La dinastia Giulio Claudia

La Guerra dei cent’anni: cause, riassunto, battaglie e cronologia

La guerra dei cent’anni, che si è sviluppata dal 1337 al 1453, fu una serie di conflitti armati tra i regni d’Inghilterra e Francia durante il tardo medioevo.

Le origini del conflitto risiedono in una serie di rivendicazioni al trono di Francia da parte di diversi regnanti inglesi, ma nel corso del tempo la guerra conobbe una evoluzione e si trasformò in una lotta di potere per il predominio politico e culturale dell’Europa, alimentata da un nazionalismo emergente da entrambe le parti.

Può essere sicuramente considerato il conflitto più significativo del Medioevo, con 116 anni complessivi di guerra, sebbene interrotti da diverse tregue, il coinvolgimento di cinque generazioni di re e la presenza di due dinastie rivali.

Entrambi i Paesi produssero innovazioni sia nella tecnologia che nelle tattiche militari, creando eserciti permanenti professionali, rinnovando l’artiglieria e cambiando per sempre il modo di svolgere la guerra in Europa.

La guerra dei cent’anni ha permesso inoltre lo sviluppo di un sentimento di identità nazionale radicato, che contribuì a trasformare gradualmente i due paesi in potenze globali.

L’origine della guerra dei cent’anni: da Guglielmo il Conquistatore a Enrico II

All’inizio del XIV secolo, la Francia era la nazione più grande e prospera dell’Europa Occidentale che, grazie ai suoi monarchi, in primis Luigi IX, aveva sviluppato una burocrazia e un apparato statale piuttosto efficiente. Per contro, il Sacro Romano Impero era paralizzato da decenni di profonde divisioni, e così l’unico stato europeo in grado di competere con la Francia era l’Inghilterra.

Gli storici identificano in Guglielmo il Conquistatore il capostipite di questo conflitto.

Guglielmo il Conquistatore, considerato dagli storici il capostipite della Guerra dei cent’anni

Egli era re d’Inghilterra, ma deteneva anche importanti feudi francesi in qualità di vassallo del re di Francia:  tra i suoi possedimenti vi era ad esempio tutta l’importante regione dell’Aquitania.

La situazione peggiorò con l’arrivo di Enrico Plantageneto: già signore di importanti territori francesi in qualità di Duca di Normandia dal 1150 e Conte d’Angiò dal 1151, attraverso il matrimonio con la moglie divorziata di Luigi VII di Francia, Eleonora d’Aquitania, divenne anch’egli Duca d’Aquitania. Quando, nel 1154 divenne anche re d’Inghilterra con il nome di Enrico II, quest’ultimo si ritrovò a governare contemporaneamente l’Inghilterra e gigantesche porzioni del territorio francese.

La dinastia dei nobili francesi dei capetingi reagì lavorando per indebolire il suo potere. Dopo una serie di conflitti, si arrivò ad un primo accordo, stipulato tra Enrico III d’Inghilterra e Luigi IX di Francia e ratificato nel dicembre 1259 a Parigi. 

Secondo i termini del trattato, Enrico III poteva conservare il Ducato di Guienna, una zona molto ridotta dell’Aquitania, ma doveva restituire ai francesi la Normandia, l’Angiò e il Poitou. In cambio, il re di Francia si impegnava a consegnare all’Inghilterra alcuni territori di confine: il Saintonge inferiore, l’Agenais e alcune terre nel Quercy.

Sia Enrico II che Luigi IX avevano intenzione di rispettare il trattato, anche perché si ammiravano a vicenda e  avevano profondi legami familiari. Tuttavia qualcosa andò storto: le terre di Saintonge, Agenais e Quercy,  che erano di proprietà del fratello di Luigi IX, Alfonso, sarebbero dovute andare agli inglesi alla morte di quest’ultimo, anche in assenza di eredi. 

Ma quando Alfonso morì, il nuovo re di Francia, Filippo III, cercò di eludere l’accordo e la questione non venne risolta fino a quando il nuovo re d’Inghilterra, Edoardo I, ricevette le terre di Agenais con il Trattato di Amiens (1279) e quelle di Saintonge con il Trattato di Parigi (1286).

La lotta per il possesso della Guienna

Nel frattempo, la nobiltà francese nella Guienna incoraggiava le fasce più scontente della popolazione a fare appello per qualsiasi motivo al Re di Francia e al parlamento di Parigi, contro i sovrani britannici. Questo non faceva altro che peggiorare i rapporti tra la corte francese e inglese.

Una prima grave crisi avvenne nel 1293: alcune navi inglesi furono impegnate in combattimenti minori contro una flotta Normanna nel nord della Francia. Il re di Francia Filippo IV, ritenendo questo un affronto al suo paese, decise che come risarcimento avrebbe confiscato la Guienna. 

A questo provvedimento si aggiunsero le vittoriose campagne militari di suo fratello, Carlo, e di suo cugino, Roberto II, che permisero al sovrano francese di riconquistare quasi tutto il Ducato di Guienna.

Per tutta risposta, il re d’Inghilterra Edoardo I si alleò con Guido di Dampierre, Conte delle Fiandre, un vassallo ribelle della Francia. La guerra sembrava sul punto di riprendere, quando intervenne come arbitro Papa Bonifacio VIII, che fu in grado di porre temporaneamente fine a questa fase delle ostilità.

