Sulla sponda settentrionale del Lago di Galilea, là dove il fiume Giordano si immette nel bacino lacustre, il sito archeologico di el-Araj sta restituendo scoperte capaci di rinnovare la nostra comprensione della geografia sacra. Per secoli, infatti, l’esatta posizione di Betsaida è rimasta incerta, avvolgendo di mistero il villaggio natale degli apostoli Pietro, Andrea e Filippo: un luogo celebre nei testi, ma come dissolto nel tempo e scomparso dalle mappe.
Un impulso decisivo alle ricerche è arrivato in modo del tutto inatteso, a seguito di un evento naturale drammatico. Durante un pomeriggio eccezionalmente caldo della scorsa estate, un vasto incendio ha interessato l’area, bruciando i fitti canneti e le sterpaglie che la ricoprivano. Proprio in quei momenti, il professor Mordechai Aviam, docente presso il Collegio Accademico Kinneret, si trovava sul posto per coordinare i preparativi della nuova stagione di scavi. Le fiamme, pur nella loro violenza, hanno finito per liberare il terreno, aprendo inaspettatamente la strada a nuove osservazioni e a importanti rivelazioni archeologiche.
Nonostante l’incendio abbia provocato danni rilevanti alle attrezzature e alle strutture logistiche del team di ricerca, la distruzione della vegetazione ha avuto un effetto inatteso e positivo: il terreno si è finalmente mostrato in tutta la sua estensione. Una visibilità così ampia non si era mai avuta prima e ha aperto nuove possibilità di indagine.
Quando gli archeologi sono tornati sul sito in autunno, hanno potuto effettuare rilievi radar del sottosuolo su un’area completamente libera da ostacoli. I dati raccolti hanno ribaltato le ipotesi precedenti: l’insediamento non era un semplice villaggio, ma una realtà urbana molto più estesa, paragonabile a una vera e propria cittadina.
Gli scavi hanno portato alla luce resti di abitazioni private e numerosi elementi architettonici di notevole pregio monumentale. Tra questi spiccano tamburi di colonne, cornici finemente lavorate e capitelli riconducibili agli ordini dorico e corinzio, indizi chiari della presenza di edifici pubblici di epoca romana.
Queste scoperte trovano un riscontro significativo nelle testimonianze dello storico Giuseppe Flavio, secondo il quale Filippo, figlio di Erode il Grande, avrebbe trasformato l’antico villaggio in una città vera e propria. A suggellare questo passaggio fu anche il cambio di nome in Iulia, un omaggio alla figlia dell’imperatore Augusto. In questo modo, i ritrovamenti archeologici e le fonti storiche sembrano finalmente convergere, restituendo forma e sostanza a un luogo a lungo considerato quasi leggendario.
Questa crescita urbana rende sempre più solida la candidatura di el-Araj rispetto a et-Tell, che per decenni è stato ritenuto il luogo più plausibile per identificare Betsaida. Sebbene et-Tell presenti resti urbani e raffinati mosaici, la sua collocazione su una collina, a circa due chilometri dalla riva del lago, ha sempre sollevato dubbi significativi. Una distanza difficile da conciliare con l’immagine di Betsaida come centro di pescatori, strettamente legato all’acqua e alle attività lacustri.
El-Araj, al contrario, sorge nella pianura alluvionale un tempo conosciuta come la “piana allagata”, un’area che in antico era soggetta a inondazioni stagionali. Questa posizione si accorda in modo convincente con le descrizioni delle fonti antiche e con la vocazione marittima attribuita al villaggio nei testi evangelici, restituendo un quadro geografico coerente e realistico.
Le ricerche avviate nel 2014 da Mordechai Aviam e dal geografo storico Steven Notley hanno ulteriormente rafforzato questa interpretazione. Le indagini hanno infatti confermato l’esistenza di un insediamento ebraico dinamico e continuo tra il I e il III secolo dopo Cristo. A testimoniarlo sono numerosi reperti: monete dell’epoca asmonea e romana, pesi in piombo utilizzati per le reti da pesca e vasellame in pietra, tipico delle comunità attente al rispetto delle norme di purezza rituale. Tutti elementi che contribuiscono a delineare l’immagine di una comunità viva, radicata nel territorio e profondamente legata al lago.
