A CASTEL DI GUIDO, vicino Roma, un eccezionale rinvenimento archeologico ha scosso la comunità scientifica nel mese di giugno 2026. Alle porte della capitale italiana, le indagini nate a seguito di una segnalazione per scavi clandestini hanno svelato i resti monumentali di una sfarzosa residenza di epoca imperiale. Il sito, situato a circa dodici miglia da Roma, coincide storicamente con l’antico insediamento di Lorium, un borgo rurale caratterizzato da palazzi residenziali che, tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C., divenne meta privilegiata e luogo di soggiorno per i massimi vertici del potere imperiale. Tra gli illustri frequentatori della località si annoverano infatti figure del calibro degli imperatori Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio, i quali amavano ritirarsi in queste contrade per sfuggire al protocollo della corte urbana.
L’operazione che ha condotto alla scoperta ha preso il via nel mese di febbraio 2026, allorquando alcuni residenti della zona, insospettiti da movimenti notturni e accumuli ingiustificati di terreno in un’area demaniale protetta da recinzioni, hanno allertato le forze dell’ordine. Il tempestivo intervento del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ha permesso di interrompere un’azione di scavo abusivo condotta da scavatori clandestini. I malviventi, penetrati nella proprietà recidendo le recinzioni esterne, avevano impiegato un escavatore meccanico, picconi e perforatori per aprirsi un varco verso una vasta cavità sotterranea celata nel sottosuolo. Sebbene i responsabili siano riusciti a dileguarsi prima del fermo, l’intervento congiunto dei militari e dei funzionari ministeriali ha evitato la dispersione di un tesoro inestimabile, nonostante l’uso brutale dei mezzi meccanici abbia provocato lievi danni alle strutture murarie originali. Il Ministero della Cultura sta attualmente accertando se porzioni del deposito archeologico siano state effettivamente trafugate prima dell’arrivo delle autorità.
Gli scavi sistematici avviati immediatamente dopo il sequestro dell’area, sotto la direzione scientifica dell’archeologa Alessia Contino per conto della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, hanno rivelato la grandiosità dell’impianto architettonico. Gli studiosi hanno finora isolato un maestoso vestibolo d’ingresso, configurato come un atrio monumentale provvisto di un impluvium centrale per la raccolta delle acque piovane. Questa struttura monumentale è interamente impreziosita da un pavimento mosaicato di eccelsa fattura, caratterizzato da raffinati motivi geometrici e fitomorfi in tessere bianche e nere. La straordinaria perizia tecnica delle decorazioni e la ricchezza dei rivestimenti marmorei documentano in modo inequivocabile la preminenza sociale dei proprietari della villa, membri di spicco dell’aristocrazia senatoria strettamente legati alla dinastia degli Antonini.
Oltre alle tessiture musive, le indagini archeologiche hanno restituito frammenti scultorei di immenso valore iconografico. Tra questi spiccano i resti di una statua marmorea raffigurante un uomo barbuto, identificato dagli specialisti con la divinità di Silvanus, il dio protettore delle selve e delle campagne. La scultura mostra la divinità rurale mentre stringe un piccolo animale in una mano e sostiene con l’altra un cesto finemente ornato con figure di uccelli, un’iconografia che celebrava la fecondità e la sacralità dello spazio naturale circostante la villa. Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha espresso profonda gratitudine per la sinergia istituzionale che ha permesso di restituire alla collettività questo capolavoro dell’agro romano. L’area archeologica aprirà straordinariamente le sue porte al pubblico per un primo percorso di visite guidate su prenotazione, in attesa che le future campagne di scavo consentano di fare piena luce sull’estensione complessiva di questo straordinario palazzo imperiale.





