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Wyoming: mummie Edmontosauro con zoccoli, eccezionale scoperta paleontologica.

Nella Valle delle Mummie di Dinosauro, situata nel Wyoming, Stati Uniti, paleontologi hanno portato alla luce una scoperta che traccia nuovi confini nella conoscenza dell’evoluzione dei rettili preistorici. Due esemplari fossilizzati di edmontosauro, vissuti fra 69 e 66 milioni di anni fa, hanno rivelato una caratteristica mai osservata prima d’ora: la presenza di autentici zoccoli. Questo ritrovamento, frutto dell’analisi di reperti straordinariamente conservati, permette di aggiungere dettagli inediti sia alla morfologia degli adrosauridi sia alla comprensione delle strategie di adattamento di questi dinosauri erbivori.

L’edmontosauro, noto come uno dei giganti erbivori che solcavano le pianure nordamericane. . .

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Pompei: situla egizia antica scoperta a Regio V con scene di caccia

Nell’area archeologica di Pompei, all’interno del Parco, le ricerche più recenti condotte nel settore della Regio V hanno restituito un reperto di straordinario interesse: una situla realizzata in pasta vitrea, decorata con raffinate scene di caccia in stile egizio, verosimilmente prodotta ad Alessandria d’Egitto e arrivata fino alla città vesuviana attraverso le fitte reti commerciali dell’Impero romano. Il vaso, rinvenuto nel cuore della cucina del Thermopolium, ossia la “tavola calda” dell’antichità, non era solo un ornamento, ma aveva trovato un nuovo impiego come utensile da cucina, testimoniando il carattere multifunzionale degli oggetti nel contesto pompeiano. . .

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Nuova mappa svela 300.000 chilometri di strade romane: la rete viaria dell’Impero era il 50% più estesa

Aarhus, Danimarca – Una nuova ricerca internazionale ha svelato che la rete stradale dell’antica Roma era molto più estesa di quanto si sia sempre ritenuto. Gli studiosi, al termine di un percorso durato cinque anni, hanno pubblicato una mappatura digitale che permette di seguire, quasi strada per strada, il vastissimo reticolo viario che univa città, villaggi, ville e fattorie dell’Impero romano. Secondo il nuovo studio, presentato in questi giorni e coordinato dall’archeologo Tom Brughmans dell’Università di Aarhus, la lunghezza complessiva delle strade supera di oltre il 50% le stime precedenti. Se fino a poco tempo fa si. . .

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Itiner-e: Nuove Mappe Digitali Raddoppiano le Strade dell’Impero Romano.

Nel bacino del Mediterraneo, epicentro dell'Impero Romano, un nuovo progetto di ricerca ha gettato una luce inaspettata sulle immense infrastrutture che un tempo tenevano unito uno dei più grandi sistemi politici della storia umana.

Un consorzio di studiosi e specialisti in cartografia digitale, unito sotto il nome di progetto "Itiner-e", ha recentemente svelato una mappa digitale ad altissima risoluzione della rete stradale romana, datata intorno all’anno 150 dopo Cristo. Questa meticolosa ricostruzione non rappresenta una semplice aggiunta ai dati esistenti, ma ridefinisce in modo sostanziale l’estensione e la complessità di ciò che i Romani avevano realizzato. . .

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Olbia Provenza: scoperti riti e sepolture romane dal I al III secolo d.C.

A Olbia, nell’antica città situata oggi nella Francia meridionale, un’équipe di archeologi dell’Istituto Nazionale Francese di Ricerca Archeologica Preventiva ha portato alla luce oltre 160 sepolture a cremazione risalenti all’epoca romana, datate tra il I e il III secolo dopo Cristo. Lo scavo getta nuova luce sulle pratiche funerarie di una comunità che, sotto la dominazione romana, si distingueva per riti complessi e profondamente simbolici.

