contesto archeologico ha permesso agli studiosi di stabilire che il numero delle persone decedute all'interno dell'edificio era. . .

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L’altare nel Danubio che racconta la frontiera romana

A Dunaújváros, in Ungheria centrale, le acque del Danubio hanno restituito un antico reperto in calcare dedicato a Giove. Il ritrovamento è avvenuto in modo inaspettato il 3 agosto, mentre un'équipe dell'Intercisa Múzeum, guidata dall'archeologo subacqueo Attila J. Tóth, stava ispezionando le rive nell'area dell'isola di Szalki alla ricerca delle tracce di un monastero medievale. Il ritiro del livello del fiume, causato dalla forte siccità, ha invece reso temporaneamente accessibili porzioni di fondale che nascondevano le testimonianze del confine imperiale. Il 5 agosto i ricercatori. . .

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Il relitto del vino che riemerge a Mazara del Vallo

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A Mazara del Vallo, in Sicilia, un relitto di epoca romana è stato individuato a quarantasei metri di profondità, a circa tre miglia dalla costa. Il ritrovamento, che risale al periodo compreso tra il II secolo a.C. e il I secolo a.C., mette a disposizione degli studiosi un deposito intatto di centinaia di anfore e attrezzature navali. La scoperta offre una nuova opportunità per comprendere le dinamiche commerciali della tarda età repubblicana nel bacino del Mediterraneo.

Il giacimento sottomarino è stato segnalato alle autorità da due apneisti durante un allenamento sportivo. Secondo. . .

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Le antiche stele che uniscono l’Egitto a Roma

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A Damietta, lungo la costa mediterranea dell'Egitto, gli archeologi hanno portato alla luce un antico complesso funerario. Il sito, situato precisamente nell'area di Tell El-Deir, nel delta orientale del Nilo, è rimasto in uso per un arco di tempo lunghissimo, compreso tra il Periodo Tardo e la fine dell'epoca romana. Secondo i ricercatori, l'area sepolcrale ha infatti accolto i defunti per oltre un millennio, dal 712 a.C. fino al 641 d.C..

Tra i ritrovamenti più significativi spiccano venti stele funerarie realizzate in calcare e finemente scolpite. Questi monumenti sono. . .

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Il colosso di Sardi riemerso dalle strade romane

A Sardi, in Turchia, gli archeologi hanno riportato alla luce una colossale statua in marmo risalente a circa duemilacinquecento anni fa. L'antica capitale del regno di Lidia continua a restituire frammenti significativi del proprio passato, arricchendo la comprensione storica e artistica del bacino mediterraneo. Secondo quanto annunciato ufficialmente dal Ministero della Cultura e del Turismo turco, il reperto rappresenta uno dei primi e più rilevanti esempi di scultura monumentale rinvenuti in quell'area.

L'opera, le cui dimensioni superano la grandezza naturale raggiungendo un'altezza di oltre due metri, raffigura un. . .

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Resti lignei svelano la caduta del Primo Tempio

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A Gerusalemme, un rinvenimento di eccezionale portata storica e scientifica ha recentemente illuminato uno dei capitoli più drammatici dell'antichità mediorientale, restituendo al mondo frammenti di un passato che sembrava perduto per sempre. Nel corso delle lunghe e meticolose campagne di scavo condotte presso l'area nota come parcheggio Givati, situata all'interno del perimetro della Città di David e parte integrante del Parco Nazionale delle Mura di Gerusalemme, gli archeologi hanno riportato alla luce imponenti travi di legno profondamente carbonizzate. Questa scoperta, guidata e coordinata congiuntamente dagli esperti dell'Autorità. . .

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Scoperta in Andalusia la più antica biblioteca romana

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A Granada, in Spagna, i ricercatori dell'Università di Granada hanno identificato quella che è ritenuta la più antica biblioteca della penisola iberica. Il ritrovamento è avvenuto all'interno della vasta e lussuosa villa romana di Fuente Álamo, situata nei pressi di Córdoba.

Per decenni la reale funzione di questo complesso di stanze era stata fraintesa dagli archeologi, che inizialmente avevano ipotizzato di trovarsi di fronte a un mitreo, ovvero un santuario dedicato al culto del dio Mitra. La recente reinterpretazione, riportata dalla testata La Brújula Verde, ha però ribaltato. . .

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Mistero a Roma: domus o caserma sotto Villa Celimontana?

A Roma, al Celio, le viscere della città eterna hanno restituito un nuovo e affascinante enigma archeologico. Grazie ai lavori di consolidamento del muraglione di Villa Celimontana, risalente al XVI secolo, sono tornati alla luce otto ambienti decorati con mosaici e affreschi di immensa rarità. Gli scavi, condotti dalla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura nell'ambito degli interventi finanziati dal Pnrr, hanno svelato i resti di un maestoso edificio del II secolo, con rimaneggiamenti successivi ascrivibili al III secolo. Delle otto stanze individuate, cinque sono state completamente. . .

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Il bronzo dei Qin svela una birra di 2300 anni fa

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A Guyuan, nella Cina nord-occidentale, gli archeologi hanno portato alla luce un reperto che offre nuove informazioni sulle conoscenze tecniche delle popolazioni antiche. Nel cimitero di Shanjiabao, all'interno di una sepoltura risalente a circa 2300 anni fa, è stato individuato un vaso di bronzo caratteristico della cultura dello Stato di Qin, contenente ancora un liquido eccezionalmente conservato.

I ricercatori hanno misurato un volume di 3,74 litri di sostanza liquida all'interno del recipiente. Le analisi hanno permesso di svelarne la natura, rivelando che si tratta di una bevanda alcolica a base di cereali. . .

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Il giavellotto che cambia il Canone di Policleto

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A Pompei gli studiosi hanno svelato una nuova ricostruzione scientifica in bronzo del Canone di Policleto, considerato da sempre una delle massime espressioni dell'arte greca antica. L'operazione segna l'inizio di un programma mirato alla valorizzazione delle storiche matrici in gesso dell'ex Fonderia Chiurazzi, salvate dall'acquisizione del Parco Archeologico per scongiurarne la definitiva dispersione sul mercato internazionale.

Realizzato originariamente intorno al 440 a.C., nel pieno del V secolo a.C., il capolavoro rappresenta la formulazione più matura dell’ideale classico fondato su armonia e proporzione. Del bronzo. . .

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