Palatium imperiale: la natatio ritrovata

Le indagini dirette dall'Ateneo emiliano portano alla luce una complessa stratificazione architettonica che spazia dall'età repubblicana al medioevo. Emerge un imponente padiglione palaziale del quinto secolo edificato sui resti di una monumentale piscina romana, arricchito dalla scoperta di una perduta chiesa plebana.

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Children in yellow hard hats explore a stone-lined excavation pit supervised by adults outdoors.

A FIUMANA, frazione del comune di Predappio, le viscere della terra continuano a restituire frammenti inestimabili di una storia complessa e stratificata. Venerdì 24 luglio 2026 l’Università di Parma ha aperto al pubblico i cantieri della sua quinta campagna di scavi, svelando i risultati di un’indagine che ridefinisce le dinamiche insediative della regione. Sotto la rigorosa direzione di Riccardo Villicich, docente di Metodologia della ricerca archeologica presso il Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali, e con il meticoloso supporto scientifico dell’équipe formata da Marco Gregori, Emanuela Gardini, Luciana Saviane e Costanza Prandini, le esplorazioni hanno goduto della partecipazione di oltre sessanta discepoli provenienti dalle aule universitarie e dai Licei Romagnosi e San Vitale di Parma, nonché dagli istituti Morgagni, Fulceri e Canova di Forlì. La presentazione ufficiale si è tenuta alla presenza delle massime autorità civili e di tutela, rappresentate da Roberto Canali, vertice dell’amministrazione di Predappio, e Kevin Ferrari, funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.

Le risultanze stratigrafiche descrivono un’occupazione ininterrotta del sito dall’epoca tardo repubblicana sino all’avanzato medioevo. Il fulcro della presente campagna risiede nell’individuazione di una complessa sovrapposizione architettonica, il cui apice è rappresentato da un Palatium ascrivibile all’orbita della corte imperiale ravennate e datato incontestabilmente alla prima metà del V secolo. Procedendo verso l’area meridionale del complesso termale, già esaminato con perizia durante la precedente stagione di scavo, gli studiosi hanno portato alla luce un inedito padiglione di rappresentanza. L’architettura di questo settore, che culmina in un maestoso vano absidato, si impone per pura necessità spaziale sopra i volumi un tempo occupati da una natatio di proporzioni imponenti, estesa per quasi tredici metri di larghezza e profonda due. La costruzione del polo tardoantico ha richiesto l’obliterazione volontaria del grande invaso idrico di epoca imperiale, un’azione che ha sigillato nei millenni un contesto archeologico di eccezionale rilievo.

Le operazioni di svuotamento all’interno della natatio, il cui fondale conserva ancora un mirabile pavimento in cocciopesto, hanno restituito uno spaccato perfetto del corredo materiale in uso durante l’edificazione del palazzo. Tra le stratificazioni di riempimento sono emersi, accanto a copiosi scarichi di intonaco, numerosi reperti numismatici e un campionario eterogeneo di ceramiche, comprensivo di contenitori da mensa e mortai. Di assoluta rarità risulta il rinvenimento di un «contorniato» in bronzo di conio tardoantico, un reperto dal valore storico e documentale incalcolabile.

L’impegno dei ricercatori non si è tuttavia esaurito nel perimetro della corte palaziale. Nei giorni inaugurali dell’indagine, a sud degli ambienti termali, lo scavo ha palesato le fondazioni di un edificio di culto, eretto in epoca altomedievale sfruttando le murature dell’antico ambiente absidato e gli spazi residuali del palazzo ormai abbandonato. Ogni evidenza concorre nell’identificare tale struttura con la primitiva chiesa plebana di San Lorenzo. Questo primitivo edificio sacro divenne ben presto il nucleo di un’intensa devozione funeraria, testimoniata dal rinvenimento di innumerevoli sepolture, destinate prevalentemente a infanti e distribuite sia all’interno che all’esterno dello spazio consacrato. Infine, le stratigrafie superficiali narrano le ultime frequentazioni dell’insediamento, allorquando, tra i ruderi ecclesiastici, le architetture furono riadattate per accogliere un essiccatoio per le castagne, diversi ambienti di immagazzinamento e alcune fornaci impiegate per la rifusione del piombo.

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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.
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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.