Lo studio ha permesso di ricostruire una sequenza rituale sorprendente. I corpi venivano posti sopra un supporto ligneo posizionato su una fossa quadrata. Durante la combustione, il telaio cedeva, permettendo ai. . .

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Peste Nera: nuovo studio rivela la datazione corretta della diffusione in Europa

Londra – Un nuovo studio condotto da esperti dell’Università di Exeter ribalta decenni di assunzioni sulla diffusione della peste nera nel XIV secolo, portando alla luce un clamoroso errore di interpretazione alla base di una delle narrazioni storiche più radicate in Eurasia. Mentre molte rappresentazioni moderne della grande pestilenza la descrivono come una calamità che si diffuse a velocità vertiginosa lungo la Via della Seta, distruggendo comunità da oriente a occidente nell’arco di pochi anni, questa convinzione sarebbe il frutto di una lettura superficiale e fuorviante di un testo arabo del Trecento.

Alla base delle ricostruzioni storiche più citate. . .

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CROLLO TORRE DEI CONTI. CARANDINI: “EVIDENTE INCOMPETENZA TECNICA”

Largo Corrado Ricci, Roma. La mattina del 3 novembre 2025 è stata segnata da un boato che ha riportato la tragedia e il dolore nel cuore archeologico di Roma, tra i Fori Imperiali e Via Cavour. Una porzione della storica Torre dei Conti, simbolo del Medioevo capitolino, è collassata durante i lavori di restauro. Il cedimento è avvenuto in due fasi: prima una porzione esterna e, novanta minuti più tardi, un cedimento interno. Sotto i detriti della struttura medievale è rimasto intrappolato per ore Octay Stroici, un operaio di 66 anni di origine romena, che purtroppo è deceduto in ospedale, riaprendo tragicamente il dibattito sulla sicurezza nei cantieri e sulla tutela del patrimonio.

Di fronte a un danno culturale così profondo, le reazioni degli esperti non si sono fatte attendere, e la voce dell’archeologo Andrea Carandini si è levata con particolare risonanza e asprezza. Carandini, riconosciuto come uno degli studiosi più autorevoli e profondo conoscitore di Roma, con un trentennio di scavi sul Palatino alle spalle, ha espresso immediatamente un giudizio severissimo sulla gestione del cantiere.

L’accusa principale lanciata dall’ex presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e già presidente del FAI è stata inequivocabile: sono evidenti i segni di una incompetenza tecnica. Carandini ha definito il crollo “impensabile” e lo ha paragonato a quello che potrebbe essere causato da un sisma. Ciò che risulta ingiustificabile, a suo dire, è che in un’epoca moderna in cui si hanno a disposizione le soluzioni tecnologicamente più avanzate e sicure per gli interventi strutturali sul patrimonio culturale, si verifichi un collasso di questa portata.

Una delle mancanze cruciali individuate dall’archeologo riguarda la gestione delle competenze e delle professionalità in campo. A suo avviso, è mancata in modo evidente la presenza di un adeguato ingegnere strutturista, specialmente considerando che si trattava di un delicatissimo manufatto risalente al IX secolo, sebbene ampliato nel 1203 da Papa Innocenzo III. La Torre dei Conti, in passato definita da Petrarca “Turris illa toto orbe unica” per la sua imponenza, era un monumento già indebolito nel tempo da terremoti e incuria (dal 1349 al 1620 era rimasta inabitabile) e richiedeva la massima attenzione.

L’intervento in corso era finanziato con i fondi del PNRR, un progetto da 6,9 milioni di euro che mirava a trasformare la Torre in un centro culturale e spazio museale, dopo che l’edificio era rimasto inagibile e abbandonato dal 2007. Tuttavia, per Carandini, il metodo scelto per valorizzare il bene, che ha portato al suo parziale collasso, ha causato un danno culturale enorme. L’archeologo sostiene che su un bene così fragile si sarebbe dovuto procedere con interventi minimi. L’eccesso di intervento in cantiere avrebbe avuto un effetto devastante, come in certe operazioni di chirurgia estetica che lasciano il paziente irriconoscibile. Egli esprime l’orrore per il rischio che i lavori affrettati, forse spinti dalla necessità di spendere i finanziamenti, abbiano portato a tale disastro.

