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Due spedizioni romane che avrebbero oscurato Alessandro il Grande

Due spedizioni romane che avrebbero oscurato Alessandro il Grande

Legio X Equestris

Converrete con me sul fatto che la più affascinante impresa bellica del mondo antico, sia stata la campagna condotta da Alessandro il Grande per assoggettare l’India. Come è noto, il condottiero macedone, dopo avere occupato la satrapia dell’India, estremo lembo dell’impero persiano, si spinse nel Punjab, fino al fiume Idaspe (attuale Jhelum) dove in una sanguinosissima battaglia sconfisse il re Poro. L’avanzata avrebbe dovuto proseguire in direzione del Gange, ma venne impedita dal rifiuto delle truppe di proseguire ancora.

Pure, a mio modesto avviso, vi sono due spedizioni militari romane, attestate da storici antichi, che se non fossero state impedite all’ultimo momento dal verificarsi di fattori esterni, ne avrebbero probabilmente oscurato la fama e vi assicuro che non credo di essere influenzato da partigianeria a favore di Roma. Oggi quindi, spero di riuscire ad accendere il vostro interesse parlando della prima di queste due imprese irrealizzate.

La campagna militare per sottomettere l’Etiopia

Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci, con questa campagna i Romani non intendevano anticipare la guerra d’Africa combattuta dall’Italia quasi 2 millenni dopo per vendicare la disastrosa sconfitta subita quarant’anni ad Adua e che ebbe il tragico effetto di favorire la successiva alleanza con la Germania di Hitler.

Nell’antichità per Etiopia, parola derivata dal greco che significava letteralmente viso bruciato, designando le popolazioni con la pelle nera, si intendeva quella parte di Africa, delimitata dal Mar Rosso e posta a sud dell’Egitto, che era attraversata dal fiume Nilo. Si trattava di un territorio enormemente più esteso dell’attuale Etiopia e dell’antica Nubia e in gran parte inesplorato, che oggi corrisponderebbe con l’Africa Equatoriale, includendo gli attuali Sudan, Sud Sudan, Eritrea, Etiopia nordoccidentale, nonché Kenya, Uganda e Tanzania settentrionali dove si trova il lago Vittoria, da cui si origina il più lungo fiume del mondo.

Il regno di Kush o di Meroe

In realtà Roma, oltre che esplorare e sottomettere dei territori in gran parte sconosciuti, che le avrebbero dato accesso diretto ai tesori dell’Africa Nera, intendeva assoggettare anzitutto il regno di Kush o di Meroe, dal nome della città che, a partire dal VI secolo A.C. ne costituiva la capitale, sita alla confluenza tra due fiumi il Nilo Azzurro e l’Atbara, in quella parte del Sudan che confina con l’attuale Eritrea.

Il regno di Kush nacque a seguito della decadenza dell’Egitto, susseguente alla fine della XX dinastia e del Nuovo Regno che consentì la liberazione dell’intera Nubia ( all’incirca anno 1069 A.C.). Esso crebbe di importanza al punto che nel corso dell’ottavo secolo A.C. i nubiani invasero l’Egitto, fondando la XXV dinastia. In quegli stessi anni venne fondata la città di Meroe, più a sud della antica capitale Napata che, al tempo dell’occupazione egiziana costituiva il limite estremo del regno faraonico.

Il controllo dei nubiani sull’Egitto durò meno di 100 anni, poi le strade dei due paesi si divisero. Mentre l’Egitto entrava a far parte dell’impero persiano, il regno di Kush elaborava una propria civiltà, certo fortemente influenzata dal regno faraonico, ma che aveva anche degli aspetti originali e che tra l’altro prevedeva anche la possibilità che il trono venisse occupato da elementi di sesso femminile, che in tal caso assumevano il titolo di candace.

Il primo contatto tra Roma e il regno di Kush avvenne all’epoca di Augusto. Come lo stesso imperatore attesta nelle sue Res Gestae, all’incirca nel 25 A.C. la candace di Meroe, ritenendo che, dopo la morte di Antonio e Cleopatra, avrebbe potuto fare dell’Egitto un boccone, assaltò la nuova provincia, subendo una disastrosa sconfitta ad opera del prefetto Gaio Petronio, che non contento di aver raso al suolo la città di Napata, impose anche un tributo sul regno di Kush. Solo il successivo intervento di Augusto, a seguito di accorate preghiere della regina di Meroe, poté annullare questo tributo.

La spedizione di Nerone per il regno di Kush

Come è noto, Nerone era assai poco interessato alle campagne militari, tanto da non essere particolarmente popolare fra i ranghi dell’esercito. L’unica campagna di rilievo svoltasi nel corso del suo regno fu quella condotta contro i Parti da Gneo Domizio Corbulone, originata da contrasti relativi alla successione sul trono dell’Armenia, che alla fine si risolse, dopo la conquista della capitale Artaxata e della città di Tigranocerta, con l’ascesa al trono dei parti del re Tiridate, più favorevole ai Romani.

