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Legio I Augusta: storia della legione

La Legio I Augusta è una delle unità più sfuggenti dell’esercito romano, al punto che la sua stessa esistenza come legione autonoma e stabile è oggetto di discussione. Con questo nome gli studiosi indicano, più che una formazione dai contorni netti, una legione della prima età imperiale legata ad Augusto, la cui identità si intreccia con quella di altre unità «prime» del periodo. L’ipotesi più accreditata la riconosce nella legione che, dopo aver perso il titolo «Augusta» intorno al 19 a.C., sarebbe stata ribattezzata Legio I Germanica. È una storia fatta più di indizi, congetture e dibattiti che di certezze: proprio per questo merita di essere raccontata con metodo.

In termini essenziali: con il nome di Legio I Augusta la storiografia moderna indica una legione romana della prima età augustea, probabilmente di origine cesariana, identificata dalla maggior parte degli studiosi con l’unità che, perduto l’appellativo onorifico «Augusta» a seguito di una disfatta, fu in seguito nota come Legio I Germanica. Più che un nome ufficiale documentato con continuità, «I Augusta» è dunque un’etichetta ricostruttiva.

Ricostruzione storico-filologica

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Origini e contesto storico della Legio I Augusta

L’esercito di Augusto e la riorganizzazione delle legioni

Per capire la Legio I Augusta bisogna partire dal mondo che la genera, cioè la profonda riforma dell’esercito voluta da Augusto dopo le guerre civili. Sconfitto Marco Antonio ad Azio nel 31 a.C., Ottaviano si ritrovò con un numero enorme di legioni, frutto degli arruolamenti contrapposti dei diversi contendenti, forse una cinquantina o più. Mantenerle tutte era insostenibile sul piano economico e pericoloso su quello politico, e così il futuro Augusto procedette a congedare i veterani e a ridurre l’esercito a un nucleo permanente, dell’ordine di una trentina di legioni.

Da questa razionalizzazione nasce l’esercito stabile del principato: legioni numerate, stanziate in modo tendenzialmente fisso lungo le frontiere, affiancate da truppe ausiliarie reclutate tra i provinciali e sovrastate, a Roma, dalla guardia pretoria. La riforma toccò anche la durata del servizio, i criteri di congedo e, nel 6 d.C., la creazione di una cassa militare apposita per le liquidazioni dei veterani. In questo riordino si colloca la fitta selva di titoli onorifici che accompagnano i numeri delle legioni. Poiché molti numeri risultavano duplicati, perché ereditati da eserciti un tempo nemici, occorreva distinguere le unità con un cognome: nacquero così le numerose legioni «Augusta», «Gemina», «Macedonica» e simili. È esattamente in questo spazio semantico che va inquadrato il titolo «Augusta».

Le ipotesi sulla fondazione della Legio I Augusta

Le ricostruzioni sulla nascita della legione non coincidono, e conviene presentarle con ordine. La tesi più diffusa la fa risalire a una Legio I di età cesariana, costituita attorno al 48 a.C., che alcuni studiosi collegano addirittura, per filiazione, a una precedente prima legione di Pompeo riassorbita dopo la battaglia di Farsalo. Secondo questa lettura l’unità avrebbe combattuto nelle guerre civili, sarebbe poi passata sotto il controllo di Ottaviano dopo l’assassinio di Cesare nel 44 a.C. e lo avrebbe seguito fino ad Azio.

Una seconda questione riguarda il momento in cui compare la denominazione «Augusta». Il titolo non designa una legione fondata da zero da Augusto, ma piuttosto un’unità che a un certo punto ricevette, come riconoscimento, il cognome dell’imperatore. La saldatura tra queste ipotesi produce la ricostruzione oggi prevalente: la legione esisteva già in forma cesariana, ottenne il titolo «Augusta» nei primi anni del principato, lo perse dopo una vicenda sfortunata e proseguì la propria esistenza sotto un altro nome. Va detto con chiarezza che si tratta di una catena di inferenze, costruita incrociando poche fonti letterarie e qualche dato epigrafico, e che diversi punti restano aperti. Questo specchio di interpretazioni divergenti, lungi dall’essere un difetto, è il cuore stesso del problema storiografico della Legio I Augusta.

Nome, numero e titoli onorifici

Colonna di legionari romani della Legio I Augusta con vessillo LEG·I AVGVSTA e toro dorato, in marcia su strada iberica, età augustea

Perché «I» e perché «Augusta»

Il numero «I» colloca la legione tra le unità più antiche per ordinamento, in una logica in cui la numerazione bassa rimandava idealmente alle prime leve di un comandante. Il vero elemento di prestigio, però, è il cognome Augusta, che significa letteralmente «di Augusto» e che funzionava come marchio di un rapporto privilegiato con il princeps. Portare quel nome non era un dettaglio amministrativo, ma un atto di propaganda: la legione veniva associata in modo esplicito alla persona del fondatore dell’Impero, entrava a far parte della sua immagine, partecipava della sua aura.

Il confronto con le altre legioni «Augusta» aiuta a inquadrare il fenomeno. La Legio II Augusta, attiva per secoli in Britannia, la Legio III Augusta, lungo guardiana dell’Africa, e la Legio VIII Augusta condividono lo stesso titolo e sono unità solidamente documentate, con storie continue e ben ricostruibili. La «I Augusta» fa eccezione proprio per la sua fragilità documentaria: porta il titolo più prestigioso ma lo conserva, a quanto pare, per un tempo breve, e per questo risulta la più elusiva del gruppo. È un caso che illumina bene quanto, nella titolatura imperiale, il legame con Augusto fosse al tempo stesso un onore e una condizione revocabile.

Altri eventuali epiteti o soprannomi

A differenza di legioni che accumularono nel tempo epiteti come pia, fidelis o victrix, la Legio I Augusta non ci ha lasciato una sequenza ricca e affidabile di soprannomi ufficiali. La tradizione moderna tende a ricostruirne il profilo soprattutto in negativo, cioè a partire dalla perdita del titolo «Augusta», più che dall’acquisizione di nuovi riconoscimenti. Qualunque ulteriore epiteto le venga attribuito va quindi trattato con prudenza, distinguendo ciò che compare nelle fonti antiche da ciò che è frutto di etichette storiografiche posteriori. In questo senso la legione è un buon promemoria metodologico: non tutti i nomi che leggiamo nei repertori moderni hanno lo stesso grado di certezza documentaria.

Le principali campagne militari attribuite alla Legio I Augusta

Guerre civili e consolidamento del potere di Augusto

Secondo la ricostruzione prevalente, la legione che chiamiamo «I Augusta» attraversò la stagione conclusiva delle guerre civili al fianco di Ottaviano. Dopo il 44 a.C. l’unità sarebbe stata inquadrata nell’esercito dell’erede di Cesare e impiegata nei conflitti che portarono al regime augusteo, compresa la lunga partita contro Sesto Pompeo nel Mediterraneo occidentale e, infine, lo scontro decisivo con Antonio culminato ad Azio nel 31 a.C. Qui occorre la massima cautela: la presenza puntuale della legione nelle singole battaglie è dedotta più che attestata, e va presentata come probabile contesto operativo, non come dato certo. Ciò che è ragionevole affermare è che l’unità apparteneva al bacino di legioni con cui Ottaviano vinse la guerra civile e fondò il principato.

Le campagne in Germania e lungo il Reno

È qui che si annida il nodo più delicato e più affascinante. La tradizione lega in effetti questa prima legione al fronte germanico e alla linea del Reno, con stanziamenti nella Germania inferiore e partecipazione alle campagne contro le popolazioni transrenane. Bisogna però chiarire un punto che molte trattazioni superficiali trascurano: secondo la ricostruzione più accreditata, quando la legione opera sul Reno e nelle guerre germaniche non si chiama più «Augusta», perché il titolo era stato perduto. In altre parole, la fase germanica appartiene propriamente alla vita dell’unità come Legio I Germanica, non alla sua breve stagione «augustea».

Questo significa che attribuire alla «I Augusta» in senso stretto le campagne renane, la lunga guarnigione germanica e la fine durante la rivolta batava del 70 d.C. è impreciso: quelle vicende riguardano la stessa unità sotto un nome diverso. La distinzione non è un cavillo, ma la chiave per non sommare in un unico ritratto due fasi che le fonti tengono separate. Per chi voglia approfondire il versante renano conviene dunque seguire la storia della Legio I Germanica, dove il fronte germanico è il vero centro della narrazione.

Altre campagne (Bretagna, Oriente, Danubio) se applicabili

Il fronte su cui invece la fase propriamente «augustea» della legione lascia tracce più solide non è il nord, ma l’occidente iberico. Le campagne contro Cantabri e Asturi, condotte da Augusto a partire dal 26 a.C. circa e protrattesi fino al 19 a.C. e oltre, videro impegnate diverse legioni, e tra queste compare una «prima» legione che gli studiosi identificano con la nostra. Si tratta di operazioni durissime, condotte su un terreno montuoso e ostile, che misero a dura prova l’esercito romano.