Edoardo I d’Inghilterra

Ma le tensioni per quel territorio ricominciarono dopo poco:  il nuovo re d’Inghilterra, Edoardo II, aveva accettato di dichiarare che i suoi possedimenti in Francia erano effettivamente proprietà di re Filippo IV.

Ma Edoardo era riluttante a mantenere la promessa di fronte ai tre figli di Filippo. Il primo di questi, Luigi X, morì prima che Edoardo riconoscesse la sua proprietà sulle terre, mentre il secondo, Filippo V, venne riconosciuto come sovrano da Edoardo solamente nel 1320. Un tale ritardo, offensivo per i francesi, portò il terzo figlio, Carlo IV, a forzare la situazione e a dichiarare la Guienna definitivamente annessa alla Francia nel luglio del 1324.

Gli inglesi tentarono allora di riconquistare il ducato con un’invasione militare. Giunte voci dello sbarco inglese, e seduti nuovamente ad un tavolo per trovare una soluzione, Edoardo II d’Inghilterra e Filippo V di Francia cercarono di individuare dei governatori graditi ad entrambe le corone, come accadde nel caso del genovese Antonio Pessagno. Questo approccio di collaborazione funzionò per un certo periodo, come anche nel caso di Henri de Sully, che era contemporaneamente maggiordomo della casa reale francese ed amico personale di Edoardo II.

Poi, Edoardo rinunciò al ducato a favore di suo figlio, il futuro Edoardo III.

La sfida tra Edoardo III d’Inghilterra e Filippo VI di Francia

Un nuovo conflitto si verificò quando il 1 febbraio 1328 il re di Francia, Carlo IV, morì senza lasciare eredi maschi.  Dal momento che non esisteva una regola definitiva per la successione alla corona francese, si decise di convocare un’assemblea di notabili per scegliere il nuovo sovrano.

I due pretendenti erano Edoardo III d’Inghilterra, che giustificava la sua pretesa al trono di Francia per via della madre, Isabella, sorella di Carlo IV. L’altro era Filippo, figlio di Carlo, a sua volta fratello di Filippo IV.

L’assemblea scelse Filippo, che divenne nuovo re di Francia, con il nome di Filippo VI. Edoardo III protestò vigorosamente, minacciando di difendere i suoi diritti con ogni mezzo possibile. Ma Filippo VI sconfisse alcuni ribelli fiamminghi nella battaglia di Cassel (agosto 1328),  dando al suo avversario una evidente dimostrazione delle sue capacità militari.

Edoardo si convinse così a ritirare le sue pretese territoriali, cosa che avvenne ufficialmente nel giugno del 1329. Filippo, vedendo che la situazione volgeva a favore della Francia, chiese a Edoardo di rendergli omaggio e dimostrò di non avere la minima intenzione di restituire alcune terre che Edoardo aveva richiesto. Trovandosi di nuovo sull’orlo della guerra, Edoardo fu obbligato a rinnovare il suo omaggio al sovrano francese, e alle sue condizioni.

Dopodiché, i rapporti rimasero stabili per più di due anni.

Ma nel 1334 Edoardo sembrò pentirsi della sua debolezza, incalzato anche da Roberto III d’Artois,  nipote del cugino di Filippo IV. 

Egli cercò quindi di recuperare le terre della Guascogna, sia lavorando per interrompere l’alleanza tra la Francia e la Scozia, sia sobillando rivolte contro Filippo nei Paesi Bassi e in Germania. Filippo, capendo il disegno dell’avversario, organizzò in risposta una piccola spedizione per aiutare gli scozzesi contro gli inglesi e strinse un’alleanza con il territorio di Castiglia. 

Era chiaro che entrambe le parti si stavano preparando per la guerra. Così, Filippo dichiarò nuovamente la Guienna confiscata il 24 maggio 1337, mentre Edoardo dichiarò che il regno di Francia era suo di diritto, inviando una sfida formale al suo avversario.

La ripresa della guerra: le campagne di Bretagna e Guascogna

I primi veri scontri della Guerra dei cent’anni si verificarono in mare. Edoardo III si stabilì nella città di Anversa e strinse un’importante alleanza con Jacob van Artevelde, nobile proveniente da Gand e capo delle città fiamminghe.  Queste decisero di schierarsi con Edoardo soprattutto perché l’Inghilterra forniva loro la pregiata lana, fondamentale per le industrie tessili della regione.

Di lì a poco, Edoardo ottenne l’appoggio di suo cognato, Guglielmo II, conte di Hainaut, e Giovanni III, duca di Brabante.

Infine, il sovrano inglese strinse accordi con l’imperatore del Sacro romano Impero, Luigi IV il bavarese. 

Avendo le spalle coperte, Edoardo assediò la città di Cambrai nel 1339. Il 22 ottobre di quello stesso anno, una parte dell’esercito francese e di quello inglese arrivarono finalmente a poche miglia l’uno dall’altro, presso Buironfosse, ma nessuno volle attaccare battaglia.

Nel frattempo, sul mare, le navi di Edoardo furono in grado di sconfiggere la flotta francese durante la battaglia di Sluis, il 24 giugno 1340: i francesi, assieme ai loro alleati castigliani e genovesi furono sbaragliati. Così, gli inglesi poterono dirottare nuove forze militari sulla terraferma.

La battaglia di Sluis (1340) tra Edoardo III d’Inghilterra e la flotta francese

Le ostilità si interruppero brevemente quando la sorella di Filippo VI, Margherita, e Papa Benedetto XII promossero una mediazione fra le due nazioni, che culminò nella tregua di Esplechin, del 25 settembre 1340.

