La corte è affollata, e tra i presenti più di qualcuno trattiene il respiro. Sono i banchieri, i mercanti, gli uomini di finanza che hanno anticipato denaro alla corona, e hanno fiutato che qualcosa non va. Un funzionario legge ad alta voce un editto: il sovrano sospende i pagamenti. Le parole sono solenni, magari avvolte nel linguaggio della riforma e del buon ordine, ma la sostanza è una sola, brutale: lo Stato non onorerà i suoi impegni.
L'effetto è immediato e si propaga come un'onda. I cambiavalute che avevano scommesso sulla solidità della corona si ritrovano rovinati; i. . .



