L’effigie di Tiberio ritrovata presso il complesso templare di Karnak.

Una stele bimillenaria rinvenuta durante i restauri a Luxor rivela l’iconografia faraonica del secondo imperatore romano. Il reperto celebra il restauro delle mura del tempio di Amun-Ra e la sacralità della funzione imperiale nell’Egitto del I secolo d.C.

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A Luxor, in Egitto, i recenti lavori di consolidamento e restauro nel settore settentrionale del grande complesso monumentale di Karnak hanno portato alla luce un reperto di eccezionale valore storico. Si tratta di una stele di circa duemila anni fa, sulla quale è stata identificata con certezza la figura dell’imperatore Tiberio, successore di Augusto. Il suo regno segnò una fase cruciale del consolidamento del potere romano nella valle del Nilo.

La scoperta, annunciata ufficialmente dal Ministero del Turismo e delle Antichità dell’Egitto il 14 aprile 2026, offre un contributo importante per comprendere meglio il rapporto tra la nuova autorità imperiale romana e le antiche tradizioni religiose di Tebe. In particolare, il reperto aiuta a ricostruire il dialogo, sia politico sia simbolico, tra il potere di Roma e il mondo sacerdotale egiziano.

L’opera, realizzata con la raffinata abilità tipica degli artigiani egizi del I secolo d.C., mostra il sovrano romano in un atteggiamento rituale di profonda devozione, accanto alle principali divinità del pantheon locale. Nella scena, Tiberio compare infatti davanti alla triade tebana: Amon, dio creatore, Mut, dea madre, e Khonsu, dio lunare.

Questa scelta non aveva solo una funzione ornamentale, ma rispondeva a una precisa esigenza politica: legittimare il potere del nuovo sovrano. Come ha spiegato l’egittologo Abdelghaffar Wagdy, esponente del Dipartimento delle Antichità di Luxor e collaboratore del Centro Archeologico Egizio-Francese, l’imperatore romano, in quanto governante dell’Egitto, doveva assumere anche il ruolo simbolico che un tempo apparteneva ai faraoni. Era lui, infatti, a doversi presentare come garante della maat, un concetto centrale della cultura egizia che racchiude l’idea di ordine universale, giustizia ed equilibrio tra le forze del mondo.

Perché questo ruolo fosse riconosciuto sia dai sacerdoti sia dalle stesse divinità, il sovrano doveva essere raffigurato secondo l’iconografia tradizionale del faraone, mentre compiva i riti prescritti dai testi sacri. La stele ritrovata a Karnak, quindi, non nasce per raccontare la vita di Tiberio o celebrare le sue imprese militari, ma per fissare nel tempo la sua funzione religiosa e rituale.

Le prime analisi sul reperto mostrano inoltre che il monumento aveva anche uno scopo pratico e commemorativo. Il testo geroglifico che accompagna le immagini descrive infatti i lavori di ristrutturazione di un tratto della cinta muraria del Tempio di Amon-Ra. È molto probabile, perciò, che la stele fosse originariamente collocata nella muratura esterna di una porta settentrionale, con la funzione di segnare l’intervento edilizio e ricordare il sostegno dell’autorità imperiale al restauro degli edifici sacri.

La scoperta di questo reperto, avvenuta nel XXI secolo, conferma quanto la ricerca archeologica a Luxor sia ancora viva e ricca di sorprese. Questo sito continua infatti a restituire nuove testimonianze della complessa convivenza tra la cultura ellenistico-romana e le tradizioni egizie locali.

Il ritrovamento è avvenuto in un’area di grande importanza dal punto di vista topografico e religioso, dove l’organizzazione degli spazi sacri rifletteva l’incontro tra l’efficienza amministrativa di Roma e la profonda elaborazione teologica del culto di Amon. Le indagini archeologiche, sostenute dalle più avanzate tecnologie di restauro, proseguiranno nei prossimi mesi con l’obiettivo di individuare eventuali altri frammenti o iscrizioni utili a chiarire meglio il ruolo della committenza imperiale sotto il regno di Tiberio, secondo imperatore della dinastia giulio-claudia.

In un Mediterraneo attraversato da grandi trasformazioni, la presenza di Tiberio a Karnak emerge così come il segno di una straordinaria continuità storica: quella di una tradizione religiosa millenaria capace di accogliere anche i nuovi dominatori, inserendoli in un sistema simbolico e sacro che continuava a mantenere tutta la sua forza.

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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.