Il passato riemerge: inaugurato il parco sommerso di Porto Cesareo

Oltre tre millenni di storia narrati in un innovativo percorso museale in situ. Dagli insediamenti dell'età del bronzo alle catastrofi naturali della tarda antichità, la costa ionica si trasforma in un laboratorio di fruizione sostenibile e archeologia pubblica.

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Aerial view of a sandy bay with turquoise water, crowded beach umbrellas, and a small island with a square tower connected by a causeway.

A PORTO CESAREO, lungo le sponde ioniche della penisola salentina, prende forma una delle più ambiziose operazioni di archeologia pubblica e tutela paesaggistica del bacino mediterraneo. Il 24 luglio 2026 segna l’apertura ufficiale del Parco Sommerso e Costiero di Porto Cesareo, un progetto che rifonda la tradizionale concezione museale tramutandola in un’esperienza immersiva in situ. Promossa dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento e finanziata dalla Regione Puglia attraverso il bando regionale Smart-In, l’iniziativa si avvale della direzione scientifica di Rita Auriemma e si inquadra nella nuova visione strategica dell’ente regionale, recentemente affidato alla presidenza di Antonio Decaro, subentrato a Michele Emiliano con un mandato fortemente focalizzato sullo sviluppo sostenibile e sulla salvaguardia delle risorse locali.

A PORTO CESAREO, lungo le sponde ioniche della penisola salentina, prende forma una delle più ambiziose operazioni di archeologia pubblica e tutela paesaggistica del bacino mediterraneo. Il 24 luglio 2026 segna l’apertura ufficiale del Parco Sommerso e Costiero di Porto Cesareo, un progetto che rifonda la tradizionale concezione museale tramutandola in un’esperienza immersiva in situ. Promossa dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento e finanziata dalla Regione Puglia attraverso il bando regionale Smart-In, l’iniziativa si avvale della direzione scientifica di Rita Auriemma e si inquadra nella nuova visione strategica dell’ente regionale, recentemente affidato alla presidenza di Antonio Decaro, subentrato a Michele Emiliano con un mandato fortemente focalizzato sullo sviluppo sostenibile e sulla salvaguardia delle risorse locali.

Spostando lo sguardo verso l’insenatura di Torre Chianca, il quadro cronologico si proietta verso l’epoca romana e la Tarda Antichità. Qui, le recenti indagini archeologiche hanno svelato i drammatici istanti finali di un vivace scalo portuale dedicato alla produzione di salagioni ittiche. I crolli caotici, costituiti da imponenti murature e pesanti laterizi, restituiscono l’istantanea di un evento catastrofico repentino, seguito da un vorace incendio. Sotto le macerie, gli accademici hanno rinvenuto vasellame da cucina, raffinate lucerne e un prezioso tesoretto di duecentodieci monete in bronzo racchiuse originariamente in una cassetta di legno andata in cenere, fornendo un chiaro terminus post quem. Tale drammatico contesto di distruzione è stato scientificamente correlato al disastroso maremoto generatosi al largo dell’isola di Creta il 21 luglio 365, un cataclisma che sconvolse l’intero bacino del Mediterraneo orientale e le coste ioniche durante il IV secolo.

Le acque circostanti, attentamente tutelate dall’Area Marina Protetta di Porto Cesareo diretta da Marco Dadamo, celano ulteriori reliquie di inestimabile valore storico. Spicca, a pochi metri di profondità, il Relitto delle Colonne, resti inequivocabili di una maestosa nave lapidaria naufragata tra il II e il III secolo, il cui carico di cinque colossali colonne in marmo cipollino proveniente dall’isola dell’Eubea giace ancora adagiato sul fondale sabbioso. Ad arricchire questo straordinario inventario sottomarino vi sono le anfore da trasporto nordafricane, ormai fuse con le formazioni biogene, e il relitto ligneo di un’imbarcazione a Bacino Grande databile tra l’VIII e l’XI secolo. Non meno suggestiva risulta la narrazione legata alla statuetta in basalto verde raffigurante il dio egizio Thoth, recuperata fortuitamente nel 1932 e identificata come parte della zavorra di una galea mercantile romana, o il magnifico anello-sigillo in oro appartenuto a Basilio, un alto dignitario dell’amministrazione imperiale bizantina del IX secolo.

L’essenza del nuovo complesso museale risiede nell’assoluta integrazione tra l’eredità storica e il delicato ecosistema marino, dominato dalle preziose praterie di Posidonia oceanica e dai meravigliosi coralligeni profondi. Seguendo rigorosamente i dettami della Convenzione di Faro, il modello gestionale ha ripudiato ogni forma di fruizione invasiva. L’inestimabile patrimonio non viene sradicato dal suo contesto naturale per essere confinato in teche polverose, ma può essere ammirato attraverso silenziosi percorsi di esplorazione subacquea, navigazione su imbarcazioni a propulsione solare e tavole trasparenti. Questo virtuoso approccio ecologico è stato reso possibile anche grazie al vitale contributo della fiera comunità locale e del Coordinamento Ambientalisti Pro Porto Cesareo, i cui encomiabili membri hanno operato per decenni come instancabili sentinelle della memoria storica. L’inaugurazione del parco, celebrata al cospetto di eminenti figure istituzionali quali il sindaco Francesco Schito e il prefetto Natalino Manno, sancisce la restituzione di un paesaggio culturale senza eguali, innalzando la rigorosa conservazione del nostro glorioso passato a superbo paradigma di civiltà per le generazioni a venire.

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Redazione