
A Bab Shamash, presso la provincia irachena di Ninive, un’operazione di scavo condotta congiuntamente da una missione archeologica irachena e americana ha portato alla luce un inestimabile frammento di stele risalente all’epoca del re assiro Assurbanipal. La scoperta del reperto, la cui datazione risale a duemilaseicento anni or sono, in pieno VII secolo a.C., è stata annunciata pubblicamente alla fine del mese di Giugno 2026 dai vertici dell’Ispettorato delle Antichità di Ninive e dal Consiglio di Stato per le Antichità e il Patrimonio dell’Iraq. La porzione frontale del monumento, che si erge per due metri di altezza e un metro e cinquantacinque centimetri di larghezza, esibisce una vasta e imponente scultura ad altorilievo raffigurante il celebre sovrano Assurbanipal, mentre la faccia posteriore del monolite è adornata da due rilievi di dimensioni minori che ritraggono monarchi assiri rimasti, allo stato attuale degli studi, privi di identificazione nominale.
Ad arricchire ulteriormente l’inestimabile valore epigrafico dell’opera concorrono le iscrizioni vergate in caratteri cuneiformi presenti sul retro della scultura monumentale. Tali complessi testi antichi, secondo le prime indagini filologiche e archeologiche, avrebbero la precipua funzione di documentare i vasti programmi architettonici e i trionfi politici ottenuti dal re all’interno dell’antica città di Ninive e in tutti i territori dominati dal potente Impero Neo-Assiro. La metropoli di Ninive, durante l’epoca della sua massima espansione, ricopriva infatti il duplice e cruciale ruolo di capitale amministrativa e centro urbano più popoloso dell’intero regno, fungendo da fulcro incontrastato del potere mediorientale. Tra i traguardi più fulgidi legati alla figura di Assurbanipal spicca indubbiamente l’edificazione della rinomata biblioteca reale, un polo del sapere che si ritiene potesse custodire oltre centomila testi di varia natura; una collezione imponente che rappresentò il più vasto archivio letterario e amministrativo del mondo antico, superato soltanto in epoche successive dalla costituzione della biblioteca di Alessandria in Egitto. Di questa sterminata raccolta di sapienza mesopotamica sono sopravvissuti fino ai giorni nostri circa trentamila testi, i quali costituiscono tuttora fonti primarie e imprescindibili per lo studio della vita, dell’amministrazione e della cultura dell’antica Mesopotamia.
Il presidente del Consiglio di Stato, Ali Obaid Shalgham, ha dichiarato con fermezza che questo straordinario ritrovamento riflette l’antichità e la profonda civiltà della città di Ninive, confermandola come uno dei centri storici di maggiore preminenza non solo per l’Iraq ma per l’intera regione. Ali Obaid Shalgham ha inoltre precisato come il recupero del frammento rappresenti la riprova del costante e meticoloso lavoro archeologico volto a svelare nuove testimonianze storiche, capaci di evidenziare il contributo umano e lo spessore culturale della civiltà mesopotamica, rafforzando in tal guisa la sua ineludibile presenza sul palcoscenico globale. Dal canto suo, l’ispettore Ruwaid Muwaffaq, durante una conferenza stampa tenutasi alla fine di Giugno 2026, ha rimarcato come l’emersione della stele sia in grado di illustrare vividamente la grandiosità della civiltà assira e il suo avanzatissimo sviluppo urbanistico. Ruwaid Muwaffaq ha illustrato come la stele si configuri quale una delle testimonianze archeologiche più rilevanti nel commemorare le gesta regali, rafforzando la tesi accademica secondo cui molte delle porte cittadine e dei siti storici custodiscono tuttora capolavori architettonici di inestimabile pregio. Il monolite è stato prontamente trasferito presso la sede dell’ispettorato al fine di sottoporlo alle indispensabili opere di restauro preliminare, le quali consentiranno di avviare uno studio approfondito e rigoroso sulle sue superfici.
Nel medesimo contesto di fervente recupero delle antichità mesopotamiche, la testata giornalistica Shafaq News ha riferito, all’inizio del mese di Maggio 2026, dell’avvio di un massiccio piano di restauro riguardante l’antica Ziggurat di Ur. I lavori prevedono l’impiego esclusivo di mattoni di fattura locale e l’adozione di metodologie costruttive strettamente tradizionali. Questa imponente iniziativa architettonica si concentrerà sulla riabilitazione del primo livello del tempio, un monumento che vanta quattromila anni di storia, includendo le sue tre scalinate principali; seguiranno la riparazione delle fessurazioni strutturali al secondo piano e un’accurata ricostruzione del terzo livello, guidata dalle evidenze archeologiche tuttora disponibili. Questo titanico sforzo conservativo rappresenta la settima grande campagna di restauro intrapresa dalla struttura fin dalla sua genesi, avvenuta sotto la Terza Dinastia di Ur intorno all’anno 2112 a.C., quando fu innalzata per onorare il dio lunare Nanna, divinità tutelare della città. La complessa struttura subì un inesorabile decadimento durante il periodo neo-babilonese, finché l’ultimo sovrano di quell’impero, Nabonide, non ne decretò il restauro prima della caduta del suo regno. Proprio l’area circostante la Ziggurat di Ur fu identificata nel 1862 dall’erudito Henry Rawlinson come Ur Kaśdim, il luogo che la tradizione biblica indica come patria natale di Abramo. Ad oggi, l’edificio si staglia nel panorama iracheno quale uno dei vertici assoluti della conservazione dell’architettura mesopotamica antica.


