La necropoli riemersa sotto il pastificio di Gragnano

Durante i lavori di ampliamento di una celebre azienda alimentare, gli scavi hanno portato alla luce ottantadue sepolture. Il ritrovamento offre nuove informazioni sulle comunità che abitavano il territorio tra l'epoca preromana e l'età imperiale.

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Archaeologists excavate a large site with exposed tombs and a skeleton, near a factory and green mountains in the background.

A Gragnano, in provincia di Napoli, i lavori di ammodernamento e ampliamento di uno storico stabilimento industriale hanno portato a una scoperta inaspettata. Sotto l’area del Pastificio Garofalo, in via dei Pastai, gli archeologi hanno rinvenuto un’estesa necropoli composta da ottantadue tombe in eccellente stato di conservazione. Il ritrovamento apre una nuova finestra sulle dinamiche insediative, sulla vita quotidiana e sulle pratiche funerarie delle antiche popolazioni dell’area vesuviana.

La scoperta è avvenuta a seguito dei carotaggi preventivi previsti dalla normativa per la tutela dei beni culturali, che hanno permesso alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli di individuare le prime evidenze archeologiche. Le successive indagini estensive hanno portato alla luce una complessa stratigrafia. Le sepolture coprono un arco temporale molto vasto, che prende il via in epoca preromana, precisamente tra il VI e il V secolo a.C., per giungere fino alla piena età imperiale.

Le strutture funerarie presentano architetture diverse, testimoniando la presenza di una comunità articolata dal punto di vista sociale e in continua evoluzione nel corso dei secoli. Gli archeologi hanno individuato tombe a cassa costruite con blocchi squadrati di tufo grigio campano, solitamente destinate agli individui più abbienti, oltre a sepolture a cappuccina, assai diffuse in epoca romana e realizzate con grandi tegole e coppi in terracotta disposti a spiovente. Sono emerse inoltre inumazioni in fossa semplice, scavate direttamente nella cenere vulcanica sedimentata o nel terreno naturale.

All’interno delle tombe, i ricercatori hanno recuperato un ricco insieme di reperti in ottimo stato. I corredi funebri comprendono ceramiche a vernice nera e acroma, tra cui olpi, lekythoi e patere, oggetti tipicamente utilizzati per i rituali di libagione o per conservare oli profumati. Sono stati rinvenuti anche monili, monete di epoca romana impiegate come obolo per il viaggio nell’oltretomba, e oggetti in metallo come fibule in bronzo, spilli e resti di armi, un dettaglio che fa ipotizzare la presenza di individui di elevata estrazione sociale o militare.

La presenza di un’area funeraria di simili proporzioni indica che nelle immediate vicinanze doveva trovarsi un insediamento stabile e di grande importanza. Situata strategicamente tra i Monti Lattari e il Golfo di Napoli, la città rappresentava infatti un crocevia fondamentale per i commerci tra la costa dell’antica Stabiae e l’entroterra nocerino-sarnese, legato all’agricoltura e allo sfruttamento delle risorse idriche dei torrenti locali. Le operazioni di scavo si sono svolte in stretta collaborazione con i vertici dell’azienda alimentare, trasformando il cantiere in un esempio virtuoso di archeologia preventiva e di valorizzazione condivisa del patrimonio.

Le indagini archeologiche non sono tuttavia concluse. Le future analisi paleoantropologiche sui resti ossei permetteranno di raccogliere dati fondamentali sull’età media, sulla dieta, sulla salute e sulle patologie degli antichi abitanti della zona. I risultati di questi studi potrebbero aggiungere ulteriori tasselli alla storia millenaria di un territorio oggi celebre in tutto il mondo per la gastronomia, ma che continua a custodire nel sottosuolo le tracce inestimabili del proprio passato.

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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.
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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.