La dinastia Giulio Claudia

Le gladiatrici nell’antica Roma

Esistevano le gladiatrici nell’antica Roma? La risposta è sostanzialmente sì. Anche se, come il gladiatore, anche la gladiatrice era considerata una figura di intrattenimento con basso valore sociale. 

La società romana, prevalentemente patriarcale, assegnava ruoli ben distinti: gli uomini, capi famiglia, si occupavano delle cariche politiche e della carriera militare, mentre le donne, in qualità di matrone, erano dedicate all’allevamento dei figli e alla trasmissione dei valori della società romana all’interno della famiglia. Per questo motivo, la morale romana non considerava le donne come possibili combattenti.

I decreti contro le gladiatrici nell’antica Roma

Nonostante ciò, l’esistenza delle gladiatrici ci viene suggerita da alcuni provvedimenti che ne inibivano la carriera. Nell’11 d.C. il Senato Romano vietò infatti alle donne libere di intraprendere l’attività dei giochi gladiatori, suggerendo che le donne, soprattutto dei ceti più bassi, praticassero già i giochi gladiatori. E dal momento che il decreto si riferiva solamente alle persone libere, possiamo ugualmente supporre che le schiave poterono continuare ad intraprendere la carriera di gladiatrice. 

Questa prima limitazione ufficiale alla presenza delle gladiatrici venne confermata poco dopo dall’imperatore Tiberio, che nel 19 d.C., riprese il decreto del Senato, inasprendo le pene per le donne che svolgevano questa attività.

Non abbiamo più informazioni su leggi e decreti in tal senso, almeno fino al 200 d.C., quando l’imperatore Settimio Severo emanò un editto che vietava categoricamente a qualsiasi donna di partecipare ai giochi gladiatori, ritenendo questo ruolo non consono alle matrone romane e corruttore dei costumi. 

Ma il decreto dell’imperatore venne a volte aggirato; un’iscrizione rinvenuta ad Ostia, risalente al III secolo d.C., ci conferma infatti che un certo Ostiliano aveva trovato il modo di eludere i regolamenti e aveva permesso ad alcune schiave di partecipare a dei giochi gladiatori che stava per organizzare. 

Analizzando l’aspetto prettamente legislativo, sappiamo dunque da diversi decreti, prima senatoriali e poi imperiali, che la pratica delle donne gladiatrici esisteva, tanto da essere regolarmente punita o limitata. 

La donna gladiatrice di Southwark

Un’altra conferma dell’esistenza delle gladiatrici potrebbe provenire dal ritrovamento nel 2001 della cosiddetta “Donna gladiatrice” a Southwark, nei pressi di Londra. 

Gli archeologi trovarono una tomba all’interno della quale era rimasto solamente l’osso sacro della persona sepolta. Ma a sollevare le supposizioni furono piuttosto gli oggetti immediatamente vicini. 

Innanzitutto, la tomba si trovava molto lontana dalle normali zone cimiteriali, cosa abbastanza regolare per i gladiatori, che venivano considerati come soggetti sociali di bassissimo livello.

Sono state inoltre ritrovate sia delle lucerne con diverse decorazioni, tra cui le immagini di un gladiatore caduto in combattimento, sia delle ciotole con all’interno delle pigne, le quali sono significative per due motivi. Il primo è che le pigne crescevano solamente nei pressi dell’anfiteatro di Londra, dove si svolgevano i giochi, il secondo è che le pigne sono un elemento tipico dei giochi gladiatori: venivano infatti regolarmente bruciate a scopo propiziatorio. 

Il bassorilievo di Alicarnasso

Una prova ancora più consistente dell’esistenza delle gladiatrici è il cosiddetto “Bassorilievo di Alicarnasso”, risalente al II secolo d.C, che mostra in maniera piuttosto evidente due gladiatrici che combattono. Conosciamo persino i nomi delle combattenti dalle iscrizioni apposte immediatamente sotto le loro figure: Amazzone e Achillia.

La conferma che le due figure sono gladiatrici proviene anche da alcuni particolari come l’assenza di elmo, che denotava tipicamente una gladiatrice, e la presenza di una manica che andava a proteggere il braccio e di schinieri che difendevano le gambe. 

Sappiamo anche come finì quell’incontro: la parola “missio”, sempre indicata sotto le figure, conferma un pareggio, deciso dall’arbitro per pari valore durante il combattimento. 

La statuetta di Amburgo

Sulla scia di questi ritrovamenti, gli archeologi hanno rivalutato un altro indizio che sembrerebbe confermare l’esistenza delle gladiatrici: la cosiddetta “Statuetta di Amburgo”, che raffigura una donna che tiene in mano un oggetto ricurvo. 

Per molti anni si è ritenuto che quello strumento fosse uno strigile, un utensile necessario per la pulizia quotidiana. Ma alcuni studiosi identificano invece l’oggetto come una sica, un tipico pugnale ricurvo regolarmente in dotazione a determinate categorie di gladiatori. La statuetta di Amburgo sarebbe quindi né più né meno che la raffigurazione di una gladiatrice.

Le tracce nelle fonti antiche

Sulla presenza di gladiatrici vi sono infine alcuni riferimenti testuali nelle fonti antiche. Sia Tacito che Dione Cassio, infatti, riportano più volte la presenza di alcune gladiatrici. 

Dione Cassio, Storia romana, LXI 17-3

“Ma lo spettacolo più umiliante e al tempo stesso più terribile ebbe luogo quando uomini e donne non solo di rango equestre, ma anche di rango senatorio, si esibirono, proprio come gli uomini di condizioni più umili, sul palcoscenico, nel Circo e nel teatro adibito agli spettacoli di caccia. Alcuni di essi suonarono il flauto e danzarono nella pantomima, oppure interpretarono delle tragedie e delle commedie o, ancora, cantarono con l’accompagnamento della cetra; in altri casi, poi, condussero cavalli, uccisero delle bestie selvatiche o combatterono come gladiatori”

Gli autori, sebbene in senso dispregiativo, confermano che a fianco degli uomini erano scese nell’arena anche delle donne e che si erano esibite in combattimento. La presenza delle donne gladiatrici venne ampiamente criticata dagli storici antichi, che tuttavia avvalorano implicitamente quanto questa pratica fosse esistente. 

Sappiamo inoltre che alcuni imperatori, come Caligola e Nerone, fecero regolarmente esibire delle donne gladiatrici nell’ambito di stravaganti rappresentazioni negli anfiteatri. 

In conclusione, la presenza di diversi decreti che andavano a limitare la partecipazione delle donne ai giochi gladiatori, dei bassorilievi abbastanza eloquenti nonché alcune frammentarie testimonianze all’interno delle fonti scritte, ci confermano come le gladiatrici esistessero effettivamente in epoca romana, anche se rappresentavano certamente una rarità, oltre ad essere oggetto di scherno e di condanna da parte della società.