Il teatro della guerra si spostò allora in Bretagna, dove la morte del Duca Giovanni III aveva spinto gli abitanti ad invocare contemporaneamente l’aiuto del re francese e inglese per decidere il successore. I pretendenti erano Carlo di Lois, appoggiato dai francesi e Giovanni di Monfort, sostenuto dagli inglesi.

Le truppe dei due stavano per arrivare a battaglia nel dicembre 1342, quando gli ambasciatori del nuovo pontefice, Clemente VI, intervennero in tempo e riuscirono ad ottenere una tregua nel gennaio del 1343.

In realtà, in questa fase della guerra, nessuno dei due re voleva giungere ad una battaglia definitiva, ma ognuno sperava di ottenere la vittoria con altri mezzi. Entrambi intrapresero infatti un’intensa guerra di propaganda. Edoardo cercò di ottenere il sostegno contro i francesi facendo affiggere proclami sulle porte delle chiese, mentre Filippo sfruttava ogni occasione pubblica per sottolineare la sua legittimità come successore dei capetingi.

Tra il 1343 e il 1344 gli sforzi propagandistici di Edoardo sembrarono fare breccia in una parte della Francia occidentale, che si sollevò contro Filippo, il quale però schiacciò la rivolta con estrema severità. Edoardo riprese allora l’offensiva nel 1345.

Enrico di Grosmont,  primo Duca e quarto Conte di Lancaster, riuscì a sconfiggere una forza francese numericamente superiore nell’ottobre del 1345. L’anno dopo, Enrico respinse ad Aiguillon un esercito francese guidato da Giovanni, Duca di Normandia e figlio maggiore di re Filippo.

L’invasione inglese e la disfatta francese di Crécy

Mentre Enrico continuava la campagna militare nel sud ovest della Francia, Edoardo III in persona sbarcò presso Cotentin, penetrò in Normandia, conquistò la città di Caen e marciò su Parigi. Tuttavia, rinunciò a prendere la capitale e preferì attraversare il fiume Senna, dirigendosi verso la Piccardia e il suo feudo di Ponthieu.

Filippo lo inseguì, raggiungendo l’esercito inglese vicino a Crécy e dando subito battaglia. Ma Crécy si rivelò per i francesi una sconfitta devastante: l’esercito venne annientato, e molti tra i più valorosi nobili vennero uccisi il 26 agosto 1346. 

La battaglia di Crécy (1346): le forze inglesi di Edoardo III annientano l’esercito francese di re Filippo VI

Edoardo scelse però di non inseguire l’avversario, ma preferì marciare dritto verso Calais, che assediò dal settembre 1346 all’agosto del 1347. La città venne difesa valorosamente da Jean de Vienne, e gli assediati opposero una ostinata resistenza, ma la città fu costretta a cedere per fame. 

Così, i nobili di Calais, su ordine di Edoardo, si arresero, uscendo dalla città indossando solamente una camicia leggera e con delle corde al collo, pronti per essere impiccati. Edoardo era deciso a giustiziarli, ma le loro vite furono salvate dall’intercessione della regina Filippa di Hainaut.

Mentre il sovrano inglese era impegnato nell’assedio, in patria si verificarono alcune emergenze: gli scozzesi, guidati dal Re David II, invasero l’Inghilterra ma furono provvidenzialmente sconfitti a Neville’s Cross nell’ottobre del 1346 e lo stesso sovrano scozzese venne catturato. Anche in Bretagna, Carlo di Blois attaccò l’esercito britannico, ma anche quest’ultimo venne sconfitto e catturato.

Nel frattempo, dopo la sconfitta di Crécy , la Francia sprofondò in una confusione politica. Il consiglio del re venne quasi completamente sostituito e Giovanni di Normandia perse gran parte della sua influenza. Alcuni nobili francesi lavorarono ad una proposta di pace, che prevedeva l’adozione da parte di Filippo dello stesso Edoardo come suo erede: il piano, ideato dal Papa e da Santa Brigida di Svezia, si concluse però con un nulla di fatto. 

La guerra arrivò comunque ad un punto morto: la peste nera che dilagava in Europa e le ristrettezze finanziarie di entrambi i governi si tradussero in una situazione di stallo. Così venne firmata la tregua di Calais, nel settembre del 1347, puntualmente rinnovata nei due anni successivi.

Con la morte di Filippo VI, il nuovo sovrano francese divenne Giovanni II. Egli era perfettamente consapevole della grave situazione di debolezza in cui si trovava la Francia, ed era disposto ad ottenere la pace anche a costo di consentire al re inglese di godere liberamente dei suoi feudi nel paese, senza nemmeno volerlo costringere a rendergli omaggio.

Ma l’opinione pubblica francese si indignò talmente che Giovanni non riuscì in alcun modo a perseguire i suoi progetti di pace. E quando Edoardo III si rifiutò di firmare una nuova proroga della tregua, la guerra ricominciò.

La situazione politica francese, nel momento meno adatto, peggiorò ulteriormente. Carlo II, re di Navarra, aveva sposato la figlia di Giovanni II nel 1352. In quanto nipoti di Luigi X per parte di madre, Carlo sostenne  di avere più diritto rispetto ad Edoardo III sulle concessioni di Giovanni. La controversia con il suocero venne inizialmente risolta dai trattati di Mantes (1354) e Valognes (1355),  ma Carlo ritornò rapidamente a litigare con Giovanni, il quale nell’aprile del 1356 lo fece arrestare. Il fratello di Carlo, Filippo, assunse allora la guida della fazione francese avversa a Giovanni, mantenendo il possesso delle terre di Normandia, che Giovanni aveva ceduto a Carlo.

