La dinastia Giulio Claudia

Il culto di Lara, la dea del silenzio e della morte

Lara era una divinità romana legata al mondo dei morti e al silenzio. Secondo la leggenda, era una ninfa figlia del fiume Almone, che scorreva vicino a Roma. Lara era molto chiacchierona e indiscreta e rivelò a Giuturna, la ninfa sorella di Turno, che Giove voleva violentarla. Per punirla, il re degli dei le strappò la lingua e la mandò nel regno dei morti, dove divenne la moglie di Mercurio e la madre dei Lari, gli spiriti protettori delle case e delle famiglie.

Lara fu considerata dai romani sia come divinità della maldicenza sia come divinità del silenzio eterno, ovvero della morte. In realtà non si comprende come aver svelato a Giuturna le intenzioni di stupro di Giove potesse costituire una maldicenza. Ma si tratta di un’antica Dea Madre declassata a ninfa, e detentrice dei Sacri Misteri.

Il culto di Lara era celebrato il 21 febbraio, durante le Feralia, l’ultimo giorno delle Parentalia, la festa dedicata ai defunti. In questa occasione, le donne romane offrivano sacrifici alla dea e pronunciavano formule magiche per allontanare le forze maligne. Inoltre, cucivano la bocca di una bambola di lana o di stoffa per simboleggiare il silenzio imposto a Lara da Giove. Questa bambola era chiamata Dea Muta o Dea Tacita.

Lara era anche associata alla dea Mania, che presiedeva ai Maniì, le anime dei morti che ricevevano un culto particolare in famiglia. Varrone la identificava con questa dea e diceva che il suo nome derivava dal fatto che i romani chiamavano Maniì le anime dei morti. Secondo altre fonti, però, Mania era una dea diversa da Lara e aveva un ruolo più sinistro: era infatti la madre dei Larvae o Lemures, gli spiriti maligni che tormentavano i vivi. Il suo culto era celebrato il 14 maggio, durante le Lemuralia, una festa in cui si cercava di placare questi spettri con offerte di fave nere.

Lara era quindi una dea ambigua e misteriosa, che incarnava sia il lato benefico che quello malefico della morte. Era venerata dai romani con riti segreti e magici, che miravano a proteggere la vita dalla sua influenza nefasta.

Lara era anche collegata al culto di Bacco, il dio del vino e dell’estasi, a cui partecipava come dea del silenzio e della morte. I festeggiamenti in onore di Bacco erano chiamati Baccanali e si svolgevano in luoghi appartati e boscosi. I partecipanti si abbandonavano a danze frenetiche, musiche stridenti, bevute sfrenate e rapporti sessuali promiscui. I Baccanali erano considerati pericolosi per l’ordine pubblico e morale e furono oggetto di una dura repressione da parte del Senato romano nel 186 a.C.

Lara era anche legata al culto degli imperatori romani, che erano venerati come divinità dopo la loro morte o anche in vita.

Larario

Lara era quindi una dea che aveva molteplici aspetti e funzioni. Era la madre dei Lari, gli spiriti domestici che vegliavano sulle famiglie e sulla città. Era la dea del silenzio e della morte, che veniva onorata con riti segreti e magici. Era associata al culto di Bacco, il dio dell’estasi e della libertà, e al culto degli imperatori, i sovrani divinizzati. Lara era una dea che rifletteva le contraddizioni e le sfumature della religione romana, che era capace di accogliere e assimilare diverse tradizioni e influenze.