A Roma, nel complesso monumentale di Villa Adriana, gli archeologi hanno portato alla luce una testimonianza eccezionale delle antiche pratiche religiose legate agli eventi atmosferici. Nell’area compresa tra il cosiddetto Anfiteatro e il banco tufaceo, è emersa una piccola struttura a pianta quadrangolare, realizzata con blocchi di tufo legati da malta. Sulla parte frontale della costruzione si trova una lastra di marmo perfettamente conservata nella sua posizione originaria, misurante quaranta per trentacinque centimetri.
La superficie della pietra reca un’iscrizione intatta, disposta su due linee in lettere capitali: «FVLGVR SVBMANIVM». Questa formula rivela che il luogo era stato consacrato in seguito alla caduta di un fulmine attribuito a Summano, la divinità romana preposta specificamente alle folgori notturne. Secondo i ricercatori, l’architettura rinvenuta aveva la funzione di delimitare o segnalare un bidentale, ovvero lo spazio sacro istituito nel punto esatto in cui un fulmine aveva colpito il terreno.
Nel mondo romano, un evento del genere trasformava l’area colpita in un luogo religiosus, sancendone l’intoccabilità in quanto segnato dall’intervento diretto degli dèi. I resti fisici e le tracce lasciate dalla folgore venivano scrupolosamente raccolti e sepolti attraverso un rituale rigoroso, accompagnato da formule e sacrifici, secondo una pratica definita fulgur conditum.
La campagna di scavo, sostenuta dal Ministero della Cultura e condotta dall’Università di Urbino in collaborazione con l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, apre nuove prospettive sulla comprensione di questo settore della residenza imperiale. Fabio Giorgio Cavallero, direttore delle indagini sul campo, ha sottolineato l’importanza scientifica del ritrovamento. La relazione stratigrafica tra la sepoltura rituale del fulmine, l’opera di livellamento del palazzo scoperta nel 2024 e la successiva copertura delle strutture aiuterà a chiarire la sequenza temporale che ha portato alle trasformazioni dell’intera area monumentale.
La riemersione di questo luogo consacrato sposta l’attenzione dalle imponenti architetture del potere alla dimensione più intima della spiritualità antica. Il ritrovamento dimostra come il sottosuolo della villa conservi ancora frammenti inaspettati del passato, capaci di restituire non solo le forme della magnificenza imperiale, ma anche l’intero e complesso quadro antropologico che ne regolava la vita quotidiana e il rapporto con il sacro.



