Egitto: tre tombe inedite riemergono dalla necropoli Menfita

La missione egiziana svela tombe rupestri di alti funzionari e comandanti militari. Epigrafi e rilievi raffinati gettano nuova luce sulle dinamiche diplomatiche e sociali dell'Egitto imperiale.

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A SAQQARA, in Egitto, lungo il versante orientale della scarpata calcarea che domina la celeberrima necropoli menfita, una missione archeologica ha recentemente portato alla luce tre tombe rupestri risalenti all’epoca del Nuovo Regno, in un arco cronologico che si estende all’incirca tra il XVI secolo a.C. e l’XI secolo a.C. L’area specifica del ritrovamento è la necropoli del Βουβαστεῖον, un sito che continua a restituire inestimabili testimonianze sulle élite burocratiche e militari dell’antichità. Secondo le dichiarazioni di Hisham El-Leithy, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, il valore accademico di tale scoperta non risiede esclusivamente nell’individuazione di strutture architettoniche ignote, bensì nella possibilità di ricostruire con precisione filologica il tessuto biografico degli individui ivi sepolti. Il complesso apparato epigrafico emerso dalle sabbie arricchisce in modo sostanziale la comprensione delle gerarchie sociali e delle reti di potere dell’epoca, offrendo una nuova facies interpretativa della società egizia.

Il primo ipogeo, come illustrato da Amr El-Tayeb, Direttore Generale del sito archeologico di Saqqara, è intitolato a un alto dignitario di nome Mentuhotep. La parete settentrionale della camera sepolcrale reca una serie di rilievi di eccezionale fattura, nei quali il defunto è ritratto in posa solenne accanto alla madre Eihotep, a perenne memoria dell’elevato rango familiare. Le pareti si animano inoltre di vivide scene di caccia e processioni di portatori di offerte. Il corredo epigrafico è di straordinario interesse prosopografico, poiché elenca i molteplici e prestigiosi incarichi ricoperti da Mentuhotep: Principe Ereditario, Governatore, Portatore del Sigillo Reale, Colui che Compiace il Cuore del Sovrano, Amministratore, Sovrintendente delle Terre Straniere e Sovrintendente dell’Esercito di Khabeshet. Tali titolature denotano un ruolo di vertice tanto nell’amministrazione civile quanto nei gangli militari dell’impero. La tomba custodisce altresì un pozzo funerario ancora inviolato, il cui scavo, programmato per la successiva stagione di indagini, promette di svelare ulteriori dettagli sul lignaggio e sulla carriera del funzionario regale.

Il secondo complesso sepolcrale appartiene a Paremwia, figura nota anche con il nome di Samut, il quale si fregiava del titolo di Grande Mercante della Tenuta di Ptah. Le iscrizioni geroglifiche ivi conservate restituiscono un minuzioso spaccato del suo nucleo familiare, tramandando ai posteri il nome della consorte Tuwi, insignita dell’appellativo di Signora della Casa, della madre Atibyu, che serviva come Cantrice di Amon, e dei suoi quattro figli. Questa dovizia di particolari genealogici rappresenta un unicum documentale per l’indagine delle dinamiche parentali in seno all’aristocrazia faraonica.

La terza tomba, seppur intaccata dalle ingiurie del tempo e giunta a noi in un precario stato di conservazione, serba la memoria di un dignitario di nome Nehesy, qualificato come Supervisore della Casa, e della moglie Neferptah, anch’ella Signora della Casa. È proprio all’interno di questo sacello che è emerso uno dei reperti di maggior rilevanza storico-documentale: il frammento di una colonna recante un’iscrizione geroglifica che commemora il ritorno trionfale di un comandante militare dalla terra di Naharin, situata nella Siria settentrionale. Mohamed Abdel Badie, Capo del Settore Antichità Egiziane presso il Consiglio Supremo delle Antichità, ha sottolineato l’importanza del reperto dichiarando: «L’iscrizione è particolarmente significativa poiché non solo conferma la datazione della tomba al Nuovo Regno, ma fornisce anche nuove prove delle connessioni militari e diplomatiche dell’Egitto con il Vicino Oriente durante quel periodo». La prosecuzione delle indagini topografiche e archeologiche nell’area circostante promette di portare alla luce nuove evidenze, consolidando il ruolo di Saqqara quale inesauribile archivio di pietra della civiltà nilotica.

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Redazione