La Legio II Parthica è la più “romana” tra le legioni partiche di Settimio Severo, l’unica delle tre a non restare in Oriente. Creata nel 197 d.C. insieme alle gemelle I e III Parthica per la guerra contro l’Impero dei Parti, dopo la vittoria fu rimandata in Italia e acquartierata a Castra Albana, presso Albano Laziale, diventando la prima legione stanziata nella penisola da oltre due secoli. Da lì funzionò come riserva strategica mobile dell’imperatore, pronta a intervenire su qualsiasi fronte e a fare da contrappeso militare a Roma stessa. Il suo emblema era il centauro, condiviso con le sorelle partiche, anche se alcune fonti numismatiche le associano pure il toro.
Origini della Legio II Parthica
Il contesto: Settimio Severo e la guerra partica
Come le gemelle I e III Parthica, anche la II Parthica nacque dalla volontà di Settimio Severo di ingaggiare una guerra su vasta scala contro l’Impero dei Parti’, subito dopo aver consolidato il potere nelle guerre civili del 193 d.C.. L’arruolamento di legioni interamente nuove testimonia la portata dell’impresa orientale voluta dal fondatore della dinastia severiana.
Edizione da collezione
Il vessillo della Legio II Parthica
Riproduzione storico-filologica del vessillo della Legio II Parthica con il centauro, stampata su tela pittorica e montata su cornice in legno di noce. Un pezzo evocativo per appassionati di Roma antica, rievocatori e collezionisti.
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Acquista il vessilloIl destino diverso rispetto a I e III Parthica
Mentre la I e la III Parthica rimasero di guarnigione in Mesopotamia dopo la vittoria, la II Parthica fece ritorno in Italia nel 198 d.C. e fu stanziata sui Colli Albani, nei pressi di Roma. Fu una scelta eccezionale: le legioni presidiavano tradizionalmente i confini dell’Impero, non il suo cuore, dove fino a quel momento erano stanziati solo i pretoriani.
Nome, titoli onorifici ed emblema della legione

Il significato del cognomen “Parthica” e l’epiteto “Albana”
Il cognome Parthica fissa nel nome la missione anti-partica per cui la legione fu creata, mentre l’uso comune la definiva anche “legione albana”, dal nome della sua base. Nel III secolo la legione ricevette inoltre titoli onorifici di fedeltà come Pia Fidelis Felix Aeterna, formule ripetute e rinnovate a seconda dell’imperatore regnante.
L’emblema del centauro e del toro
L’emblema principale della Legio II Parthica era il centauro, come per le legioni gemelle, ma alcune monetazioni tarde, tra cui quelle coniate sotto l’usurpatore Carausio in Britannia nel III secolo, associano alla legione anche l’immagine del toro. Questa doppia simbologia rende la II Parthica un caso interessante nella numismatica legionaria romana.
Le campagne militari della Legio II Parthica
La campagna partica e il sacco di Ctesifonte
Il battesimo del fuoco della legione fu la guerra per cui era nata: la campagna del 197-198 d.C. portò l’esercito romano a conquistare e saccheggiare Ctesifonte, capitale dei Parti. A differenza delle sorelle, terminata la guerra la II Parthica non restò in Oriente ma tornò con l’imperatore in Italia.
Riserva imperiale: Britannia, Alamanni e le guerre orientali
Da Castra Albana la legione fu impiegata come corpo di riserva mobile: partecipò alla campagna britannica di Severo tra il 208 e il 211, alla guerra di Caracalla contro gli Alamanni nel 213, e nel 231 alla spedizione di Severo Alessandro contro i Sasanidi. Iscrizioni funerarie trovate ad Apamea, in Siria, testimoniano soldati della legione morti lontano da Albano durante queste campagne orientali.
Le guerre civili del III secolo
La II Parthica ebbe un ruolo politico decisivo nelle turbolente vicende del III secolo: seguì Massimino il Trace nella marcia su Roma nel 238, ma quando la situazione si fece incerta i suoi stessi soldati uccisero l’imperatore, guadagnandosi il perdono del Senato e il ritorno alla base albana. Fu poi nuovamente inviata in Oriente sotto Gordiano III, confermando il suo ruolo di unità sempre pronta all’impiego.
Basi, spostamenti e guarnigioni