Ma allora, se Nerone aveva così scarsa propensione alla guerra, come mai potè convincersi a tentare un’impresa così temeraria?

Tutto ebbe inizio con un’esplorazione voluta dallo stesso imperatore. Infatti, Nerone organizzò una spedizione guidata da due centurioni, che avrebbe dovuto scoprire le sorgenti del Nilo. La spedizione attraversò anzitutto il regno di Kush, fino a giungere nella capitale Meroe, dove vennero accolti in modo amichevole dal re dell’epoca, che diede ai centurioni tutta una serie di consigli in merito al difficilissimo viaggio da compiere.

Una volta partiti da Meroe, i legionari, dopo un viaggio assai lungo, raggiunsero una palude immensa e malsana, coperta di piante acquatiche e ricca di sabbie mobili, oltre ad ospitare enormi colonie di coccodrilli e di ippopotami, che poterono superare solo a bordo di piroghe. Si tratta probabilmente del Sudd una pianura alluvionale formata dal Nilo Bianco tra Sudan e Uganda. Il viaggio si concluse quando, secondo la descrizione fornita da Seneca, i legionari giunsero davanti a delle rocce dalle quali la forza del fiume fuoriusciva con incredibile potenza.

Cascate Murchinson National Park, Uganda
Cascate Murchinson National Park, Uganda

Gli studiosi moderni identificano questa zona con le cascate di Murchison in Uganda, non molto distante dal lago Vittoria da cui il Nilo si origina, ritenendo quindi che i legionari abbiano percorso oltre 2000 km a sud di Meroe. Se questa tesi è esatta i Romani giunsero vicini a scoprire le sorgenti del Nilo appena 18 secoli prima della spedizione di Speke e Burton, avvenuta nella seconda metà del diciannovesimo secolo che per l’appunto raggiunse per prima il lago Vittoria. ( occorre precisare che nel 1937 l’esploratore tedesco Burkhart Waldecker ha individuato la sorgente più meridionale del Nilo nel fiume Kasumo che scorre in Burundi e confluisce nel lago Vittoria, ma molti geografi continuano ad indicare nel lago la vera sorgente.)

Quando la spedizione tornò a Roma, dopo un viaggio durato diversi anni, riferirono a Nerone, oltre alle spettacolari descrizioni dei luoghi visitati, anche che il regno di Meroe era in grave difficoltà per le continue incursioni dei regni barbarici vicini, probabilmente allocati nella zona di Axum.

Ecco dunque che si offriva a Nerone una occasione incredibilmente favorevole per estendere i domini di Roma in Africa ed accedere direttamente alle enormi ricchezze della parte centrale del continente, quali avorio, oro, piume di struzzo, legnami pregiati, pietre preziose, animali esotici e quant’altro possa eccitare la cupidigia e la fantasia umana e l’imperatore decise di sfruttarla.

Per metterla in pratica Nerone fece spostare 2 legioni dalla Siria ad Alessandria d’Egitto, cioè la X Fretensis e la V Macedonica, ma la spedizione verso l’Etiopia non si sarebbe mai concretizzata. Nello stesso anno 66 D.C. ebbe inizio la prima guerra giudaica, e la disfatta subita da Gaio Cestio Gallo a Bethoron con la perdita della legio XII Fulminata, costrinse Nerone a far rientrare le 2 legioni in Giudea, affidandole al comando di Vespasiano. Della campagna per la conquista del regno di Kush non si parlò più. Da notare una coincidenza. La prima guerra giudaica del 66/73 D.C. ha impedito questa spedizione, così come la seconda guerra giudaica del 115/117 D.C. costrinse Traiano ha rinunciare a proseguire la guerra contro i Parti, che nei suoi propositi doveva portarlo ad invadere l’India.

Le fonti

  • Della spedizione alla scoperta delle sorgenti del Nilo parla ampiamente Seneca nelle Naturales Quaestiones libro VI nel trattato de Terrae Motu. L’autore riporta la testimonianza dei due centurioni al comando dell’impresa in questo libro, in quanto confacente alla sua tesi in base alla quale i terremoti sono determinati dalla presenza di enormi laghi sotterranei, come quello da cui riteneva nascesse il Nilo, in base alla descrizione delle cascate.
  • Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia libro VI 35, riferisce dei propositi di conquista di Nerone e traccia un parallelo con la campagna di Gaio Petronio di quasi cento anni prima.
  • Giovanni Vantini, storico appartenente all’ordine dei Comboniani, autore di diversi libri sul Sudan e l’antica Nubia, ha per primo individuato nelle cascate di Murchison il punto più a sud toccato dalla spedizione dei due centurioni.

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