I romani costruirono davvero il ponte sullo stretto di Messina?

Dal console Metello e i suoi elefanti cartaginesi fino a Salvini e all'inchiesta per corruzione del 2026: come una passerella di botti e barili è diventata il simbolo più abusato — e più frainteso — della politica italiana.

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Ricostruzione storica del ponte di barche romano sullo Stretto di Messina: elefanti da guerra con mahout attraversano un ponte galleggiante in legno sorretto da botti, affiancati da soldati romani in armatura con elmi, scudi e lance, sullo sfondo del mare azzurro e delle coste rocciose

Esiste davvero un precedente romano alla costruzione di un ponte sullo Stretto di Messina? La risposta è sì, ma con una precisazione fondamentale che spesso si perde nel dibattito pubblico: i Romani non costruirono mai un ponte permanente o in muratura tra la Sicilia e la Calabria. Costruirono invece una passerella galleggiante temporanea, concepita per risolvere un problema logistico militare contingente, non per collegare stabilmente le due sponde. La confusione tra questi due livelli — la soluzione di emergenza e l'infrastruttura permanente — è al cuore di due millenni di fraintendimenti, e di un uso politico della storia che arriva fino. . .

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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.