Quanto a teatri come la Britannia, l’Oriente o il Danubio, non esistono attestazioni affidabili che vi colleghino specificamente la «I Augusta» nella sua fase con questo titolo. È utile ribadirlo, perché la facilità con cui in rete si attribuiscono campagne a legioni omonime o quasi omonime genera errori ricorrenti. Quando una fonte sembra collocare una «prima legione» in una regione lontana, il primo lavoro dello storico è capire di quale «prima» si stia parlando, dato che più unità portavano il numero I con cognomi diversi.

Basi, spostamenti e guarnigioni della Legio I Augusta

Legionari della Legio I Augusta in marcia verso un accampamento romano fortificato in Hispania, con vessillo LEG·I AVGVSTA e toro, età augustea

Primi accampamenti e stanziamenti sotto Augusto

Nei primi decenni del principato la legione risulta legata alla Hispania Tarraconensis, la grande provincia dell’attuale Spagna settentrionale e centrale, dove fu impiegata nelle guerre cantabriche e nelle successive operazioni di pacificazione. In questo contesto, accanto ad altre legioni, fu coinvolta anche in attività non strettamente belliche ma tipiche del modo romano di occupare un territorio, come la fondazione e la costruzione di colonie destinate ai veterani. La funzione strategica di queste basi era duplice: tenere sotto controllo regioni appena sottomesse e radicare la presenza romana attraverso insediamenti stabili, strade e infrastrutture. La penisola iberica, in questa fase, fu uno dei grandi cantieri militari e civili dell’Impero nascente.

Trasferimenti e riorganizzazioni nel corso del I secolo

La traiettoria successiva della legione è inseparabile dalla perdita del titolo «Augusta», collocata dalla tradizione intorno al 19 a.C. Dopo la fase iberica, l’unità fu trasferita verso il Reno, nella Germania inferiore, dove andò a presidiare il fronte settentrionale con base, nel corso dei decenni, in centri come Colonia e poi Bonn. È in questo passaggio che cambia di fatto la sua identità: la legione che era stata, almeno per un periodo, la «I Augusta» prosegue la propria vita come Legio I Germanica, fino allo scioglimento dei suoi resti dopo la rivolta batava del 70 d.C., quando i superstiti confluirono in un’altra legione.

In sintesi, la Legio I Augusta segue una parabola che va dalle guerre civili e dall’Iberia augustea al Reno germanico, ma con una cesura fondamentale: il titolo «Augusta» appartiene solo al primo tratto del percorso. Ricostruire questa traiettoria significa, più che seguire una linea continua, ricomporre i frammenti di un’unità che cambia nome e collocazione nel giro di pochi decenni.

Struttura interna e vita quotidiana nella Legio I Augusta

Organizzazione di una legione in età augustea

Anche se i dati specifici sulla «I Augusta» sono scarsi, possiamo descriverne con buona approssimazione la fisionomia richiamando la struttura tipica di una legione di età augustea. Si trattava di un corpo di circa cinquemila uomini, articolato in dieci coorti suddivise in centurie, comandate dai centurioni, la spina dorsale dell’esercito. Al vertice stava il legatus legionis, di rango senatorio, affiancato dai tribuni e dal praefectus castrorum, responsabile dell’accampamento. Attorno alla legione gravitavano le truppe ausiliarie, reclutate tra i non cittadini e organizzate in coorti di fanteria e ali di cavalleria, che fornivano competenze e mobilità complementari rispetto alla fanteria pesante legionaria.

L’età augustea, in particolare, è il momento in cui questa struttura si stabilizza e diventa permanente. Il servizio militare assume durata fissa e prospettive di carriera definite, l’arruolamento privilegia i cittadini romani per le legioni e i provinciali per gli ausiliari, e l’intero apparato si trasforma da strumento delle ambizioni dei singoli comandanti in istituzione stabile dello Stato. Contestualizzare la legione in questo preciso passaggio, e non genericamente nell’alto impero, aiuta a coglierne la natura di unità nata sul crinale tra il vecchio esercito repubblicano e il nuovo esercito imperiale.

Vita nel campo: disciplina, addestramento, religione militare

La vita quotidiana di un legionario augusteo era scandita da addestramento, marce, esercitazioni con le armi e, in misura rilevante, da lavori di costruzione: campi fortificati, strade, ponti, opere che fecero dell’esercito una delle grandi forze ingegneristiche del mondo antico. La disciplina, severa e codificata, era il collante che teneva insieme migliaia di uomini lontani da casa per anni.

Un tratto specificamente augusteo è il peso crescente della dimensione religiosa e propagandistica legata all’imperatore. Le insegne erano oggetto di culto, custodite in un sacrario all’interno dell’accampamento, e attorno ad esse ruotavano riti e giuramenti. Sotto Augusto si rafforza inoltre la connessione simbolica tra l’esercito e la figura del princeps, attraverso il giuramento di fedeltà, la presenza dell’effigie imperiale e la celebrazione delle ricorrenze legate alla casa regnante. Per una legione che portava, sia pure temporaneamente, il nome stesso dell’imperatore, questa dimensione doveva essere particolarmente sentita: il titolo «Augusta» non era solo un’etichetta, ma un vincolo identitario.

Simboli, insegne e identità visiva della legione

Aquila, signa e iconografia legata ad Augusto

Come ogni legione, anche l’unità che chiamiamo «I Augusta» aveva al centro della propria identità l’aquila legionaria, l’insegna sacra la cui perdita era considerata un disonore gravissimo, e i signa, le insegne delle singole coorti e manipoli. Proprio la perdita di un’aquila o una grave disfatta sono, secondo la tradizione, all’origine della sottrazione del titolo «Augusta» alla legione, segno di quanto fosse stretto il legame tra onore delle insegne e onore del nome imperiale.

Sull’emblema specifico della legione occorre prudenza. Le unità di tradizione cesariana adottavano spesso il toro come simbolo, e per questa via si è ipotizzato che anche la nostra legione lo portasse, ma non esistono prove dirette e sicure riferibili in modo univoco alla fase «Augusta». Conviene anche evitare un equivoco frequente: il capricorno, segno astrologico caro ad Augusto, è l’emblema documentato di altre legioni augustee come la II Augusta, e non va automaticamente trasferito alla «I Augusta». Anche sul piano iconografico, insomma, la legione si presta più alle domande aperte che alle risposte definitive.

Rappresentazioni moderne: rievocazioni, cinema, merchandising storico

Oggi le legioni augustee godono di grande fortuna nell’immaginario collettivo, e le loro insegne sono riprodotte in rievocazioni storiche, allestimenti, illustrazioni e oggettistica a tema. Questo interesse è prezioso, ma porta con sé una responsabilità: rappresentare correttamente simboli e titoli, evitando di attribuire alla «I Augusta» emblemi o imprese che le fonti non confermano. Per una legione dai contorni così incerti, la divulgazione seria consiste anche nel dichiarare ciò che non sappiamo. Chi realizza o acquista riproduzioni di vessilli e insegne può fare di questa onestà un valore aggiunto, accompagnando l’oggetto con il racconto delle ipotesi e dei dibattiti che lo riguardano, invece di spacciare congetture per certezze.

La Legio I Augusta nelle fonti antiche

Autori antichi che la menzionano

Le fonti letterarie che permettono di ricostruire questa legione sono poche e indirette. Il riferimento più citato è un passo di Cassio Dione, che ricorda come una legione fosse stata privata del titolo «Augusta» in seguito a un comportamento ritenuto indegno, episodio che gli studiosi collegano proprio alla nostra unità e alla vicenda iberica di fine I secolo a.C. Altri autori dell’età giulio-claudia, come Tacito e Velleio Patercolo, offrono il quadro generale delle guerre germaniche e delle legioni del Reno, utile soprattutto per la fase successiva, quando l’unità opera ormai come Legio I Germanica. Anche in questo caso vale la regola d’oro: distinguere ciò che le fonti dicono espressamente da ciò che noi inferiamo collegando passi diversi.

Epigrafia, iscrizioni e monumenti

Sul versante epigrafico, le attestazioni riferibili con sicurezza alla «I Augusta» nella sua fase con questo titolo sono scarse, ed è anche per questo che la sua identificazione resta problematica. Le iscrizioni, le lapidi funerarie dei legionari e i bolli su materiali da costruzione tendono a riportare il numero e il cognome dell’unità: quando il cognome è proprio quello revocato, le tracce si fanno rare e ambigue. Documentazione più consistente esiste invece per la legione nella sua veste renana e per le altre legioni «Augusta», il che paradossalmente aiuta a delimitare per differenza il profilo della nostra. Più che una tabella di attestazioni sicure, dunque, il dossier epigrafico della «I Augusta» è un elenco di indizi da maneggiare con cautela, dove ogni voce andrebbe accompagnata da un punto interrogativo sulla datazione e sull’identificazione.

Dibattiti storiografici e problemi aperti

Esiste davvero una «Legio I Augusta» distinta e stabile?

È la domanda di fondo. Una parte della letteratura tratta la «I Augusta» come una legione identificabile, sia pure per una fase limitata; un’altra preferisce vederla come una fase, un titolo o una trasformazione di un’unità che conosciamo meglio sotto altri nomi, in primo luogo la Legio I Germanica. La distanza tra le due posizioni non è soltanto terminologica: stabilire se «I Augusta» indichi una legione o un momento nella vita di una legione cambia il modo in cui leggiamo le fonti e attribuiamo le imprese.

