San Giuliano: scoperta seconda tomba etrusca inviolata

Una straordinaria campagna di scavo diretta dall'ateneo texano riporta alla luce una camera funeraria sigillata del VII secolo a.C. Il ritrovamento adiacente al sepolcro scoperto nel 2025 svela corredi intatti e apre nuove prospettive scientifiche sui riti dell'aristocrazia tirrenica.

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Inside a dark earthen tunnel or shaft, with curved walls, showing a cluster of pale pink, round objects on the dusty floor beneath a beam of light.

A BARBARANO ROMANO, nel cuore dell’Etruria meridionale, la terra ha restituito un secondo monumento sepolcrale rimasto inviolato per oltre ventisei secoli. A soli dodici mesi dalla clamorosa apertura di una prima camera funeraria sigillata, la missione archeologica internazionale guidata dalla Baylor University, in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, ha identificato e varcato la soglia di un nuovo ipogeo risalente alla fine del VII secolo a.C. L’eccezionale scoperta, avvenuta il 9 Giugno 2026 nell’area della necropoli di San Giuliano, consolida il valore storico e scientifico di un insediamento che custodisce centinaia di monumenti scavati nel tufo, la cui quasi totalità era stata purtroppo profanata e spogliata dalle sistematiche incursioni dei tombaroli a partire dall’epoca della conquista romana.

La nuova tomba a camera presenta una raffinata struttura architettonica di transizione risalente alla fase finale del periodo orientalizzante, interamente intagliata nella roccia vulcanica con un soffitto sapientemente scolpito per riprodurre la forma, la pendenza e la travatura delle falde di una capanna arcaica. La perfetta chiusura del sepolcro era garantita da una imponente lastra litica, posizionata originariamente all’ingresso del vano e rimasta del tutto esente da manomissioni, lesioni o cedimenti strutturali attraverso i secoli. Una volta rimosso il blocco sigillante, i ricercatori diretti dal professor Davide Zori, coadiuvati sul campo dalla dottoressa Barbara Barbaro, hanno potuto contemplare un contesto funerario eccezionalmente conservato in situ. All’interno della camera, disposto lungo la parete settentrionale, è stato rinvenuto un letto funerario scolpito direttamente nel blocco tufaceo su cui giacevano i resti scheletrici di almeno due individui, con la possibilità che un terzo soggetto fosse deposto nel medesimo ambiente. La conservazione osteologica appare straordinariamente superiore alla media dei reperti precedentemente estratti nel medesimo sito archeologico, offrendo materiale biologico di primaria qualità per le future indagini di laboratorio.

Il corredo mobile rinvenuto all’interno del vano comprende tredici manufatti ceramici di pregevole fattura e straordinario stato di conservazione. Tra le tipologie vascolari identificate figurano ampi contenitori per la conservazione delle derrate alimentari, eleganti calici in bucchero destinati al consumo rituale ed elitario del vino durante il banchetto ed un aryballos (ἀρύβαλλος), piccolo vaso sferico di chiara matrice culturale e tipologica greca impiegato per la custodia di oli profumati e unguenti preziosi. Di particolare ed evidente rilievo simbolico è il recupero di una cuspide di lancia in ferro posizionata accanto a uno dei defunti, elemento attributivo e distintivo che attesta l’appartenenza del soggetto al ceto guerriero e al gruppo dominante dell’antica comunità etrusca. Tali reperti rispecchiano con straordinaria aderenza il rituale del simposio esequiale e l’esaltazione del prestigio sociale, economico e familiare del pater familias, consolidando l’immagine di un’élite rurale pienamente inserita nei complessi circuiti di scambio culturali, ideologici e commerciali del bacino del Mediterraneo arcaico.

L’integrità assoluta del contesto archeologico offre una rara e preziosa opportunità metodologica per l’applicazione rigorosa delle più avanzate tecniche di indagine scientifica e biomolecolare. L’assenza completa di contaminazioni esterne consentirà alla squadra del San Giuliano Archaeological Research Project di avviare complesse analisi paleogenomiche sul DNA antico, utili a chiarire ed evidenziare eventuali legami di parentela biologica tra gli inumati e tra questi ultimi e gli individui scoperti il 27 Giugno 2025 nella tomba adiacente. Contestualmente, le indagini bioarcheologiche sugli isotopi stabili applicate ai tessuti ossei e dentari permetteranno di ricostruire con estrema accuratezza la dieta alimentaria, il regime nutrizionale, le patologie, lo stile di vita e la provenienza geografica originaria dei soggetti sepolti.

Il successo di questa straordinaria campagna di scavo testimonia l’efficacia del modello di tutela multilivello e di costante monitoraggio promosso dalle istituzioni preposte alla tutela e dal comune di Barbarano Romano. La presenza continuativa e scientificamente organizzata dei ricercatori sul pianoro di San Giuliano e la capillare vigilanza del territorio hanno consentito di arginare l’azione distruttiva dei clandestini, preservando un patrimonio culturale di inestimabile valore per la storiografia internazionale. Come sottolineato dalla direzione scientifica della missione, la ricerca sulle testimonianze materiali e spirituali della civiltà etrusca si sposta ora dai banchi di scavo ai laboratori di analisi bioarcheologica, promettendo di ridefinire le nostre conoscenze sulle strutture sociali, sulle dinamiche familiari e sui complessi rituali esequiali dell’Italia preromana.

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Redazione