Castra Albana, la legione a guardia di Roma
La base storica della legione fu Castra Albana, un accampamento fortificato di eccezionale grandezza lungo la via Appia, i cui resti – tra cui la monumentale Porta Praetoria – sono ancora visibili ad Albano Laziale. La legione costruì anche le terme e l’anfiteatro della città, oggi sede di un museo dedicato proprio alla II Parthica.
Il trasferimento a Bezabde nel IV secolo
Sciolta con quasi certezza da Costantino dopo la battaglia di Ponte Milvio nel 312, come punizione per il sostegno dato al rivale Massenzio, il nome della legione riemerge nel IV secolo a Bezabde, sul Tigri, probabilmente come sviluppo di un distaccamento mobile della vecchia unità. Bezabde cadde sotto i Sasanidi nel 360, segnando la fine delle attestazioni della legione.
Struttura interna e comando della Legio II Parthica
Il comando equestre
Come le altre legioni partiche, anche la II Parthica era comandata da prefetti di rango equestre e non da un legatus senatorio, in linea con la politica severiana di affidare il controllo militare a uomini più legati direttamente all’imperatore.
Composizione e ruolo speciale
La legione era composta da soldati non italici scelti per fedeltà e valore militare, dato il suo ruolo di guardia del corpo imperiale su larga scala stanziata nel cuore dell’Impero. Questa composizione la distingue nettamente dalle legioni di frontiera, radicate per generazioni nei territori presidiati.
Fonti antiche e studi moderni sulla Legio II Parthica
Testimonianze letterarie e numismatica
La creazione delle tre legioni partiche è ricordata dalla storiografia di età severiana, mentre la numismatica offre testimonianze dirette dell’emblema della legione, incluse le rare monete con il centauro e il toro emesse sotto Carausio. Le epigrafi funerarie di Apamea e della necropoli di Selvotta, presso Albano, completano il quadro documentario.
Studi accademici recenti
La legione è oggetto di studi specifici, tra cui il contributo “II Parthica: legio apud Romam”, che approfondisce il suo status unico di legione stanziata in Italia.
Eredità e percezione moderna della Legio II Parthica

Il museo di Albano e il fascino della “legione romana”
A differenza delle sorelle orientali, la II Parthica affascina oggi per il suo legame diretto con il territorio italiano: i resti di Castra Albana, delle terme e dell’anfiteatro sono visitabili ad Albano Laziale, dove un museo dedicato ne racconta la storia.
Perché studiare la II Parthica
Studiare la Legio II Parthica significa osservare un caso unico nell’esercito romano: una legione da guerra di frontiera trasformata in guardia pretoriana dell’imperatore nel cuore dell’Italia. Chi voglia confrontarla con le gemelle troverà spunti interessanti negli articoli dedicati alla Legio I Parthica e alla Legio III Parthica, unità nate insieme ma con destini radicalmente diversi.
Domande frequenti (FAQ)
Chi fondò la Legio II Parthica? La legione fu costituita da Settimio Severo nel 197 d.C., insieme alle gemelle I e III Parthica, per la guerra contro l’Impero dei Parti.
Perché fu stanziata in Italia e non in Oriente? Dopo la vittoria sui Parti, Severo scelse di riportarla ad Albano come riserva strategica e guardia imperiale, rompendo con la prassi di stazionare le legioni sui confini.
Qual era l’emblema della Legio II Parthica? L’emblema principale era il centauro, ma alcune monetazioni del III secolo la associano anche al toro.
Dove era di stanza la Legio II Parthica? La base fu Castra Albana, presso l’attuale Albano Laziale; nel IV secolo un’unità omonima è attestata a Bezabde, sul Tigri.
Che ruolo ebbe nelle guerre civili del III secolo? I soldati della legione uccisero l’imperatore Massimino il Trace nel 238, dopo aver valutato che sostenerlo non fosse più conveniente.
Fino a quando esistette la Legio II Parthica? L’unità albana fu probabilmente sciolta da Costantino nel 312; una legione omonima a Bezabde scompare dalle fonti dopo la caduta della città nel 360.