La campagna di Poitiers: Edoardo il Principe Nero 

Le ostilità militari ripresero nel 1355. Edoardo il Principe nero, figlio maggiore di Edoardo III, sbarcò a Bordeaux nel settembre dell’anno, devastando diversi territori fino a Narbonna. In ottobre, un altro esercito inglese marciò su Artois per affrontare l’esercito di Giovanni presso la città di Amiens,  ma alla fine non si giunse a battaglia.

Il Principe Nero lasciò Bordeaux,  marciando a nord fino alla Loira con le truppe inglesi, comandate da John Chandos, assieme agli alleati Guasconi al comando di Jean III de Grailly.  Le forze di Edoardo ammontavano a poco meno di 7000 soldati, ma nonostante questo decise di inseguire gli uomini di Giovanni II. Egli, in risposta, lasciò la Normandia e si accordò con l’avversario per incontrarsi ufficialmente a Poitiers il 17 settembre 1357.

Dimenticando la lezione di Crécy, i francesi lanciarono a Poitiers una serie di assalti durante i quali i loro cavalieri si impantanarono nel terreno fangoso e divennero facili bersagli per gli arcieri del Principe Nero. Il sovrano francese Giovanni II in persona guidò l’ultima carica di cavalleria prima di essere fatto prigioniero, assieme a migliaia di suoi cavalieri. Imprigionato, venne condotto presso Bordeaux, dove fu trattenuto fino al suo trasferimento in Inghilterra, nel maggio del 1357.

Le trattative per la liberazione di re Giovanni II di Francia

Durante la sua prigionia a Bordeaux, il re francese concluse una tregua di due anni con la corona inglese e iniziò a discutere i termini della pace, che si basavano sull’abbandono dell’Aquitania, che sarebbe stata ceduta senza condizioni ad Edoardo.

Giovanni II di Francia si arrende agli inglesi ed è fatto prigioniero (settembre 1356)

Nel frattempo a Parigi si era creata una situazione difficile: un gruppo di riformatori, tra cui Jean de Craon, Robert Le Coq ed Étienne Marcel, erano diventati membri degli Stati Generali e si dichiararono contrari alla cieca approvazione delle decisioni del loro sovrano,  che trattava da prigioniero.

I membri dell’assemblea preferivano continuare la guerra piuttosto che smembrare il patrimonio territoriale della Francia.

L’assemblea di Parigi sperava piuttosto che Carlo avrebbe represso le compagnie di soldati inglesi che stavano devastando e saccheggiando i distretti occidentali della Francia.

Sebbene le ostilità tra Francia e Inghilterra fossero sospese per via delle trattative, questo fu il periodo dove la devastazione degli eserciti sul territorio divenne più grave che mai. Il disordine e la miseria dilagavano ovunque, e assunsero toni drammatici con la cosiddetta “Jacquerie”, una rivolta di contadini a nord della Senna, brutalmente repressa dall’esercito regolare.

Dopo la morte di Etienne Marcel, re Giovanni concluse con Edoardo III il “Primo trattato di Londra”, che prevedeva la cessione agli inglesi del Ducato di Aquitania e il pagamento di 4 milioni di scudi d’oro mentre Edoardo, in cambio, avrebbe rinunciato alla sua pretesa sulla corona francese.

Tuttavia, i ritardi nel pagamento delle prime rate del riscatto invalidarono il trattato e nel marzo 1359 Edoardo impose al suo prigioniero dei termini più severi. Ora le condizioni di pace prevedevano che gli ostaggi francesi sarebbero stati trattenuti dall’esercito inglese fino al pagamento di una parte cospicua del riscatto e dietro la cessione di un ulteriore territorio, ovvero le antiche terre angioine, comprese tra la Loira e la Manica.

Ma i governanti francesi delle regioni coinvolte si rifiutarono di ratificare il secondo trattato ed Edoardo III sbarcò ancora una volta a Calais, marciando attraverso i territori di Artois e Champagne.  Edoardo non riuscì a catturare la città di Reims, ma devastò il distretto di Beauce.

Così, presso Bretigny,  si tennero dei nuovi colloqui di pace tra Edoardo e il figlio di Giovanni II, Carlo V.  La Francia si impegnava a cedere agli inglesi l’intera Aquitania, la città di Calais e Guines, mentre il riscatto venne ridotto a 3 milioni di scudi d’oro. 

Vennero presi degli ostaggi francesi, ma Giovanni sarebbe stato rilasciato dopo aver ricevuto una prima rata di 600mila scudi. Il re francese doveva poi rinunciare a ogni sovranità e giurisdizione su tutti i territori ceduti entro il 30 novembre 1361.

Finalmente, nell’ottobre 1360, Giovanni venne liberato e tornò in una Francia esausta e divisa.  Nel luglio del 1362, Eduardo III trasferì la proprietà del principato di Aquitania a suo figlio, Edoardo il Principe Nero.

La lotta fra Carlo V di Francia e Edoardo III

Nell’aprile del 1364, Giovanni II morì e il figlio Carlo V gli succedette.  Il compito del nuovo re era quello di affrontare la condizione di estrema miseria della Francia, e la pace con l’Inghilterra gli permetteva di dirottare le risorse finanziarie per una ricostruzione.

