A Salona, l’antica capitale della provincia romana di Dalmazia, gli archeologi hanno individuato una sepoltura insolita all’interno della necropoli occidentale: il defunto della tomba 162 era stato deposto a faccia in giù, accompagnato da un corredo particolarmente ricco. La scoperta arriva dalla quinta campagna di scavo nel settore noto come Hortus Metrodori, condotta dal Croatian Conservation Institute e dall’Archaeological Museum in Split con il coinvolgimento dell’Anthropological Centre dell’Accademia croata delle Scienze e delle Arti.
Nel corso della campagna 2026 sono state investigate 32 tombe, esattamente divise tra 16 sepolture a cremazione e 16 a inumazione. Il totale delle tombe studiate nel settore è così salito a 152. È però la tomba 162 ad aver attirato maggiormente l’attenzione: oltre alla posizione prona del corpo, gli archeologi hanno documentato tre bottiglie di vetro, un piccolo recipiente vitreo, tre balsamari, quattro vasi ceramici, due gemme e frammenti di un oggetto in bronzo.
Uno dei balsamari è particolarmente curioso: il corpo del recipiente riproduce la forma di un dattero. Oggetti di questo tipo potevano contenere profumi, oli o altre sostanze preziose, ma saranno le analisi dei materiali e del contesto a chiarirne meglio la funzione. La ricchezza del corredo rende ancora più interessante la deposizione a faccia in giù, una posizione che non appartiene alla forma più comune delle inumazioni romane e che, in questo caso, non può essere interpretata senza ulteriori dati.
Il contesto della tomba aggiunge un altro elemento importante. La sepoltura si trova sopra i resti di un muro già distrutto in antico. Gli studiosi avevano in precedenza interpretato quella struttura come il limite settentrionale di un lotto funerario, mentre un grande muro, il cosiddetto murazzo, ne definiva il settore meridionale. La presenza di tombe del I secolo impostate sopra il muro ormai fuori uso suggerisce ora che quella struttura possa essere più antica del murazzo stesso.
La campagna non ha restituito soltanto la tomba 162. Tra le 16 inumazioni, dodici erano semplici fosse, in alcuni casi delimitate o coperte da pietre; due sepolture utilizzavano anfore e altre due erano tombe costruite in muratura. Anche le cremazioni mostrano una notevole varietà: in dodici casi i resti combusti erano stati deposti direttamente nella fossa, tre sepolture utilizzavano urne ceramiche e una un’urna in pietra.
Tra i contesti a cremazione spicca la tomba 137, nella quale sono stati trovati un balsamario di vetro, un ago in osso e una lucerna di ceramica. Le tombe erano spesso segnalate da pietre lavorate infisse verticalmente. Nel loro insieme, questi dati mostrano quanto articolato fosse il paesaggio funerario di Salona e quanto sia rischioso ricondurre le pratiche di sepoltura romane a un unico modello.
La compresenza, nello stesso settore, di cremazioni, inumazioni, tombe in anfora e sepolture in muratura non significa necessariamente che tutte queste pratiche siano contemporanee. Al contrario, proprio la stratigrafia e il rapporto tra le diverse tombe permetteranno di distinguere le fasi di utilizzo della necropoli. Per questo gli archeologi stanno documentando non soltanto i singoli corredi, ma anche la posizione reciproca delle sepolture e il loro rapporto con muri, segnacoli e strutture precedenti.
Salona, oggi nei pressi di Solin, vicino a Spalato, fu uno dei principali centri urbani dell’Adriatico orientale e la capitale della provincia romana di Dalmazia. La sua necropoli occidentale si sviluppò lungo una delle principali vie di accesso alla città e comprendeva lotti funerari, monumenti e sepolture appartenenti a fasi diverse. Proprio la sovrapposizione tra tombe e strutture murarie consente agli archeologi di ricostruire come lo spazio funerario sia cambiato nel tempo.
Il progetto Hortus Metrodori è ormai entrato nella sua quinta stagione e coinvolge archeologi, studenti e specialisti di più istituzioni croate. Le analisi bioarcheologiche dei resti umani sono affidate all’Anthropological Centre dell’Accademia croata delle Scienze e delle Arti. Saranno questi studi, insieme all’analisi dei reperti, a fornire indicazioni più precise sull’età, il sesso biologico, le condizioni di salute e forse sull’identità sociale degli individui sepolti.
La domanda più affascinante riguarda naturalmente la tomba 162: perché il defunto fu deposto a faccia in giù nonostante un corredo così ricco? Al momento gli archeologi non hanno fornito una spiegazione definitiva, ed è proprio questo il dato da preservare. La posizione del corpo è reale, così come l’eccezionalità del corredo, ma il significato rituale o sociale della deposizione resta aperto.
La scoperta è importante perché non aggiunge soltanto una sepoltura insolita alla lunga storia di Salona. Le 32 tombe della campagna 2026, con pratiche diverse di cremazione e inumazione e con strutture appartenenti a più fasi, permettono di leggere la necropoli come un paesaggio in trasformazione. Più che offrire una risposta immediata, la tomba 162 apre una nuova domanda sulle persone, sui rituali e sulle gerarchie della Dalmazia romana.



