C’era un tempo in cui il solo nome di Roma bastava a incutere rispetto e timore da un capo all’altro del mondo conosciuto. Ma un giorno, le sue porte, che per secoli avevano scandito i ritmi pacifici del potere e della legge, vibrarono al rumore di passi stranieri, di lingue sconosciute, di armature e sandali da cui colava il fango delle steppe e delle foreste nordiche. Quando i cosiddetti barbari arrivarono in città, nulla fu più come prima: la loro presenza non fu soltanto un affronto militare, ma la prova ultima di una integrazione impossibile. La. . .