Eppure, l’opinione pubblica francese non era disposta ad accettare le condizioni inglesi e voleva che fosse recuperato il controllo delle zone cedute al nemico. Sfruttando una clausola secondo cui alcuni territori non erano stati consegnati ai francesi entro il novembre del 1361, Carlo V fece ricorso, portando Edoardo III a ritenere questa sua azione come una provocazione e le ostilità ripresero.

Il figlio di Edoardo, Giovanni di Gaunt, duca di Lancaster, sbarcò a Calais nel 1369 e condusse una incursione di cavalleria nel territorio francese. Sir Robert Knollys avanzò verso ilÎle-de-France , ma il nuovo conestabile di Francia, Bertrand du Guesclin, distrusse parte del suo esercito a Pontvallain (dicembre 1370).

La marina castigliana, in alleanza con i francesi, sconfisse una flotta inglese al largo di La Rochelle (1372), e Giovanni di Gaunt condusse una più ambiziosa incursione di cavalleria attraverso la Francia, devastando i territori da Calais a Bordeaux .

Ad un certo punto venne stipulata una tregua a Bruges, nel 1375, che durò fino al 1377.  L’8 giugno 1376 il Principe Nero morì, mentre il 21 giugno 1377 perì anche Edoardo III: il loro erede, il figlio del Principe Nero, Riccardo II, aveva solo 10 anni. 

La guerra allora si trascinò a fasi alterne, e Carlo V non riuscì ad imprimere al conflitto una direzione definitiva. Così, quando anche Carlo morì nel 1380, gli inglesi non erano ancora stati del tutto cacciati dalla Francia.

Le ribellioni in Inghilterra e le contese al trono di Francia

Negli anni successivi sia il trono inglese che quello francese erano occupati da bambini: Riccardo II e Carlo VI. L’Inghilterra era notevolmente indebolita da lotte politiche interne e la situazione venne ulteriormente aggravata dallo scoppio della prima grande ribellione popolare della storia inglese. 

Il problema risiedeva nella tassa che venne imposta per finanziare la guerra in corso, che provocò il risentimento nei lavoratori e negli artigiani, già gravati dall’istituzione dello “Statuto dei lavoratori” del 1351, che riduceva in maniera stringente i salari e che si era reso necessario dopo la carenza di manodopera causata dalla peste nera. 

Nel maggio del 1381 scoppiò la rivolta dei contadini nel sud est del paese. Il capo della ribellione fu Wat Tyler, che marciò fino a Londra accompagnato da una banda di ribelli provenienti dalla regione del Kent. Il 14 giugno, Tyler e i suoi riuscirono a conquistare la torre di Londra e a decapitare i funzionari responsabili della riscossione delle tasse. Re Riccardo II offrì allora delle concessioni e il giorno seguente il re, appena quattordicenne, incontrò i ribelli nella città di Smithfield.

Durante le contrattazioni scoppiarono però dei nuovi combattimenti, durante i quali Tyler rimase gravemente ferito: fu così catturato dai funzionari del re e decapitato. Poco dopo, la ribellione venne soppressa e tutte le concessioni offerte dal re furono rapidamente ritirate.

La decapitazione del rivoluzionario inglese Wat Tyler (15 giugno 1381)

In Francia, nel frattempo, gli zii di Carlo VI, che regnavano in suo nome, lottavano tra loro per la conquista del potere. La controversia più importante riguardava le Fiandre. Henry Despenser, vescovo di Norwich , guidò una spedizione a Dunkerque e Ypres (1383), ma si rivelò un completo fiasco. Dopo la morte senza eredi maschi (gennaio 1384) di Luigi di Mâle , conte delle Fiandre, il feudo entrò in possesso del genero Filippo il Temerario , duca di Borgogna e zio del re di Francia.

Finalmente nel 1385 i francesi approntarono dei piani per l’invasione dell’Inghilterra ma il progetto venne improvvisamente abbandonato per ragioni ancora oggi sconosciute.

Di lì a poco, in entrambi i Paesi nacquero e presero il potere dei gruppi di nobili favorevoli alla pace, il che portò all’apertura di nuovi colloqui per raggiungere una tregua. Le discussioni iniziarono nel novembre del 1388 e si conclusero con la firma di una tregua di 3 anni.

Gli inglesi accettarono di allontanarsi da alcuni territori come Brest e Cherbourg, e Riccardo II accettò di rendere omaggio al re francese, dichiarandosi suo vassallo, in cambio del permesso di rimanere in una parte della contea. Tuttavia, la definitiva conclusione dei trattati fu impedita dalle controversie sui confini del Ducato.

A questo punto, Riccardo II trattò direttamente con Carlo VI: Il re inglese chiese la mano della figlia di Carlo, Isabella, e il 9 marzo 1396  si svolse un matrimonio per procura.

Infine, importante momento di svolta per l’esito di tutta la Guerra dei cent’anni, i due sovrani decisero di prorogare la tregua per 28 anni: nell’ottobre del 1396, attorniati da magnifici festeggiamenti i due re sottoscrissero l’accordo. Nonostante non fosse un trattato di pace definitivo, l’Inghilterra e la Francia sembravano intenzionate a mantenere finalmente dei rapporti di pacifica convivenza.

