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Carlo I D’Angiò: biografia del Re di Sicilia

Carlo I D’Angiò: biografia del Re di Sicilia

Legio X Equestris

Questo articolo riporta la biografia completa di Carlo I d’Angiò, ragionata e compatta per una lettura rapida.

Carlo I, detto anche Carlo d’Angiò (1226-1285), era un membro della dinastia reale dei capetingi, fondatore della seconda casa D’Angiò. Fu un importante politico e condottiero del primo duecento, alleato del Papa, re di Sicilia e protagonista delle crociate.

Carlo I D’Angiò era il figlio più piccolo del re di Francia Luigi VII e di Bianca di Castiglia. Fin dall’adolescenza era destinato ad una carriera puramente ecclesiastica. Tuttavia, Carlo era più portato per l’attività militare e attraverso il matrimonio con Beatrice di Provenza divenne signore delle regioni francesi della Provenza e di Forcalquier.

Ben presto i suoi tentativi di accentrare su se stesso il comando della casata dei d’Angiò lo portarono al conflitto con la suocera, Beatrice di Savoia e con la nobiltà francese. Tuttavia, Carlo si dimostrò particolarmente abile nel tessere rapporti con i parenti e con gli altri potenti del suo tempo, arrivando ad ottenere da suo fratello, nuovo re di Francia con il nome di Luigi IX, il controllo del territorio D’Angiò e del Maine.

Carlo D’Angiò e la settima crociata

Carlo accompagnò suo fratello Luigi IX durante la settima crociata (1248-1254). Questa spedizione militare fu promossa da Papa Innocenzo IV, dopo che il regno cristiano di Gerusalemme aveva iniziato a perdere terreno nei confronti dei principi guerrieri musulmani, tanto che nel 1244 la Città Santa di Gerusalemme era stata perduta. Inoltre, il pontefice era preoccupato per le ribellioni nella regione del Baltico e per le incursioni mongole.

La crociata mirava a riprendere il possesso della Terra Santa attraverso l’invasione dell’Egitto, che al tempo costituiva la principale sede del potere musulmano nel Vicino Oriente. 

Inizialmente la spedizione militare ebbe successo, ma alla lunga i musulmani ottennero delle vittorie militari decisive, sconfiggendo la maggior parte dell’esercito crociato, compreso lo stesso re di Francia, che venne catturato dai musulmani e liberato dopo riscatto.

Carlo tornò in Provenza nel 1250 e con il suo esercito privato costrinse tre ricche città autonome, Marsiglia, Arles e Avignone, a riconoscere la sua sovranità, aumentando ulteriormente la sua potenza ed influenza.  Poco dopo, Carlo offrì il suo sostegno a Margherita II, contessa delle Fiandre, contro il di lei figlio maggiore, Giovanni, in cambio della cessione del territorio francese di Hainaut, nel 1253. 

Due anni dopo però, Luigi IX lo convinse a rinunciare alla contea dietro il pagamento da parte di Margherita di un risarcimento di 160.000 marchi. Carlo continuò a sottomettere i nobili delle città provenzali ribelli e allargò la sua sovranità su una dozzina di città e signorie nel regno di Arles.

Carlo d’Angiò e la conquista del Regno di Sicilia

Nel 1263, dopo anni di trattative, Carlo accettò l’offerta del Papa di conquistare il Regno di Sicilia, strappandolo al dominio della dinastia degli imperatori tedeschi, gli Hohenstaufen. Il Regno di Sicilia comprendeva, oltre all’isola di Sicilia, tutta l’Italia meridionale a nord di Napoli.

Stretto l’accordo, Papa Urbano IV dichiarò una crociata contro il Manfredi di Sicilia e aiutò Carlo a raccogliere i fondi necessari per la campagna militare.

Carlo, con un esercito di circa 30.000 uomini, entrò nel Nord Italia alla fine del 1265 e sconfisse rapidamente le numerose roccaforti ghibelline, fedeli all’imperatore del Sacro romano impero, e venne incoronato a Roma nel gennaio del 1266, benché in assenza del Pontefice. 

Poi, Il 20 gennaio, si diresse verso sud, guadando il fiume Liri, e invadendo direttamente il Regno di Sicilia. Dopo alcune schermaglie, gli eserciti rivali si scontrarono nella battaglia di Benevento, il 26 febbraio 1266: Carlo ottenne una decisiva vittoria contro Manfredi, che fu amaramente sconfitto. 

Manfredi, rifiutandosi di fuggire, si precipitò in mezzo ai nemici e morì armi in pugno. Sul suo corpo, seppellito direttamente sul campo di battaglia, venne posto dapprima un enorme ammasso di pietre ma poi, per ordine del Papa, le sue spoglie vennero dissotterrate e allontanate dal territorio Pontificio e sepolte sulla riva del Fiume Garigliano, fuori dai confini della Santa Sede e del Regno di Napoli.

