Nella grotta di Hohle Fels, nel Giura Svevo, gli archeologi hanno trovato due piccoli uccelli scolpiti nell’avorio di mammut circa 40 mila anni fa. Le statuette, recuperate durante gli scavi del 2025, misurano appena due centimetri e sono le più piccole rappresentazioni figurative finora rinvenute negli strati aurignaziani del sito. Nonostante le dimensioni paragonabili a quelle di un’unghia, conservano occhi, becchi, piume e posture riconoscibili.
I due oggetti provengono dallo stesso livello archeologico e sono stati scoperti a circa un metro e mezzo di distanza l’uno dall’altro. La somiglianza nella lavorazione e l’età pressoché identica fanno ritenere possibile che siano stati realizzati dalla stessa persona, anche se non esistono elementi sufficienti per affermarlo con certezza.
Una statuetta è completa e raffigura un uccello apparentemente disteso a terra. Potrebbe rappresentare un animale intento a covare le uova. L’altra è incompleta, ma mostra le ali aperte: l’uccello potrebbe essere stato ritratto mentre vola, atterra oppure assume una posizione legata al corteggiamento.
Le interpretazioni restano prudenti perché l’arte dell’era glaciale non consente quasi mai di stabilire con sicurezza quale scena volesse rappresentare l’autore. In questo caso, tuttavia, le pose sembrano frutto di un’osservazione attenta del comportamento degli animali e non di una semplice rappresentazione simbolica o fortemente stilizzata.
Il possibile uccello in cova ricorda una pernice bianca, specie documentata anche dai numerosi resti animali recuperati nella grotta. La figura con le ali spiegate potrebbe raffigurare lo stesso animale, un altro rappresentante della famiglia dei tetraonidi oppure un rapace. Il becco ben definito e i segni incisi per indicare il piumaggio non permettono comunque un’identificazione definitiva.
Secondo Nicholas Conard, responsabile degli scavi, le statuette mostrano che i più antichi artisti della regione erano capaci di lavorare l’avorio con grande precisione e di riprodurre soggetti delicati in miniatura. La figura distesa possiede occhi particolarmente evidenti, mentre quella con le ali aperte presenta incisioni nette e caratteristiche individuali.
Anche il peso rende eccezionali i reperti. Nello stato attuale, i due uccelli pesano rispettivamente soltanto 1,3 e 0,7 grammi. Le altre statuette conosciute dello stesso periodo hanno in genere una lunghezza compresa tra tre e nove centimetri. Realizzare figure così piccole, senza perdere la leggibilità delle forme, richiedeva quindi un notevole controllo del materiale e degli strumenti.
Hohle Fels occupa un posto centrale nello studio delle prime manifestazioni artistiche dell’Europa. I suoi strati aurignaziani risalgono all’arrivo dei primi esseri umani moderni nella regione dell’alto Danubio e hanno restituito alcune delle più antiche opere figurative conosciute. Nelle grotte del Giura Svevo sono emerse soprattutto immagini di mammut e leoni, seguite da raffigurazioni di orsi, cavalli, pesci e bisonti.
Gli uccelli costituiscono invece una presenza molto più rara. Con i nuovi ritrovamenti, le figure aviarie scoperte a Hohle Fels diventano tre. Nessun altro sito della zona nel quale è stata trovata arte figurativa ha finora restituito statuette dello stesso tipo. Questa concentrazione potrebbe indicare un legame particolare tra determinati soggetti, i luoghi in cui venivano rappresentati e le comunità che li frequentavano.
Resta aperta anche la questione della funzione degli oggetti. Le dimensioni ridotte avrebbero permesso di portarli facilmente con sé. Potrebbero quindi essere stati talismani personali oppure simboli dell’identità di chi li aveva scolpiti o posseduti. La fonte non consente tuttavia di stabilire se fossero destinati a pratiche rituali, all’ornamento o ad altri usi.
Il rapporto con gli uccelli doveva essere familiare agli abitanti della regione. Questi animali erano presenti nel paesaggio, ne segnavano i cambiamenti stagionali attraverso le migrazioni e potevano avvertire della presenza di pericoli con i loro richiami. Le loro ossa cave venivano inoltre utilizzate, insieme all’avorio di mammut, per costruire flauti.
Le due statuette saranno esposte al Museo della preistoria e dell’arte dell’era glaciale di Blaubeuren fino al 4 aprile 2027. La loro minuscola superficie conserva un gesto artistico compiuto decine di millenni fa, ma continua a lasciare senza risposta la domanda più difficile: quale significato attribuissero quegli uomini agli uccelli che avevano scelto di osservare e scolpire.