A complicare il quadro contribuisce la confusione con altre legioni «prime» dotate di titoli simili. Nel I secolo coesistevano più unità contrassegnate dal numero I con cognomi diversi, e non sempre le fonti, antiche o moderne, sono precise nel distinguerle. Riconoscere questa ambiguità è il primo passo per non costruire ritratti fittiziamente compatti di una legione che, allo stato delle conoscenze, resta in gran parte un’ipotesi di lavoro.

Questioni di cronologia, di titolatura e di identificazione archeologica

I problemi aperti si possono raggruppare in tre famiglie. Il primo è cronologico: quando esattamente l’unità ottiene il titolo «Augusta» e quando lo perde non è fissabile con precisione, e la data del 19 a.C. è essa stessa una ricostruzione probabile più che un dato granitico. Il secondo è di titolatura: dimostrare la continuità tra la legione «augustea» e quella «germanica» richiede di tenere insieme indizi sparsi, e ogni anello della catena può essere messo in discussione. Il terzo è archeologico: collegare un determinato ritrovamento, una lapide o un bollo proprio a questa legione, e non a un’altra «prima», è spesso impossibile senza elementi dirimenti. Tenere distinti questi piani è il modo corretto di trattare un dossier in cui l’incertezza non è un’eccezione, ma la regola.

Eredità storica e percezione moderna della Legio I Augusta

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Il mito delle legioni di Augusto nell’immaginario contemporaneo

Le legioni dell’età di Augusto esercitano un fascino particolare sull’immaginario contemporaneo, alimentato da romanzi, film, serie televisive, videogiochi e da una vasta divulgazione popolare. Sono percepite come il volto della Roma al suo apice, l’epoca in cui l’Impero prende forma e l’esercito diventa la macchina ordinata e disciplinata che conosciamo. La «I Augusta», pur non avendo la notorietà di unità più celebri, partecipa di questa aura proprio in virtù del titolo che la lega al primo imperatore.

Perché studiare oggi la Legio I Augusta

Si potrebbe obiettare che non vale la pena dedicare attenzione a una legione dai contorni così incerti. È vero il contrario. Studiare la Legio I Augusta significa toccare con mano come si costruisce, e si decostruisce, la conoscenza storica: come si pesano le fonti, come si distinguono i fatti dalle inferenze, come si evita di scambiare un’etichetta moderna per un dato antico. La sua vicenda illumina inoltre snodi cruciali del periodo, dalla riforma augustea dell’esercito al funzionamento della propaganda imperiale, fino alla logica dei titoli onorifici come strumento di legittimazione. In fondo, una legione che cambia nome, perde un titolo e si confonde con altre racconta meglio di tante unità gloriose quanto fosse fluida e politicamente carica l’identità militare romana agli albori dell’Impero.

Domande frequenti (FAQ)

Che cos’è la Legio I Augusta? È il nome con cui la storiografia moderna indica una legione romana della prima età augustea, probabilmente di origine cesariana. Più che una formazione autonoma e stabile, «I Augusta» è in larga parte un’etichetta ricostruttiva, riferita all’unità che avrebbe poi perso il titolo «Augusta» ed è identificata con la Legio I Germanica.

La Legio I Augusta e la Legio I Germanica sono la stessa legione? Secondo l’ipotesi più accreditata sì: si tratterebbe della stessa unità in due fasi diverse. «I Augusta» indica la fase iniziale, con il titolo onorifico legato ad Augusto; «I Germanica» la fase successiva, sul Reno, dopo la perdita di quel titolo collocata intorno al 19 a.C.

Perché la legione avrebbe perso il titolo «Augusta»? La tradizione, basata su un passo di Cassio Dione, lega la perdita del cognome a una disfatta o a un comportamento ritenuto indegno, probabilmente durante le guerre cantabriche in Spagna. Togliere il nome dell’imperatore era una punizione per il disonore subito sul campo.

Dove combatté la Legio I Augusta? Nella sua fase «augustea» è associata soprattutto alle guerre civili al fianco di Ottaviano e alle campagne cantabriche in Hispania Tarraconensis. Le campagne germaniche lungo il Reno appartengono invece alla fase successiva, quando l’unità era ormai nota come Legio I Germanica.

Qual era il simbolo della Legio I Augusta? Non è noto con certezza. Le legioni di tradizione cesariana usavano spesso il toro, e si è ipotizzato lo stesso per questa unità, ma mancano prove dirette. Il capricorno, spesso associato ad Augusto, è invece l’emblema documentato di altre legioni come la II Augusta e non va attribuito automaticamente alla I Augusta.

Va confusa con la Legio II Augusta? No. La Legio II Augusta è un’unità distinta e ben documentata, attiva per secoli in Britannia, con il capricorno come emblema. Condivide solo il titolo «Augusta», ma ha storia, numero e vicende del tutto diverse dalla I Augusta.

Legio I Germanica: storia della legione

La Legio I Germanica è una delle legioni più antiche dell’esercito romano, con una vita che attraversa più di un secolo, dalla tarda Repubblica al primo Impero. Secondo la ricostruzione più diffusa fu arruolata da Giulio Cesare intorno al 48 a.C. per la guerra civile contro Pompeo, e vide il battesimo del fuoco a Durazzo. Il cognome «Germanica» le derivò dal lungo servizio sul Reno e nelle campagne contro le popolazioni germaniche, sotto Augusto e i suoi successori. La sua parabola si chiuse in modo inglorioso: dopo la rivolta dei Batavi del 69-70 d.C. e un comportamento giudicato infedele, la legione fu sciolta e i suoi superstiti confluirono nella Legio VII Gemina.

In sintesi: la Legio I Germanica («della Germania») fu una legione romana di probabile origine cesariana, attiva dal 48 a.C. circa al 70 d.C., che prese il nome dal servizio sul fronte germanico e che terminò la propria storia, disonorata, con lo scioglimento deciso da Vespasiano.

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Origini della Legio I Germanica

Dalla I di Cesare alla «Germanica»

La maggior parte degli studiosi collega la Legio I Germanica alla prima legione arruolata da Giulio Cesare attorno al 48 a.C., nel pieno della guerra civile contro Pompeo. Secondo questa lettura l’unità avrebbe combattuto fin dalle prime fasi del conflitto, con un’azione iniziale presso Durazzo (Dyrrhachium) nella primavera del 48 a.C. Alcuni spingono la genealogia ancora più indietro, ipotizzando che questa Legio I cesariana sia nata, dopo la battaglia di Farsalo, dal riassorbimento di una precedente prima legione di Pompeo.

Il vero nodo interpretativo, però, riguarda la continuità tra tre denominazioni successive. Dopo l’assassinio di Cesare nel 44 a.C., la legione sarebbe passata sotto il controllo di Ottaviano, rimanendo con lui fino ad Azio nel 31 a.C. In età augustea l’unità è spesso identificata con la Legio I Augusta, che avrebbe perso il titolo onorifico «Augusta» intorno al 19 a.C. a seguito di una disfatta, per poi proseguire la propria esistenza come Legio I Germanica. Le ricostruzioni moderne, compresi i repertori di dati strutturati, indicano in effetti la Germanica come «successore» della I Augusta. Su questo punto la letteratura non è unanime: c’è chi vede una linea continua e chi preferisce parlare di una nuova legione arruolata sulle «ceneri» della precedente, ma il filo conduttore resta quello di un’unità che cambia nome più volte mantenendo il numero I.

La ridenominazione «Germanica» in età augustea

Il cognome «Germanica» non rimanda alle origini della legione, bensì al suo lungo servizio sul Reno e nelle campagne contro le popolazioni germaniche, probabilmente attribuito in età augustea come riconoscimento dell’impegno su quel fronte. È un tratto importante da chiarire subito, perché evita un equivoco frequente: la legione non era «germanica» per composizione o per luogo di nascita, ma per il teatro operativo che ne segnò la maturità. Il titolo, insomma, racconta una biografia militare più che un’origine.

L’ipotesi in breve: Legio I di Cesare (48 a.C.) → Legio I Augusta (titolo onorifico in età augustea, perduto verso il 19 a.C.) → Legio I Germanica (cognome legato al servizio sul Reno). È la ricostruzione prevalente, costruita incrociando poche fonti letterarie e dati epigrafici, e va presa come la lettura più probabile, non come una certezza assoluta.

Nome, titoli onorifici ed emblema della legione

Signifer della Legio I Germanica porta il vessillo con il simbolo del toro e la scritta LEG·I GERMANICA, affiancato da legionari in lorica segmentata davanti al castrum sul Reno

Il significato del cognomen «Germanica»

Il termine «Germanica» indica il legame con i teatri di guerra a nord e lungo il Reno, e con le campagne contro le popolazioni germaniche che impegnarono Roma per decenni. Rientra in una logica tipica della titolatura legionaria, in cui il cognome spesso fissa il fronte o la regione di servizio. Si pensi alla Legio III Gallica, legata alla Gallia, o alle varie legioni «Parthica» create per le guerre contro i Parti: in tutti questi casi il nome funziona come una sorta di medaglia geografica, che cristallizza nel titolo l’area in cui l’unità si è distinta. Per la I Germanica il cognome è dunque la firma di una lunga stagione di servizio sul limes settentrionale.

