Riapre la Casa dei Grifi sul Palatino: un gioiello della Roma repubblicana

A Roma, sul colle Palatino, si apre una nuova fase nella valorizzazione del patrimonio archeologico con l’inaugurazione della Casa dei Grifi. L’apertura al pubblico di questo straordinario complesso segna il secondo importante obiettivo raggiunto nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dedicato alla capitale.

La Casa dei Grifi è una delle più antiche residenze di epoca repubblicana conservate sul Palatino: la sua costruzione risale a un periodo compreso tra la fine del II secolo e la metà del I secolo a.C., quando il colle iniziava a diventare il cuore residenziale dell’élite romana.

L’edificio fu scoperto nel 1912 dall’archeologo Giacomo Boni, e deve il suo nome a un raffinato apparato decorativo che ancora oggi colpisce per eleganza e potenza simbolica. In una lunetta sono infatti raffigurati due grandi grifi, creature mitologiche dal corpo di leone e dalla testa d’uccello, modellati in stucco bianco su un intenso fondo rosso. Disposti l’uno di fronte all’altro, i grifi sembrano fare la guardia a un cespo rigoglioso di acanto, creando una scena di forte impatto visivo e di grande valore artistico.

Con la riapertura della Casa dei Grifi, il colle Palatino restituisce al pubblico un tassello prezioso della Roma repubblicana, offrendo una nuova occasione per comprendere l’evoluzione dell’architettura domestica e del gusto decorativo alle soglie dell’età imperiale.

La residenza si sviluppa su più livelli, adattandosi con intelligenza all’andamento naturale del terreno del colle. Proprio questa collocazione, insieme a una serie di eventi successivi, ha contribuito alla sua straordinaria conservazione.

Nei primi decenni dell’età imperiale, infatti, la casa venne quasi completamente interrata e inglobata quando sull’area furono costruite le imponenti fondazioni del palazzo dei Flavi, il grande complesso imperiale destinato alla nuova dinastia al potere. Le robuste strutture murarie successive attraversarono i due piani della dimora repubblicana, alterandone l’impianto originario ma svolgendo, di fatto, una funzione protettiva.

Grazie a questo “seppellimento” involontario, le decorazioni interne rimasero al riparo dagli agenti atmosferici e dal naturale degrado, conservandosi per secoli fino alla loro riscoperta nel Novecento. Oggi il sito offre ai visitatori un vero e proprio palinsesto architettonico: uno spazio in cui si leggono chiaramente le sovrapposizioni di epoche diverse e che racconta almeno tre secoli di storia del colle Palatino, tra vita quotidiana, trasformazioni architettoniche e progressivo abbandono.

Gli ambienti del livello inferiore, in parte sotterranei, costituiscono uno degli aspetti più affascinanti della Casa dei Grifi sul colle Palatino. Qui si conservano otto stanze impreziosite da cicli pittorici di eccezionale qualità, accompagnati da eleganti decorazioni in stucco e da pavimenti a mosaico di grande raffinatezza.

Le pareti offrono alcuni tra i migliori esempi di pittura illusionistica di età repubblicana: colonne, lesene e strutture architettoniche dipinte creano l’impressione di spazi più ampi e articolati, dimostrando l’alto livello tecnico raggiunto dagli artisti dell’epoca. In una delle sale centrali, in particolare, la decorazione simula un colonnato poggiato su un podio sporgente, dando vita a un ambiente dall’aspetto sontuoso, quasi teatrale, pensato per stupire chi vi entrava.

Anche i pavimenti contribuiscono in modo decisivo a questa atmosfera di lusso. I mosaici, realizzati con tessere bianche e nere, sono arricchiti da inserti in pietre colorate che formano raffinati motivi a cubi in prospettiva. L’effetto tridimensionale nasce dall’accostamento sapiente di materiali diversi, come il palombino bianco, il calcare marnoso verde e l’ardesia nera, trasformando il pavimento in un elemento decorativo di grande impatto visivo e artistico.

Il recente intervento di recupero della Casa dei Grifi si è concluso nel dicembre 2024, rispettando pienamente le scadenze imposte dai finanziamenti europei. I lavori sono stati condotti sotto la direzione di Federica Rinaldi e Aura Picchione, a conferma di un’operazione complessa ma portata avanti con grande rigore scientifico e organizzativo.

L’intervento ha interessato sia il consolidamento strutturale dell’edificio, affidato a Stefano Podestà, sia il delicato restauro delle superfici decorate, coordinato da Angelica Pujia e Francesca Isabella Gherardi. Un lavoro di squadra che ha permesso di intervenire in modo mirato, rispettando l’equilibrio tra conservazione e valorizzazione.

Dal punto di vista strutturale, la sfida principale è stata intervenire su opere realizzate nel corso del Novecento, applicando il principio fondamentale della reversibilità: ogni soluzione adottata doveva poter essere rimossa senza danneggiare l’edificio antico. In quest’ottica è stata rinforzata la copertura lignea novecentesca e sono state consolidate le murature attraverso iniezioni di malta a base di calce idraulica, utilizzata per sigillare le fessurazioni senza alterare i materiali originali.