Enrico IV d’Inghilterra e la guerra civile in Francia tra Armagnacchi e Borgognoni

Purtroppo, gran parte dei sudditi inglesi non era affatto soddisfatta della tregua. La nobiltà inglese e i cavalieri avevano ancora parecchi interessi economici per tutta la Francia e l’opinione pubblica era rimasta impressionata dalla propaganda che si era sviluppata durante il regno di Edoardo III, e continuava a considerare i francesi degli irriducibili nemici.

Così, quando l’erede di Giovanni di Gaunt, Henry Bolingbroke, conte di Derby, tornò dall’esilio nel 1399 per contendere la sua eredità a Riccardo II, le fasce della popolazione intenzionate a riprendere la guerra si radunarono intorno ad un nuovo leader. Riccardo venne deposto e morì in prigione nel febbraio del 1400 e Bolingbroke venne proclamato re d’Inghilterra, con il nome di Enrico IV. 

Enrico aveva innanzitutto bisogno di consolidare il suo potere in patria e nell’agosto del 1400 permise alla vedova di Riccardo, Isabella, di tornare in Francia. In quel momento, dal momento che il re francese dava segni di malattia mentale, suo fratello Luigi, che presiedeva il consiglio reale, cercò di ostacolare Enrico, sostenendo la ribellione del leader gallese Owen Glendover contro l’Inghilterra. Così, essendo riuscito a distrarre le forze militari di Enrico, Luigi fu libero di avviare la riconquista dell’Aquitania.

Nel 1405 il conestabile di Francia, Charles d’Albret, conquistò molte città della Saintonge e del Périgord mentre Bernardo VII, conte d’Armagnac, minacciava Bordeaux. Nel 1406 i francesi subirono però due battute d’arresto: Luigi non riuscì a conquistare Blaye sul fiume Gironda, mentre Giovanni il Temerario, duca di Borgogna , fu respinto davanti a Calais.

Gli scarsi successi militari della Francia dipendevano soprattutto dalla rivalità tra il duca d’Orleans e Giovanni l’Impavido. Il primo voleva attaccare gli inglesi con energia e rapidità, mentre Giovanni era più propenso ad un accordo con Enrico IV. 

Nel frattempo che Carlo VI, incapace di intendere e volere per lunghi intervalli di tempo, aveva delegato la gran parte delle sue decisioni a sua moglie, Isabella di Baviera, la rivalità personale tra i due principi culminò nell’assassinio del Duca d’Orléans nel novembre 1407 su istigazione di Giovanni l’impavido. 

Così l’omicidio diede il via a un aspra guerra civile che scosse tutta la Francia: le due fazioni che si combattevano era quella dei Borgognoni e degli Armagnacchi,  i quali si dichiaravano, ora l’uno ora l’altro, legittimi successori di Enrico IV.  Gli Armagnacchi cercarono l’aiuto di re Enrico nel 1412, offrendogli la restituzione dell’Aquitania, ma egli morì nel marzo del 1413. Così nel maggio dello stesso anno, i Borgognoni stabilitisi a Parigi emanarono una serie di riforme, prontamente annullate dagli oppositori Borgognoni.

La battaglia di Agincourt e la conquista della Normandia  

Il nuovo re inglese, Enrico V diede immediatamente dimostrazione di voler riprendere la guerra sul continente. Gli emissari diplomatici di Carlo VI ritornarono a mani vuote, dal momento che Enrico avanzava delle richieste particolarmente intransigenti. Il sovrano inglese si imbarcò quindi per la Francia con le sue truppe il 10 agosto 1415, sbarcando sull’estuario del fiume Senna.

Dopo aver conquistato la città di Harfleur (14 settembre)  si diresse verso la Piccardia. Attese poi l’arrivo dell’esercito francese ad Agincourt,  nella regione di Artois, dove, il 25 ottobre 1415, infissi ai francesi una sconfitta devastante, nonostante fosse in netta inferiorità numerica.

La battaglia di Agincourt, 1415: il re inglese Enrico V sbaraglia l’esercito francese pur in grande inferiorità numerica

Tuttavia, Enrico, dal momento che il suo esercito stava soffrendo la fame e le finanze inglesi erano disastrate, non riuscì a sfruttare adeguatamente il suo vantaggio e preferì ritirarsi dapprima a Calais per poi ritornare in Inghilterra.

Anche se la vittoria di Agincourt non fu particolarmente utile ai fini della guerra, la sua dimostrazione di efficienza militare convinse il re tedesco Sigismondo ad allearsi con lui, tanto che nell’agosto del 1416 egli riconobbe come valida la pretesa al titolo di re di Francia di Enrico V.

Nel 1417, Enrico ritornò sul continente, con l’obiettivo di sottomettere la Normandia, città per città. Caen, Alençon ed Evreux gli aprirono le porte senza combattere.  

Vedendo la sua inarrestabile avanzata, Isabella di Baviera e Giovanni l’Impavido firmarono un accordo nel novembre del 1417 e istituirono un governo alternativo opposto a quello ufficiale, guidato dal figlio di Isabella, Carlo. 

Dopo la rivolta parigina del 1418,  Carlo lasciò la capitale, e Giovanni l’impavido entrò trionfante a Parigi. Tuttavia, né lui né Isabella furono in grado di opporsi ad Enrico V, tanto che il sovrano inglese proseguì le conquiste di Rouen (gennaio 1419), del Pays de Caux e di Vexin.

La guerra civile in Francia e l’adesione di Carlo VII

Giovanni l’Impavido fu così allarmato dalle conquiste inglesi da decidere di accantonare momentaneamente le rivalità e mandare immediate proposte di pace sia agli Armagnacchi che a Carlo, ma venne assassinato dall’emissario di Carlo nel settembre del 1419.