Il possibile simbolo del toro

L’emblema della legione non è attestato con certezza, ed è bene dirlo apertamente. Molti studiosi ipotizzano però che fosse il toro, sulla base di un criterio generale: il toro era il simbolo tradizionalmente associato alle legioni arruolate da Cesare. Questa associazione rimanda con ogni probabilità al segno zodiacale del Toro e al suo legame simbolico con Venere, divinità che la gens Iulia rivendicava come progenitrice. Se l’origine cesariana della I Germanica è corretta, il toro come emblema diventa un’ipotesi naturale.

Va segnalata un’eccezione nota: tra le legioni cesariane la V Alaudae faceva storia a sé, con un emblema diverso, l’elefante. Il caso serve a ricordare che il criterio «legione di Cesare uguale toro» è una regola con eccezioni, e che in assenza di attestazioni dirette ogni attribuzione iconografica va presentata come probabile e non come acquisita. Anche sull’emblema, dunque, la prudenza è d’obbligo.

Le campagne della Legio I Germanica dalla Repubblica all’Impero

In servizio sotto Cesare e Ottaviano

L’impiego iniziale della legione si colloca nella guerra civile tra Cesare e Pompeo. Fondata intorno al 48 a.C., l’unità avrebbe avuto il suo primo impiego significativo a Durazzo, uno degli scontri che precedettero la decisiva battaglia di Farsalo. Dopo la morte di Cesare la legione entrò nell’orbita di Ottaviano, che la impiegò nelle convulse vicende del secondo triumvirato e, secondo le ricostruzioni prevalenti, nella lunga e difficile guerra navale contro Sesto Pompeo negli anni Trenta del I secolo a.C. È in questa fase che l’unità si lega stabilmente alla fortuna del futuro Augusto, accompagnandolo nella conquista del potere assoluto.

Le guerre in Hispania e il fronte occidentale

Con la pace augustea il baricentro operativo della legione si sposta a occidente, nella penisola iberica. Tra il 30 e il 16 a.C. circa l’unità è collocata nella Hispania Tarraconensis e risulta coinvolta, o comunque fortemente probabile, nelle durissime guerre cantabriche che Augusto condusse contro Cantabri e Asturi tra il 25 e il 13 a.C. Furono campagne logoranti, combattute su un terreno montuoso e ostile, che impegnarono numerose legioni per anni.

Queste operazioni vanno lette nel quadro più ampio della costruzione del potere augusteo. Pacificare la Hispania settentrionale significava non solo eliminare le ultime sacche di resistenza, ma anche mettere in sicurezza un territorio ricco di risorse, a cominciare dalle miniere, fondamentali per le finanze imperiali. In questo contesto le legioni non si limitavano a combattere, ma fondavano colonie e realizzavano infrastrutture: alla legione, insieme alla II Augusta, viene ricondotta ad esempio la partecipazione alla costruzione di una colonia per veterani in Spagna. È anche in questa fase, secondo la tradizione, che l’unità avrebbe perso il titolo «Augusta».

Campagne germaniche: dal Reno a Germanico

È sul Reno, però, che la legione conquista il nome con cui la conosciamo. Trasferita sul fronte settentrionale, la Legio I Germanica divenne parte stabile dell’esercito della Germania inferiore, presidiando la frontiera renana con basi nei grandi centri militari della regione. Dopo la catastrofe di Teutoburgo del 9 d.C., quando tre legioni furono annientate nelle foreste germaniche, la I Germanica fu tra le unità impiegate per tenere le fortezze e impedire incursioni verso la Gallia.

Alla morte di Augusto, nel 14 d.C., le legioni del basso Reno, tra cui la I Germanica, furono protagoniste di un grave ammutinamento, raccontato con efficacia da Tacito: i soldati, esasperati dalle condizioni di servizio, si ribellarono prima di essere ricondotti all’ordine. Negli anni immediatamente successivi le stesse legioni furono impegnate nelle grandi spedizioni di Germanico oltre il Reno, tra il 14 e il 16 d.C., volte a vendicare Teutoburgo e a riaffermare la presenza romana in Germania. Più tardi, nel 21 d.C., un distaccamento legato alla legione contribuì a reprimere una rivolta nella Gallia. La I Germanica, in questi decenni, è dunque pienamente integrata nel sistema difensivo del fronte più delicato dell’Occidente romano.

Le guerre civili del 68-69 d.C. e la rivolta batava

Il capitolo finale e più drammatico si apre con la crisi del regime di Nerone. Nel 68 d.C. l’esercito della Germania inferiore, di cui la I Germanica faceva parte, scese in campo contro la rivolta di Vindex in Gallia, prima di trovarsi travolto dalla rapida successione di imperatori nota come anno dei quattro imperatori. All’inizio del 69 le legioni renane acclamarono il proprio comandante Vitellio, e marciarono su Roma. In questa vicenda ebbe un ruolo di primo piano Fabio Valente, comandante proprio della Legio I Germanica, uno dei principali generali vitelliani. Lo scontro con le forze di Vespasiano nei pressi di Cremona si risolse però in una sconfitta per l’esercito del Reno.

Mentre i destini imperiali si decidevano in Italia, sul Reno divampava la rivolta dei Batavi, guidata da Giulio Civile. La I Germanica fu tra le legioni coinvolte nel tentativo di soccorrere le truppe assediate nella fortezza di Vetera, ma finì a sua volta intrappolata e travolta dagli eventi. In questo frangente confuso le legioni del basso Reno, screditate, arrivarono a un atto di grave infedeltà, prestando giuramento al cosiddetto «impero delle Gallie» dei ribelli. Fu questa macchia, più ancora della sconfitta militare, a segnare la condanna della legione.

Basi, spostamenti e guarnigioni

Veduta del castrum della Legio I Germanica sul Reno in età augustea: legionari con vessillo LEG·I GERMANICA, torre lignea di guardia, insediamento civile e imbarcazioni militari romane sul fiume

Dalle basi repubblicane all’Hispania

Nella sua fase più antica la legione seguì gli spostamenti tipici di un’unità impegnata nelle guerre civili, operando nei teatri italico, balcanico e mediterraneo al seguito prima di Cesare e poi di Ottaviano. Con l’avvento del principato e la fine delle grandi guerre intestine, l’unità fu stabilizzata in Hispania Tarraconensis, dove rimase a lungo per le campagne cantabriche e per le successive operazioni di pacificazione e controllo del territorio. La penisola iberica rappresenta quindi la prima vera sede «di lunga durata» della legione, prima del trasferimento verso il nord.

Bonna e la Germania Inferior

La fase matura della Legio I Germanica è strettamente legata alla Germania Inferior e, in particolare, alla base di Bonna, l’odierna Bonn. Nei decenni successivi a Teutoburgo la legione fu inizialmente stanziata a Colonia, capitale della provincia, per poi avere come sede principale Bonna lungo il corso del Reno inferiore. La scelta non era casuale: il Reno inferiore era al tempo stesso una linea di confine militare, una grande arteria commerciale e un confine simbolico tra il mondo romano e quello germanico.

Presidiare quella frontiera significava controllare un crocevia strategico, sorvegliare i passaggi del fiume, garantire la sicurezza delle province galliche alle spalle e affermare in modo visibile la presenza di Roma ai margini del mondo germanico. Le basi legionarie del Reno non erano semplici accampamenti, ma veri e propri nuclei urbani militari, attorno ai quali crescevano insediamenti civili, mercati e infrastrutture. La I Germanica fu, per generazioni, una delle sentinelle di questo confine.

Struttura interna e vita quotidiana della Legio I Germanica

Come era organizzata la legione

La Legio I Germanica condivideva la struttura tipica di una legione del primo Impero: un corpo di circa cinquemila o seimila uomini, articolato in dieci coorti suddivise in centurie, comandate dai centurioni, vera ossatura operativa dell’esercito. Al vertice stava il legatus legionis, comandante di rango senatorio, affiancato dai tribuni e dal praefectus castrorum, responsabile dell’accampamento e della logistica. Attorno alla legione operavano le truppe ausiliarie, reclutate tra i provinciali e organizzate in coorti di fanteria e reparti di cavalleria, che fornivano mobilità e competenze complementari.

Di alcuni comandanti della legione conserviamo il nome, e il più celebre è senza dubbio Fabio Valente, ricordato come legatus della I Germanica nel cruciale biennio 68-69 d.C. e poi protagonista, come generale di Vitellio, dell’anno dei quattro imperatori. La sua figura mostra bene come il comando di una legione di frontiera potesse trasformarsi, in tempi di crisi, in una pedina decisiva nelle lotte per il potere imperiale.

Vita nei castra della Germania Inferior

La vita quotidiana nei castra lungo il Reno era fatta solo in parte di combattimenti. Gran parte del tempo era assorbita da lavori di costruzione e manutenzione: fortificazioni, ponti, strade, magazzini, opere che facevano dell’esercito romano una straordinaria forza ingegneristica e che lasciarono un’impronta duratura sul paesaggio renano. A questo si aggiungevano l’addestramento costante, le marce, i turni di guardia e i contatti, ora pacifici ora conflittuali, con le popolazioni locali.

Questa dimensione concreta si intrecciava con una forte valenza simbolica. Presidiare il limes renano non era solo un compito militare, ma un atto di propaganda: la presenza stabile delle legioni segnava il confine del mondo romano e rendeva visibile, agli occhi dei Germani e degli stessi provinciali, la potenza e la permanenza di Roma. Per la I Germanica, custode del basso Reno, vivere nel campo significava anche incarnare ogni giorno questa frontiera.

