La dinastia Giulio Claudia

I sette re di Roma

La storia dei sette re di Roma

Roma, la città eterna, ebbe origine come un insediamento piccolo sul colle Palatino, sulle rive del fiume Tevere, nel Lazio. Secondo la leggenda, la città venne fondata il 21 aprile del 753 a.C. da Romolo, figlio di Marte e della vestale Rea Silvia, che uccise il suo gemello Remo in una lite per stabilire il luogo migliore per la fondazione. Romolo fu il primo re di Roma e diede inizio a una dinastia di sette sovrani che regnarono fino al 509 a.C., quando furono cacciati dal popolo che instaurò la Res Publica.

Romolo (753-716 a.C.)

Romolo fu il primo re di Roma e il suo regno fu caratterizzato da numerose imprese militari e civili. Egli ampliò i confini della città, conquistando i territori dei popoli vicini, come i Sabini, i Latini e gli Etruschi. Per popolare la sua città, egli organizzò il famoso ratto delle Sabine, cioè il rapimento delle donne sabine durante una festa religiosa. Dopo aspri combattimenti con questo popolo, stipulò un trattato di pace con i Sabini e condivise per alcuni anni il potere con il loro re Tito Tazio. Romolo formò le prime istituzioni politiche e sociali di Roma, come il Senato o “Consiglio del Re”, composto da 100 anziani patrizi, e le tre tribù dei Ramnes, dei Tities e dei Luceres. Egli creò anche la legione romana, formata da 3000 fanti e 300 cavalieri. Romolo ascese misteriosamente al cielo durante una tempesta e fu venerato come un dio con il nome di Quirino.

Numa Pompilio (715-673 a.C.)

Numa Pompilio fu il secondo re di Roma e il suo regno fu dedicato alla pace e alla religione. Egli era originario di Cures, una città sabina, e fu scelto come successore di Romolo dopo la sua morte. Numa fu considerato un uomo saggio e pio, che stabilì un rapporto privilegiato con le divinità. Egli fondò il culto di Giove Capitolino, il dio supremo dei romani, e costruì il tempio sul Campidoglio. Istituì anche il calendario romano di 12 mesi e le feste religiose. Numa creò inoltre i collegi sacerdotali dei pontefici, degli auguri, delle vestali e dei salii. Numa morì di vecchiaia e fu sepolto sul colle Gianicolo.

Tullo Ostilio (672-640 a.C.)

Tullo Ostilio fu il terzo re di Roma e il suo regno fu contrassegnato da una ripresa delle attività belliche. Egli era nipote di Romolo per parte materna e fu eletto re dopo la morte di Numa. Tullo Ostilio si dimostrò un sovrano energico e ambizioso, che volle espandere il dominio di Roma sui popoli vicini. Egli combatté contro gli Alba Longa, i Veienti e i Sabini, ottenendo importanti vittorie. La più famosa fu quella contro Alba Longa, nella quale si scontrarono i tre fratelli Orazi e i tre fratelli Curiazi. Tullo Ostilio trasferì poi gli abitanti di Alba Longa a Roma e distrusse la loro città. Tullo Ostilio trascurò però gli aspetti religiosi del suo regno e per questo fu punito dagli dei con una pestilenza. Morì colpito da un fulmine mentre tentava di placare Giove con un sacrificio.

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Anco Marzio (640-616 a.C.)

Anco Marzio fu il quarto re di Roma e il suo regno fu un misto di guerra e di pace. Egli era figlio di Pompilia, la figlia di Numa, e fu eletto re dopo la morte di Tullo Ostilio. Anco Marzio riprese la politica religiosa di Numa, restaurando i templi e i riti sacri. Egli fu anche un abile condottiero, che sottomise i Latini e i Veienti, estendendo il territorio romano fino al mare. Per favorire il commercio e la navigazione, egli costruì il porto di Ostia alla foce del Tevere e il ponte Sublicio sul fiume. Egli fondò anche la città di Ficana sul colle Aventino e trasferì a Roma molti abitanti delle città conquistate. Anco Marzio morì per cause naturali e fu sepolto sul Gianicolo.