Il suo erede, Filippo il Buono, aveva tutta l’intenzione di vendicare Giovanni, e si alleò con Enrico V contro Carlo. Così decise di stipulare, assieme alla regina Isabella, un trattato con il sovrano inglese.  I termini dell’accordo prevedevano di diseredare Carlo e di consegnare la sua eredità direttamente ad Enrico, il quale avrebbe poi sposato Caterina di Valois, una delle figlie di Carlo VI.

Questo accordo aveva lo scopo di istituire una sorta di doppia monarchia, basata sull’unione matrimoniale dei sovrani francesi ed inglesi in modo da mantenere, nel rispetto delle reciproche istituzioni, l’autonomia sui due regni. Ma questa forma di governo non venne mai raggiunta.

La Francia venne di fatto divisa in due parti, controllate rispettivamente da Enrico V, dal Duca di Borgogna e da Carlo. L’autorità di Enrico era abbastanza solida sia in Normandia che in Guienna, mentre Filippo il Buono mantenne un notevole potere nella zona di Parigi e nella Borgogna. 

Le frontiere di questi territori non furono mai chiaramente delineate, dal momento che erano costantemente modificate ed alterate da guerre intermittenti. 

Enrico V iniziò a catturare le fortezze dell’Armagnac che minacciavano i suoi possedimenti. Conquistò la città di Melun (1420) e i suoi luogotenenti invasero Maine e Perche. Dopo essere ritornato momentaneamente in Inghilterra (gennaio-luglio 1421), tornò  sul suolo francese per sbaragliare l’esercito con cui Carlo stava marciando verso Parigi. 

Successivamente Enrico conquistò Meaux e Compiègne (maggio e giugno 1422), ma morì il 31 agosto 1422. Così i territori francesi di Enrico passarono al suo successore, Enrico VI , ancora bambino e per questo sotto la tutela del fratello di Enrico V, Giovanni, duca di Bedford. 

Di lì a poco, anche Carlo VI morì: sette settimane dopo il genero, il 22 ottobre 1422. Il suo lungo regno, che era cominciato sotto i migliori auspici, era finito nel disordine e nella vergogna.

Il suo successore, diciannovenne, si proclamò immediatamente re come Carlo VII. Gli anni successivi vennero dominati da una serie di trattative diplomatiche inefficaci, condotte tra Giovanni V di Bretagna, Giovanni duca di Bedford e Carlo VII. 

All’ennesimo fallimento delle azioni diplomatiche, Giovanni di Bedford decise, nel 1428, di assediare Orléans per conquistare una buona base militare da cui attaccare l’esercito di Carlo VII, stanziato nel sud della Loira. L’assedio iniziò nell’ottobre del 1428, e dopo diversi tentativi di liberare la città, tutti falliti, all’inizio del 1429 la resa di Orléans sembrava imminente.

Giovanna D’Arco e l’espulsione degli inglesi

L’assedio di Orléans rappresentò il punto di svolta della guerra, anche per la comparsa della storica figura di Giovanna D’Arco. Figlia di contadini di Domremy, la giovanissima Giovanna raccontò fin da bambina di aver avuto delle visioni celestiali che le comandavano di impegnarsi personalmente per liberare la Francia dagli inglesi. La ragazza riuscì a convincere il nobile Robert de Baudricourt, capitano di Carlo VII,  della sua missione e riuscì ad essere ammessa in udienza di fronte a Re Carlo.

Impressionato dal suo carisma, Carlo le permise di procedere, nel 1428, con una piccola forza militare per liberare la città di Orléans. Pochi giorni dopo il loro arrivo, gli inglesi decisero di levare l’assedio.  I racconti parlano della presenza di Giovanna, con la sua armatura bianca e la bandiera della Francia, che avrebbe dato una inaspettata svolta al combattimento.

Giovanna d’Arco durante l’assedio di Orleans – 1428

L’effetto psicologico per tutti i francesi fu enorme: il morale dell’esercito salì alle stelle e nel giugno 1429, il capitano francese Richmond sconfisse gli inglesi nella battaglia di Patay.

Lo stesso Re Carlo, persuaso da Giovanna, si recò nella cattedrale di Reims per la sua incoronazione: la città lo accolse a braccia aperte e per la prima volta dopo decenni un re francese venne incoronato e consacrato nella cattedrale, il 18 luglio 1429. Ora la sua posizione di Re legittimo era inattaccabile.

Dopo alcune altre spedizioni, Giovanna entrò nella città di Compiegne, ma durante una sortita cadde nelle mani dei Borgognoni. Spostata da un carcere all’altro, venne infine venduta agli inglesi, imprigionata nella fortezza di Rouen, e sottoposta al giudizio di un tribunale ecclesiastico, dove affrontò un processo farsa, guidato dagli inglesi. Venne infine giudicata eretica e fu bruciata viva nella piazza di Rouen, il 30 maggio 1431.

La morte di Giovanna D’Arco non fermò la riscossa francese: Filippo il Buono aprì infatti le trattative con Carlo VII. Il Trattato di Arras, firmato il 21 settembre 1435, pose fine alla guerra civile e Parigi si sottomise a Carlo il 13 aprile 1436.

