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L’antica Roma e la guerra giusta, il Iustum Bellum

L’antica Roma e la guerra giusta, il Iustum Bellum

Uno dei concetti più importanti e significativi del pensiero romano è certamente quello della “guerra giusta” o “Iustum bellum”.



Nel corso della storia, vi sono state guerre condotte per puro imperialismo, mentre altre, come quella che ha portato alla liberazione dal regime nazifascista, considerate guerre assolutamente necessarie e corrette.

Quale valore aveva questo concetto per i romani?

Una decisione ponderata

Roma credeva nella guerra giusta, ma per comprenderne a fondo le ragioni bisogna osservare le cose con la loro mentalità e immergendosi nel loro tempo.

Per prima cosa doveva esistere un concreto e verificabile pericolo per il popolo romano: altrimenti, scatenare una guerra non avrebbe avuto senso, tenendo conto del fatto che vi doveva essere il via libera del Senato.

Inoltre, i romani ritenevano fondamentale evitare, quando possibile, il conflitto e il primo passo era quello di avviare delle trattative: il potenziale nemico doveva avere la possibilità  di arrendersi o accettare un accordo equilibrato.

In questo senso, l’inviolabilità degli ambasciatori era riconosciuta come parte integrante del diritto di guerra, e arrecare danno ad un emissario era considerato un atto di gravissima viltà e scorrettezza.

Inoltre, anche in caso di ferrea determinazione ad avviare una guerra, i romani stabilivano di attendere almeno 30 giorni per essere certi che non si trattasse di una “reazione” che nasceva dal furore del momento o da rabbia e concitazione.

La guerra doveva essere una decisione fredda e ragionata, e realizzata in accordo con gli Dei, il che presupponeva da parte dei romani anche tutta una serie di riti.

Soprattutto in quella che è stata la prima parte della storia romana, vi erano una serie di adempimenti religiosi da seguire e una delle tradizioni più famose e rispettate era quella di scagliare, simbolicamente, una lancia nel territorio nemico.

Un codice di onore

Regole e tradizioni dovevano essere rispettate anche nel corso della guerra stessa: ad esempio, dopo una battaglia ci si poteva accordare con il nemico per la restituzione dei rispettivi ostaggi.

E se una delle due parti aveva più ostaggi dell’altra, era previsto un pagamento in denaro per compensare la differenza degli uomini.

Caso emblematico, la conquista di una città: prima dell’assedio bisognava dare al nemico la possibilità di arrendersi e di contrattare, attraverso ambasciatori, sempre intoccabili.

Inoltre, solo quando l’ariete toccava per la prima volta la porta o le mura gli attaccanti erano autorizzati, conquistata la città, a compiere violenza.

Quando i romani conquistavano una cittadina, al pari di altri popoli, non facevano mancare razzie, stupri ed omicidi, che erano concepiti per eliminare le ultime sacche di resistenza e per sfogare il grandissimo carico di violenza accumulata nei soldati.

Ma una volta fatta propria la città, non vi era un ladrocinio indiscriminato delle ricchezze, ma una raccolta e una distribuzione regolata del bottino secondo il merito e i gradi oltre a precise punizioni, per chi non si era comportato valorosamente.

Il popolo romano, nonostante la sua brutalità, cercava così di regolarizzare e legalizzare la guerra.

L’avanguardi del pensiero romano

Ecco quindi che la guerra era giusta per i cittadini di Roma quando si seguivano le regole: si trattava di un atteggiamento che nel mondo antico era presente solamente presso i romani.

Ovviamente in alcuni casi le norme sono state “stiracchiate”o aggirate per consentire ad una battaglia di conquista di rientrare in parametri accettabili: qualcosa che accadde in particolare durante il periodo di imperialismo romano, che intercorse dalla guerra contro Pirro fino a Teutoburgo.

Ma eccetto una porzione di tempo relativamente circoscritta, il concetto di Iustum Bellum è un motivo ricorrente che è possibile incontrare per la stragrande maggioranza degli undici secoli della storia di Roma.

E’ qui che si può trovare la differenza tra il pensiero romano e quello dei barbari o di altri popoli: questi non si ponevano nessun particolare problema morale.

In altre parole, gli altri popoli antichi, non si chiedevano se la guerra che stavano facendo fosse “giusta” e se vi fosse una motivazione legittima per combattere rispetto ad una semplice volontà di saccheggio.

Essenzialmente, il barbaro faceva quello che risultava più conveniente.

Ciò che distingueva i romani dagli altri era questa necessità di legalizzare qualsiasi azione, anche se si trattava di attuare qualcosa d’immorale.

Era questo atteggiamento a costituire la base del pensiero romano e a generare il vastissimo ed articolato diritto che ancora oggi conosciamo.


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