Fonti antiche e studi moderni sulla Legio I Germanica

Testimonianze letterarie e storiografiche

La legione è nota soprattutto grazie alle fonti letterarie di età imperiale. Tacito è il testimone principale: nelle sue opere storiche racconta l’ammutinamento delle legioni renane del 14 d.C., le campagne di Germanico, e soprattutto le vicende dell’anno dei quattro imperatori e della rivolta batava, in cui la I Germanica gioca un ruolo non secondario. A Tacito si affianca Cassio Dione, utile per il quadro generale del periodo e per la tradizione relativa alla perdita del titolo «Augusta». Da questi autori emerge il ritratto di un’unità segnata da episodi di indisciplina e da scelte di campo controverse nelle guerre civili, fino all’accusa di infedeltà che ne determinò la fine.

Epigrafia, archeologia e ricostruzioni cronologiche

Accanto alle fonti scritte, la conoscenza della legione poggia sull’epigrafia e sull’archeologia. Iscrizioni, altari e lapidi funerarie di legionari attestano la presenza dell’unità nei suoi diversi luoghi di servizio, dalla Hispania Tarraconensis alla Germania Inferior, e contribuiscono a ricostruirne gli spostamenti. I resti delle basi militari del Reno, a cominciare da Bonna, offrono inoltre un contesto materiale prezioso. Su queste basi gli studiosi moderni hanno costruito timeline che mettono in fila le principali tappe della legione, dalla nascita intorno al 48 a.C. fino allo scioglimento del 70 d.C., pur con i margini di incertezza che riguardano soprattutto la fase più antica e il rapporto con la I Augusta.

Scioglimento, eredità e fortuna critica della Legio I Germanica

Scioglimento della Legio I Germanica sul Reno nel 70 d.C.: il legatus consegna il vessillo LEG·I alla Legio VII Gemina per ordine di Vespasiano, con insegne deposte a terra

Dal disonore alla fusione nella VII Gemina

La fine della Legio I Germanica è la conseguenza diretta del suo comportamento durante la rivolta batava. Macchiatasi dell’infedeltà di aver giurato fedeltà ai ribelli, la legione perse ogni credito agli occhi del nuovo potere imperiale. Vespasiano, vincitore delle guerre civili, ne decretò lo scioglimento: il nome disonorato fu cancellato dai ranghi dell’esercito. I superstiti, però, non furono dispersi: vennero integrati nella Legio VII, quella arruolata da Galba, dando origine alla Legio VII Gemina, il cui stesso cognome «Gemina», cioè «gemella», allude alla fusione di due unità.

Questa scelta ha un valore simbolico significativo. Da un lato Roma cancellava un nome legato al tradimento, ribadendo che la fedeltà era il bene più prezioso che si chiedeva a una legione; dall’altro non sprecava il capitale umano e l’esperienza militare degli uomini, riassorbendoli in una nuova formazione. È una soluzione tipicamente romana, in cui rigore disciplinare e pragmatismo organizzativo convivono: si punisce l’unità come entità simbolica, ma si conservano i soldati come risorsa.

Il mito (e i fraintendimenti) della I Germanica oggi

Oggi la Legio I Germanica vive una seconda esistenza nella divulgazione storica, nelle rievocazioni e nei gruppi di living history, oltre che nei contenuti online dedicati all’esercito romano. È un interesse legittimo e prezioso, che però porta con sé alcuni fraintendimenti ricorrenti. I punti ancora discussi sono soprattutto tre: l’origine cesariana, accreditata ma non dimostrata in ogni passaggio; il rapporto con la Legio I Augusta, che molti danno per scontato ma che resta una ricostruzione; e l’emblema effettivo, plausibilmente il toro, ma privo di attestazioni dirette e sicure.

Raccontare correttamente questa legione significa allora tenere insieme due cose: la sua storia avvincente, dalla guerra civile cesariana al disonore finale sul Reno, e l’onestà metodologica nel distinguere ciò che sappiamo da ciò che ipotizziamo. È proprio in questo equilibrio che una divulgazione seria si distingue dai contenuti più superficiali, e la I Germanica, con i suoi cambi di nome e i suoi nodi irrisolti, ne è un banco di prova ideale.

Domande frequenti (FAQ)

Chi fondò la Legio I Germanica? Secondo la ricostruzione più diffusa fu Giulio Cesare ad arruolarla intorno al 48 a.C., per la guerra civile contro Pompeo. In età augustea l’unità è spesso identificata con la Legio I Augusta, che avrebbe poi assunto il cognome «Germanica» per il servizio sul Reno.

Perché si chiama «Germanica»? Il cognome deriva dal lungo servizio sul fronte germanico e lungo il limes renano, non dalle origini della legione. È un titolo che fissa il teatro operativo, come accade per altre legioni il cui nome rimanda alla regione di servizio.

Qual era il simbolo della Legio I Germanica? Non è attestato con certezza. Molti studiosi ipotizzano il toro, emblema tipico delle legioni arruolate da Cesare, ma mancano prove dirette. L’attribuzione va quindi considerata probabile e non acquisita.

Dove era di stanza la Legio I Germanica? Dopo una lunga fase in Hispania Tarraconensis, la legione fu trasferita sul Reno, nella Germania Inferior, con sede principale a Bonna (Bonn) e servizio anche a Colonia, lungo la frontiera del Reno inferiore.

Perché la Legio I Germanica fu sciolta? Durante la rivolta dei Batavi del 69-70 d.C. la legione si macchiò di infedeltà, giurando fedeltà ai ribelli. Per questo Vespasiano ne decretò lo scioglimento, integrando i superstiti nella Legio VII di Galba e dando così origine alla Legio VII Gemina.

Che rapporto c’è tra Legio I Germanica e Legio I Augusta? La ricostruzione prevalente le considera la stessa unità in fasi diverse: la I Augusta sarebbe la fase con il titolo onorifico legato ad Augusto, perduto intorno al 19 a.C., mentre la I Germanica sarebbe la fase successiva sul Reno. Non tutti gli studiosi concordano, e una parte della letteratura preferisce parlare di unità distinte ma collegate.

Legio I Adiutrix. Storia della legione

La Legio I Adiutrix nacque nel 68 d.C. da un esperimento insolito: trasformare i marinai della flotta di Miseno in fanteria pesante. Comparve sulla scena nel cuore dell’anno dei quattro imperatori, combatté nelle guerre civili del 69 d.C., poi si fece le ossa sui grandi fronti dell’Impero, dalle campagne danubiane contro i Daci alle spedizioni partiche in Oriente. Restò di stanza in Pannonia per oltre tre secoli, fino al V secolo, e guadagnò sul campo i titoli che ne fissarono la fama: pia fidelis, pia fidelis bis e constans. È la storia di una legione che partì dal mare e finì per presidiare per generazioni la frontiera del Danubio.

In sintesi: la Legio I Adiutrix («ausiliatrice») fu una legione romana costituita nel 68 d.C., probabilmente formalizzata da Galba su un progetto avviato da Nerone, arruolando i marinai della flotta militare di Miseno, la Classis Misenensis.

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Origini della Legio I Adiutrix

Contesto storico: il 68-69 d.C. e l’anno dei quattro imperatori

Per capire perché Roma decise di trasformare dei marinai in legionari bisogna guardare al caos in cui versava l’Impero. Nel 68 d.C. il principato di Nerone era ormai al collasso: rivolte nelle province, defezioni dei comandanti, il Senato che lo dichiarava nemico pubblico. Quando Nerone si tolse la vita, si aprì la stagione più turbolenta del primo secolo, quella che gli storici hanno battezzato anno dei quattro imperatori (68-69 d.C.), con Galba, Otone, Vitellio e infine Vespasiano che si contesero il potere in rapida successione.

È in questo scenario che nasce la legione. Non si tratta di un dettaglio secondario: la Legio I Adiutrix vede la luce dentro una guerra civile, in un momento in cui gli imperatori avevano bisogno di truppe affidabili e di numeri rapidamente disponibili. Questa origine «emergenziale» segnerà a lungo il carattere e il destino dell’unità, sempre coinvolta nelle vicende politiche più che in semplici operazioni di frontiera.

Fondazione: Nerone o Galba?

Le fonti antiche non sono concordi sulla paternità della legione. Alcune tradizioni attribuiscono l’iniziativa a Nerone, che negli ultimi mesi del suo regno avrebbe cominciato a inquadrare i marinai di Miseno in una formazione di terra per fronteggiare le rivolte. Altre testimonianze, tra cui quella riconducibile a Cassio Dione, indicano in Galba l’organizzatore finale, colui che diede all’unità struttura, numero e dignità di legione.

L’ipotesi di compromesso, oggi piuttosto diffusa tra gli studiosi, mette d’accordo le due versioni: il reclutamento sarebbe stato avviato sotto Nerone tra gli uomini della Classis Misenensis, mentre la formalizzazione, con la consegna dell’aquila legionaria (il vero atto di nascita di una legione romana), sarebbe avvenuta sotto Galba. Il rapporto tra Galba e questi uomini fu peraltro burrascoso agli esordi, segnato da diffidenza e violenze, prima che la legione venisse pienamente riconosciuta. Resta il fatto che la Legio I Adiutrix entra nella storia in questa fase convulsa, tra un imperatore morente e il suo successore.

