La dinastia Giulio Claudia

L’imperatore Caligola. La follia prende il potere a Roma

Caio Giulio Cesare Germanico, noto come Caligola, fu il terzo imperatore romano, figlio di Germanico e Agrippina Maggiore. Il suo soprannome, che significa “Calzatura”, gli fu dato dai legionari che lo videro crescere in un accampamento militare.

Il suo regno fu segnato da due fasi distinte: la prima, in cui si mostrò benevolo e liberale verso il popolo e il Senato, e la seconda, in cui divenne tirannico e folle a causa di una grave malattia.

Caligola si distinse per le sue opere pubbliche, le sue campagne militari inconcludenti, le sue scelte politiche e religiose assolutiste e le sue crudeltà e dissolutezze.

Fu ucciso da una congiura organizzata da alcuni pretoriani e senatori che non sopportavano più il suo comportamento. La sua figura è stata fonte di ispirazione per diverse opere letterarie e artistiche, che ne hanno esaltato o criticato gli aspetti più controversi.

Origini familiari e infanzia

Caligola era figlio di Giulio Cesare Germanico, il generale vendicatore della disfatta romana di Teutoburgo e vincitore delle battaglie di Idistaviso e del Vallo Angrivariano. Sua madre, Agrippina Maggiore, era una nobildonna romana dal forte carattere, a sua volta figlia di Marco Vipsanio Agrippa, il braccio destro di Augusto, e di Giulia Maggiore, la figlia di primo letto di Augusto.

Il 31 agosto del 12 d.C, presso la città di Anzio, nacque Gaio Giulio Cesare Germanico, che sarebbe passato alla storia con il soprannome di “Caligola.”

La sua infanzia fu certamente felice: crebbe nell’amore del bisnonno Augusto, che nutriva su di lui le più ampie aspettative, della bisnonna Livia Drusilla, che gli insegnava i valori di un cittadino romano, e della madre Agrippina Maggiore, che ebbe su di lui una profonda influenza.

L’adolescenza e la morte del padre Germanico

Il padre Giulio Cesare Germanico venne inviato in Germania per delle campagne militari punitive che durarono dal 14 al 16 d.C, proprio per vendicare la sconfitta romana di Teutoburgo. Germanico portò con sé la moglie Agrippina Maggiore e il giovanissimo figlio, che trascorsero quegli anni nell’accampamento romano di Ara Ubiorum, nell’odierna città tedesca di Colonia.

Agrippina assunse immediatamente un ruolo dominante, dando ordini agli uomini e vivendo nell’accampamento assieme ai legionari, dimostrando di avere un ruolo di primo piano durante l’organizzazione delle campagne militari. Il piccolo, che allora aveva due anni, crebbe in un ambiente prettamente militare e i legionari, guardandolo con affetto quel bambino che si vestiva come un piccolo soldato romano, gli affibbiarono il soprannome di “Caligola”, che è un diminutivo della “Caliga”, la tipica calzatura del legionario romano.

Nonostante le vittorie ottenute dal padre, l’imperatore Tiberio decise di interrompere le campagne militari germaniche e richiamarlo a Roma. La scelta dell’imperatore dipese da una serie di elementi: Germanico stava conquistando notevole favore presso i soldati e la moglie Agrippina sobillava continuamente il marito, cercando di convincerlo a usare le legioni a lui fedeli per spodestare Tiberio e diventare il nuovo imperatore.

Caligola fu così testimone del trionfo del padre a Roma, dove Germanico fu osannato per le vittorie che aveva ottenuto contro le tribù germaniche. Di lì a poco, Tiberio, temendo la straordinaria popolarità di Germanico, decise di allontanarlo e inviarlo in Oriente.

Le province romane ad Est dovevano essere gestite con grande attenzione, soprattutto nella scelta dei sovrani da nominare sul trono dei regni clienti.