Di lì a poco, il nipote di Manfredi, Corradino, affrontò nuovamente Carlo sul campo di battaglia: nel corso della battaglia di Tagliacozzo del 1268, Carlo ottenne una nuova vittoria, confermandosi come uno dei più talentuosi generali del suo tempo.

Carlò d’Angiò e l’ottava crociata

Poi, nel 1270 prese parte all’ottava crociata, organizzata sempre da Luigi IX di Francia. Questa volta l’obiettivo era abbattere la dinastia musulmana Hafsid in Tunisia. La crociata non vide alcun combattimento significativo, dal momento che Re Luigi, poco dopo essere sbarcato sulle coste della Tunisia, morì di dissenteria e di febbre. 

Si arrivò così al trattato di Tunisi, un negoziato tra gli Hafsidi e i crociati. Seppur senza importanti assegnazioni territoriali, i cristiani ottennero alcuni diritti commerciali e privilegi politici. Soddisfatti, i crociati si ritirarono immediatamente in Europa.

Le vittorie di Carlo avevano assicurato la sua leadership indiscussa tra i principi italiani più fedeli al papato, noti come Guelfi. Tuttavia, la sua influenza sulle elezioni del pontefice e la sua forte presenza militare in Italia cominciò a turbare la Santa Sede: i Pontefici cercarono quindi di incanalare le sue ambizioni verso altri territori.

Lo stesso Papa lo spinse a sfruttare alcune rivendicazioni territoriali per diventare signore dello Stato crociato di Acaia, in Grecia, della città di Gerusalemme e della regione francese di Arles.

Carlò d’Angiò e i Vespri siciliani

Nel 1281, Papa Martino IV autorizzò Carlo ad intraprendere una nuova crociata, stavolta contro l’Impero Bizantino. Le navi di Carlo si stavano radunando a Messina, pronte per iniziare la nuova campagna, quando scoppiò la ribellione nota come “Vespri Siciliani”, il 30 marzo 1282.

I disordini nacquero da una contesa personale: il lunedì di Pasqua del 1282, un soldato francese ubriaco fece degli apprezzamenti nei confronti della moglie di un notabile palermitano, davanti alla chiesa di Spirito Santo. L’aristocratico uccise il soldato francese, e quando i suoi commilitoni cercarono di arrestare l’assassino, la folla attaccò in massa l’esercito francese.

Ben presto, da scaramuccia personale, la situazione degenerò in una vera e propria rivolta contro il dominio francese in Sicilia, tanto che tutti i francesi della città vennero massacrati, assieme ai funzionari di Carlo d’Angiò.

Informato, Carlo ordinò immediatamente il trasferimento dei soldati e delle navi di stanza nel regno di Acaia verso la Sicilia, ma non fu in grado di fermare il dilagare della rivolta in Calabria.

Nel luglio, Carlo salpò per la Sicilia e pose assedio a Messina. Nel frattempo, Pietro III d’Aragona, casata avversaria di Carlo, avviò delle trattative per allearsi con i capi dei ribelli di Palermo. I rivoltosi si resero conto che senza un aiuto straniero non sarebbero stati in grado di resistere all’esercito di Carlo, e riconobbero immediatamente Pietro e sua moglie Costanza come loro re e regina. Così, di fronte allo sbarco dell’esercito Aragonese, Carlo fu costretto a ritirarsi dall’isola, perdendo gran parte del suo esercito.

Carlo non si diede per vinto, e si fermò a Brindisi per preparare una campagna di riconquista per l’anno successivo, dando ordini ai suoi ufficiali affinché riscuotessero una tassa straordinaria per finanziare la riconquista della Sicilia.

Morte e testamento

Tuttavia, il 30 dicembre si ammalò gravemente vicino a Foggia. Fece testamento il 6 gennaio 1285, nominando Roberto II d’Artois come reggente e tutore di suo nipote, Carlo Martello, che avrebbe dovuto governare i suoi regni appena raggiunta la maggiore età. 

Morì la mattina del 7 gennaio 1285. Venne sepolto in un sepolcro di marmo a Napoli, ma il suo cuore fu posto nel convento di Saint-Jacques a Parigi. Successivamente, il suo cadavere venne trasferito in una cappella del nuovo Duomo di Napoli, nel 1296.

Roberto Trizio

Roberto Trizio

Consulente di comunicazione e web reputation, Roberto Trizio è il fondatore del gruppo divulgativo Scripta Manent. Attraverso sette canali, il network offre ogni giorno documentari e approfondimenti dall'epoca antica all'età contemporanea. Il gruppo, con 300.000 iscritti e oltre 1.5 mln di spettatori mensili, è leader in Italia per la divulgazione storica.


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