Bedford  morì nel settembre del 1435 e venne sostituito come generale e governatore di Francia e Normandia da Richard, Duca di York. Mentre le operazioni militari continuarono a fasi alterne per diversi anni, soprattutto ai confini della Normandia, Carlo VII dovette affrontare il difficilissimo compito di ristabilire l’ordine nel suo regno e sia in Francia che in Inghilterra la corona venne pesantemente indebolita dalla continua lotta di fazioni politiche interne.

Le difficoltà di entrambi i Paesi favorirono l’atmosfera per i negoziati e nell’aprile 1444 venne firmata una prima tregua, rafforzata dal matrimonio di Enrico VIII con Margherita di Anjou, la nipote della consorte del re francese, Maria D’Angiò. Questo tregua stabilizzò la situazione, con gli inglesi che mantennero il Maine, Bordelais, il Pas de Calais e la maggior parte della Normandia.

Poco tempo dopo, vi furono nuovi trattati diplomatici: Jean Jouvenel, arcivescovo di Reims, ottenne la promessa da Enrico VI che avrebbe ceduto il Maine a suo suocero, Renato D’Angiò. Gli inglesi tuttavia furono lenti nell’onorare gli impegni e solo quando l’esercito di Carlo VII circondò la città di Le Mans, questa si arrese.

I francesi, violando la tregua, conquistarono diverse città inglesi e ripresero il controllo sulla Normandia, tanto che Carlo VII fece un solenne ingresso a Rouen, la capitale della regione, il 20 novembre 1449. Per risposta, la primavera successiva, un piccolo esercito inglese sbarcò a Cherbourg recuperando dapprima diverse fortezze, ma finendo infine sconfitto nella battaglia di Formigny, il 15 aprile 1450. 

I francesi conquistarono allora la città di Caen e riportarono sotto il loro controllo l’intera Normandia. 

Le sconfitte ebbero notevoli ripercussioni sulla politica interna dell’Inghilterra: in particolare si verificò la rivolta di Jack Cade e l’aumento dell’influenza della famiglia degli York, in opposizione alla dinastia dei Lancaster.

Le ultime battaglie di Carlo VII di Francia e la conclusione della guerra

Carlo VII e i suoi consiglieri decisero di approfittare della caotica situazione politica in Inghilterra per conquistare gli ultimi baluardi inglesi nella Guienna. Tuttavia, l’invasione francese fu complicata dal fatto che gli abitanti avevano una lunga tradizione Normanna ed erano perlopiù fedeli alla corona inglese. 

La campagna, iniziata nel 1449, continuò con la cattura delle città di Bergerac e Bazas. Jean d’Orléans, conte di Dunois , decise poi di circondare Bordeaux (1451), conquistando la maggior parte delle città da cui dipendeva la difesa strategica della regione. Bordeaux capitolò nel giugno e Bayonne nell’agosto del 1451.

Tuttavia il popolo non si rassegnava alla fine del dominio inglese, tanto che quando il generale John Talbot sbarcò con il suo esercito nell’ottobre del 1452, gli abitanti insorsero contro i francesi. Carlo VII decise allora di radunare un esercito più numeroso, che condusse attraverso la Guienna nei primi mesi del 1453. Gli inglesi subirono dapprima una grave sconfitta nella battaglia di Castillon, il 17 luglio, ma Bordeaux, assediata ancora una volta, finalmente capitolò il 19 ottobre 1453. Questa volta il dominio degli inglesi nell’area era davvero finito.

La pace tuttavia non era ancora vicina, dal momento che gli inglesi non potevano ammettere una così plateale sconfitta. Inoltre le fazioni che si contendevano il dominio della politica inglese, gli York e i Beaufort, non volevano avviare trattative con i francesi per non inimicarsi l’opinione pubblica.

D’altra parte, Carlo VII non poté attaccare nè Calais nè la costa inglese dal momento che il principale alleato di cui aveva bisogno, Filippo di Borgogna, dimostrò di non voler collaborare. 

Così, dopo la morte di Carlo VII, suo figlio e successore, Luigi XIV, preferì stipulare la tregua di Saint-Omer (1463) con Edoardo IV che fu rinnovata, dopo alcune difficoltà, nel 1466 e di nuovo nel 1471.

Dopo il 1474, Edoardo IV si alleò con suo cognato, Carlo il temerario, che si preparò ad una nuova invasione della Francia. Un potente esercito inglese sbarcò, sempre a Calais, nel 1475: le forze francesi ed inglesi si trovarono faccia a faccia presso le due sponde del fiume Somme, ma nessuna delle due parti voleva veramente attraversare il corso d’acqua per unirsi alla battaglia.

Alchè Edoardo IV e Luigi XI si incontrarono a Picquigny, e decisero di stipulare una tregua di 7 anni, promettendosi a vicenda di risolvere ogni controversia futura attraverso la diplomazia piuttosto che con le armi. 

Secondo i termini del trattato, Edoardo doveva ritirarsi della Francia dietro pagamento di 75.000 scudi d’oro oltre ad un’indennità annua di 50.000 scudi.

Questa tregua, apparentemente fragile e non particolarmente diversa da quelle che erano state stipulate precedentemente, riuscì invece a sopravvivere ai vari giochi di potere inglesi e francesi e può essere considerata come la fine della Guerra dei cent’anni.

Nei decenni successivi, infatti, non fu necessario stipulare nessun nuovo trattato di pace.

Calais fu mantenuta dagli inglesi fino al 1553, mentre i re inglesi continuarono a rivendicare il titolo di re di Francia fino al 1801.