A Germanico venne così affidato l’Imperium su tutte le province orientali. Tuttavia, Tiberio non si fidava completamente di lui e decise di affiancargli il governatore della Siria, Gneo Calpurnio Pisone, con il compito di controllarne le mosse.

Germanico e Pisone entrarono immediatamente in contrasto: l’uno annullava i provvedimenti dell’altro e le liti erano all’ordine del giorno.

Durante questo periodo, Germanico si recò anche in Egitto e, acclamato dalla popolazione, decise di sua propria iniziativa di stabilire un nuovo prezzo del grano, cosa che fece infuriare Tiberio e gli costò una furiosa reprimenda.

La situazione precipitò quando Germanico venne improvvisamente avvelenato e morì il 10 ottobre del 19 d.C ad Antiochia. Poco prima di spirare, Germanico comunicò alla moglie Agrippina di essere stato avvelenato da Pisone. Agrippina, sconvolta, giurò vendetta.

Proprio in quel momento, Caligola osservò il cadavere del padre, le sue macchie sul corpo, la bava che gli usciva dalla bocca e gli venne raccontato che il cuore era talmente intriso di veleno da non bruciare nemmeno in mezzo alle fiamme. Questo, sicuramente, rappresentò un trauma che cambiò profondamente il carattere di Caligola.

Il ritorno a Roma e la morte della madre Agrippina

Tornata a Roma, Agrippina Maggiore denunciò l’avvelenamento del marito Germanico da parte di Pisone e pretese giustizia. Agrippina nutriva forti sospetti anche sull’imperatore Tiberio, che considerava il mandante dell’omicidio.

D’altronde, Tiberio aveva sempre sospettato di Germanico e per via delle loro divergenze lo aveva sia richiamato dalla Germania sia inviato in Oriente. Viceversa, anche Tiberio sospettava di Agrippina, che da tempo era per lui una pericolosa nemica politica.

Durante il processo contro Pisone, Tiberio non si sbilanciò, prestando particolare attenzione a rimanere neutrale e a non sostenere né Pisone né Agrippina.

Per fortuna di Pisone, durante le indagini non emersero indizi in grado di dimostrare il suo coinvolgimento nell’avvelenamento di Germanico, così la prima parte del processo si risolse con una assoluzione per insufficienza di prove.

Tuttavia, Pisone era consapevole che altre gravi accuse giudiziarie erano imminenti e preferì suicidarsi prima dell’arrivo del verdetto.

La rabbia di Agrippina era al massimo: non solo Pisone non era stato punito, ma anche lo stesso Tiberio era riuscito a sfuggire a ogni sospetto. Il clima era estremamente teso, e Tiberio sapeva di doversi disfare di lei.

Durante un banchetto, Tiberio le offrì del cibo, probabilmente come trappola, ma Agrippina rifiutò sdegnosamente l’offerta dell’imperatore.

Questi ebbe dunque la scusa per accusarla di lesa maestà. Tiberio decise di esiliare Agrippina sull’isola di Ventotene, dove, strettamente controllata dai suoi uomini, la donna si lasciò morire di fame.

Caligola, all’età di 21 anni, aveva così assistito alla drammatica morte del padre e alla disfatta della madre, a causa delle macchinazioni di Tiberio e degli intrighi di palazzo.

Il soggiorno di Caligola a Capri con Tiberio

Tiberio, che non aveva mai voluto governare Roma e che era manovrato dal suo prefetto del Pretorio Seiano, decise di ritirarsi presso la sua villa di Capri gestendo gli affari di corte a distanza.

Mentre delegava la maggior parte delle decisioni al suo prefetto del Pretorio, Tiberio, che evidentemente non lo considerava pericoloso, espresse il desiderio di avere con sé il nipote Caligola.

Iniziò così una strana convivenza tra Tiberio e Caligola.

Tiberio non solo non odiava Caligola, ma addirittura lo considerava come un suo protetto che avrebbe educato affinché potesse vendicarlo con il popolo romano, che non lo apprezzava, e con coloro che complottavano contro di lui.