Un ulteriore intervento ha riguardato l’ingresso del sito, dove è stata installata una nuova struttura in acciaio che richiama idealmente l’andamento di un’antica volta rampante. Questa soluzione, completata da una rete metallica microforata, assicura la protezione dell’area senza compromettere la lettura archeologica, dimostrando come il dialogo tra architettura contemporanea e resti antichi possa risultare efficace e rispettoso.

Il restauro delle decorazioni ha rappresentato uno dei momenti più spettacolari dell’intero intervento sulla Casa dei Grifi. Le superfici pittoriche e gli stucchi avevano infatti perso nel tempo la vivacità originaria, oscurata da strati di sporco e da vecchi restauri ormai alterati.

Grazie all’impiego della tecnologia laser, basata sull’emissione controllata di radiazioni luminose, i restauratori sono riusciti a intervenire in modo estremamente selettivo e non invasivo. Questo strumento ha permesso di rimuovere i depositi superficiali senza intaccare i materiali originali, riportando alla luce le figure in stucco dei grifi e i delicati girali di acanto. Il risultato è stato un recupero sorprendente della profondità del rosso di fondo e una rinnovata nitidezza nel modellato delle figure, oggi nuovamente leggibili nella loro ricchezza plastica.

A supporto di tutte le fasi del lavoro, la documentazione del sito è stata affiancata da rilievi tridimensionali ad altissima precisione. Questi modelli digitali hanno consentito di analizzare nel dettaglio lo stato di conservazione degli ambienti e di guidare ogni scelta conservativa, garantendo interventi mirati e scientificamente fondati. Il restauro si è così trasformato non solo in un’operazione di recupero estetico, ma anche in un’importante occasione di studio e conoscenza del monumento.

L’elemento più innovativo del progetto riguarda però il modo stesso di visitare il sito. Gli ambienti sotterranei della Casa dei Grifi sono infatti accessibili solo tramite una scala molto ripida, che rende difficile — se non impossibile — la discesa a persone con mobilità ridotta, bambini o visitatori anziani. Per superare questo limite senza forzare la struttura antica, è stata ideata una soluzione di fruizione completamente nuova.

I visitatori vengono accolti in un ambiente posto a un livello superiore, dove una parete volutamente lasciata grezza diventa lo schermo per una proiezione in diretta. Da qui, una guida dotata di telecamera scende negli spazi ipogei e trasmette le immagini in tempo reale, raccontando gli ambienti e dialogando con il pubblico che segue il percorso “a distanza”. L’esperienza mantiene così il carattere della visita guidata tradizionale, ma lo arricchisce grazie alla mediazione tecnologica.

A questo sistema di accessibilità aumentata si affianca anche una mappa tattile, con testi in rilievo pensati per i visitatori non vedenti. In questo modo la Casa dei Grifi non solo tutela un patrimonio fragile, ma sperimenta un modello di fruizione realmente inclusivo, capace di ampliare il pubblico e di trasformare i limiti fisici del sito in un’occasione di innovazione culturale.

L’apparato tecnologico che rende possibile questa esperienza di visita avanzata è stato sponsorizzato da Comoli Ferrari ed è stato progettato per affrontare una delle difficoltà principali del sito: le mura antiche, spesse oltre un metro, che ostacolano la trasmissione dei dati. Per questo è stata realizzata una rete di connessione senza fili potenziata, affiancata da un sistema di gestione completamente automatizzata dell’illuminazione.

Grande attenzione è stata dedicata alla scelta dei corpi illuminanti, caratterizzati da un’altissima resa cromatica e da una temperatura del colore studiata appositamente per valorizzare i pigmenti antichi senza alterarli. La luce non è mai statica: durante la visita segue il percorso della guida e attiva fino a dieci scenari differenti, capaci di mettere in risalto, di volta in volta, i dettagli dei mosaici, la tridimensionalità degli stucchi o la profondità degli affreschi.

L’esperienza è completata da contributi video che accompagnano il pubblico nella comprensione del sito. Attraverso ricostruzioni tridimensionali, i visitatori possono visualizzare l’aspetto originario della casa e seguire l’evoluzione della morfologia del colle Palatino nelle diverse epoche storiche. La tecnologia diventa così uno strumento di racconto e interpretazione, capace di rendere più chiaro e coinvolgente un contesto archeologico complesso e stratificato.

Oltre alla gestione dell’illuminazione, il sistema tecnologico controlla costantemente anche la qualità dell’aria all’interno della Casa dei Grifi. Sensori dedicati rilevano in tempo reale temperatura e umidità, parametri fondamentali per mantenere un microclima stabile ed evitare alterazioni potenzialmente dannose per le pitture e gli stucchi antichi.

Questo dialogo virtuoso tra archeologia e ingegneria impiantistica consente non solo di proteggere il monumento nel lungo periodo, ma anche di programmare una manutenzione costante e consapevole. Allo stesso tempo, la tecnologia contribuisce a costruire un’esperienza di visita coinvolgente, capace di unire tutela, conoscenza e percezione sensoriale.Le visite al pubblico prenderanno il via dal 3 marzo 2026 e si svolgeranno ogni martedì pomeriggio. Sono previsti turni sia in lingua italiana sia in lingua straniera, pensati per piccoli gruppi di massimo dodici persone. In circa trenta minuti, accompagnati da una guida, i visitatori potranno scoprire questo straordinario gioiello dell’archeologia romana attraverso un percorso immersivo, rispettoso del sito e attento alle esigenze di tutti.

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