Le critiche di Carandini non si limitano agli aspetti tecnici del cantiere, ma si estendono alla complessa e disordinata gestione del patrimonio nella capitale. A Roma, le competenze sulla tutela sono divise in modo confuso. Vi è la Sovrintendenza comunale (con la ‘v’) che si occupa, ad esempio, della Torre dei Conti e dei Fori Imperiali, e le realtà statali, come la Soprintendenza (con la ‘p’) Speciale per Roma Capitale e il Parco Archeologico del Colosseo e dei Fori, che gestiscono altri monumenti centrali.

Questa frammentazione, secondo l’archeologo, ha contribuito a creare una grande incapacità e una mancanza di visione contestuale. Per questo, Carandini ritiene che sia giunto il momento di ricondurre la tutela del patrimonio archeologico di Roma sotto il controllo esclusivo dello Stato centrale, eliminando l’eccezione della Sovrintendenza comunale, che, a suo dire, è rimasta un rifugio di tradizionalisti con una visione storico-artistica e non contestuale dell’archeologia. L’archeologo ha inoltre criticato aspramente la tendenza, emersa nel dibattito, di dare la colpa agli antichi per non aver saputo costruire bene opere che sono durate millenni, quando, a suo dire, la responsabilità del crollo è chiaramente da attribuire a chi ha gestito gli interventi recenti. Stabilire le responsabilità è, dunque, necessario e doveroso. Questo tragico evento rappresenta un momento di riflessione cruciale sulla fragilità del patrimonio storico romano, sollecitando un riesame delle procedure di sicurezza e della governance della tutela nella Città Eterna.

Zakharova: Italia Crollerà con Aiuti Kiev, “Crimine Sponsorizzare Regime Terroristico”

A Roma, presso la storica Torre dei Conti, situata in Largo Corrado Ricci ai Fori Imperiali, un drammatico crollo ha causato feriti tra gli operai e ha immediatamente innescato una veemente reazione da parte della Russia. Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo e figura di spicco della comunicazione politica di Mosca, ha utilizzato l’incidente per lanciare un attacco diretto e provocatorio contro il Governo italiano. Le sue affermazioni, diffuse tramite il suo canale sul servizio di messaggistica Telegram, sono state cariche di accuse specifiche, giunte in un momento di grande sensibilità nazionale, con le squadre di soccorso ancora impegnate a lavorare tra le macerie.

La Zakharova ha associato in modo esplicito la tragedia alla gestione finanziaria di Roma, dichiarando che il collasso degli edifici e dell’economia sono la diretta conseguenza delle scelte politiche italiane in materia di difesa e cooperazione internazionale. La portavoce russa, nota per le sue uscite polemiche, ha pronunciato parole inequivocabili: “Finché il governo italiano continuerà a spendere inutilmente il denaro dei contribuenti, l’Italia crollerà completamente: dall’economia alle torri”. Questa dichiarazione non faceva solo riferimento a un generico sperpero, ma veniva collegata in modo diretto e calcolato al supporto offerto dall’Italia all’Ucraina.

A supporto della sua accusa, la diplomatica ha citato precise cifre economiche. Ha infatti ricordato che “a maggio di quest’anno il Ministero degli Esteri italiano ha comunicato che il sostegno all’Ucraina, tra aiuti militari e contributi tramite l’Unione Europea, ammonta a circa 2,5 miliardi di euro”. Questo ingente ammontare di denaro pubblico, secondo la visione espressa dalla Zakharova, è la risorsa che l’Italia ha distolto dalla manutenzione del proprio patrimonio e dalla cura della propria stabilità interna. Il suo messaggio, diffuso mentre ancora si scavava tra i detriti, suggeriva chiaramente che se quei fondi fossero stati impiegati sul territorio nazionale, episodi drammatici come il cedimento della Torre dei Conti si sarebbero potuti evitare.