Caligola si dimostrò, probabilmente per salvare la sua vita, un servo rispettoso ed educato nei confronti di Tiberio.

Ma le fonti antiche ci parlano di un Caligola che, durante questi anni, inizia a mostrare segni di una sottile crudeltà: non solo era desideroso di assistere in prima persona alle esecuzioni capitali e di osservare le sofferenze inflitte ai torturati, ma si dedicava ad una serie di dissolutezze, come la regolare frequentazione di taverne e di bordelli.

Nonostante ciò, Caligola divenne gradualmente il successore designato di Tiberio.

Un possibile contendente al trono sarebbe stato in realtà Tiberio Gemello, probabile figlio naturale del prefetto del Pretorio Seiano. Tuttavia, Seiano era caduto in disgrazia dopo che Tiberio aveva scoperto le sue trame, e Tiberio Gemello fu subito escluso dalla successione.

Con il passare del tempo, i nuovi comandanti dei pretoriani, come Silano e Macrone, svilupparono un forte attaccamento a Caligola, facendolo apparire come il successore più logico e probabile di Tiberio.

Infine, il 16 marzo del 37 d.C, Tiberio, all’età di 77 anni, morì. Ci sono varie teorie sulla morte di Tiberio, alcune sostengono che sia stata naturale, altre suggeriscono che sia stato soffocato da Macrone per favorire la successione di Caligola.

Caligola accompagnò dunque il corpo del defunto imperatore durante il ritorno a Roma, e in quella occasione recuperò anche le ceneri di sua madre Agrippina per deporle nel mausoleo di Augusto.

Il popolo, quando lo vedeva, lo acclamava e lo chiamava “figlio di Roma”, dimostrando grande affetto nei suoi confronti. Dopotutto, Caligola era il figlio di Germanico, una figura ancora molto amata dal popolo romano per le sue vittorie.

Constatando l’approvazione che il popolo dimostrava per Caligola, il Senato romano decise di nominarlo imperatore. Era il 18 marzo del 37 d.C.

Il primo regno di Caligola e la malattia

Il regno di Caligola iniziò nel miglior modo possibile. Il nuovo Princeps dimostrò innanzitutto la volontà di restituire la libertà al popolo romano attraverso alcune leggi, tra cui nuove norme per combattere la corruzione.

Caligola favorì anche lo sviluppo di alcuni scritti dello storico romano Tito Labieno e di Cremuzio Cordo, che denunciavano le malversazioni dell’aristocrazia senatoria; testi che fino a pochi decenni prima erano stati censurati, soprattutto da Augusto. Inoltre, concesse un’amnistia generale per tutti i condannati e i processati, mentre dall’altro lato,  fece allontanare tutti coloro che erano sospettati di costumi sessuali scandalosi e inopportuni.

Caligola si fece amare dal popolo organizzando giochi meravigliosi e banchetti gratuiti per tutta la città, e concepì enormi costruzioni per il puro divertimento della folla, tra cui due file di navi ancorate fianco a fianco e ricoperte di terra, affinché costituissero una seconda via Appia che i romani potevano visitare, con loro immenso stupore.

Il Principato di Caligola, iniziato in un clima di festa e apparente libertà, fu tuttavia stroncato da una malattia che colpì il Princeps nell’ottobre del 37 d.C e che cambiò tutto.

Le fonti ci dicono come Caligola, sebbene generalmente in buona salute, soffrisse già in adolescenza di svenimenti improvvisi e di una stranissima mancanza di forze, sintomi che avevano convinto lo stesso Caligola di soffrire di una strana malattia al cervello.

Nell’ottobre del 37 d.C, Caligola fu colpito da una grave febbre che lo fece sprofondare in una specie di coma. Il popolo romano ne fu profondamente costernato e tutti i cittadini romani si dedicarono alla preghiera degli Dei per la salvezza della sua vita.

