Mar Rosso. Scoperte cisterne millenarie per rifornire le navi

Gli scavi condotti sul litorale egiziano del Mar Rosso hanno restituito un sofisticato sistema idrico medievale che riforniva mercanti, viaggiatori e pellegrini diretti verso i luoghi santi. Ceramiche cinesi e invetriate fatimide testimoniano la straordinaria vocazione cosmopolita dello scalo.

0
Archaeological trench showing layered soil walls, a vertical measuring rod, and a small labeled card on the dirt floor.
#image_title

Ad ʿAYDHAB, sulla costa egiziana del Mar Rosso, nella regione di Halayeb, le campagne di scavo condotte sotto l’egida del Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità hanno portato alla luce un articolato sistema di cisterne medievali, rivelando l’imponente infrastruttura idraulica che per secoli sostenne uno dei più vitali empori del mondo islamico. La scoperta, annunciata nel maggio 2026, arricchisce in misura notevole la conoscenza di un sito la cui importanza storica era già ampiamente attestata dalle fonti scritte, ma che la ricerca archeologica sistematica stava soltanto cominciando a restituire nella sua concreta materialità.

La cisterna principale, con i suoi circa quindici metri di lunghezza, si distingue per la cura costruttiva con cui fu realizzata: blocchi di arenaria e corallo locale, estratto dalle formazioni costiere del Mar Rosso, furono magistralmente assemblati e rivestiti internamente di uno spesso strato di intonaco di calce idraulica, destinato a garantire la perfetta impermeabilità del manufatto. Attorno alla vasca maggiore si dispone una serie di serbatoi minori, tra loro collegati in un sistema integrato concepito per garantire l’approvvigionamento idrico continuo di navi, carovane e folle di pellegrini che transitavano per lo scalo. Come ha sottolineato Sherif Fathy, Ministro del Turismo e delle Antichità d’Egitto, «queste installazioni riflettono un’infrastruttura sofisticata che sosteneva tanto il commercio quanto il movimento dei pellegrini», restituendo l’immagine di una città portuale progettata con consapevolezza urbanistica e tecnica tutt’altro che rudimentale.

ʿAydhab occupò, tra il X e il XIII secolo dell’era volgare, una posizione di assoluta preminenza nel quadro dei traffici interoceanici che collegavano il Mediterraneo all’Oceano Indiano. Attraverso il suo porto transitavano le spezie, i tessuti pregiati, l’avorio e i profumi provenienti dall’India, dallo Yemen e dall’Africa orientale, mentre in senso inverso fluivano le merci europee e del Levante. Ma ʿAydhab non era soltanto un nodo commerciale: essa costituiva il principale punto di imbarco per i pellegrini musulmani provenienti dall’Egitto e dall’intera Africa settentrionale che si dirigevano verso i luoghi santi dell’Hijaz. Hisham El-Leithy, del Consiglio Supremo delle Antichità d’Egitto, ha ricordato come i percorsi di pellegrinaggio confluissero nello scalo di ʿAydhab congiungendosi con le rotte commerciali verso l’India, lo Yemen e l’Africa orientale, a conferma della duplice natura — devozionale e mercantile — della città.

Gli scavi hanno restituito, oltre al sistema idrico, tracce di edifici residenziali, torri di avvistamento e strutture di servizio, delineando la fisionomia di un insediamento urbano strutturato e funzionalmente differenziato. Tra i reperti mobili più significativi figurano frammenti di porcellana cinese importata, eloquente testimonianza dei contatti diretti con le manifatture dell’Estremo Oriente, e ceramiche invetriate di colore verde databili al periodo fatimide (969–1171 d.C.), la dinastia sciita di origine berbera che governò l’Egitto per oltre due secoli imponendovi un ordinamento politico e culturale di straordinaria vivacità. La presenza congiunta di questi materiali ceramici offre una preziosa griglia cronologica per l’interpretazione stratigrafica del sito e conferma la piena fioritura del porto almeno a partire dal X secolo.

Il ritrovamento assume un significato che trascende la dimensione puramente tecnica. In una regione in cui l’acqua dolce rappresenta una risorsa primaria di rarità estrema, la costruzione di un sistema idrico di tale complessità documenta la capacità degli ingegneri medievali di rispondere alle esigenze di una comunità cosmopolita e in perenne movimento. ʿAydhab emerge così non soltanto come emporio e stazione di pellegrinaggio, ma come una vera e propria città-servizio, capace di accogliere e rifornire flussi umani di imponente entità provenienti dai quattro angoli del mondo conosciuto.

author avatar
Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.
Articolo precedenteI Vichinghi in Italia. Le vele del nord attaccano Toscana e Liguria
Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.