L’insistenza della portavoce non si è limitata al suo canale personale. A seguito della convocazione del rappresentante diplomatico russo (l’incaricato d’affari, in assenza dell’ambasciatore Alexey Paramonov) presso la Farnesina per protestare contro le sue affermazioni, Maria Zakharova ha rilanciato e rafforzato il suo attacco. Citata dalla Tass, ha dichiarato che la convocazione del diplomatico sarebbe servita “per ricordare ancora una volta che sponsorizzare il regime terroristico di Kiev è un crimine e un peccato”. Questa seconda dichiarazione, di tenore apertamente aggressivo e minaccioso, ha marcato un’ulteriore escalation diplomatica.

Tali affermazioni si inseriscono in un quadro di comunicazione ostile del Cremlino nei confronti dei Paesi europei che sostengono la causa ucraina. La Zakharova è infatti riconosciuta per essere una figura che promuove costantemente la propaganda governativa russa ed è stata per questo inserita nella lista delle sanzioni dell’Unione Europea nel 2022. Non è la prima volta che l’Italia è il bersaglio delle sue critiche dirette. In precedenza, ella aveva attaccato direttamente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In quell’occasione, la portavoce russa lo aveva accusato di aver fatto “paragoni blasfemi” tra la Russia e la Germania nazista.

L’azione provocatoria della Zakharova dimostra un modello di comportamento mirato a diffondere discredito verso i governi occidentali. Il suo approccio cinico e calcolato sfrutta le disgrazie altrui per veicolare messaggi ostili, come si era già visto in un altro contesto europeo. La portavoce russa aveva infatti espresso in passato “considerazioni politiche sprezzanti” anche nei confronti della Francia, in seguito a un furto avvenuto al Louvre. Anche in quel frangente, le sue parole erano state allusive e avevano lasciato presagire scenari disastrosi per un altro Paese europeo di primo piano che offre supporto a Kiev. Le sue provocazioni continue e il suo ruolo centrale nella strategia comunicativa di Mosca confermano la sua volontà di alimentare le tensioni diplomatiche tra la Federazione Russa e le nazioni che difendono i principi democratici e il diritto internazionale.

Torre Conti Roma: Storia, crollo e inchiesta PNRR sui restauri.

A Largo Corrado Ricci, Roma, a poca distanza dai Fori Imperiali e nel rione Monti, si è verificata una grave e duplice emergenza strutturale che ha scosso la Capitale. La mattinata del 3 novembre 2025 è stata segnata dal crollo parziale della storica Torre dei Conti, uno dei simboli indiscussi della Roma medievale. Il primo cedimento, che ha coinvolto un muro esterno e uno interno della torre, è avvenuto intorno alle 11:30, mentre all'interno del cantiere erano al lavoro undici operai. L’evento ha generato una vasta nube di polvere, ben visibile da tutto il centro. . .

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Rinoceronte senza corno: scoperta in Canada la nuova specie preistorica

Nell’isola di Devon, nella regione artica canadese del Nunavut, la paleontologia ha compiuto un passo significativo grazie al ritrovamento di un fossile di rinoceronte vissuto circa 23 milioni di anni fa. Questo reperto, definito dagli scienziati “rinoceronte gelido”, permette di ricostruire la vita e l’evoluzione di una specie preistorica, la cui scoperta affonda le proprie radici nel lontano 1986, quando la professoressa Mary Dawson individuò i primi resti. Negli anni successivi, numerosi frammenti sono stati portati alla luce, fino a completare il 75 percento dello scheletro, una percentuale eccezionalmente alta per fossili di questa antichità, soprattutto perché parte. . .

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