A Side, lungo la costa meridionale dell’Anatolia, nella provincia turca di Antalya, una nuova campagna di scavo ha restituito alla luce una strada che conduceva verso la porta orientale dell’antica città portuale, ampliando in misura significativa le conoscenze sulla trama viaria e sull’organizzazione urbana di uno degli insediamenti più rilevanti del Mediterraneo orientale in età classica ed ellenistica.
La scoperta, resa nota nei primi giorni del giugno 2026, si inserisce in un percorso di ricerca che ha radici profonde: le indagini archeologiche sistematiche a Side presero avvio nel 1947 e, nel corso di quasi otto decenni di lavoro scientifico, hanno portato alla superficie un teatro di straordinaria conservazione, templi dedicati ad Atena e ad Apollo, complessi termali, una fontana monumentale — la celebre nymphaeum — e un’ampia strada colonnata che costituiva l’asse principale della vita pubblica cittadina. La nuova via lastricata si aggiunge a questo già ricchissimo patrimonio topografico, conducendo verso uno dei due accessi principali che regolavano il flusso di merci, pellegrini e viaggiatori in entrata e in uscita dalla città.
Feristah Alanyali, docente presso l’Università di Anadolu e responsabile delle indagini in corso, ha illustrato con precisione il duplice carattere che rendeva Side un centro di primaria importanza nel sistema geopolitico e commerciale dell’antichità. «Side è una città marittima di grande rilevanza, ma al tempo stesso è una città agricola, grazie ai suoli alluvionali depositati dal fiume Melas», ha dichiarato la studiosa. Questo binomio — il porto aperto al Mediterraneo e la fertile pianura irrigata dal Melas — conferiva alla città una capacità produttiva e redistributiva eccezionale, che ne alimentava la crescita demografica e la vitalità economica per secoli.
Le campagne di scavo hanno inoltre restituito informazioni preziose sulle vie adiacenti a quella principale, contribuendo a delineare con maggiore dettaglio la rete stradale secondaria che si diramava attorno al perimetro orientale della città. «Abbiamo ottenuto informazioni importanti sulla storia e sulle fasi storiche della città», ha sottolineato Alanyali, rimarcando come ogni strato di terreno rimosso sveli transizioni cronologiche e mutamenti funzionali che arricchiscono la comprensione dell’evoluzione urbana di Side dalla sua fondazione, tradizionalmente attribuita a coloni greci, fino alla sua trasformazione in polis ellenizzata e, successivamente, in città integrata nell’orbita romana.
Un aspetto di particolare interesse emerso dalle ricerche riguarda la gestione del porto. Gli abitanti di Side si trovarono periodicamente a fronteggiare l’interramento dello scalo marittimo causato dall’accumulo di sabbia, un fenomeno inevitabile in un’area soggetta all’azione combinata delle correnti marine e dei sedimenti fluviali. La risposta della comunità fu operativa e pragmatica: interventi ripetuti di dragaggio manuale mantennero il porto in funzione per un lungo arco di tempo, prima che le difficoltà crescenti e, presumibilmente, i mutamenti geopolitici dell’epoca tardoantica inducessero la popolazione a trasferirsi in una località diversa, abbandonando progressivamente l’insediamento originario. Questo processo di abbandono graduale è del resto comune a molte città portuali del Mediterraneo antico, dove il destino degli scali era indissolubilmente legato alla capacità di contrastare i processi naturali di sedimentazione.
La strada ora portata alla luce non è soltanto una struttura viaria: è la testimonianza materiale di un paesaggio urbano articolato, dove il movimento delle persone e delle merci si intrecciava con la monumentalità degli edifici pubblici e con la vita quotidiana di una comunità che per secoli aveva fatto del mare e della terra i fondamenti della propria prosperità. Ogni blocco di pietra squadrata, ogni solco lasciato dalle ruote dei carri sul basolato, restituisce voce a una città che il tempo e i sedimenti avevano reso silenziosa.