Origine marinaresca: dai marinai di Miseno alla legione di terra

Il dato che rende unica questa legione è il bacino da cui attinse i suoi uomini: la flotta militare di Miseno, base della marina imperiale nel golfo di Napoli. I marinai romani non erano semplici rematori, ma soldati a tutti gli effetti, addestrati al combattimento; trasformarli in fanteria pesante significava però un cambio di mestiere notevole, dal ponte di una nave alla linea di battaglia con scudo, pilum e gladius.

Il passaggio «da marinai a élite legionaria» è una delle immagini più suggestive della storia militare romana. Uomini abituati al mare, alle manovre di abbordaggio e alla disciplina di bordo si ritrovarono inquadrati nelle coorti e nelle centurie di una legione di linea, chiamati a combattere accanto a unità di antichissima tradizione. È un percorso che dice molto sulla flessibilità della macchina militare romana, capace di riconvertire risorse e uomini secondo le esigenze del momento.

Nome, titoli onorifici e simboli della Legio I Adiutrix

Emblemi della Legio I Adiutrix: vessillo con capricorno, insegna con Pegaso e delfino, scudi con decorazioni dorate, legionari schierati lungo il Danubio

Il significato di «Adiutrix»

Il termine latino adiutrix significa «ausiliatrice», «colei che aiuta», ed è correlato a parole come adiutor, l’aiutante, il sostegno. Tradotto nelle lingue moderne corrisponde all’idea di helper o assistant, di forza di rincalzo e di supporto. Il nome è perfettamente coerente con la natura della legione: nata in fretta per dare manforte in un momento critico, fu concepita fin dall’inizio come unità «di aiuto», un rinforzo straordinario rispetto alle legioni regolari già esistenti.

Questo etimo segnala anche la collocazione della legione nella gerarchia simbolica dell’esercito: non un corpo di antichissima fondazione legato a una conquista o a un imperatore mitico, ma una formazione di servizio, pratica, costruita per rispondere a un bisogno. Un nome che racconta una funzione, prima ancora di una gloria.

I titoli onorifici: pia fidelis, pia fidelis bis, constans

Come molte legioni, anche la I Adiutrix accumulò nel tempo epiteti onorifici che funzionavano da medaglie collettive. Il più importante è pia fidelis («pia e fedele»), ottenuto sotto Traiano in riconoscimento del sostegno politico e militare offerto all’imperatore. Per una legione nata nelle guerre civili, dimostrarsi leale alla parte vincente e venire premiata per questo era una consacrazione: il titolo trasformava una virtù potenzialmente pericolosa, la propensione a schierarsi, in un merito ufficiale.

Nel III secolo arrivarono ulteriori riconoscimenti. Il titolo pia fidelis bis («due volte pia e fedele») celebrava una seconda prova di lealtà, segno che la legione aveva ribadito la propria affidabilità in un nuovo frangente critico. A questo si aggiunse l’epiteto constans («stabile», «salda», «affidabile»), che ne sottolineava la costanza nel servizio e nella fedeltà durante campagne e guerre civili. Letti in sequenza, questi titoli compongono una specie di curriculum: una legione di cui i Cesari potevano fidarsi.

Emblemi: capricorno, Pegaso (e il possibile delfino)

Il simbolo principale della Legio I Adiutrix era il capricorno, segno legato alla figura di Augusto e perciò caro a molte legioni di età imperiale, perché evocava il fondatore del principato e una sorta di protezione astrale. Accanto al capricorno compare con frequenza il Pegaso, il cavallo alato della mitologia greca, emblema di slancio e di forza.

Una terza immagine, più incerta, è quella del delfino, che alcuni studiosi collegano alle origini marittime della legione: un richiamo discreto al mare e alla flotta di Miseno da cui provenivano i suoi primi soldati. La presenza del delfino è dibattuta e va trattata con cautela, perché l’attribuzione di un emblema a una legione si fonda su monete, iscrizioni e ritrovamenti che non sempre offrono certezze. Resta però affascinante l’idea che la legione abbia conservato, nei suoi simboli, una traccia della propria nascita sul mare.

Le prime campagne: l’anno dei quattro imperatori e la rivolta batava

Al fianco di Otone: la battaglia di Bedriacum

Appena costituita, la legione fu subito risucchiata nelle guerre civili. Dopo la fedeltà iniziale a Galba, passò a Otone, il successore che sperava di consolidare il trono contro Vitellio, sostenuto dalle potenti legioni del Reno. Lo scontro decisivo avvenne nei pressi di Bedriacum, in territorio cremonese, nella primavera del 69 d.C.

Pur essendo una formazione giovane e di recente conversione, la Legio I Adiutrix combatté con valore e si distinse strappando al nemico un’insegna legionaria, episodio ricordato come prova di coraggio. La battaglia, però, fu nel complesso un disastro per la causa di Otone, che alla notizia della sconfitta scelse il suicidio. La disfatta segnò anche il destino immediato della legione: i vincitori la allontanarono dall’Italia, dirottandola verso la Spagna e successivamente verso il fronte renano. È il primo di una lunga serie di trasferimenti che porteranno l’unità a presidiare i grandi fronti dell’Impero.

Il ruolo nella rivolta batava (70 d.C.)

Con la vittoria finale di Vespasiano e l’avvio della dinastia flavia, la legione fu impiegata nella repressione della rivolta batava, la grave insurrezione scoppiata nella Germania inferiore sotto la guida di Giulio Civile. Le operazioni furono condotte dal generale Quinto Petillio Ceriale, incaricato di riportare l’ordine lungo il Reno.

In questa fase la base della Legio I Adiutrix divenne Mogontiacum, l’odierna Magonza (Mainz), che la legione condivise con la Legio XIV Gemina. Buona parte dell’attività non fu propriamente bellica, ma di consolidamento: costruzioni, fortificazioni, manutenzione delle infrastrutture militari, tutte mansioni essenziali per stabilizzare una frontiera appena scossa da una rivolta. È il volto meno spettacolare ma altrettanto importante della vita di legione, fatto di lavoro tecnico e ingegneristico.

La Legio I Adiutrix sul Reno e sul Danubio

Colonna di legionari della Legio I Adiutrix in marcia verso il campo di Brigetio lungo il Danubio, con vessillo del capricorno e miliario con iscrizione BRIGETIO M·P·XV

Mogontiacum e le campagne contro i Chatti

Negli anni successivi la legione continuò a operare sul fronte germanico. Sotto Domiziano, intorno all’83 d.C., partecipò alle campagne contro i Chatti, una delle popolazioni germaniche più aggressive, ancora con base a Mogontiacum. Furono operazioni dirette a spingere in avanti e a mettere in sicurezza la linea del Reno superiore.

Il fronte germanico, in questa fase, aveva un’importanza strategica notevole: si trattava di proteggere il cuore delle province galliche e renane e di consolidare i territori dei Agri Decumates, l’area tra Reno e Danubio progressivamente integrata nel sistema difensivo. Per la Legio I Adiutrix, il servizio in questo settore significò un lungo apprendistato sul terreno più conteso dell’Occidente romano.

Trasferimento in Pannonia e guerra dacica

Il baricentro strategico dell’Impero, però, si stava spostando verso il basso Danubio, dove la pressione del regno dei Daci si faceva sempre più minacciosa. La legione fu così trasferita all’esercito danubiano e insediata nel campo di Brigetio, presso l’odierna Szőny in Ungheria, in funzione anti-dacica. Questo trasferimento segna l’inizio del legame, ormai secolare, tra la Legio I Adiutrix e la Pannonia romana.

Quando Traiano scatenò le sue grandi campagne daciche (101-106 d.C.) per piegare il re Decebalo, la legione fu in prima linea, operando accanto ad altre unità danubiane come la Legio IV Flavia Felix e la Legio XIII Gemina. Le guerre daciche furono tra le imprese più imponenti della storia militare romana, immortalate sulla Colonna Traiana, e si conclusero con la conquista della Dacia e con un bottino che finanziò ambiziosi programmi pubblici a Roma. La partecipazione a quelle campagne fece della I Adiutrix una protagonista della grande stagione espansiva traianea.

Traiano, Adriano e il ruolo politico della legione

La legione e l’adozione di Traiano

La Legio I Adiutrix non fu soltanto uno strumento militare, ma anche un attore politico. Dopo l’assassinio di Domiziano nel 96 d.C., salì al trono l’anziano Nerva, privo di sostegno militare e bisognoso di legittimazione presso le truppe. Secondo la tradizione, fu la pressione dell’esercito danubiano, di cui la legione faceva parte, a spingere Nerva ad adottare come successore Traiano, allora autorevole comandante.

Questo episodio illumina il peso politico che le legioni di frontiera potevano esercitare in un Impero in cui la fedeltà delle armi decideva spesso le sorti del trono. Aver contribuito, con la propria voce e la propria forza, all’ascesa di un imperatore destinato a passare alla storia come optimus princeps giustifica ampiamente il titolo pia fidelis che la legione avrebbe poi ottenuto proprio sotto Traiano. Fedeltà e premio, in questo caso, si tengono per mano.

