Messico. Scoperto come i sovrani Maya manipolavano il cielo

Rinvenuta in un sito messicano un'iscrizione risalente al II secolo della nostra era. Attraverso l'impiego di sofisticate scansioni tridimensionali, i ricercatori hanno decifrato un monito politico inciso nella pietra, anticipando di oltre un secolo la cronologia nota del dominio divino.

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A El Palmar, nello Stato di Campeche in Messico, un’équipe di archeologi ha portato alla luce quella che attualmente è considerata la più antica datazione del calendario noto come Lungo Computo mai registrata nei bassopiani d’elezione della civiltà Maya. L’iscrizione monumentale, scolpita minuziosamente sulla pietra, fa riferimento a un momento cronologico che nel nostro sistema temporale corrisponde in modo esatto al 31 agosto 180 d.C.. Questa straordinaria testimonianza epigrafica risale dunque al II secolo, schiudendo nuove prospettive ermeneutiche sulle strategie con cui i primi sovrani consolidavano la propria ascesa al trono in un’epoca così remota.

Il sistema del Lungo Computo costituiva un rigoroso impianto di datazione lineare e continuo, mediante il quale gli scribi e le supreme autorità della società Maya documentavano in ordine strettamente cronologico gli eventi cardine della loro storiografia dinastica. Incidendo letteralmente sulla roccia le tappe fondamentali della propria esistenza, quali nascite, complesse alleanze matrimoniali e vittorie militari, i governanti asserivano e legittimavano al contempo la propria inoppugnabile autorità di matrice divina. Prima di questo fondamentale e rivoluzionario ritrovamento, la più antica datazione decifrata in tale regione mesoamericana risaliva all’anno 292 d.C., nel III secolo, rendendo di fatto la nuova scoperta più vetusta di oltre un centinaio di anni rispetto alla cronologia fino a oggi stabilita dalla storiografia ufficiale.

L’ambizioso progetto di ricerca, magistralmente condotto e coordinato dallo studioso Kenichiro Tsukamoto presso l’Università della California, si è concentrato sull’analisi analitica di tre distinti monumenti lapidei, tecnicamente classificati come stele e specificamente identificati con la numerazione 20, 45 e 46. Tali inestimabili manufatti consistono in imponenti lastre verticali di pietra, o possenti pilastri, che le antiche gerarchie Maya erigevano con la funzione di veri e propri veicoli di comunicazione pubblica, strutturati come arcaici manifesti volti a istruire e suggestionare le masse. Tuttavia, l’inesorabile scorrere dei secoli e la costante usura meteorologica avevano reso le tenere superfici in pietra calcarea quasi del tutto compromesse, risultando difatti impossibili da decifrare a occhio nudo.

Soltanto attraverso la combinazione sinergica della tecnica della fotogrammetria e dell’utilizzo di uno scanner tridimensionale ad altissima risoluzione, denominato Artec Spider II, l’équipe scientifica ha potuto finalmente svelare i complessi rilievi scolpiti su questi monumenti quasi duemila anni or sono. Questo avanzato strumento tecnologico si è rivelato in grado di catturare e restituire i microscopici dettagli morfologici con un’impressionante precisione millimetrica. Oltre a tale prodigiosa scansione, i ricercatori hanno sapientemente impiegato sofisticati programmi informatici al fine di illuminare artificialmente i modelli digitali delle superfici rocciose da molteplici e variabili angolazioni, riuscendo così a delineare con assoluta nitidezza i contorni ormai quasi evanescenti dei geroglifici originari.

Come diffusamente argomentato nello studio pubblicato sulla prestigiosa rivista accademica Ancient Mesoamerica, i modelli tridimensionali hanno restituito l’evidenza inconfutabile di una datazione del Lungo Computo pari a 8.7.1.0.0, equivalente per l’appunto al 31 agosto 180 d.C.. Il dettaglio intrinseco che eleva questa scoperta a un rango di eccezionale rilevanza storiografica risiede nel fatto che la cronologia in questione non appare in forma astratta o isolata, bensì risulta intimamente legata a specifici e cruciali accadimenti storici e istituzionali. Tra questi eventi incisi a imperitura memoria, spicca in particolar modo quella che a tutti gli effetti sembra configurarsi come la solenne cerimonia di ascesa al trono di un sovrano, accompagnata con alta probabilità da un fastoso rito pubblico che vedeva come fulcro teologico l’invocazione del Dio Giaguaro dell’Oltretomba.

Tali accuratissime raffigurazioni digitali hanno permesso di leggere iscrizioni finora del tutto ignote alla comunità scientifica, le quali connettono in modo indissolubile e programmatico la successione dinastica agli ineluttabili eventi del calendario, offrendo così una chiave di lettura privilegiata sul ruolo del calendario divinatorio di 260 giorni e dello stesso Lungo Computo. Tramite simili e reiterate pratiche rituali, il monarca mirava a un incontestabile affermazione della propria autorità regia dinanzi all’intera struttura sociale.

L’indagine filologica sui reperti suggerisce pertanto, senza tema di smentita, che i primi sovrani Maya impiegassero architetture di messaggistica politica estremamente sofisticate in quest’area geografica con un anticipo temporale assai maggiore rispetto a quanto le precedenti teorie accademiche avessero audacemente ipotizzato. Ancorando in modo strutturale la propria presa di potere a un contesto cosmico profondamente sacro e a una linea del tempo di natura immutabile e ultraterrena, le supreme autorità dell’epoca riuscivano a consolidare in maniera ferrea, sistematica e inappellabile il proprio dominio assoluto sulle popolazioni a loro soggette.

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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.
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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.