Tarquinio Prisco (616-579 a.C.)

Tarquinio Prisco fu il quinto re di Roma e il primo di origine etrusca. Egli era originario di Tarquinia, una città etrusca, e si trasferì a Roma con la moglie Tanaquilla. Egli divenne amico di Anco Marzio, che lo nominò tutore dei suoi figli. Dopo la morte di Anco Marzio, Tarquinio Prisco si fece eleggere re con l’inganno, sostenendo di aver ricevuto un segno favorevole dagli dei. Tarquinio Prisco fu un sovrano illuminato e innovatore, che portò a Roma la cultura e l’arte etrusche. Egli ampliò il Senato, portando il numero dei senatori a 300, e creò le prime cinque centurie dei cavalieri. Egli intraprese numerose opere pubbliche, come la costruzione del Circo Massimo, del Foro Romano, delle mura serviane e delle cloache massime. Combatté anche contro i Latini, i Sabini e gli Etruschi, ottenendo grandi successi. Tarquinio Prisco fu assassinato da due figli di Anco Marzio, che volevano vendicare il padre.

Servio Tullio (578-539 a.C.)

Servio Tullio fu il sesto re di Roma e il secondo di origine etrusca. Egli era figlio di una schiava di Tarquinio Prisco, che lo adottò dopo aver visto una fiamma divina avvolgergli la testa mentre dormiva. Servio Tullio succedette a Tarquinio Prisco dopo la sua morte, grazie all’appoggio della regina Tanaquilla. Servio Tullio fu un sovrano riformatore e popolare, che diede a Roma una nuova organizzazione sociale e politica. Egli divise la popolazione in cinque classi basate sulla ricchezza e creò i comizi centuriati, nei quali i cittadini votavano organizzati per censo. Concesse anche la cittadinanza romana ai Latini alleati e ai plebei residenti sulle colline. Realizzò inoltre importanti opere pubbliche, come il tempio di Diana sull’Aventino e la via Appia. Servio Tullio fu ucciso da suo genero Tarquinio il Superbo, figlio di Tarquinio Prisco, che lo rovesciò con l’aiuto della moglie Tullia.

Tarquinio il Superbo (535-509 a.C.)

Tarquinio il Superbo fu il settimo e ultimo re di Roma e il terzo di origine etrusca. Egli era figlio di Tarquinio Prisco e fratello di Tullia, la moglie di Servio Tullio. Egli usurpò il trono con la violenza, uccidendo Servio Tullio e scacciando i suoi sostenitori. Tarquinio il Superbo fu un sovrano tirannico e orgoglioso, che governò con l’arbitrio e la paura. Egli aumentò le tasse e i tributi per finanziare le sue guerre contro i Volsci, i Rutuli e gli Etruschi. Egli completò le opere iniziate da Tarquinio Prisco, come il tempio di Giove Capitolino e le mura.

La fine della monarchia romana

Il regno di Tarquinio il Superbo fu l’ultimo della dinastia dei re di Roma. Il suo comportamento dispotico e arrogante provocò il malcontento e la ribellione dei romani, che si unirono per rovesciare il tiranno e instaurare una forma di governo più libera e partecipativa. La scintilla che scatenò la rivoluzione fu lo stupro di Lucrezia, una nobile matrona romana, da parte di Sesto Tarquinio, figlio del re. Lucrezia, dopo aver rivelato il misfatto al marito Collatino e ad alcuni parenti e amici, si uccise per il disonore subito. Tra i presenti c’era Lucio Giunio Bruto, un parente dei Tarquini che fingeva di essere stupido per sfuggire alla persecuzione del re. Bruto prese il pugnale insanguinato di Lucrezia e giurò di vendicarla, scacciando i Tarquini da Roma e abolendo la monarchia. Egli sollevò il popolo romano contro il re e ottenne l’appoggio dell’esercito, che si trovava in guerra contro gli Etruschi ad Ardea. Tarquinio il Superbo, assente dalla città, tentò invano di rientrare a Roma con l’aiuto dei suoi alleati etruschi, ma fu respinto dalle forze dei rivoluzionari. Nel 509 a.C., i romani proclamarono la fine della monarchia e la nascita della Repubblica, eleggendo due consoli come capi dello stato. I primi due consoli furono Lucio Giunio Bruto e Lucio Tarquinio Collatino, il marito di Lucrezia. I Tarquini furono banditi da Roma e i loro beni confiscati. Iniziò così una nuova era nella storia di Roma, segnata dalla lotta tra patrizi e plebei per il potere e dalla conquista dell’Italia e del Mediterraneo.