Le campagne partiche di Traiano

Negli ultimi anni del suo regno, Traiano si rivolse a Oriente, lanciando una grande offensiva contro il regno dei Parti tra il 115 e il 117 d.C., con l’ambizione di portare i confini romani fino al Golfo Persico. Anche in questa impresa la Legio I Adiutrix, o reparti distaccati da essa, fu coinvolta, prolungando il proprio raggio d’azione dal Danubio alle pianure mesopotamiche.

Le conquiste orientali di Traiano si rivelarono però effimere. Con la morte dell’imperatore e l’ascesa di Adriano, la politica imperiale cambiò segno, abbandonando le posizioni più avanzate e tornando a una linea di consolidamento delle frontiere. In questo quadro la legione fu reinsediata stabilmente in Pannonia, lungo la linea del Danubio, dove avrebbe svolto per generazioni il proprio compito di presidio.

La Legio I Adiutrix tra II e III secolo

Il comando di Pertinace e le guerre civili del 193

Un dettaglio rivela il prestigio della legione: tra il 171 e il 175 d.C. ne fu legatus, cioè comandante, Pertinace, futuro imperatore. Aver guidato la Legio I Adiutrix fu una tappa importante nella carriera di un uomo che sarebbe salito al trono, sia pure per pochi mesi, nel 193 d.C.

Proprio il 193 fu un altro anno di guerre civili, con più pretendenti a contendersi il potere dopo la morte di Commodo. In quel frangente la legione sostenne Settimio Severo, marciando con le truppe fedeli al nuovo imperatore nella sua avanzata su Roma. Ancora una volta l’unità si trovò dalla parte del vincitore, confermando quella vocazione politica e quella affidabilità che le erano valse, e le sarebbero valse di nuovo, i titoli onorifici.

Le campagne partiche di Settimio Severo, Caracalla e Gordiano III

Il fronte orientale rimase per tutto il III secolo un teatro cruciale, e la Legio I Adiutrix, o suoi distaccamenti, vi fu ripetutamente impegnata. Sotto Settimio Severo partecipò alle campagne contro i Parti del 195 e del 197-198, che portarono al saccheggio di Ctesifonte. Con Caracalla fu nuovamente coinvolta nelle operazioni orientali del 215-217, e ancora più tardi, sotto Gordiano III, nella campagna del 244.

Questa lunga continuità di servizio su un fronte tra i più delicati dell’Impero spiega l’accumulo dei titoli del III secolo, pia fidelis bis e constans. Non si trattava di onorificenze gratuite, ma del riconoscimento di una presenza costante e affidabile in un’area, quella orientale, dove la posta in gioco era sempre alta e dove la fedeltà delle truppe non poteva mai essere data per scontata.

Ultime attestazioni e destino tardoantico

Brigetio nel tardo Impero

Per tutta la sua lunghissima vicenda, il punto fermo della legione restò Brigetio (Szőny), in Pannonia, lungo la frontiera danubiana. Qui la Legio I Adiutrix è attestata fino al tardo Impero, segno di una continuità rara per un’unità militare romana, che attraversa quasi senza interruzioni quattro secoli di storia.

Le ultime tracce documentarie la collocano ancora attiva nel V secolo. La Notitia Dignitatum, il grande documento amministrativo e militare tardoantico, e altre fonti la menzionano lungo il Danubio, con attestazioni che arrivano intorno al 444. Significa che la legione, o ciò che ne portava il nome e le insegne, sopravvisse fino alle soglie del crollo dell’Impero d’Occidente, presidiando una frontiera ormai sempre più fragile.

Ipotesi sullo scioglimento o trasformazione

Sul destino finale della legione gli studiosi avanzano più ipotesi, senza poter giungere a una conclusione definitiva. È possibile che si sia dissolta nella fase delle grandi invasioni danubiane, quando la frontiera pannonica venne progressivamente travolta. Un’altra ipotesi la vede integrata in eserciti regionali, oppure trasformata, secondo la riorganizzazione militare tardoantica, in una formazione comitatense (esercito di manovra) o limitanea (truppe di frontiera).

È giusto sottolineare il margine di incertezza che avvolge questi ultimi capitoli. La documentazione tardoantica è frammentaria e le continuità nominali non garantiscono continuità reali: una stessa denominazione poteva sopravvivere a profonde trasformazioni dell’unità. Riconoscere questi limiti non è un’ammissione di debolezza, ma il modo corretto di trattare la storia antica, distinguendo ciò che le fonti permettono di affermare da ciò che resta congettura.

Organizzazione, effettivi e vita quotidiana della Legio I Adiutrix

Struttura interna della legione

Per immaginare concretamente la Legio I Adiutrix conviene richiamare la struttura tipica di una legione di età alto-imperiale. Si trattava di un corpo di circa 5.000-6.000 uomini, articolato in dieci coorti, ciascuna suddivisa in centurie comandate da centurioni. La prima coorte era di norma più numerosa e raccoglieva i soldati più esperti. Al vertice stava il legatus legionis, affiancato da tribuni e dal praefectus castrorum, responsabile dell’accampamento e della logistica.

In termini essenziali, la gerarchia scendeva dal legatus (comandante, spesso di rango senatorio) ai tribuni militum, poi al praefectus castrorum, quindi ai centurioni che inquadravano la truppa, fino ai legionari semplici e agli immunes, soldati esentati dalle fatiche più gravose perché specializzati in mestieri tecnici. Attorno alla legione gravitavano inoltre reparti ausiliari e di cavalleria. Applicata alla I Adiutrix, questa struttura standard descrive un’unità pienamente integrata nel sistema legionario, nonostante l’insolita origine marinara dei suoi primi effettivi.

Vita nel campo: Mogontiacum e Brigetio

La vita quotidiana di un legionario era fatta solo in minima parte di battaglie. Nei castra di Mogontiacum sul Reno e di Brigetio in Pannonia, i soldati della Legio I Adiutrix dedicavano gran parte del tempo a lavori di costruzione e manutenzione: erigevano fortificazioni, tracciavano strade, costruivano ponti e acquedotti, riparavano edifici e infrastrutture. L’esercito romano era anche, e forse soprattutto, una straordinaria macchina ingegneristica.

A questo si aggiungevano l’addestramento costante, le marce, le esercitazioni, i turni di guardia e la cura dell’equipaggiamento. La presenza prolungata della legione in queste sedi ha lasciato tracce significative, e i siti di Magonza e di Szőny restano tra i luoghi chiave per ricostruire, attraverso resti di accampamenti, iscrizioni e materiali, la concreta esistenza dei soldati che vi furono di stanza. Dietro i grandi eventi militari c’è sempre questa trama fitta di vita ordinaria di guarnigione.

Fonti antiche e studi moderni sulla Legio I Adiutrix

Le testimonianze delle fonti scritte

La nostra conoscenza della legione poggia su un intreccio di fonti diverse. Tacito, nelle sue opere sulle guerre civili del 69 d.C., offre il racconto più vivido delle prime vicende e degli scontri di Bedriacum. Cassio Dione fornisce ulteriori elementi, in particolare sulla fondazione e sul ruolo di Galba. A queste fonti narrative si affianca la ricchissima documentazione epigrafica, ossia le iscrizioni su lapidi, are e mattoni che attestano la presenza della legione nei vari luoghi e ne registrano titoli e movimenti. Per la fase tardoantica, infine, è la Notitia Dignitatum a conservarne le ultime tracce ufficiali.

Le fonti, come si è visto, non sempre concordano: la divergenza più nota riguarda proprio la fondazione, attribuita a Nerone o a Galba a seconda della tradizione. Mettere a confronto queste testimonianze, anziché appiattirle in un racconto unico, è il modo più onesto di restituire la complessità della storia di un’unità nata in un periodo confuso e raccontata da autori con prospettive diverse.

Studi contemporanei e bibliografia essenziale

Per approfondire, lo studioso e l’appassionato possono rivolgersi ai grandi repertori sulle legioni romane, che ricostruiscono per ciascuna unità storia, movimenti e attestazioni a partire dalle fonti antiche e dall’epigrafia. Esistono opere di sintesi sulla storia dell’esercito romano e contributi specialistici dedicati alle legioni del Danubio e della Pannonia, dove la Legio I Adiutrix trascorse la maggior parte della sua esistenza.

Un punto che la letteratura moderna tiene sempre a chiarire è la distinzione tra la Legio I Adiutrix e la Legio II Adiutrix, anch’essa di origine flavia e anch’essa legata, per parte della sua storia, ai fronti danubiani. Le due legioni condividono il titolo «ausiliatrice» ma hanno vicende, basi e cronologie distinte, e confonderle è un errore frequente nelle ricostruzioni più superficiali. Tenere ferma questa differenza è già di per sé un segno di rigore.

Curiosità e legacy della Legio I Adiutrix

Rievocazione storica della Legio I Adiutrix: legionari in armatura con insegne, scudi e titoli onorifici pia fidelis, pia fidelis bis e constans esposti al campo

La legione nella cultura popolare e nella rievocazione storica

La Legio I Adiutrix, come molte unità dell’esercito romano, sopravvive oggi nel mondo della rievocazione storica e del living history. Gruppi e associazioni culturali ne ripropongono equipaggiamento, insegne e tattiche, ricostruendo con cura filologica scudi, armi e vita di accampamento. Per il pubblico questi eventi sono una porta d’accesso diretta e tangibile alla storia, capace di trasformare le pagine dei manuali in immagini vive.

