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Afghanistan, le donne fantasma

Afghanistan, le donne fantasma

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Dopo il ritorno a Kabul da parte dei talebani, le strade della capitale afghana sono quasi del tutto prive di donne.

Le donne che si trovano in strada sono completamente coperte dal tradizionale burqa e dai vestiti neri, lunghi comunemente indossati in Medio oriente. C’è una nota costante in quelle donne che vedi fare la spesa a Kabul: sono accompagnate da un uomo. Non possono più uscire da sole. I talebani lo hanno chiarito bene, una donna che gira da sola porterà una violazione dell’onore di tutta la famiglia di appartenenza. E si sa, la mancanza di onore in Afghanistan è un fatto grave.

Le donne hanno paura, chiunque riferisce o invia tramite i social fotografie rappresenta donne impaurite, che guardano sempre in basso e sono sempre attente che non arrivi qualche gruppo di talebani che controllano la città. Le donne e le ragazze che vivono da sole, dato che non hanno un tutore maschio, ora non possono nemmeno uscire di casa.

Centinaia di persone hanno cercato di issare la bandiera tricolore dell'Afghanistan
Centinaia di persone hanno cercato di issare la bandiera tricolore dell’Afghanistan

Da quando i talebani hanno ripreso il controllo completo dell’Afghanistan tutti i centri educativi, le scuole, le università, gli edifici governativi e gli uffici privati ​​sono stati chiusi.

La proprietaria del ristorante Taj Begum, ha scritto sulla sua pagina social: “Il mondo è cambiato per noi per sempre. Taj Begum non c’è più”. Lei, insieme a molte imprenditrici, ha chiuso il suo ristorante dopo la caduta di Kabul. In tutta la città la presenza delle forze dell’ordine è completamente scomparsa  tutti i mezzi una volta utilizzati dalla polizia sono stati presi  dai talebani utilizzano per scorrazzare in città senza alcuna regola.

I talebani controllano tutti gli uffici governativi a Kabul, e la loro bandiera bianca ha sostituito la bandiera della repubblica afgana.

Centinaia di persone hanno cercato di issare la bandiera tricolore dell’Afghanistan nella provincia di Nangarhar per l’anniversario dell’indipendenza dell’Afghanistan, ma sono state raggiunte dal fuoco dei talebani.

La testimonianza di Malala Yousafzai

I talebani – che fino alla perdita del potere 20 anni fa hanno vietato a quasi tutte le ragazze e le donne di frequentare la scuola e hanno inflitto dure punizioni a coloro che li hanno sfidati – hanno ripreso il controllo. Come molte donne, temo per le mie sorelle afghane.

Malala Yousafzai
Malala Yousafzai

Non posso fare a meno di pensare alla mia infanzia. Quando i talebani hanno preso il controllo della mia città natale nella valle dello Swat in Pakistan nel 2007 e poco dopo hanno vietato alle ragazze di ricevere un’istruzione, ho nascosto i miei libri sotto il mio lungo e pesante scialle e sono andata a scuola spaventata. Cinque anni dopo, quando avevo 15 anni, i talebani hanno cercato di uccidermi per aver parlato del mio diritto ad andare a scuola.

Non posso fare a meno di essere grata per la mia vita ora. Dopo essermi laureata l’anno scorso e aver iniziato a ritagliarmi il mio percorso professionale, non riesco a immaginare di perdere tutto, tornare a una vita definita per me da uomini armati.

Le ragazze e le giovani donne afgane sono di nuovo dove sono stata io, disperate al pensiero che non avrebbero mai più potuto vedere un’aula o tenere in mano un libro. Alcuni membri dei talebani affermano che non negheranno alle donne e alle ragazze l’istruzione o il diritto al lavoro. Ma data la storia dei talebani di reprimere violentemente i diritti delle donne, le paure delle donne afghane sono reali. Già, stiamo sentendo segnalazioni di studentesse allontanate dalle loro università, di lavoratrici dai loro uffici.

Le persone fuggono a migliaia e abbiamo bisogno di aiuti umanitari immediati in modo che le famiglie non muoiano di fame o mancanza di acqua pulita. I poteri regionali dovrebbero essere attivi nella protezione delle donne e dei bambini. I paesi vicini – Cina, Iran, Pakistan, Tagikistan, Turkmenistan – devono aprire le loro porte ai civili in fuga. Ciò salverà vite umane e aiuterà a stabilizzare la regione. Devono inoltre consentire ai bambini rifugiati di iscriversi alle scuole locali e alle organizzazioni umanitarie per creare centri di apprendimento temporanei nei campi e negli insediamenti.

Alessandro Trizio

Alessandro Trizio

Studioso di Geopolitica, Politica e Storia.


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