A NIJMEGEN, nei Paesi Bassi, le recenti indagini archeologiche preventive condotte nel distretto di Waalfront hanno gettato nuova e sfolgorante luce sul passato romano della regione. Una campagna di scavo straordinaria, coordinata dai prestigiosi istituti di ricerca RAAP e BAAC all’interno di un’area precedentemente occupata da insediamenti industriali, ha permesso di rimettere parzialmente in luce il tessuto urbano dell’antica città di Ulpia Noviomagus. La scoperta più sensazionale è rappresentata da un monumentale impianto termale pubblico la cui estensione, stimata in almeno quattromilanovecento metri quadrati, supera di oltre il doppio le dimensioni di qualsiasi altra struttura balneare di epoca romana precedentemente documentata nel territorio dei Paesi Bassi. Fino a questo momento, infatti, i complessi di Forum Hadriani presso Voorburg e di Coriovallum a Heerlen, i quali misuravano rispettivamente duemiladuecento e duemilacinquecento metri quadrati, erano considerati i massimi esempi di architettura termale della provincia.
L’insediamento di Ulpia Noviomagus ricevette lo statuto ufficiale di comunità urbana intorno all’anno 100 d.C. per esplicita concessione dell’imperatore Traiano. In seguito a tale importante riconoscimento politico e amministrativo, la città si dotò di una serie di imponenti edifici pubblici realizzati in pietra naturale, tra i quali spiccavano i bagni destinati al benessere e alla socialità della popolazione locale. Sebbene una prima porzione del vasto edificio fosse stata fortuitamente intercettata nell’anno 1992 durante i lavori di ampliamento della storica fabbrica Honig, soltanto le odierne e sistematiche ricerche sul campo hanno consentito di comprendere l’effettiva monumentalità e la ricchezza del complesso.
I dati emersi dallo scavo delineano il profilo di un quartiere opulento e fortemente romanizzato, dove le grandi terme sorgevano circondate da una regolare rete stradale, lussuose dimore signorili, complessi abitativi plurifamiliari e una torre di avvistamento. L’apparato decorativo interno dell’edificio balneare testimonia l’alto livello di maestria delle maestranze e la disponibilità di ingenti risorse economiche. Gli archeologi hanno infatti rimosso i crolli rivelando pareti interne splendidamente rivestite di lastre di marmo e pavimentazioni geometriche realizzate con tessere di calcare bianco e nero. Sotto il profilo ingegneristico, la scoperta ha restituito intatti i canali di drenaggio delle acque e le imponenti vestigia del hypocaustum, il sofisticato sistema romano di riscaldamento a perno radiante sottomurato e parietale. Di straordinario interesse archeologico risultano due fondazioni in pietra, originariamente destinate a sostenere i pavimenti sospesi, che si conservano ancora oggi per un’altezza monumentale di circa due metri.
Oltre alle evidenze monumentali, lo scavo ha restituito decine di migliaia di manufatti che documentano la vita quotidiana e le pratiche devozionali della cittadinanza. Tra i reperti di maggiore pregio spiccano raffinati gioielli, anelli sigillari in oro e pietra dura, frammenti di statue bronzee e un pregevole busto in bronzo raffigurante Bacco, la divinità romana del vino e dell’estasi vitale. Una singolare menzione scientifica spetta al rinvenimento di centinaia di spilloni per capelli realizzati in osso, tutti finemente decorati con piccole sculture di felini. Secondo le analisi preliminari esposte dall’archeologo Erik Verhelst, tali manufatti sarebbero stati intagliati dalla medesima mano artigiana; lo stesso studioso ha descritto con stupore uno spillone che ritrae un gatto stante con la coda tesa verso l’alto, un dettaglio iconografico di rara freschezza espressiva.
Infine, le scoperte numismatiche hanno imposto una significativa revisione della cronologia storica della città. Il recupero di numerose monete d’argento e bronzo coniate durante il III secolo d.C., in particolare sotto il regno dell’imperatore Postumo, il quale governò l’Impero delle Gallie dal 260 d.C. al 269 d.C., dimostra inequivocabilmente che questo settore urbano rimase pienamente vitale e densamente abitato molto più a lungo di quanto la storiografia tradizionale avesse finora ipotizzato. Il consiglio comunale di Nijmegen, in stretta sinergia con la società di sviluppo immobiliare BPD proprietaria dell’area, ha già annunciato l’intenzione di integrare e rendere visibili i resti monumentali all’interno del futuro quartiere residenziale, prevedendo la ricostruzione parziale di camminamenti coperti a colonnato per preservare la memoria dell’antico splendore imperiale.