A questo si aggiunge la presenza, talvolta, in romanzi storici, giochi e contenuti digitali dedicati a Roma antica, dove le legioni diventano protagoniste di narrazioni e ambientazioni. La I Adiutrix, con la sua storia ricca di colpi di scena, offre materiale ideale per chi voglia raccontare l’esercito imperiale fuori dai luoghi comuni.

Perché la Legio I Adiutrix affascina ancora oggi

Alla fine, il fascino di questa legione si spiega con la somma di alcuni tratti rari. L’origine marinaresca, prima di tutto, che la distingue da quasi tutte le altre legioni e racconta la versatilità della macchina militare romana. Poi il ruolo nelle guerre civili, che la rende testimone privilegiata dei passaggi di potere più drammatici del primo e del terzo secolo. Ancora, la lunghissima permanenza sul limes danubiano, che ne fa un simbolo di continuità lungo quattro secoli. E infine i titoli di lealtà, pia fidelis, pia fidelis bis e constans, che riassumono in poche parole l’identità di un’unità su cui gli imperatori scelsero ripetutamente di contare.

Raccontare la Legio I Adiutrix significa, in fondo, raccontare in miniatura tutta la parabola dell’esercito imperiale romano: la nascita nell’emergenza, la disciplina, l’ingegneria, la fedeltà premiata, la guardia infinita alla frontiera e infine il lento dissolversi nelle nebbie del tardo Impero.

Domande frequenti (FAQ)

Chi fondò la Legio I Adiutrix? La legione fu costituita nel 68 d.C. Le fonti sono discordanti: alcune attribuiscono l’iniziativa a Nerone, altre, tra cui Cassio Dione, indicano Galba come organizzatore finale. L’ipotesi più accreditata è che il reclutamento dei marinai della flotta di Miseno sia iniziato sotto Nerone e sia stato formalizzato da Galba, con la consegna dell’aquila legionaria.

Dove era di stanza la Legio I Adiutrix? Nelle prime fasi ebbe base a Mogontiacum (Magonza, Mainz) sul Reno, condivisa con la Legio XIV Gemina. In seguito fu trasferita in Pannonia, nel campo di Brigetio (Szőny), che divenne la sua sede stabile lungo la frontiera del Danubio fino al tardo Impero.

Quali erano i simboli della Legio I Adiutrix? Il simbolo principale era il capricorno, spesso accompagnato dal Pegaso, il cavallo alato. Alcuni studiosi ipotizzano anche un emblema con il delfino, probabilmente legato alle origini marittime della legione, ma l’attribuzione resta incerta.

In quali campagne combatté la Legio I Adiutrix? Partecipò alla battaglia di Bedriacum (69 d.C.) al fianco di Otone, alla repressione della rivolta batava (70 d.C.), alle campagne contro i Chatti sotto Domiziano (83 d.C.), alle guerre daciche di Traiano (101-106 d.C.) e a numerose campagne partiche, da Traiano (115-117) a Settimio Severo (195 e 197-198), Caracalla (215-217) e Gordiano III (244).

Cosa significa «Adiutrix»? È un termine latino che significa «ausiliatrice», «colei che aiuta», cioè una forza di sostegno e di rincalzo. Il nome riflette l’origine della legione, nata in fretta come rinforzo straordinario rispetto alle legioni regolari.

Fino a quando esistette la Legio I Adiutrix? La legione è attestata a Brigetio fino al tardo Impero, con tracce documentarie, come quelle della Notitia Dignitatum, che la collocano ancora attiva nel V secolo, intorno al 444. Il suo destino finale, tra dissoluzione, integrazione in eserciti regionali o trasformazione in unità comitatense o limitanea, resta incerto.

Qual è la differenza tra Legio I Adiutrix e Legio II Adiutrix? Sono due legioni distinte che condividono il titolo «ausiliatrice». La I Adiutrix nasce nel 68 d.C. dai marinai di Miseno; la II Adiutrix è una creazione successiva di età flavia. Hanno basi, cronologie e vicende diverse, e non vanno confuse.

Un monumentale complesso termale romano riemerge a Nijmegen

A NIJMEGEN, nei Paesi Bassi, le recenti indagini archeologiche preventive condotte nel distretto di Waalfront hanno gettato nuova e sfolgorante luce sul passato romano della regione. Una campagna di scavo straordinaria, coordinata dai prestigiosi istituti di ricerca RAAP e BAAC all'interno di un'area precedentemente occupata da insediamenti industriali, ha permesso di rimettere parzialmente in luce il tessuto urbano dell'antica città di Ulpia Noviomagus. La scoperta più sensazionale è rappresentata da un monumentale impianto termale pubblico la cui estensione, stimata in almeno quattromilanovecento metri quadrati, supera di oltre il doppio le dimensioni. . .

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Nell’Anatolia antica sono state identificate cinque lettere inedite dell’alfabeto sidetico

A Antalya, in Turchia, le recenti indagini archeologiche condotte nell’ambito del Progetto Eredità per il Futuro, promosso dal Ministero della Cultura e del Turismo, hanno gettato una nuova e vivida luce sul patrimonio filologico dell’antica Panfilia. Le operazioni di scavo nel sito della città portuale di Side hanno permesso a un’équipe internazionale di studiosi di identificare cinque nuove lettere dell’alfabeto sidetico, espandendo il repertorio grafematico conosciuto da ventisei a trentuno segni complessivi. Questa scoperta apporta un contributo fondamentale alla comprensione di un idioma a lungo considerato tra i più enigmatici. . .

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L’eterno ritorno al santuario segreto della Sala Keimada

A BURGOS, in Spagna, la profondità della terra custodisce un dialogo millenario che la scienza ha finalmente iniziato a decifrare attraverso il rigore della ricerca documentale. Il Complesso Carsico di Ojo Guareña, monumento naturale di eccezionale valore speleologico situato nella Merindad de Sotoscueva, ha rivelato i segreti della Sala Keimada, una camera situata nel terzo livello della Cueva Palomera, rimasta per decenni ai margini della ricerca accademica a causa delle estreme difficoltà di accesso che impongono ai visitatori di procedere carponi attraverso condotti alti appena venti centimetri. Un recente studio, pubblicato nel. . .

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Il sangue e l’argilla: riemerge dal deserto il dramma di Qabra

A KURD QABURSTAN, nella regione del Kurdistan in Iraq, una campagna di scavo archeologico ha squarciato il velo del tempo, restituendo la prima testimonianza tangibile e monumentale di un assedio militare risalente a quattro millenni or sono. Le ricerche sul campo, coordinate magistralmente dalla University of Central Florida, hanno permesso di identificare il sito con l'antica e leggendaria città di Qabra, un centro urbano la cui importanza storica era rimasta a lungo nell'ombra rispetto alle ben più celebrate metropoli della Mesopotamia meridionale. I dati raccolti nel corso delle ultime ricognizioni offrono una narrazione drammatica e dettagliata. . .

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L’enigma del Principe dei Taunus: rinvenuta una sepoltura celtica senza precedenti.

A BAD CAMBERG, nel distretto di Limburg-Weilburg situato nel Land dell'Assia, in Germania, la terra ha restituito un tesoro documentale di inestimabile valore per la comprensione della protostoria europea. Nel mese di Giugno 2026, durante le indagini archeologiche preventive propedeutiche all'installazione di un impianto fotovoltaico in prossimità dell'autostrada A3, è stata identificata una sepoltura d'élite che gli esperti hanno immediatamente definito di rilevanza continentale. Questo Fürstengrab, locuzione tedesca atta a designare la tomba principesca, rappresenta la prima evidenza empirica della presenza di una classe aristocratica locale stanziata nelle catene montuose del Taunus durante. . .

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Scoperto un raro tavoliere da gioco sui gradini di un hammam in Marocco

«A WALĪLA, in Marocco, ...» gli scavi archeologici condotti nel sito dell'antica città romana di Volubilis hanno restituito una testimonianza di eccezionale valore per la storia del costume e delle attività ludiche nel mondo islamico medievale. Un gruppo di ricerca internazionale, guidato dallo studioso Tim Penn della University of Reading nel Regno Unito, ha identificato un raro tavoliere da gioco inciso direttamente sui gradini di pietra di un antico bagno pubblico. La scoperta, capillarmente documentata in uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Libyan Studies, getta nuova luce sulle dinamiche. . .

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Rinvenuta in Bulgaria una statua marmorea attribuibile alla dea Artemide

«A RUPITE, in Bulgaria, ...» la terra dell'antica Tracia ha restituito una nuova e straordinaria testimonianza del suo glorioso passato classico. Nel corso delle recenti campagne di scavo archeologico condotte nel sito monumentale di Heraclea Sintica, una rilevante città fondata dall'antico popolo greco nella Bulgaria sudoccidentale, gli studiosi hanno riportato alla luce un frammento di eccezionale interesse scientifico. Si tratta di una porzione di statua in marmo di pregevole fattura, la cui iconografia sembrerebbe convergere in modo significativo verso la rappresentazione della divinità ellenica Artemide, custode dei boschi, della caccia e della natura. . .

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