La religione dei re di Roma

I re di Roma furono i primi a stabilire il rapporto tra la città e le divinità che la proteggevano e la guidavano. Essi furono i custodi della tradizione religiosa romana, che si basava sul rispetto dei riti sacri e del diritto fas. Essi furono anche i primi a introdurre nuovi culti provenienti da altre popolazioni, come gli Etruschi e i Greci. La religione dei re di Roma si può dividere in due fasi: una più arcaica e primitiva, legata al culto degli dei naturali e degli antenati; e una più evoluta e organizzata, legata al culto degli dei civici e delle divinità straniere.

La fase arcaica

La fase arcaica della religione romana si sviluppò durante i regni di Romolo, Numa Pompilio e Tullo Ostilio. In questo periodo, i romani veneravano gli dei naturali (numina), che presiedevano ai fenomeni della natura e alle attività umane. Essi, più che un Dio ben identificato, erano un’entità superiore indefinita e potente. Alcuni esempi di numina sono: Iuppiter (dio del cielo), Mars (dio della guerra), Quirinus (dio della comunità), Janus (dio delle porte), Vesta (dea del focolare), Terminus (dio dei confini), Pales (dea dei pascoli), Saturnus (dio dell’agricoltura), Flora (dea dei fiori), Faunus (dio dei boschi), Silvanus (dio delle selve), ecc. I romani veneravano anche gli antenati (manes), che erano considerati come spiriti benevoli che vegliavano sulla famiglia e sulla città. Essi erano onorati con offerte di cibo e bevande, soprattutto durante le feste dei Parentalia e dei Lemuria. I romani credevano anche nell’esistenza di spiriti maligni (larvae), che potevano nuocere agli uomini e agli animali. Essi erano respinti con formule magiche e gesti apotropaici. I re di Roma avevano il compito di compiere i sacrifici agli dei e di interpretare la loro volontà attraverso i segni (auspicia) e i presagi (prodigia). Questi erano assistiti da alcuni sacerdoti, come i flamines, i fetiales, i salii e le vestali.

La fase evoluta

La fase evoluta della religione romana si sviluppò durante i regni di Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo. In questo periodo, i romani entrarono in contatto con le culture etrusca e greca, che influenzarono la loro religione. Essi iniziarono a identificare alcuni dei loro “numina” con gli dei olimpici dei Greci, attribuendo loro nomi, immagini e caratteristiche personali. Alcuni esempi di questa identificazione sono: Iuppiter-Zeus, Mars-Ares, Quirinus-Heracles, Janus-Hermes, Vesta-Hestia, Saturnus-Kronos, Flora-Chloris, Faunus-Pan, Silvanus-Silenus, ecc. I romani adottarono anche alcuni culti stranieri, come quello di Diana (dea della caccia), di Apollo (dio del sole), di Ceres (dea del grano), di Bona Dea (dea della fertilità), di Magna Mater (dea madre), ecc. I re di Roma furono i promotori di questa evoluzione religiosa e costruirono numerosi templi dedicati alle nuove divinità. Essi organizzarono anche il calendario romano, stabilendo le date delle feste religiose.

I sette re di Roma furono i fondatori della città e della sua civiltà. Essi lasciarono un’impronta indelebile nella storia e nella cultura romana, che si tramandò nei secoli successivi. Essi furono i primi a dare a Roma una forma politica, una organizzazione sociale, una tradizione religiosa e una identità culturale. Essi furono anche i primi a espandere il dominio di Roma sui popoli vicini, ponendo le basi per la futura conquista dell’Italia e del Mediterraneo. La loro memoria fu sempre venerata dai romani, che li consideravano come eroi e modelli da imitare.