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dagli scavi è la scoperta di una basilica di epoca bizantina, risalente al V secolo, edificata sopra strutture abitative molto più antiche. Secondo gli archeologi, una casa del I secolo sarebbe stata volutamente inglobata e trasformata in un edificio monumentale. Si tratta di una pratica ben attestata nei primi secoli del cristianesimo, quando si tendeva a preservare e monumentalizzare i luoghi associati alla memoria degli apostoli e agli eventi fondativi della fede.
Questo modello architettonico e simbolico richiama da vicino quanto già osservato a Cafarnao, dove la tradizione identifica la casa di San Pietro come nucleo originario di un successivo complesso religioso. Anche nel caso di el-Araj, dunque, l’edificio sacro sembra nascere dal desiderio di custodire e valorizzare un luogo ritenuto significativo per la prima comunità cristiana.
Il complesso non si limitava alla sola basilica: gli indizi archeologici indicano la presenza di un monastero annesso. A confermarlo sono frammenti di ceramiche decorate con il simbolo della croce e una colonna in marmo, probabilmente parte della struttura che sosteneva l’altare della chiesa. Nel loro insieme, questi elementi restituiscono l’immagine di un centro religioso articolato e vitale, che testimonia l’importanza spirituale attribuita al sito ancora diversi secoli dopo l’epoca apostolica.
L’indizio che molti studiosi considerano decisivo per identificare definitivamente il sito è la scoperta di un mosaico pavimentale avvenuta nel 2022. Si tratta di un ritrovamento di straordinaria importanza: il mosaico conserva infatti un’iscrizione in lingua greca che dedica l’edificio sacro al “capo e guida degli apostoli”, indicato esplicitamente anche come il custode delle chiavi del Regno dei Cieli.
Questa formula non lascia spazio a dubbi. Gli archeologi la interpretano come la più antica attestazione materiale del primato di Pietro, redatta con grande accuratezza secondo i canoni epigrafici in uso nell’età bizantina. Non si tratta quindi di una semplice devozione locale, ma di una dichiarazione teologica chiara, scolpita nella pietra e destinata a durare nel tempo.
La dedica rafforza l’idea che, già pochi secoli dopo la predicazione di Gesù, la comunità cristiana del luogo identificasse con certezza quell’area come la casa dei fratelli Pietro e Andrea. Una memoria che non nasce tardi, ma che sembra affondare le sue radici nella tradizione più antica.
A confermare questa continuità di ricordo interviene anche una fonte scritta di grande valore: il diario di viaggio di Willibald di Eichstätt, un pellegrino dell’VIII secolo. Nel suo resoconto, Willibald descrive una chiesa edificata proprio sopra la casa degli apostoli, lungo il percorso che collegava Cafarnao a Kursi. Un’ulteriore testimonianza che suggerisce come l’identificazione del luogo fosse ben radicata e condivisa da secoli, ben prima delle scoperte archeologiche moderne.
Il valore scientifico di questa scoperta è stato ulteriormente rafforzato dalla pubblicazione di uno studio dettagliato sulla rivista dello Studio Biblico Francescano. Il lavoro, firmato dall’epigrafista Leah Di Segni insieme ad altri specialisti, analizza in modo approfondito l’iscrizione del mosaico, confermandone l’eccezionale importanza storica e teologica.
Come ha osservato l’archeologo Eugenio Alliata, questa scoperta consente di collegare in modo concreto la memoria delle origini di Pietro con i luoghi in cui prese avvio la missione pubblica di Gesù. Ne emerge un ponte storico e geografico di straordinario valore, capace di unire testi, tradizioni e dati archeologici in un quadro finalmente coerente.Ciò che inizialmente era apparso come un evento catastrofico — un incendio capace di compromettere anni di lavoro — si è rivelato, con il senno di poi, un’occasione conoscitiva senza precedenti. Grazie a queste scoperte, l’antico villaggio dei pescatori torna oggi al centro dell’attenzione scientifica e spirituale, riaffermandosi come luogo chiave per la ricerca storica e come meta significativa per i viaggiatori che cercano le radici della propria fede tra le pietre, le iscrizioni e i mosaici della Galilea.
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