La dinastia Giulio Claudia

Assedio e conquista di Veio 396 a.C.

L’assedio e la conquista di Veio del 396 a.C rappresenta un momento fondamentale nella prima storia romana. Dopo aver affrontato decenni di una lunga e sfiancante guerra, Roma riuscì finalmente ad espugnare la grande città etrusca, aprendo così la strada alla conquista dell’intera Etruria.

La lotta fra Roma e Veio

Veio, una delle più importanti e potenti città etrusche, era posizionata su un altopiano che le permetteva di controllare il territorio circostante. Si trattava di un centro sia culturale che militare di notevole rilevanza.

Più a meridione, la zona del basso Lazio era dominata da Capua, una fiorente cittadina caratterizzata da una cultura mista osca ed etrusca.

Nel contesto dell’epoca, la fondazione di Roma da parte di Romolo aveva alterato gli equilibri geopolitici della zona, limitando notevolmente l’espansione e l’influenza etrusca nel Lazio settentrionale. Di conseguenza, i Romani e i Veienti iniziarono rapidamente a combattersi.

Durante tutto il periodo monarchico, continue tensioni e scaramucce per il controllo del territorio impegnarono più volte l’esercito romano. Il conflitto raggiunse momenti drammatici quando Tarquinio il Superbo, l’ultimo re di Roma, venne cacciato dalla città e si alleò con gli Etruschi, raccogliendo eserciti da Veio e Tarquinia per attaccare Roma, che fu salvata dai soldati romani nella battaglia del Lago Regillo.

Nel primo periodo repubblicano, il conflitto con Veio persistette, sebbene i Veienti rappresentassero spesso un nemico comune che univa patrizi e plebei contro il pericolo esterno. 

Fu in questo periodo che avvenne il massacro dei Fabii, un’importante famiglia aristocratica romana che si assunse, davanti al Senato romano, il solenne incarico di conquistare Veio da sola. Tuttavia, la loro spedizione si rivelò un disastro: i Veienti si ritirarono nella città, liberando del bestiame per far credere ai Fabii di essere fuggiti. In realtà, una trappola sterminò completamente la famiglia dei Fabii, che scomparve dalla storia dopo la famigerata battaglia del Cremera.

Sull’onda di questo successo, Veio approfittò della debolezza di Roma, impegnata contemporaneamente contro altri popoli nemici, per recuperare il terreno perduto negli anni precedenti.

Il rinnovamento dell’esercito romano e i presagi degli dei

La svolta nella lotta tra Roma e Veio avvenne soprattutto grazie alla risoluzione di alcuni conflitti interni nella società romana. I patrizi, unici elettori dei consoli, erano contrastati dai plebei, che chiedevano da anni di poter nominare rappresentanti di pari potere provenienti dal loro ceto. Dopo diverse tensioni sociali, si trovò una soluzione di compromesso con la creazione del ruolo dei tribuni consolari, nominati fra i plebei e capaci di svolgere funzioni simili a quelle dei consoli, specialmente in guerra.

Anche l’esercito romano migliorò notevolmente: i cittadini romani, dovendo prestare servizio militare pur essendo contadini, spesso rischiavano la rovina economica a causa della prolungata assenza dai campi. I patrizi decisero quindi di finanziare i legionari impegnati in guerra attraverso il “Soldus”, stabilizzando così l’esercito romano e permettendo la continuazione dell’assedio a Veio.

Un momento cruciale, narrato principalmente da Tito Livio, coinvolge l’aspetto religioso: le acque del lago della Selva Albana si erano sollevate senza alcun motivo, e un anziano etrusco, esperto in prodigi, predisse che, se i Romani fossero stati capaci di far defluire le acque del lago, avrebbero conquistato Veio.

Un soldato romano, sentendo tale storia, finse di voler consultare privatamente il sacerdote, ma approfittò della prima occasione per catturarlo e portarlo di fronte al Senato Romano. L’anziano confermò il suo vaticinio davanti ai senatori, spingendo alcuni di questi a inviare una delegazione all’oracolo di Delfi per ulteriore conferma. 

Dopo aver ricevuto risposta, i Romani eseguirono i riti religiosi necessari e, sentendosi appoggiati dagli dei, nominarono Marco Furio Camillo come dittatore per concludere finalmente la campagna militare.

Assedio e conquista di Veio, 396 a.C

Marco Furio Camillo rassicurò immediatamente i soldati sul buon esito della guerra, mentre il suo capo della cavalleria, Cornelio Scipione, organizzò una leva straordinaria. Durante l’avvicinamento a Veio, i Romani sconfissero facilmente i Falisci e i Capenati, arrivando infine in prossimità della città. 

I legionari guidati da Camillo, organizzarono subito sei squadre che si alternavano ogni sei ore per scavare una grossa galleria sotterranea, con l’intento di far crollare una parte delle mura di Veio e conquistare la città.

Nel frattempo, a Roma si diffuse la voce che Veio stava per capitolare e che era in arrivo un notevole bottino. Gran parte della popolazione romana accorse a Veio, desiderosa di vedere il nemico arrendersi e sperando di arricchirsi facilmente.

Secondo le fonti, Camillo pregò Apollo e Giunone poco prima di ordinare l’assalto finale.

Grandi violenze si verificarono per le strade di Veio: gli armati sbucarono nel tempio di Giunone che sorgeva sulla rocca: una parte aggredì i nemici che si erano riversati sulle mura, una parte tolse il serrame alle porte, una parte diede fuoco alle case dai cui tetti donne e schiavi scagliavano sassi e tegole.

Ovunque risuonarono le grida miste al pianto delle donne e dei fanciulli, di chi spargeva terrore e di chi il terrore subiva.

Le fonti narrano un episodio quasi mitico: il re di Veio, pregando Giunone per la salvezza della città, fu sorpreso da alcuni soldati romani, nascosti dietro un muro, che ascoltarono il rito e compresero che, se le viscere dell’animale appena sacrificato dal re fossero state portate a Marco Furio Camillo, gli dei avrebbero favorito i Romani.

Così i legionari fecero irruzione nella stanza, rubarono le viscere e le portarono di tutta fretta a Camillo, assicurando con il loro gesto il supporto divino per la vittoria romana.

E infatti, il trionfo romano fu completo. Veio era caduta e il decennale nemico era stato completamente sottomesso.

Oltre ai racconti dal sapore prettamente mitico e propagandistico, la conquista di Veio portò immensi vantaggi economici e militari a Roma e cambiò radicalmente la situazione geopolitica dell’Italia centrale.

La caduta di Veio permise a Roma di raddoppiare i territori sotto il suo controllo, e fornì alle casse dello stato una quantità di denaro stupefacente. Ma non solo: nel lungo periodo la capitolazione della potente Veio aveva ormai aperto la strada alla conquista romana sull’intera Etruria, consolidando Roma come nuovo leader della regione del Latium Vetus.