Dopo qualche settimana, Caligola si riprese, ma il suo carattere era completamente cambiato: irascibile, violento e facilmente soggetto ad attacchi di isteria. Cominciò così il regno di un Princeps completamente sconvolto dalla grave malattia che lo aveva colpito.

Già gli autori antichi avevano ipotizzato diverse cause per il drammatico e repentino cambio di carattere di Caligola. Svetonio e Plinio il Vecchio attribuiscono la colpa a un potente afrodisiaco che Caligola utilizzava regolarmente e che avrebbe contribuito alla sua malattia, mentre altri, come Dione Cassio e Plutarco, ritengono invece che fosse una malattia ereditata dalla madre Agrippina Maggiore, anch’essa esposta ad attacchi improvvisi di cattiveria.

Gli studiosi moderni attribuiscono alle azioni di Caligola caratteristiche simili al disturbo bipolare, al disturbo borderline o alla schizofrenia, mentre altri ipotizzano un’encefalite o il saturnismo, un avvelenamento da piombo, ipotesi probabile, dato che i romani facevano ampio uso di questo metallo senza conoscerne esattamente gli effetti a lungo termine.

Il regno di Caligola: politica interna

Caligola si dedicò innanzitutto alle opere pubbliche: fece costruire il tempio di Augusto e il Teatro di Pompeo e si dedicò alla ricostruzione di alcuni importanti templi di Siracusa che necessitavano da decenni di manutenzione.

Ordinò anche il rinnovo di alcuni porti militari e commerciali in Calabria e in Sicilia. Fece costruire due enormi navi, ancorate presso il lago di Nemi. Le imbarcazioni avevano dimensioni colossali ed erano dotate persino di un tempio e di colonne, oltre ad una grandissima quantità di pietre preziose e di rivestimenti di altissimo pregio.

Caligola fece prelevare anche un sontuoso obelisco della città egizia di Eliopoli, che venne posizionato in un nuovo circo di sua costruzione, che sarebbe poi stato completato da Nerone. Quell’obelisco è ancora oggi presente in Piazza San Pietro, a Roma. A Caligola si deve anche la ricostruzione dell’acquedotto dell’Aqua Iulia e l’edificazione del tempio di Castore e Polluce nel Foro Romano.

Se da un lato fu un buon ideatore di infrastrutture, l’amministrazione finanziaria di Caligola fu assolutamente fallimentare. L’imperatore Tiberio, che si era dimostrato un abile economo, aveva lasciato alla sua morte 2 miliardi e 700 milioni di sesterzi nelle casse dello Stato.

Caligola fu capace di dilapidarli completamente. Egli si dedicava a continue elargizioni nei confronti dell’esercito e della Guardia Pretoriana per assicurarsi il suo potere. Eseguiva inoltre continue donazioni al popolo romano, oltre alla ripetuta costruzione di infrastrutture costosissime e assurde, come le già citate navi di Nemi, ma anche di dighe e opere di dubbia utilità.

Quando le casse statali cominciarono a non sopportare le spese di Caligola, l’imperatore utilizzò ogni tipo di abuso per raccogliere nuovo denaro. Tra le pratiche vi erano modifiche illegali dei testamenti degli aristocratici, l’istituzione di aste giudiziarie che servivano a confiscare senza alcun diritto beni e proprietà, istituzione di processi tributari decisi direttamente dal Princeps di sua iniziativa, e creazione e imposizone di nuove tasse che scontentarono la maggior parte della cittadinanza romana.

Campagne militari in Occidente: Reno e Britannia

La famiglia di Caligola aveva avuto grandi generali: il nonno, Druso Maggiore, era giunto fino al fiume Elba e il padre Germanico aveva sconfitto le tribù fino al fiume Weser.