L’elezione del re nell’antica Roma nell’età regia

L’antica Roma fu governata da sette re dal 753 al 509 a.C., quando la monarchia fu abolita e sostituita dalla Repubblica. I re di Roma furono i fondatori della città e della sua civiltà, e detennero il potere assoluto sul popolo e sul territorio. Ma come venivano eletti i re di Roma? Quali erano le regole e le procedure che regolavano la successione al trono? Quali erano i requisiti e le qualifiche necessarie per diventare re?

Il sistema elettorale romano

Il sistema elettorale romano era basato sul principio dell’elettività, cioè il re non era scelto in base alla discendenza dinastica o alla parentela con il re precedente, ma in base alla sua capacità e alla sua popolarità. Il re non era neanche ereditario, cioè non poteva trasmettere il potere ai suoi figli o ai suoi parenti. Il re era eletto a vita, cioè rimaneva in carica fino alla sua morte naturale o violenta. Il re era eletto dal popolo di Roma, riunito in un’assemblea chiamata comizi curiati (comitia curiata), che rappresentava le tre tribù originarie di Roma: i Ramnes, i Tities e i Luceres. Ogni tribù era suddivisa in dieci curie (curiae), che erano delle unità territoriali e militari. Ogni curia aveva un voto, per un totale di trenta voti. Il comizio curiato si riuniva sul colle Capitolino o sul colle Palatino, sotto la presidenza di un magistrato chiamato interrex (interregnum), che era un senatore scelto a turno tra i membri del Senato. L’interrex aveva il compito di nominare un candidato al trono, che poteva essere scelto da qualsiasi fonte: poteva essere un cittadino romano, un personaggio giunto da una città vicina o un alleato. Il candidato doveva avere alcune qualifiche, come la nobiltà di nascita, la ricchezza, la fama, il coraggio, la saggezza e il rispetto degli Dei. Il candidato doveva anche avere il consenso degli dei, che si manifestava attraverso dei segni favorevoli o sfavorevoli. L’interrex presentava il candidato al comizio curiato, che poteva accettarlo o rifiutarlo con una votazione a maggioranza semplice. Se il candidato veniva accettato, diventava re di Roma; se veniva rifiutato, l’interrex doveva nominare un altro candidato e ripetere la procedura. Se dopo cinque giorni nessun candidato veniva accettato, l’interrex passava il potere a un altro interrex e così via fino a quando non si trovava un re.

Gli insignia regia

Il re di Roma era il capo supremo dello stato. Egli aveva il potere militare (imperium), il potere religioso (sacra) e il potere giudiziario (fas). Egli aveva anche il potere di proposta legislativa al Senato e al popolo (lex) e il potere esecutivo (acta). Per distinguersi dagli altri cittadini e per mostrare la sua autorità, il re di Roma indossava degli insignia regia, cioè dei simboli del suo potere. Gli insignia regia erano:

  • La toga picta, una veste di lana bianca con una striscia porpora, decorata con ricami d’oro e con una bordatura di ermellino. Era il simbolo della dignità e della maestà del re.
  • Le calcei mullei, delle scarpe di cuoio di colore rosso, con una fibbia d’oro. Erano il simbolo della nobiltà e della ricchezza del re.
  • Il diadema, una fascia di lana bianca, che il re portava intorno alla testa. Era il simbolo della purezza e della sacralità del re.
  • La sella curulis, una sedia pieghevole di avorio, con quattro gambe a forma di X. Era il simbolo del potere giudiziario e militare del re.
  • I fasces, dei fasci di verghe di legno, legati da una cinghia di cuoio e con un’ascia che sporgeva dalla parte superiore. Erano il simbolo del potere coercitivo e punitivo del re.
  • I lictores, dodici servi armati di fasces, che accompagnavano il re ovunque andasse. Erano il simbolo della protezione e della forza del re.