A Gabii, a venti chilometri da Roma, la terra continua a restituire i frammenti di una potenza dimenticata. La città latina, più antica della stessa Capitale e a lungo sua fiera avversaria prima di essere sottomessa nel VI secolo a.C. dal re Tarquinio il Superbo, sta vivendo una stagione di intensa riscoperta archeologica. Il sito, che nei secoli successivi divenne un fedele alleato romano, si estende su una superficie di settanta ettari, di cui soltanto una minima parte è stata finora indagata dagli specialisti. L’insediamento urbano fu definitivamente abbandonato nel XII secolo d.C., trasformandosi in aperta campagna e sigillando sotto il suolo dell’Agro Romano un patrimonio monumentale di inestimabile valore.
Il legame storico tra i due centri si basava in gran parte sul lapis gabinus, un tufo vulcanico ignifugo estratto dalle pendici del lago locale. I blocchi di pietra viaggiavano su chiatte galleggianti lungo il fosso dell’Osa fino all’Aniene e al Tevere, fornendo il materiale per infrastrutture cruciali come la Cloaca Maxima, il Tabularium, il Teatro di Pompeo e le mura del Foro di Augusto. Per questo motivo, l’antica via Prenestina assunse inizialmente il nome di via Gabina a partire dall’VIII secolo a.C..
Il primo a intuire l’importanza dell’area fu, nel 1792, l’esploratore e pittore neoclassico Gavin Hamilton, il quale portò alla luce uno dei fori cittadini e decine di statue marmoree oggi conservate al Louvre, inaugurando di fatto la lunga storia delle esplorazioni nel territorio. Oggi, un’équipe internazionale di studiosi sta riportando alla luce il cuore nevralgico dell’abitato pre-romano e imperiale. Le recenti campagne di scavo hanno individuato, sul lato sinistro dell’asse viario, un complesso di ambienti termali impreziosito da tubature parietali e mosaici in bianco e nero raffiguranti scene di gladiatori. Sul versante opposto è emersa una monumentale vasca in pietra gabina, lunga diciassette metri e profonda quattro. All’interno di questa struttura quadrata gli archeologi hanno rinvenuto numerosi vasi perfettamente integri, deposti con cura, dettaglio che spinge gli studiosi a ipotizzare la presenza di un’antica piscina sacra.
La vocazione religiosa dell’area trova la sua massima espressione nel Santuario di Giunone Gabina, un complesso edificato a metà del II secolo a.C. che domina il paesaggio circostante. Il tempio presenta una gradinata configurata come una cavea teatrale per accogliere i fedeli durante i rituali, in stretta analogia con i celebri santuari romano-ellenistici del Latium Vetus situati a Palestrina, Tivoli e Terracina. Una particolarità affascinante è costituita da un corridoio sotterraneo, un accesso segreto frontale che secondo i ricercatori potrebbe aver ospitato l’antro dei vaticini.
La scoperta forse più significativa degli ultimi anni è però nascosta sotto un tumulo artificiale risalente alla fase di transizione tra monarchia e repubblica. Si tratta dell’arx cittadina, che custodisce un palazzo regale straordinariamente conservato, con mura intatte fino a due metri di altezza. Martina Almonte, direttrice dell’istituto che gestisce il parco archeologico, ricorda come le indagini abbiano rivelato anche strutture ancora più antiche, tra cui un edificio del VII secolo a.C. associato a rare ceramiche iscritte white-on-red e la capanna originaria di un capo tribale.
Mentre l’indagine stratigrafica prosegue, l’obiettivo si sposta anche sulla valorizzazione del sito e sull’accoglienza del pubblico in fuga dal sovraffollamento della vicina metropoli. A partire da settembre, l’area monumentale sarà aperta ai visitatori ogni prima domenica del mese, con l’intento di rendere i percorsi interamente accessibili a biciclette e carrozzine. Il programma di rinascita prevede la realizzazione di un teatro campestre costruito con balle di fieno, concepito come opera di land art per ospitare eventi serali, mentre l’amministrazione capitolina ha già aggiornato la toponomastica della vicina stazione metropolitana in «Finocchio – Antica città di Gabii».
Nonostante i grandi risultati ottenuti, il terreno di scavo promette ulteriori e sorprendenti rivelazioni. Gli studiosi coinvolti sono fiduciosi di poter individuare a breve l’ancora inedito foro repubblicano, incoraggiati dal recente ritrovamento di una piazza lastricata, mentre rimane del tutto aperto il mistero delle sepolture degli adulti di età orientalizzante, che potrebbero eguagliare la ricchezza dei celebri corredi funerari rinvenuti nel vicino territorio prenestino.