Caligola voleva dunque emulare le gesta dei grandi condottieri della sua famiglia. Per questo motivo concepì una spedizione militare sul fiume Reno e in Britannia. Istituì due nuove regioni, la quindicesima e la ventiduesima primigenia, e costeggiò il fiume Reno con i suoi soldati.

Durante questa spedizione ottenne la sottomissione di alcune tribù germaniche e uccise un governatore colpevole di avere un rapporto troppo stretto con i suoi soldati. Ma nonostante questo, la spedizione di Caligola sul Reno fu sostanzialmente inconcludente.

Decise allora di proseguire lungo la costa per solcare l’Atlantico e raggiungere la Britannia, come aveva già fatto Giulio Cesare. Tuttavia, i suoi soldati, arrivati sulla spiaggia, ricevettero l’ordine di togliersi gli elmi e di utilizzarli per raccogliere conchiglie, come se queste fossero la prova del successo militare di Caligola.

L’imperatore diede inoltre l’ordine di costruire una alta torre sulla spiaggia per celebrare la sua vittoria. 

Anche se alcuni autori antichi riportano queste testimonianze, un’analisi attenta delle fonti da parte degli storici moderni ridimensiona l’assurdità dell’accaduto. Probabilmente la spedizione di Caligola si concretizzò in una missione di ricognizione. Ad ogni modo, tutta la campagna militare di Caligola in Occidente non ebbe risultati significativi.

Le scelte di Caligola in Oriente

In Oriente, Caligola dovette nominare diversi regnanti come rappresentanti del potere romano. Infatti, i Romani avevano imparato ad utilizzare stati clienti e regnanti filoromani per gestire con minor sforzo i confini orientali. Caligola scelse i nuovi regnanti sulla base delle proprie simpatie e sensazioni personali.

Decise di installare il re Polemone II nel regno del Ponto e del Bosforo, e insediò il re Meretalce III nel regno di Tracia. In Armenia,  importantissimo stato cuscinetto con il regno dei Parti, sollevò il re Mitridate e nominò il re Antioco, il quale ricevette anche una straordinaria donazione da parte di Caligola di 100 milioni di sesterzi.

Caligola sfiorò invece un grave incidente diplomatico in terra di Giudea. I Giudei, che si erano ribellati al potere romano nella città egizia di Alessandria, vennero puniti da Caligola con l’ordine di posizionare una propria statua nel tempio di Gerusalemme.

Questa azione, che costituiva una gravissima offesa nei confronti della religione giudaica, avrebbe rapidamente condotto ad una rivolta su vasta scala. Il governatore di Siria dell’epoca, Petronio, decise di temporeggiare, inviando una serie di lettere all’imperatore chiedendogli di concedergli più tempo per convincere l’aristocrazia ebraica.

Vedendo tuttavia che i capi giudei non avrebbero mai accettato la presenza di una statua dell’imperatore nel proprio tempio, Petronio scongiurò il proprio princeps di rinunciare all’idea.

Caligola gli inviò una lettera di risposta dove non solo rifiutava la sua proposta, ma gli dava l’ordine di suicidarsi immediatamente. Per fortuna di Petronio, la lettera arrivò nove giorni dopo la morte di Caligola tanto che egli poté tranquillamente ignorare gli ordini dell’imperatore.

La vita a corte di Caligola e l’assolutismo politico-religioso

Durante il suo breve regno, Caligola dimostrò più volte un carattere cattivo e irragionevole, ai limiti della follia. 

L’imperatore umiliava ripetutamente l’aristocrazia senatoria.  Tra le sue azioni peggiori si ricordano le esecuzioni per i motivi più futili e disparati, che crearono un clima di terrore in tutto il palazzo imperiale. Caligola inoltre si divertiva ad insidiare le mogli dei senatori e a costringerle ad andare a letto con lui, per poi vantarsi pubblicamente delle sue prestazioni sessuali.

Le fonti antiche, sia Svetonio che Dione Cassio, ci parlano addirittura della proposta di nominare il suo cavallo, Incitatus, come console.

