Come i romani parlavano ai morti per aiutare i vivi

I Romani parlavano ai morti tutti i giorni. Non per nostalgia, ma per chiedere: protezione, consigli, vendetta, legittimazione. Storia di un dialogo che non abbiamo mai smesso di praticare.

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Romano versa vino su una tomba di notte durante un rito funebre per i morti antichi

È notte, alla fine della repubblica. Un uomo è inginocchiato in un campo fuori città, dove la terra è già stata smossa. Ha portato vino, latte, miele, un po' di sangue di un animale appena sgozzato. Versa lentamente sul terreno, e il liquido sparisce nella fossa come bevuto da una bocca invisibile. L'odore è denso, vino acido e fumo di incenso, e nell'aria fredda resta sospeso il grasso bruciato dell'offerta.

L'uomo pronuncia un nome. Lo dice ad alta voce, scandito, perché chi non ha più voce possa comunque sentirlo. Ripete una formula appresa a memoria, di. . .

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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.