Riemerge a Bielefeld un grande villaggio germanico

Conclusi gli scavi nel distretto di Sieker prima della costruzione di una scuola: individuate oltre trenta case lunghe risalenti all'epoca imperiale romana lungo un'antica via commerciale strategica.

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Rocky outdoor area with scattered blue tarps among dirt and small trees, sunlight casting shadows on the ground.

A BIELEFELD-SIEKER, in Germania, le indagini archeologiche condotte nel cantiere destinato alla costruzione di un nuovo edificio scolastico si sono concluse portando alla luce un insediamento germanico di straordinaria rilevanza storica e scientifica. Gli scavi, durati diversi mesi sotto la supervisione degli esperti del Landschaftsverband Westfalen-Lippe (LWL), hanno rivelato l’esistenza di un vero e proprio centro abitato vissuto tra il II e il V secolo d.C. In un’epoca in cui la gran parte della popolazione dell’area orientale della Westfalia risiedeva in fattorie isolate o piccoli agglomerati di pochissime abitazioni, la comunità rinvenuta nel distretto di Sieker rappresentava una marcata eccezione. Gli archeologi non esitano infatti a definire l’area come un «bedeutendes Zentrum», uno snodo centrale fondamentale per le dinamiche territoriali e sociali del tempo, capace di sfidare i tradizionali modelli insediativi dell’età imperiale romana.

Le operazioni sul campo, dirette dalla Dr. Eva Manz, hanno consentito di identificare le tracce di almeno trenta imponenti abitazioni, chiamate in tedesco Langhäuser, alcune delle quali raggiungevano dimensioni eccezionali con una larghezza di otto metri e una lunghezza di ben trenta metri. Accanto a queste strutture principali sorgevano vari edifici secondari e piccole abitazioni semi-interrate, le cosiddette Grubenhäuser. Già negli Anni ’80, durante le prime indagini a sud-est del torrente Mühlenbach, era emersa una disposizione lineare dei fabbricati particolarmente ordinata. Gli studi attuali hanno confermato che i complessi venivano ricostruiti per due o tre volte esattamente nel medesimo punto, testimoniando una continuità abitativa dei lotti familiari protrattasi per oltre due secoli. Come sottolineato dal Dr. Sven Spiong, responsabile della LWL-Archäologie per la Westfalia a Bielefeld, la ceramica recuperata colloca il momento di massima densità ed espansione del villaggio tra il II e il III secolo d.C.

Tra i reperti di maggiore valore scientifico figura una piccola moneta romana in bronzo risalente al II secolo d.C. Il reperto è stato rinvenuto all’interno della cavità di riempimento di un palo portante di una delle case. Secondo la Dr. Eva Manz, questo ritrovamento fornisce un punto di ancoraggio cronologico preciso per la datazione della struttura, consentendo agli studiosi di comprendere l’evoluzione delle tecniche costruttive e la progressiva riorganizzazione degli spazi interni nel corso dei decenni. Il lavoro meticoloso del team, a cui ha preso parte anche il collaboratore di scavo Ristam Abdo, ha permesso di documentare ogni singola buca di palo, restituendo un quadro dettagliato della vita quotidiana in Westfalia durante la dominazione romana.

La scelta del sito rispondeva a precise logiche strategiche ed economiche. L’archeologo Sebastian Düvel ha evidenziato come la nascita di un insediamento di tali dimensioni fosse ampiamente favorita dalla fertilità dei terreni di Löss situati sul versante settentrionale della Selva di Teutoburgo e dalla presenza costante del torrente Mühlenbach, che garantiva l’approvvigionamento idrico per tutto l’anno. Inoltre, la vicinanza al Römerpass, un fondamentale valico d’epoca romana, ha svolto un ruolo determinante. Le truppe di Roma avevano lasciato tracce evidenti nelle loro spedizioni verso il fiume Weser, sfruttando il percorso fluviale della Lippe fino alle stazioni di Anreppen e Paderborn, per poi proseguire attraverso la Senne. La scoperta, avvenuta negli anni scorsi a Sennestadt, di un accampamento marciante romano conferma l’importanza della gola di Bielefeld, un passaggio di due chilometri e mezzo sorvegliato all’epoca da una torre di vedetta posizionata sulla Sparrenberger Egge.

La rete viaria sopravvisse ben oltre il ritiro delle legioni romane dal territorio. Nel corso dei secoli, il tracciato si trasformò in una fiorente rotta commerciale frequentata fino al V secolo d.C. I numerosi reperti d’importazione e le monete romane rinvenuti lungo il percorso e nella vicina necropoli dimostrano la continuità dei contatti con il mondo provinciale romano situato a occidente del Reno. Gli abitanti dell’insediamento sfruttavano la fertilità del suolo per produrre surplus agricoli da vendere ai mercanti di passaggio. Alcuni dei pregiati oggetti romani recuperati potrebbero tuttavia costituire il bottino di incursioni o i beni portati in patria da mercenari germanici arruolati nell’esercito romano.

L’assenza di palizzate o di fortificazioni difensive nelle vicinanze solleva affascinanti interrogativi sulla sicurezza dell’insediamento. Il Dr. Sven Spiong ipotizza che la concentrazione di molte famiglie in uno spazio ridotto potesse garantire una forma indiretta di protezione collettiva contro malintenzionati ed escursioni ostili. Con la crisi e la caduta dell’Impero Romano nel V secolo d.C., le tradizionali vie di comunicazione si interruppero definitivamente, decretando il progressivo abbandono del villaggio. Oggi le indagini sul campo cedono il passo all’analisi scientifica nell’ambito del progetto di ricerca Westgermanien im Wandel, recentemente accolto nel prestigioso programma delle Accademie delle Scienze Tedesche.

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Redazione