Quando l’Italia bombardò Belgrado. La guerra “umanitaria”

Nel marzo 1999 i caccia decollano nella notte dalle basi italiane verso la Serbia, mentre nei talk show si discute di «guerra umanitaria». Un Paese che ama raccontarsi estraneo ai conflitti diventa piattaforma centrale e attore diretto dei primi bombardamenti su una capitale europea dal 1945.

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Caccia bombardiere Tornado dell'Aeronautica Militare italiana pronto al decollo notturno da una base aerea, missione NATO Kosovo 1999

Marzo 1999, decollo notturno da una base del Nord o del Sud Italia. Luci di posizione spente, rombo dei motori nel buio, piloti italiani inseriti in una missione della NATO diretta verso la Jugoslavia. A poche centinaia di chilometri, nei salotti televisivi, si discute con tono compunto di «guerra umanitaria», di «intervento necessario», di una comunità internazionale che «non può restare a guardare». Le due scene si svolgono in contemporanea, ma sembrano appartenere a due mondi diversi: la guerra reale che parte dalle piste italiane e la conversazione ovattata che la trasforma in una questione morale astratta.

È proprio in. . .

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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.