Nel Devon, tra i floridi insediamenti agricoli di Halberton e Sampford Peverell, le indagini stratigrafiche hanno svelato i resti monumentali di una villa romana di proporzioni inedite per l’intera regione. Il rigoroso progetto accademico, coordinato dai ricercatori della University of Exeter in stretta collaborazione con gli specialisti di Cotswold Archaeology, ha dischiuso un capitolo di fondamentale importanza per la comprensione della «romanizzazione» nelle province occidentali dell’Impero. Questa lodevole iniziativa di ricerca, nota istituzionalmente come progetto SHARE e sostenuta finanziariamente dal fondo The National Lottery Heritage Fund, ha beneficiato dell’indispensabile contributo operativo del Devon County Council, del Tiverton Archaeology Group e della Sampford Peverell Society, radunando decine di volontari e studenti universitari in un virtuoso sforzo collettivo.
La scoperta di maggiore rilievo architettonico è indubbiamente un mosaico policromo di ben dodici metri quadrati, la cui complessa realizzazione è databile con ragionevole certezza al IV secolo. Questo elaborato manufatto, meticolosamente composto da migliaia di tesserae in sfumature cromatiche di rosso, bianco e grigio-blu scuro, costituiva il fulcro decorativo di un ambiente di altissima rappresentanza, con molta probabilità una sala da pranzo tricliniare o una maestosa area di accoglienza per gli ospiti illustri. L’architettura visiva del pavimento si sviluppa attorno a un elegante medaglione centrale che raffigura un fiore stilizzato, dotato di otto petali sovrapposti a forma di delicata goccia. La rigorosa geometria della composizione prosegue con quadrati intrecciati e un celebre motivo decorativo a treccia attorcigliata, noto in ambito accademico come guilloche, circondato lungo l’intero perimetro da elementi calcarei più ampi e ruvidi, sapientemente pensati per resistere all’inesorabile usura del calpestio quotidiano. Le inestimabili porzioni del mosaico, accuratamente prelevate dalla loro sede originaria per garantirne la perpetua conservazione, troveranno una futura e prestigiosa collocazione espositiva presso le sale del Tiverton Museum of Mid-Devon Life.
A poca distanza dall’edificio principale, l’incessante lavoro degli archeologi ha restituito i volumi di un articolato impianto termale, intonacato con pigmenti vividi e arricchito da almeno due ampie vasche per l’immersione. Tali strutture idriche risultano solidamente edificate con il robusto opus signinum, il formidabile calcestruzzo idraulico dell’antichità romana che garantiva la perfetta e duratura impermeabilizzazione degli ambienti umidi. L’indiscutibile opulenza del complesso termale, come evidenziato con rigore analitico dalla dottoressa Susan Greaney, certifica in maniera inequivocabile la presenza di una committenza dotata di ingenti risorse patrimoniali e di un rango sociale apicale all’interno delle gerarchie provinciali. La straordinaria rarità di simili testimonianze nel quadrante sud-occidentale della Britannia è stata solennemente ribadita da Bill Horner, il quale ha sottolineato come l’opera rappresenti l’esempio più occidentale di mosaico mai rinvenuto all’interno di una villa in territorio britannico, a perenne testimonianza di quanto persino le propaggini più estreme e remote dell’Impero fossero permeabili ai sofisticati costumi capitolini.
Il corredo materiale estratto con cautela dalle trincee di scavo denota una quotidianità aristocratica del tutto immersa nei lussi e nelle consuetudini della madrepatria. Tra i reperti di maggiore squisitezza figurano un superbo intaglio in pasta vitrea azzurra, originariamente incastonato in un anello sigillare e recante la fiera effigie della dea Vittoria, simbolo indiscusso del trionfo imperiale. A tale prezioso monile si sommano un delicato bracciale in lega di rame, scoperto direttamente al di sopra della superficie musiva, un elegante cucchiaio impreziosito da una pregevole placcatura in argento e un vasto assortimento vascolare d’eccellenza. Spiccano in questo raffinato contesto domestico un calice indentato per la mescita delle bevande, una monumentale giara da stoccaggio alimentare e un frammento di mortarium in ceramica sigillata, mirabilmente provvisto di un beccuccio modellato a forma di testa di leone. È stato inoltre rinvenuto un singolare blocco di selce naturale, verosimilmente impiegato dagli antichi residenti come tavolozza o mortaio per la paziente miscelazione di pigmenti cosmetici o pittorici.
L’estensione planimetrica del sito archeologico ha superato ogni più rosea aspettativa iniziale, suggerendo ai ricercatori un progressivo e ambizioso ampliamento strutturale della villa a partire da un modesto nucleo rettangolare originario. Le evidenze stratigrafiche documentano l’aggiunta di nuove ali residenziali, vani strategicamente adibiti alla conservazione delle derrate e cortili funzionali alle complesse operazioni agricole della tenuta. Tracce di una scala lignea lasciano inoltre supporre con fondamento la presenza di un piano superiore abitabile, mentre l’abbondanza di ossa animali e di frammenti di corno lavorato in prossimità di un vasto edificio rurale in pietra conferma la spiccata vocazione produttiva dell’intero latifondo. L’indagine, che rappresenta solamente la prima fase di un articolato programma triennale, è stata pubblicamente elogiata dalle autorità locali, in particolare da Jacqi Hodgson e dal direttore di scavo Dan Sausins, i quali hanno celebrato il virtuoso sinergismo instauratosi tra i rilevatori professionisti, le istituzioni museali e i ricercatori amatoriali. Tra questi ultimi merita un encomiabile menzione ufficiale John Hill, acuto artefice della prima e fortunata individuazione del sito tramite la metodica applicazione della strumentazione metaldetector.





