Cina. Scoperti veleni ed anestetici usati dagli antichi medici cinesi

Tracce di aconitina — alcaloide estratto dall'Aconitum, pianta di straordinaria tossicità — sono state identificate sugli strumenti chirurgici in ferro rinvenuti nella tomba del medico Xia Quan a Jiangyin, datata tra il 1348 e il 1411 d.C.: la prima prova fisica diretta dell'impiego controllato di un anestetico in chirurgia, che riscrive la storia della medicina cinese medievale.

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Collage of rusted metal samples showing corrosion: four quadrants with a bent wire tool, close-up rust, a two-pronged rod, and rust texture.

A JIANGYIN, nella provincia cinese dello Jiangsu, il sottosuolo ha restituito una testimonianza di eccezionale portata scientifica: gli strumenti chirurgici custoditi nella tomba del medico Xia Quan, vissuto nella prima fase della dinastia Ming, recano ancora oggi le tracce microscopiche di una sostanza anestetica. Un’équipe di ricercatori guidata dal professor Congcang Zhao dell’Università del Nord-Ovest ha applicato una tecnica di microscopia ottica avanzata — la Stimulated Raman Scattering (SRS) — all’analisi dei residui depositati su una forbice e una pinzetta in ferro, strumenti che giacevano intatti nel sepolcro da oltre sei secoli. I risultati, pubblicati nel 2026 sulla rivista Antiquity con il titolo Surgical anaesthesia in Ming China: scientific analysis of aconitine residues on medical instruments, costituiscono la prima evidenza chimica diretta dell’uso di anestetici su strumenti chirurgici mai rinvenuta dall’umanità.

La tecnica SRS — definita dal professor Zhao «una metodologia ottica avanzata capace di identificare con precisione le composizioni materiali e di mappare la distribuzione dei componenti, superando efficacemente le sfide poste dalla disponibilità minima di campione e dalla necessità di preservare il materiale archeologico» — ha consentito di aggirare le limitazioni dei metodi convenzionali, tradizionalmente inadeguati allo studio dei residui farmaceutici della medicina cinese antica, raramente conservati e quasi mai sufficienti per i requisiti minimi di identificazione. La fluorescenza a raggi X ha previamente accertato la natura metallica degli strumenti, mentre la micro-Raman spectroscopy ha permesso di isolare e identificare le molecole presenti nei residui: in entrambi i campioni è emersa con inequivocabile chiarezza la presenza di aconitina.

L’aconitina è un alcaloide altamente tossico derivato dall’Aconitum — noto in Occidente come aconito, wolfsbane o monkshood — una pianta diffusa in Nord America, Europa e Asia. La sua tossicità, nota e documentata sin dall’antichità, fu oggetto di elaborazione farmacologica sistematica nell’ambito della medicina Ming: i praticanti svilupparono procedure di detossificazione che prevedevano la bollitura in aceto, il trattamento con fagioli mung o, secondo alcune fonti, con l’urina di giovani fanciulli. Il prodotto finale — una polvere ricavata dalla pianta sottoposta a questi processi di neutralizzazione — veniva applicato topicamente sulla cute del paziente per anestetizzare la zona da incidere, richiedendo una somministrazione meticolosa e un controllo rigoroso dei dosaggi al fine di contenere la tossicità residua.

Ciò che rende straordinario il ritrovamento non è soltanto la sua antichità, ma il nesso che esso istituisce tra la tradizione testuale e la pratica concreta. Le ricette per la preparazione della polvere di Aconitum erano già note attraverso i trattati medici della dinastia Ming — opere che attestano una conoscenza farmacologica sofisticata e stratificata — ma nessuna prova fisica aveva mai confermato il loro impiego effettivo in sala operatoria. La tomba di Xia Quan colma questa lacuna con un’evidenza materiale inconfutabile, trasformando le prescrizioni scritte in realtà archeologicamente documentata. «Sei secoli fa», ha dichiarato il professor Zhao, «un chirurgo della dinastia Ming eseguì un’operazione con una forbice e una pinzetta in ferro, e oggi abbiamo letto le tracce dell’anestetico lasciate su quegli strumenti mediante un fascio di luce laser. È la prima volta che l’umanità ha trovato prove chimiche dirette di anestetici su strumenti chirurgici antichi, dimostrando che i nostri antenati sapevano già come alleviare il dolore dei pazienti con erbe altamente tossiche in modo sicuro».

La scoperta ridisegna la percezione della medicina cinese del XIV e XV secolo come sistema razionale, empiricamente fondato e tecnicamente avanzato. I medici Ming non si limitavano a conoscere le proprietà delle sostanze che manipolavano: ne governavano la tossicità attraverso l’applicazione topica, la formulazione di preparati composti e il rispetto di rigide procedure operative. Come sintetizza il professor Zhao, «i medici Ming usavano strumenti chirurgici in ferro e controllavano la tossicità dell’aconitina attraverso l’applicazione topica, le prescrizioni composte e i controlli procedurali rigorosi, dimostrando una capacità pratica di bilanciare la potenza del farmaco con la sicurezza del paziente». Questa sofisticazione terapeutica, attestata già nel pieno XIV secolo, colloca la chirurgia Ming su un piano di sviluppo tecnico-scientifico che la storia della medicina non può più ignorare.

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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.
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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.