Nel quartiere dei teatri di Pompei, lungo un passaggio stretto e allungato — circa ventisette metri di lunghezza per tre di larghezza — che collega l’area monumentale alla via Stabiana, una recente indagine archeologica ha riportato alla luce aspetti finora nascosti della vita quotidiana antica.
Questo spazio, scavato per la prima volta nel 1794, sembrava ormai aver svelato tutto ciò che aveva da raccontare. E invece, grazie all’impiego di metodologie multidisciplinari legate all’informatica umanistica, gli studiosi hanno individuato quasi trecento iscrizioni, settantanove delle quali completamente inedite.
Il risultato è stato possibile grazie all’uso dell’imaging a trasformazione. . .



