Pyrgi, riemerge il volto della dea Uni dal tempio etrusco

0
Ricostruzione illustrativa del santuario etrusco di Pyrgi con un’antefissa raffigurante la dea Uni nell’area del Tempio B
Pyrgi, il volto della dea Uni dal Tempio B

A Pyrgi, l’antico porto etrusco di Caere sulla costa laziale, gli archeologi della Sapienza Università di Roma hanno riportato alla luce un nuovo frammento di antefissa in terracotta con un volto femminile identificato con Uni, una delle principali divinità del pantheon etrusco. Il reperto proviene dall’area del Tempio B, il più antico dei grandi edifici monumentali del santuario, e arriva dalla campagna di scavo 2026.

L’antefissa era un elemento architettonico applicato lungo il margine del tetto, soprattutto in edifici templari. In Etruria poteva assumere forma figurata e contribuire alla decorazione esterna del santuario. Il frammento rinvenuto a Pyrgi conserva parte del volto della divinità ed è stato riconosciuto nel contesto di un complesso che ha restituito, nel corso di decenni di ricerche, un ricchissimo repertorio di terrecotte architettoniche.

La scoperta è particolarmente significativa perché il Tempio B è legato direttamente al culto di Uni. Pyrgi era il porto di Caere, l’odierna Cerveteri, e costituiva uno dei principali punti di contatto tra il mondo etrusco e le rotte del Mediterraneo. Il santuario monumentale sorse sulla costa tra la fine del VI e il V secolo a.C., in un’area frequentata da mercanti e navigatori provenienti anche dal mondo greco e fenicio.

Il rapporto tra Uni e Pyrgi è documentato in modo eccezionale dalle celebri lamine d’oro scoperte nel 1964. Due recano iscrizioni in etrusco e una in fenicio. I testi ricordano una dedica compiuta da Thefarie Velianas, figura di vertice di Caere, e mettono in relazione la dea etrusca Uni con la fenicia Astarte. Le lamine sono uno dei documenti fondamentali per comprendere i rapporti politici, religiosi e culturali tra gli Etruschi e le comunità del Mediterraneo orientale.

Il nuovo frammento non rappresenta la prima immagine divina proveniente dal santuario e non modifica da solo la ricostruzione del culto. Il suo valore nasce soprattutto dalla provenienza stratigrafica e dal contesto architettonico. Ogni nuovo elemento decorativo può infatti aiutare gli studiosi a ricostruire l’aspetto originario del tempio, le fasi dei suoi rifacimenti e il programma figurativo scelto per uno dei luoghi sacri più importanti dell’Etruria costiera.

Il Tempio B, datato alla fine del VI secolo a.C., precede il più grande Tempio A, costruito nel corso della prima metà del V secolo a.C. Dell’alzato dei due edifici restano soprattutto le fondazioni, mentre molte informazioni sull’aspetto originario derivano proprio dalle terrecotte architettoniche rinvenute negli scavi. Il santuario era quindi un ambiente fortemente visivo, nel quale colori, figure divine e decorazioni dei tetti contribuivano alla percezione del sacro.

Gli scavi sistematici di Sapienza a Pyrgi iniziarono nel 1957 e il sito è diventato nel tempo anche un importante laboratorio di formazione per generazioni di archeologi. La continuità delle campagne permette oggi di confrontare i nuovi reperti con una documentazione accumulata per quasi settant’anni, rendendo possibile riconoscere più rapidamente tipologie decorative, fasi edilizie e associazioni tra materiali che, presi isolatamente, sarebbero molto più difficili da interpretare.

Le ricerche a Pyrgi sono condotte dalla Sapienza da decenni e non riguardano soltanto i templi. Le indagini hanno progressivamente interessato anche l’abitato, i percorsi interni, i rapporti con il porto e i settori cerimoniali posti tra il santuario e la zona insediativa. Questo approccio consente di leggere Pyrgi non come un complesso isolato, ma come parte di una città portuale inserita nei traffici del Tirreno e nei rapporti tra Etruschi, Greci e Fenici.

La campagna 2026 comprende anche attività di ricognizione nelle aree costiere e marine davanti al sito, a conferma dell’interesse per il rapporto tra il santuario e l’antico scalo. Pyrgi fu infatti uno dei principali sbocchi marittimi di Caere, e il suo sviluppo religioso non può essere separato dalla funzione commerciale e politica del porto.

Questa posizione costiera aiuta anche a spiegare la particolare ricchezza culturale del santuario. Le testimonianze epigrafiche e archeologiche mostrano un ambiente nel quale tradizioni etrusche dialogavano con influenze provenienti dal Mediterraneo. La presenza di Uni accanto alla sua corrispondente fenicia Astarte è il segno più evidente di questi contatti, ma l’intero complesso documenta una comunità capace di integrare linguaggi religiosi e modelli artistici diversi.

Il volto attribuito a Uni aggiunge quindi un nuovo tassello a una storia già straordinariamente documentata. Non si tratta di una scoperta destinata a rivoluzionare da sola la conoscenza degli Etruschi, ma di un reperto che rafforza il legame tra architettura, culto e identità del santuario. In archeologia, soprattutto in siti scavati da molti decenni, sono spesso proprio frammenti di questo tipo a permettere ricostruzioni sempre più precise.

A oltre duemilacinquecento anni dalla costruzione del Tempio B, il nuovo frammento restituisce ancora una volta un’immagine concreta del culto praticato a Pyrgi. E conferma quanto il santuario costiero di Caere continui a essere uno dei luoghi chiave per comprendere la religione etrusca e le connessioni mediterranee dell’Italia preromana.

author avatar
Roberto Trizio
Consulente di comunicazione e web reputation, Roberto Trizio è il fondatore del gruppo divulgativo Scripta Manent. Attraverso sette canali, il network offre ogni giorno documentari e approfondimenti dall'epoca antica all'età contemporanea. Il gruppo, con 300.000 iscritti e oltre 1.5 mln di spettatori mensili, è leader in Italia per la divulgazione storica.