Traduzione e adattamento di Fabio Saverio Gatto
Se dovessimo pensare a una figura che incarna la decadenza, la distruzione e la dissolutezza dell’antica Roma, il nome di Nerone sarebbe probabilmente il primo a venire in mente a molti.
Salito al potere nel 54 d.C. a soli 16 anni, Nerone nei successivi 14 anni si macchiò di crimini efferati: assassinò le sue due mogli, sua madre e sua zia. La sua vita privata fu altrettanto scandalosa, con matrimoni con due uomini diversi e relazioni incestuose con sua madre e una Vestale.
Ma le scappatelle sessuali e gli omicidi non furono le uniche occupazioni del giovane imperatore. La tradizione popolare gli attribuisce anche l’incendio di Roma, descrivendolo mentre suonava (o armeggiava con uno strumento musicale) mentre la città era in fiamme. Per distogliere i sospetti da sé, Nerone incolpò poi i cristiani. L’immagine del capriccioso e folle Nerone è stata immortalata in film e serie TV come Quo Vadis e Io, Claudio, senza dimenticare il software per computer Nero Burning ROM.
Ma quanto c’è di vero nelle storie che alimentano la nostra immagine popolare dell’imperatore Nerone? Vorremmo fare chiarezza su due dei malintesi più diffusi sul suo regno: la sua presunta responsabilità nell’incendio di Roma e la sua relazione incestuosa con la madre, Agrippina Minore.
Queste narrazioni si trovano nelle fonti storiche antiche (tutte risalenti almeno a una generazione dopo la morte di Nerone), ma è fondamentale non considerarle verità assolute. Infatti, le stesse fonti le presentano come voci, non come fatti accertati.
Nerone incendiò Roma?
Già nell’antichità Nerone era accusato di essere un incendiario, con voci sul suo coinvolgimento nel Grande Incendio di Roma del 64 d.C. riportate da Tacito, Cassio Dione e Svetonio nella loro biografia di Nerone. Nonostante la maggior parte degli studiosi moderni concordi nell’escludere la responsabilità di Nerone, la moderna “macchina del gossip” (rappresentata da Internet) sembra riluttante ad assolverlo completamente.
Solitamente vengono addotte due ragioni per spiegare perché Nerone avrebbe incendiato Roma. La prima lo descrive come un folle megalomane che distrusse la città semplicemente per dimostrare il suo potere. Svetonio racconta un aneddoto in cui, a un uomo che diceva “Quando sarò morto, possa la terra essere consumata dal fuoco!”, l’imperatore rispose con un arrogante “No, finché vivo io!”.
La seconda motivazione spesso citata è che Nerone desiderava ricostruire Roma secondo i suoi progetti, che includevano una sfarzosa nuova residenza per sé, la “Casa Dorata” (Domus Aurea). Un mito moderno vuole che questo nuovo palazzo fosse costruito esclusivamente per ospitare feste e orge.
Analizzando attentamente le fonti storiche, l’unica prova che accusa Nerone di aver appiccato l’incendio di Roma deriva da voci e dicerie. Lo stesso storico Tacito lo ammette: “Sebbene Nerone si trovasse fuori città quando scoppiò il rogo, si diffuse la voce che l’imperatore avesse cantato della distruzione di Troia dal palco del suo palazzo.
Cassio Dione descrive il caos nelle strade mentre l’incendio divampava, con la gente che correva in preda al panico, chiedendosi l’un l’altro come fosse potuto accadere. In una situazione così disperata, priva di fonti di informazione affidabili, è facile comprendere come abbiano potuto diffondersi tali voci.
Nerone commise incesto con sua madre?
Nerone, oltre a una reputazione immeritata di incendiario, si è visto affibbiare anche quella di incestuoso depravato. Le sue presunte relazioni sessuali con la madre Agrippina gli hanno garantito un posto in classifiche delle “perversioni sessuali più estreme dei Romani” e in articoli di cronaca sul suo “palazzo del piacere”. Tuttavia, come per l’incendio di Roma, questa immagine di Nerone si basa esclusivamente su antiche voci, non su fatti accertati.
Il popolo romano amava particolarmente speculare sulla vita sessuale dei propri imperatori. Un aneddoto narra di Nerone e sua madre trasportati per Roma in una lettiga con l’imperatore che sarebbe uscito con macchie sospette sui vestiti. Immediatamente, iniziarono a circolare pettegolezzi sul fatto che la coppia avesse fatto ben più che discutere di legislazione imperiale dietro quelle tende.
