Gela: scoperto uno stilo in osso del V secolo a.C. con effigie di Dioniso

A Gela, nella Sicilia meridionale, un recente scavo archeologico ha restituito una nuova e preziosa testimonianza del passato greco dell’isola. Nel corso delle indagini preventive avviate prima della realizzazione di un progetto edilizio, gli archeologi si sono imbattuti in un reperto di grande interesse sia scientifico sia artistico.

Si tratta di uno stilo in osso, databile al V secolo a.C., un’epoca in cui la colonia greca di Gela attraversava una fase di intenso sviluppo culturale e produttivo. L’oggetto è emerso in un’area caratterizzata da superfici pavimentate e dai resti di strutture crollate: elementi che gli studiosi interpretano come tracce di antiche officine o laboratori artigianali inseriti nel tessuto dell’insediamento.

Il ritrovamento contribuisce ad arricchire la conoscenza della vita quotidiana e delle attività artigianali nella Gela greca, offrendo uno sguardo concreto su un passato ancora capace di raccontare molto.

L’oggetto rinvenuto misura circa dodici centimetri e mezzo e colpisce subito per la raffinatezza della lavorazione, tanto da sorprendere gli archeologi per l’elevato livello di precisione raggiunto. Non si tratta di un semplice strumento d’uso quotidiano, ma di un manufatto curato nei minimi dettagli, probabilmente destinato a una persona di un certo prestigio.

La parte superiore dello stilo è decorata con una testa maschile scolpita, che secondo le prime interpretazioni potrebbe raffigurare Dioniso. La resa del volto segue il modello dell’erma, una tipologia artistica molto diffusa nel mondo greco: un pilastro a sezione quadrangolare sormontato da un busto o da una testa, spesso collocato in spazi pubblici o privati con funzione simbolica e protettiva.

Scendendo lungo il corpo dell’oggetto, nella sezione centrale del pilastro, compare un intaglio fallico. Nell’antichità questo simbolo non aveva un significato volgare, ma era strettamente legato ai concetti di fertilità, prosperità e protezione, ed era considerato un potente segno apotropaico, capace di allontanare il male. Anche questo dettaglio rafforza l’idea che lo stilo avesse non solo una funzione pratica, ma anche un valore simbolico e rituale, perfettamente inserito nella mentalità del mondo ellenico.

Secondo l’archeologo Gianluca Calà, direttore dello scavo per il Comune di Gela, le caratteristiche del reperto offrono indicazioni chiare sulla sua funzione. Il materiale utilizzato e, soprattutto, la straordinaria finezza delle decorazioni rendono improbabile un impiego pratico e quotidiano. Uno stilo in osso così delicatamente lavorato, infatti, sarebbe stato troppo fragile per essere usato regolarmente sulla superficie dura delle tavolette cerate.

Proprio questa fragilità suggerisce che l’oggetto avesse piuttosto un valore simbolico o rituale, forse legato a pratiche religiose o a contesti cerimoniali. Un’interpretazione che si inserisce bene nel quadro culturale della Gela greca, dove la dimensione produttiva conviveva strettamente con quella spirituale.

I dettagli della scoperta sono stati riportati anche dalla testata La Brújula Verde, che ha messo in evidenza come il rinvenimento all’interno di antiche officine greche apra nuove prospettive sulla vita sociale e religiosa della colonia. A coordinare l’intervento è stata la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Caltanissetta, impegnata a garantire la corretta conservazione di un manufatto tanto prezioso quanto vulnerabile, affinché possa continuare a raccontare la sua storia anche alle generazioni future.

L’area in cui è avvenuta la scoperta, con i pavimenti ben conservati e le evidenti tracce di crolli strutturali, restituisce l’immagine di un quartiere della città antica dedicato alla produzione artigianale, animato con ogni probabilità da maestranze specializzate. Erano spazi di lavoro, ma anche luoghi vissuti quotidianamente, dove attività pratiche e dimensione simbolica si intrecciavano in modo naturale.

Il ritrovamento di uno stilo così riccamente decorato proprio in questo contesto suggerisce infatti un legame profondo tra il lavoro manuale e le pratiche di culto o di devozione privata. Non si trattava soltanto di produrre oggetti, ma anche di proteggere l’attività e auspicarne il successo attraverso simboli condivisi.