Sebbene in realtà Caligola non entrò mai realmente in Senato con il proprio cavallo, la sua proposta rappresentò un’offesa massima per tutti i senatori.

Ma aldilà dei suoi bizzarri comportamenti, Caligola accarezzò l’idea di restaurare la monarchia e cominciò a comportarsi come un monarca assoluto, imitando la forma di governo dei grandi regni orientali, soprattutto l’Egitto e il Regno Seleucide. La posizione di Caligola fu aggravata dalla sua decisione di trasferire la capitale da Roma ad Alessandria d’Egitto, dove si proclamò figlio del dio egizio Iside.

Questo assolutismo politico non poteva minimamente essere accettato dai Romani, che vedevano l’imperatore solamente come la massima carica militare per la garanzia del buon funzionamento dello Stato.

Inoltre, violando tutte le consuetudini religiose, Caligola voleva essere trattato come un Dio vivente. Anche in questo caso, i romani divinizzavano gli imperatori solo dopo la morte, mentre il concetto del Dio vivente faceva parte di una tradizione più orientale.

La figura di Caligola, dunque, non era compatibile con il suo tempo e il pessimo rapporto che aveva con il Senato favorì la nascita di più complotti per la sua morte.

La congiura e la morte di Caligola

La situazione non poteva andare avanti a lungo e i senatori complottarono per uccidere il proprio imperatore. Il complotto si basò sull’iniziativa di tre persone in particolare: il tribuno Cassio Cherea, regolarmente umiliato da Caligola che lo canzonava per la sua voce acuta e metteva continuamente in dubbio la sua virilità; il consigliere imperiale Callisto, consapevole che la follia di Caligola avrebbe messo a rischio lo stato; e il prefetto del pretorio Macrone, concorde nell’uccidere Caligola.

L’occasione si presentò il 24 gennaio del 41 d.C, durante i festeggiamenti dei Ludi palatini. Caligola si recò nello splendido teatro per assistere ai giochi, e verso la fine delle manifestazioni si alzò e attraversò il criptoportico, un lungo corridoio che lo collegava direttamente al palazzo imperiale.

Caligola si fermò a parlare con alcuni attori di origine asiatica che si sarebbero esibiti poco dopo. In quel momento, un gruppo di pretoriani attaccò l’imperatore e la guardia germanica che lo difendeva.

Durante la violenta colluttazione, Caligola venne colpito con oltre 30 coltellate. Il suo corpo venne immediatamente trasportato negli Horti Lamiani. Dopo un primo tentativo di bruciare il suo cadavere, venne scavata una buca di emergenza e fu seppellito grossolanamente.

In seguito, i pretoriani raggiunsero sua moglie Milonia Cesonia, che venne pugnalata a morte, e giustiziarono orribilmente anche sua figlia piccola, Giulia Drusilla, che venne scaraventata contro un muro e morì all’istante.

Alla notizia della morte dell’imperatore Caligola, il popolo romano inizialmente non reagì. Si pensava infatti che si trattasse di uno scherzo organizzato dall’imperatore per capire chi era realmente dalla sua parte.

Tuttavia, una volta ottenuta la conferma che Caligola era realmente morto, i pretoriani cercarono immediatamente il suo successore, identificato in Claudio, un membro della famiglia Giulio Claudia che fino a quel momento era quasi totalmente ignorato, ma che sembrava facilmente manovrabile e controllabile.

La figura di Caligola è entrata nella storia per la sua follia e gli intrighi di palazzo. Sicuramente il suo regno può essere diviso in due parti: i primi mesi, nei quali Caligola, nel pieno delle sue facoltà mentali, offriva al popolo romano una politica libertaria e di rinnovamento e il secondo, successivo alla malattia, che tirò fuori il peggio del suo carattere, dominato da decisioni impulsive e poco utili per lo sviluppo dello Stato romano, oltre che da campagne militari quasi totalmente irrilevanti.