A SAQQARA, in Egitto, l’incessante opera di scavo archeologico ha disvelato un nuovo e affascinante capitolo della civiltà faraonica. Durante le meticolose prospezioni condotte nel settore orientale dell’imponente scogliera calcarea che domina il sito, una missione afferente alle istituzioni egiziane ha portato alla luce tre sepolture rupestri finora celate dalle sabbie del tempo, situate all’interno della celebre necropoli del Bubasteion. Tali ipogei, ricavati magistralmente nello spessore della nuda roccia, vengono ascritti dagli studiosi alla fulgida epoca del Nuovo Regno, un periodo che vide l’impero egiziano raggiungere l’acme della sua supremazia politica e culturale. Il valore filologico di questa scoperta risiede soprattutto nell’eccezionale apparato epigrafico emerso in situ, poiché l’architettura funeraria conserva magnifiche iscrizioni geroglifiche intatte, affiancate da reperti di inestimabile caratura scientifica. Gli studiosi ritengono che i testi scolpiti sulle pareti possano finalmente dissipare le fitte nebbie che ancora avvolgono la vita e le mansioni degli alti burocrati operanti a Menfi, la primigenia capitale, fornendo in tal modo un contributo vitale alla comprensione delle dinamiche sociali e gerarchiche di quella remota antichità.
Il Ministro del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathy, ha voluto porre l’accento sulla valenza strategica di questi scavi, ricordando come le viscere di Saqqara custodiscano ancora tesori inenarrabili, in trepidante attesa di essere riconsegnati alla luce del sole e all’indagine accademica. Questa ininterrotta sequela di rinvenimenti non fa che suggellare la straordinaria caratura culturale di un sito che a buon diritto figura tra i più illustri patrimoni tutelati dall’UNESCO a livello planetario. Il Ministro ha inoltre tributato il proprio plauso all’abnegazione delle squadre di ricerca, sia autoctone sia straniere, le quali si prodigano quotidianamente in cantieri contraddistinti da una rigorosa prassi metodologica. Ogni singola vestigia sottratta all’oblio millenario si configura quale tassello imprescindibile per la decodifica delle strutture antropologiche e cultuali dell’antico Egitto, alimentando l’imponente registro storiografico di una delle civiltà più influenti dell’intera umanità.
Alle dichiarazioni ministeriali hanno fatto eco le stringenti riflessioni di Hisham El-Leithy, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, il quale si è soffermato sull’impatto tanto scientifico quanto emotivo scaturente da queste delicate operazioni. Restaurando i lacerti di una cronaca sepolta per innumerevoli secoli, l’indagine archeologica permette di «far rivivere le esistenze stesse dei proprietari delle sepolture», restituendo alla storia la complessa dimensione del post mortem dei titolari di queste antiche dimore eterne. Tale approccio consegna agli studiosi non meri manufatti, bensì un patrimonio di dati accademici e squisitamente umani che riposizionano la lente d’ingrandimento sulla società del Nuovo Regno. Il quadro operativo è stato poi delineato con estrema precisione da Mohamed Abdel Badie, capo del Settore Antichità Egiziane, che ha inquadrato il ritrovamento all’interno di un più vasto e ambizioso progetto di studio volto a sondare uno dei complessi cimiteriali più densi e ricchi del territorio. Le trivellazioni e le attente analisi stratigrafiche proseguiranno pertanto in maniera indefessa nelle viscere dei pozzi funerari e lungo i perimetri limitrofi ancora inesplorati. L’orizzonte d’attesa della comunità internazionale è pervaso dalla certezza che l’oscurità del Bubasteion serbi ancora molteplici informazioni essenziali, atte a ricomporre in via definitiva il mosaico vitale ed escatologico dei defunti che in quel luogo sacro elessero la propria ultima dimora.