La possibile raffigurazione di Dioniso, dio del vino, dell’estasi e della trasformazione, associata al simbolo fallico, rimanda a un immaginario iconografico ben definito nel mondo greco. Un linguaggio visivo che evocava fertilità, prosperità e fortuna, probabilmente con l’intento di garantire benessere al laboratorio o al suo proprietario, confermando quanto il sacro fosse profondamente radicato anche nei gesti più concreti della vita quotidiana.

La scoperta dello stilo arricchisce ulteriormente la comprensione della Gela greca, una città che in età antica si affermò come snodo strategico e commerciale di primo piano nel Mediterraneo. Ogni nuovo reperto contribuisce a delineare con maggiore precisione il ruolo che questo centro ebbe negli scambi, nella produzione e nella vita culturale dell’isola.

Ancora una volta, lo studio sistematico del terreno prima dell’avvio di nuove costruzioni si dimostra una pratica essenziale per la tutela del patrimonio archeologico siciliano. Senza queste indagini preventive, oggetti piccoli e fragili come questo stilo, ma ricchi di significato storico e simbolico, rischierebbero di scomparire per sempre, privandoci di informazioni fondamentali sulle abitudini, le credenze e la quotidianità degli antichi abitanti della Sicilia.

Nel frattempo, le autorità locali e i ricercatori proseguono l’analisi dell’area di scavo per chiarire se esistano altri reperti collegati alla stessa officina o se lo stilo rappresenti un elemento isolato, finito casualmente tra i materiali del crollo. Un’indagine che potrebbe riservare nuove sorprese e ampliare ulteriormente il racconto della Gela antica.

Ogni centimetro della superficie in osso è stato analizzato con grande attenzione per ricostruire le tecniche di intaglio utilizzate dagli artigiani del V secolo a.C.. La scelta di questo materiale non era affatto casuale: l’osso, pur essendo relativamente facile da modellare, è anche estremamente fragile e richiede una mano esperta per evitare fratture, soprattutto quando si realizzano dettagli così minuti come i tratti di un volto divino.

Proprio la precisione dei lineamenti dimostra l’alto livello di abilità raggiunto dagli artigiani attivi nella Gela greca. Il confronto con reperti analoghi provenienti da altre aree del mondo greco e romano consente agli studiosi di inserire questo stilo in un contesto più ampio di produzioni artistiche “minori”, oggetti di piccole dimensioni che, pur non essendo monumentali, possiedono un grande valore documentario per comprendere gusti, simboli e pratiche culturali dell’antichità.

Ora l’attenzione degli specialisti si concentra sulla conservazione del manufatto. Nei laboratori della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Caltanissetta verranno applicati trattamenti mirati per stabilizzare la materia organica dell’osso e proteggerla dagli effetti dell’aria e dell’umidità. Un passaggio delicato ma fondamentale, affinché le superfici scolpite non subiscano un rapido deterioramento e possano continuare a raccontare, nel tempo, la storia di chi le ha create e utilizzate.

Questo ritrovamento conferma quanto la terra siciliana sia ancora straordinariamente ricca di testimonianze nascoste, pronte a emergere e a raccontare storie rimaste sepolte per secoli. Il lavoro dell’archeologo Gianluca Calà e della sua équipe mette in evidenza il valore della collaborazione tra le istituzioni comunali e gli organi di tutela regionali, un dialogo fondamentale per proteggere e valorizzare un patrimonio tanto fragile quanto prezioso.

La scoperta di uno stilo così elaborato all’interno di un’area destinata alle officine artigianali apre interrogativi nuovi e stimolanti sulle gerarchie sociali, sulle credenze religiose e sul vissuto quotidiano dei lavoratori dell’epoca. Evidenzia, in particolare, come anche gli spazi dedicati alla produzione materiale fossero attraversati da simboli, rituali e forme di espressione artistica.

Gli scavi di Gela continuano così a rappresentare un punto di riferimento per l’archeologia classica, ribadendo l’importanza di un monitoraggio costante del territorio in un contesto segnato dall’espansione urbanistica moderna. Il valore di questo stilo non risiede solo nella sua bellezza, ma nella capacità di connettere il mondo del lavoro con quello dell’arte e della religione, offrendo uno sguardo diretto sulle mani e sulla mente di chi abitava queste terre oltre duemila anni fa.Il patrimonio culturale di Gela si arricchisce dunque di un nuovo elemento, capace di testimoniare ancora una volta l’eleganza, la complessità e la vitalità della civiltà greca in Sicilia.

L’immagine è una ipotesi ricostruttiva basata sui dati archeologici.