A Taşköprü, in Turchia, gli archeologi hanno riportato alla luce un vasto pavimento a mosaico e una testa marmorea raffigurante il dio dell’amore, offrendo una preziosa testimonianza delle profonde trasformazioni storiche e religiose del mondo antico. I ritrovamenti sono avvenuti all’interno del sito dell’antica Pompeiopoli di Paflagonia, durante la campagna di scavo condotta nel 2026. La scoperta, annunciata ufficialmente dal ministro della Cultura e del Turismo turco Mehmet Nuri Ersoy, permette di leggere due fasi storiche ben distinte all’interno del medesimo complesso architettonico.
Il reperto di maggiore estensione è un mosaico pavimentale, datato al IV secolo, che si sviluppa per circa centocinque metri quadrati. L’opera decorava originariamente la navata centrale della basilica cittadina ed è caratterizzata da elaborati motivi geometrici in un eccezionale stato di conservazione. Il perimetro esatto del pavimento non è stato ancora completamente individuato dagli studiosi: le operazioni di scavo, pulizia e consolidamento proseguono tuttora, suggerendo che la superficie decorata sopravvissuta fino ai giorni nostri possa rivelarsi sensibilmente più ampia rispetto alla porzione finora indagata.
A creare un suggestivo contrasto temporale e culturale con il pavimento di epoca tardoantica è il secondo ritrovamento effettuato dalla missione. Nell’area del pastophorion, un ambiente di servizio adiacente all’abside, è emersa una testa scolpita in marmo che raffigura Eros. Questa scultura risale alla seconda metà del II secolo, un periodo antecedente di circa duecento anni rispetto alla posa del mosaico geometrico. Il volto della divinità pagana coincide, dal punto di vista cronologico, con la fase iniziale di costruzione dell’edificio pubblico, datata dai ricercatori intorno agli anni 150 e 160.

La presenza di un reperto di matrice greco-romana in uno spazio che successivamente avrebbe assunto funzioni cristiane non indica l’esistenza di una chiesa già nel II secolo. Le indagini stratigrafiche e le caratteristiche architettoniche dimostrano piuttosto che l’antica struttura ha subito profonde modifiche nel corso del tempo, adattandosi ai mutamenti della società. L’Eros marmoreo appartiene a un florido contesto urbano pagano monumentale, mentre il mosaico si inserisce nella successiva cristianizzazione della regione.
La storia della città aiuta a comprendere l’entità di questo passaggio. Fondata tra il 65 a.C. e il 64 a.C. dal generale Pompeo dopo le campagne militari contro Mitridate VI del Ponto, Pompeiopoli prosperò grazie alla sua posizione strategica. Situata lungo la valle del fiume Amnias, l’odierno Gökırmak, la città dominava un’importante arteria che collegava l’interno dell’Anatolia con la regione del Mar Nero. Tra il II e il III secolo raggiunse il suo apice di ricchezza e prestigio, ottenendo il titolo di metropoli della Paflagonia durante il periodo compreso tra i regni degli imperatori Antonino Pio e Gallieno.
Il sito archeologico, concentrato presso l’altura di Zımbıllı Tepe, ha già restituito le tracce di complessi termali, mercati e lussuosi quartieri residenziali. Precedenti indagini avevano individuato altri raffinati mosaici romani all’interno di abitazioni private, a dimostrazione di come gli interni riccamente decorati fossero una consuetudine per le élite cittadine. Tuttavia, l’ampio pavimento riemerso nella navata della basilica appartiene a una fase storica successiva, illustrando l’evoluzione dell’architettura pubblica. I secoli seguenti segnarono infatti un radicale cambio di orizzonte: nel V secolo il centro urbano assunse il ruolo di sede vescovile. Le modifiche strutturali subite dall’edificio e la stessa realizzazione del mosaico costituiscono le prove tangibili di questa metamorfosi.
Gli scavi della basilica, avviati nel 2025, si propongono ora di ricostruire la pianta completa dell’edificio e di mettere in sicurezza l’intera estensione dei reperti. I lavori sul campo consentiranno di comprendere in dettaglio in che modo la fisionomia della città si sia evoluta. Mentre i ricercatori continuano a liberare dalla terra le antiche geometrie, il pavimento mosaicato promette di rivelare ulteriori frammenti della lunga transizione che trasformò la fortezza provinciale di Pompeo in un centro nevralgico della spiritualità tardoantica.



