A Debelt, nel sud-est della Bulgaria, gli archeologi hanno portato alla luce i resti di un uomo all’interno di un enorme dolium, una giara tradizionalmente utilizzata per la conservazione delle derrate. Il ritrovamento è avvenuto nei pressi di una torre di guardia nel sito dell’antica colonia romana di Deultum.
L’uomo portava con sé una cintura e due coltelli in ferro. La posizione delle armi racconta gli ultimi istanti di vita dell’individuo: una lama era ancora agganciata alla cintura, mentre la seconda si trovava tra le gambe, in una postura che suggerisce la disperata prontezza a difendersi.
L’area intorno alla grande giara conserva tracce evidenti di un incendio devastante. Gli studiosi hanno rinvenuto ceneri, carboni, pareti annerite, frammenti di vetro fuso e monete in bronzo. Sono emerse anche ossa bruciate di animali domestici. Secondo Lyudmil Vagalinski, ricercatore dell’Accademia Bulgara delle Scienze, la presenza degli animali potrebbe indicare che la popolazione aveva ricevuto notizia di un attacco imminente e aveva radunato il bestiame all’interno della fortezza per metterlo al sicuro.
Tra il IV secolo e il V secolo, i soldati romani di stanza a Deultum furono infatti impegnati in duri scontri per respingere le incursioni delle tribù germaniche orientali e degli unni. L’ipotesi avanzata dall’archeologo è che l’uomo si sia rifugiato all’interno del contenitore nel disperato tentativo di sfuggire all’assalto, quando le fiamme avevano ormai iniziato a divorare la struttura. La presenza di cenere sotto il suo corpo sembra confermare che il fuoco fosse già scoppiato al momento in cui l’individuo si calò nella giara.
La violenza dell’incursione segnò profondamente l’architettura del sito difensivo. Al termine dell’attacco, come ha spiegato il gruppo di ricerca, gli abitanti della colonia livellarono le macerie della torre crollata e costruirono un nuovo pavimento, più alto rispetto al livello originale, coprendo così per sempre la tomba improvvisata.