A rendere la situazione ancora più scandalosa, l’imperatore si prese un’amante che era la copia esatta di sua madre, un evento che fece infiammare il gossip in tutta Roma.
Queste osservazioni possono essere interpretate come reazioni a una situazione politica inusuale. Nerone aveva solo sedici anni quando fu proclamato imperatore, e sua madre Agrippina assunse un ruolo dominante come tutrice, nominando persone a lei fedeli in posizioni chiave. La sua notevole influenza è testimoniata da monete dell’epoca che ritraevano sia l’imperatore che sua madre sul lato principale, suggerendo una parità di potere tra i due.
Secondo Cassio Dione, la posizione senza precedenti di Agrippina alimentò continue speculazioni a Roma, poiché la mancanza di informazioni precise sugli affari interni al palazzo portava alla diffusione di voci. Queste voci erano spesso basate su pregiudizi culturali radicati: nella società romana, si riteneva che una donna potesse esercitare il potere politico solo attraverso mezzi ingannevoli o immorali.
Una voce particolarmente insistente si diffuse quando Agrippina iniziò a perdere influenza su Nerone, che mostrava una crescente attenzione verso la sua affascinante cortigiana Poppea Sabina. Secondo questa diceria, Agrippina, vestita in modo sfarzoso, si offrì a suo figlio mentre lui giaceva in stato di ebbrezza dopo un lungo pranzo abbondantemente innaffiato dall’alcol.
Cassio Dione osservò:
«Non sono certo se questo episodio sia realmente accaduto o se sia stato inventato per calunniare i personaggi coinvolti.»
Il fatto che i nostri storici antichi mettano in dubbio questi racconti dovrebbe farci riflettere.
Lo scopo delle voci
Studi sociologici sulle voci hanno dimostrato che queste tendono a svilupparsi quando le persone non hanno accesso a informazioni chiare per interpretare gli eventi in corso. La voce secondo cui Nerone incendiò Roma può essere vista come un tentativo di dare un senso a una situazione confusa e traumatica, in cui circolavano poche o nessuna informazione ufficiale sugli eventi reali.
La vista della Domus Aurea in costruzione poco dopo l’incendio, senza dubbio, alimentò le voci, puntando il dito contro l’imperatore. Lo stesso vale per la presunta relazione incestuosa di Nerone con sua madre. Le storie su questa relazione si diffusero come un modo per spiegare sia lo straordinario potere e la preminenza di Agrippina, sia la sua successiva caduta in disgrazia.
Le nostre fonti antiche chiariscono di riportare voci e insinuazioni. Svetonio, il biografo di Nerone, riferisce che si pensava semplicemente che l’imperatore desiderasse sua madre, ma fu dissuaso dal dare seguito a questi sentimenti. Allo stesso modo, Tacito rivela che, mentre alcuni credevano alla voce dell’incendio appiccato da Nerone, altri non la ritenevano credibile.
Se i nostri autori antichi erano consapevoli della natura di queste storie come semplici voci, perché le hanno comunque riportate? Ci sono diverse ragioni. Innanzitutto, esisteva una tradizione consolidata nella storiografia antica di presentare versioni multiple degli eventi, lasciando al lettore la libertà di formarsi un’opinione propria. In secondo luogo, queste storie avevano un forte elemento di intrattenimento: è importante ricordare che queste narrazioni e biografie erano pensate per il piacere dei loro lettori.
Infine, le voci piccanti svolgevano una funzione politica. La vita sessuale di un imperatore non era considerata un semplice pettegolezzo per il popolo, ma si credeva che le sue azioni private riflettessero la qualità del suo governo. Le voci, anche se infondate, contribuivano a delineare le aspettative di un buon imperatore nella mente dei lettori.
Motivazioni leggermente diverse spiegano la diffusione di queste voci su Nerone come fatti accertati nel mondo moderno. Sono piacevoli e divertenti da leggere, e fanno leva sui nostri preconcetti culturali riguardo all’antica Roma e ai suoi imperatori, spesso visti come corrotti e moralmente decadenti.
Ma forse, ancora più significativamente, queste storie ci permettono di creare una distanza morale tra noi e i nostri antenati. Rendere il passato strano e incomprensibile ci aiuta a ignorare che gli stessi problemi persistono ancora oggi.