A Łysa Góra, nella regione polacca della Masovia, gli archeologi hanno portato alla luce i resti di un’imponente abitazione risalente all’Età del Ferro, accompagnata da reperti che testimoniano contatti a lunghissima distanza attraverso l’Europa antica. Le indagini in corso nel comune di Chorzele, condotte nelle ultime tre stagioni dal Museo Archeologico Statale di Varsavia, stanno restituendo un quadro sempre più complesso della comunità che abitava l’area duemilacinquecento anni fa.
Il sito è storicamente associato alla cultura dei tumuli baltici occidentali, una società dell’Età del Ferro che popolava l’attuale Polonia nord-orientale e le zone limitrofe. La scoperta più sorprendente emersa dai recenti scavi è una moneta in bronzo coniata durante il regno di Seute III, sovrano dell’antico regno odrisio di Tracia, in un periodo compreso tra il 323 e il 316 a.C.. Secondo i ricercatori, si tratta della più antica moneta mai recuperata durante uno scavo archeologico documentato in territorio polacco.
L’oggetto presenta su un lato la figura di un cavaliere accompagnato da un marchio di zecca, mentre sull’altro lato reca l’immagine di Zeus con una corona d’alloro. Gli studiosi hanno notato che la moneta è stata forata e che il foro mostra chiari segni di usura, un dettaglio che indica come il reperto non fosse utilizzato come semplice valuta, ma venisse portato appeso a un cordone o a un laccio per essere indossato come ciondolo.
La moneta venne originariamente coniata a Seutopoli, l’antica capitale tracia situata nell’odierna Bulgaria, a una distanza di quasi millecinquecento chilometri in linea d’aria dall’insediamento polacco. Questa straordinaria distanza geografica fornisce la prova di solide connessioni che collegavano le comunità dell’Età del Ferro della Masovia con l’Europa sud-orientale. I ricercatori ipotizzano che la moneta possa aver raggiunto il nord attraverso l’intermediazione di gruppi celtici. Seutopoli subì infatti gli attacchi dei Celti durante la prima metà del III secolo a.C., e l’ipotesi avanzata è che l’oggetto sia stato prelevato da individui coinvolti in quelle incursioni, conservato come ricordo personale e successivamente indossato al collo.
Oltre al reperto tracio, le attività di scavo di quest’anno hanno permesso di identificare i resti di una grande “casa lunga” in legno, che misurava circa diciassette metri e mezzo di lunghezza per quattro metri di larghezza. Alcune strutture scoperte nel corso del 2025 erano state inizialmente interpretate come possibili opere difensive o fossati rituali, ma il proseguimento dei lavori ha dimostrato che facevano parte di un unico grande edificio. La costruzione appare divisa in singole sezioni residenziali interne di circa quattro metri per cinque.
Il responsabile delle ricerche, Bartłomiej Kaczyński, ha commentato i risultati affermando: «Questa è una rivelazione per noi». Lo studioso ha spiegato che l’edificio è paragonabile per disposizione alle strutture note del celebre insediamento preistorico di Biskupin. Costruita presumibilmente nel corso del V secolo a.C., questa tipologia architettonica è considerata altamente inusuale per la Masovia e per la Polonia nord-orientale, aggiungendo così una nuova importante dimensione alla comprensione dei modelli insediativi dell’Età del Ferro nella regione.
I nuovi ritrovamenti si uniscono a una serie di reperti eccezionali già recuperati nel sito, che testimoniano una crescente evidenza di influenze celtiche sull’insediamento. Le precedenti campagne di scavo avevano infatti restituito un raro elmo celtico risalente al IV secolo a.C. e uno strumento che i ricercatori ritengono venisse utilizzato per la pratica chirurgica della trapanazione del cranio. Insieme alla moneta tracia e a due ulteriori oggetti che gli specialisti stanno ancora esaminando per confermare se si tratti di oboli greci, i materiali suggeriscono che Łysa Góra fosse pienamente inserita in reti culturali e commerciali che si estendevano ben oltre i confini locali.
I reperti più significativi sono attualmente in fase di conservazione presso il Museo Archeologico Statale. I manufatti faranno parte di una grande esposizione dedicata al sito che sarà inaugurata tra due anni, in occasione del centenario dell’istituzione museale. Nel frattempo, le indagini sul campo continueranno a esplorare il terreno, nella consapevolezza che il sottosuolo possa celare ancora dettagli fondamentali per comprendere i movimenti delle antiche popolazioni europee.



